Home > Autoracconto d'autore (l'autore racconta il suo libro) > EMILIA MARASCO racconta VOLEVAMO ESSERE JO

EMILIA MARASCO racconta VOLEVAMO ESSERE JO

giugno 17, 2016

EMILIA MARASCO racconta il suo romanzo VOLEVAMO ESSERE JO (Mondadori)

Emilia Marasco

di Emilia Marasco

Da bambina ho letto Piccole Donne della Alcott e ho amato Jo.

Ero una piccola lettrice forte – grazie a mio padre – e finalmente, con Jo, incontravo una donna non principessa, non ineguagliabile eroina della storia con la S maiuscola, una donna non in un ruolo secondario rispetto a un protagonista, non orfanella salvata da un principe o da un uomo ricco che poi si scopriva essere suo zio. Jo era una ragazza del 1868 in grado di parlare a una bambina degli anni Sessanta e poi dei Settanta e forse anche degli anni Ottanta. Oggi non sono molte le bambine che leggono Piccole Donne, anche se é un classico della letteratura per ragazzi.

Inutile dire che questa personaggia (mi piace usare questa parola, come invita a fare la Società Italiana Letterate) mi è rimasta nel cuore anche quando ha passato il testimone, nel corso della mia vita, ad altre protagoniste, altre storie, altre scrittrici e altri scrittori.

Ho pensato spesso di infilare il mio rapporto con Jo in un romanzo ma non capitava mai l’occasione. Questa intenzione ha finito per diventare il seme che ha fatto nascere una storia, il romanzo uscito da pochi mesi per Mondadori: Volevamo essere Jo.

Tutte, o quasi, volevamo essere Jo. La storia comincia da qui, dallo slancio di identificazione che la lettura di Piccole Donne fa scattare in quattro bambine che ricevono il libro in regalo il giorno di Natale del 1976. Leggono d’un fiato e si sentono di somigliare a Jo.

Le bambine – Giovanna, Lara, Carla e Silvia – sono quattro, come le sorelle March, e alla fine degli anni Settanta stanno vivendo l’ultimo scorcio d’infanzia. Abitano tutte nello stesso condominio, con il privilegio di un cortile nel quale giocare e con un mondo di donne adulte da osservare. I modelli femminili, i comportamenti e le scelte educative degli adulti avranno un peso nella formazione della personalità e della capacità di determinazione delle quattro ragazzine. Faranno scelte ed esperienze diverse e avranno, dopo i quarant’anni, l’occasione di incontrarsi di nuovo; faranno i conti col passato e col presente, con i sogni, le ambizioni e le scelte. Faranno i conti anche con Jo, il mito dell’infanzia.

C’è una domanda che percorre tutta la seconda parte del romanzo: c’è sempre tempo per realizzare i propri sogni? E c’è un tema che è il cuore del romanzo, il tema della distanza tra quello che sognavamo di diventare e quello che siamo diventate/i. Una questione che ci coinvolge tutti, donne e uomini, per questo anche se Volevamo essere Jo racconta una storia intorno a quattro donne, non é necessariamente un romanzo rivolto esclusivamente alle lettrici. Del resto, nemmeno il romanzo della Alcott era destinato solo alle ragazze ma era il primo libro di un ciclo di romanzi educativi per ragazze e ragazzi con pochi (ma importanti) personaggi maschili nei primi due libri e, invece, molti ragazzi nel terzo (Piccoli uomini) che nel quarto (I ragazzi di Jo) diventano uomini.

La storia è in parte ambientata a Genova, la Genova delle mattonate e delle facciate di palazzi antichi che svelano cortili inaspettati dai quali si riesce perfino a vedere il mare, la Genova delle alluvioni. Quando le quattro donne si ritrovano adulte decidono di trascorrere un fine settimana insieme ma una serie di avvenimenti le costringeranno a fare un viaggio in macchina nel ponente ligure fino quasi al confine con la Francia. Alcuni momenti della storia ci portano più lontano, negli Stati Uniti e in Portogallo. Sono le parti della storia che coinvolgono Edoardo, il personaggio maschile più importante, quello che richiama il giovane Lawrence del libro della Alcott. Edoardo è il compagno di giochi delle quattro bambine, il figlio dei portinai del palazzo. È il personaggio più drammatico che lega il suo destino a quello di una delle quattro amiche.

La storia di Volevamo essere Jo, nella prima parte, è narrata in terza persona, si evoca un tempo ormai lontano, la fine degli anni Settanta, si racconta la vita di quattro bambine, del loro ambiente in un periodo preciso dell’infanzia. Prosegue poi con il punto di vista di una di loro, Giovanna, la più introspettiva ma la meno risolta o, forse, solo la più scontenta. È Giovanna a raccontare, commentare e riflettere, per tutta la seconda parte, l’avventura che si troveranno a condividere.

Giovanna detta Giò, che da bambina barava un po’ e cercava di firmarsi Jo per affermare la somiglianza con la Jo del romanzo, è la donna che io ho scelto di prendere per mano fino alla fine della storia, pensando di tenere per mano le persone che a un certo punto della vita pensano che sia tardi per fare progetti.

(Riproduzione riservata)

© Emilia Marasco

* * *

Volevamo essere Jo è il mio quinto romanzo. Ho esordito nel 2008 con La Memoria impossibile (TEA), ho pubblicato La distanza necessaria (Il Canneto), Verso Sud (EmmaBooks), Famiglia: femminile, plurale (Mondadori). Per il teatro ho scritto il testo Madri clandestine, prodotto dalla Compagnia del Suq e dal Teatro Stabile di Genova. Insegno Storia dell’Arte contemporanea e Scrittura creativa all’Accademia di Belle Arti di Genova e nel 2012 ho fondato Officina Letteraria, una scuola di scrittura con molti allievi e presto i primi esordienti.

* * *

Il libro
Genova, Natale 1976. Mentre la neve, come un dono inaspettato, si posa leggera sul mare, quattro amiche – Giovanna, Lara, Silvia e Carla – ricevono dalle mamme il regalo più bello: il romanzo Piccole donne. Subito il loro gioco preferito diventa mettere in scena la storia intramontabile delle sorelle March. Nell’intimo ognuna di loro si riconosce un’affinità con una tra le sorelle, ma tutte, davanti al magico baule dei travestimenti, vogliono trasformarsi in Jo: Jo la generosa, Jo la ribelle, Jo che sfida le regole per rincorrere i suoi sogni. Perché anche le quattro amiche, in quegli anni incandescenti in cui il mondo sta cambiando volto, vogliono tutto: l’amore, una famiglia, e un lavoro in cui esprimere le proprie passioni. Anni più tardi, Giovanna e Lara, le più legate nel gruppo anche se poi separate dalla vita, si ritrovano a un convegno dedicato alle grandi protagoniste della letteratura. Entrambe hanno custodito nel cuore Jo March e il ricordo degli anni luminosi e appassionati dell’infanzia. È l’occasione per riunirsi tutte e quattro: le Piccole donne di un tempo decidono di trascorrere un weekend in campagna, nella casa-famiglia creata da Carla, e davanti al caminetto acceso si raccontano, ritrovano l’antica confidenza, discutono e giocano a rievocare quel passato in cui tutto sembrava possibile… Fino a quando la fuga di un ragazzino dalla casa-famiglia le costringerà a fare davvero i conti con se stesse, a chiedersi cosa ne è stato dei loro sogni. E mentre una terribile alluvione colpisce la città, le bambine diventate donne, ancora una volta incantate dalla magia sprigionata dal loro libro prediletto, trovano il coraggio di ricominciare. Emilia Marasco, con una scrittura lieve e calda come una carezza, capace di soffermarsi sui passaggi in cui le certezze che ci sostengono si incrinano e la vita prende direzioni impensate, ci consegna l’indimenticabile storia di quattro donne che volevano essere Jo March e che, nel desiderio inesausto di cercare se stesse, sono anche il nostro specchio.

* * *

Emilia Marasco è nata a Genova, dove vive e lavora. È docente di Storia dell’arte e di Scrittura creativa all’Accademia Ligustica di Belle Arti. Oltre a scrivere per il teatro, ha fondato e dirige la scuola di scrittura creativa Officina Letteraria. Ha pubblicato i romanzi La memoria impossibile, La distanza necessaria e Verso Sud. Per Mondadori, nel 2011, è uscito Famiglia: femminile plurale.

 

* * *

© Letteratitudine

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

Seguici su Facebook e su Twitter

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: