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CI PRENDONO PER FESSI (un estratto)

giugno 24, 2016

Pubblichiamo un estratto del volume CI PRENDONO PER FESSI (Mondadori)

L’economia della manipolazione e dell’inganno
di Robert J. Shiller, George A. Akerlof

Il libro
Fin dai tempi di Adam Smith, il pensiero economico ha tessuto le lodi del libero mercato che riuscirebbe a conciliare la ricerca dell’interesse personale con il benessere dell’intera società, trasformando il vantaggio individuale in bene comune. A questa concezione idilliaca lanciano una sfida radicale due premi Nobel dell’economia, Akerlof e Shiller, sostenendo che i mercati ci procurano tanti danni quanti benefici, e lungi dall’essere fondamentalmente benigni sono intrinsecamente disseminati di trappole e di esche cui finiamo per abboccare. Perché ogni volta che c’è un profitto da ricavare, i venditori non esiteranno a sfruttare le nostre debolezze psicologiche, la nostra superficialità e la nostra ignoranza per manipolarci e piazzarci la loro merce al prezzo più alto. È più che legittimo, quindi, applicare all’intero ambito dell’economia quella nozione di «phishing» nata fin dagli albori di Internet per definire il raggiro online. Ma mentre quella compiuta in Rete è un’azione illegale, un reato perseguito per legge, in economia è da sempre una pratica comune e indiscussa: raggirare ed essere raggirati è parte integrante dei rapporti fra gli attori del mercato. Per dimostrare la loro tesi, Akerlof e Shiller riportano una gran quantità di aneddoti ed episodi che rivelano come il phishing riguardi chiunque e ogni aspetto della nostra vita: spendiamo tutto il nostro denaro e poi ci preoccupiamo di come arrivare a fine mese; siamo, spesso senza saperlo, succubi della pubblicità; paghiamo troppo l’auto, la casa e le carte di credito; compriamo farmaci che si rivelano inefficaci, se non addirittura dannosi. I due autori forniscono un contributo importante alla spiegazione del paradosso per cui in un’epoca come la nostra, in cui la produzione di ricchezza ha raggiunto livelli senza precedenti, tanti continuano a condurre una vita di miseria e di silenziosa disperazione.

* * *

Un estratto del volume CI PRENDONO PER FESSI (Mondadori)

Prefazione


«È l’economia, cretino!» diceva James Carville, consulente
elettorale di Bill Clinton durante la campagna per le presidenziali
del 1992. Il suo intento era quello di attribuire al
presidente George H.W. Bush la responsabilità di una serie
di problemi economici legati alla recessione che si era innescata
durante la sua presidenza. Ecco, noi vogliamo assegnare
alla frase di Carville un altro, più ampio significato:
l’idea che molti dei nostri problemi abbiano origine nella
natura stessa del sistema economico. Quando chi si occupa
di affari si muove esclusivamente all’insegna dell’egoismo
e del tornaconto personale, come assume la teoria economica,
il nostro sistema, fondato sul libero mercato, scivola
verso l’inganno e la manipolazione. A creare il problema
non è l’esistenza di molte persone malvagie. La maggior
parte della gente gioca seguendo le regole, con l’obiettivo
di garantirsi semplicemente un buon tenore di vita. Il fatto
è che gli operatori economici, spinti dalle pressioni della
concorrenza a manovrare nel libero mercato ricorrendo
all’inganno e alla manipolazione, ci inducono inevitabilmente
a comprare, e a caro prezzo, prodotti di cui non abbiamo
bisogno, a svolgere lavori poco motivanti e a chiederci
perché le nostre vite sono andate per il verso storto.
Abbiamo scritto questo libro da estimatori del libero
mercato. Con la speranza, però, di aiutare le persone a interpretarlo
meglio. Il sistema economico pullula di raggiri,
ed è bene che tutti ne siano consapevoli. Dobbiamo saperci
muovere in questo sistema preservando la nostra integrità
e la nostra dignità, e dobbiamo trovare l’ispirazione
per andare avanti nonostante il delirio che ci circonda. Abbiamo
scritto questo libro per i consumatori, che di fronte
agli innumerevoli imbrogli orditi ai loro danni devono stare
all’erta. Lo abbiamo scritto per gli imprenditori, spesso
avviliti dal cinismo di qualche loro collega e costretti dalla
necessità economica a adeguarsi. Lo abbiamo scritto per
i funzionari pubblici, che devono mettere mano al compito,
spesso ingrato, di regolamentare il mondo degli affari.
Lo abbiamo scritto per i volontari, i filantropi, gli opinion
leader, che operano nel segno dell’integrità. E lo abbiamo
scritto per i giovani, che dinanzi al proprio futuro lavorativo
si domandano come potranno trovarvi stimoli personali.
Tutte queste persone non potranno che trarre beneficio
dalla conoscenza del phishing e dell’equilibrio del phishing,
delle forze economiche che, se non si compiono passi coraggiosi
per contrastarle, introducono all’interno del sistema
la manipolazione e l’inganno. Ci servono anche storie di
eroi, di gente che, in nome della propria integrità personale
(piuttosto che per tornaconto economico), è riuscita a mantenere
l’inganno nella nostra economia entro livelli tollerabili.
Ebbene, il libro è pieno di storie eroiche di questo tipo.

I prodotti dei liberi mercati
La fine dell’Ottocento fu un’epoca di grande impegno
per gli inventori: l’automobile, il telefono, la bicicletta, la
luce elettrica. Ma un’altra invenzione di quel tempo ha ricevuto
assai meno attenzione: la slot-machine. All’inizio,
«slot-machine» non indicava ciò che indica oggi. Il termine
si riferiva a qualsiasi tipo di distributore automatico, dove
tutto ciò che si doveva fare era inserire una moneta in un’asola
(lo slot) e aprire uno sportello. Nell’ultimo decennio di
quel secolo le slot-machine vendevano chewing gum, sigari
e sigarette, binocoli da teatro, tronchetti di cioccolato incartati
singolarmente, e persino quelli che possiamo conside-
rare gli antenati della guida telefonica, gli elenchi urbani;
un po’ di tutto, insomma. L’elemento innovativo consisteva
essenzialmente in un meccanismo di sblocco attivato
dall’inserimento di una moneta.
Ma poi fu escogitata una nuova applicazione. In breve
tempo le slot-machine diventarono anche strumenti per il
gioco d’azzardo. Un giornale dell’epoca fissa la comparsa
delle slot-machine nell’accezione moderna al 1893.1 Uno di
quei primi apparecchi premiava le vincite con caramelle alla
frutta, anziché con denaro; ciò accadeva non molto tempo
prima che tutti attribuissero un valore assolutamente speciale
a una rara combinazione: la comparsa di tre ciliegie.
Prima che il secolo finisse era venuto alla luce un nuovo
tipo di dipendenza: quella, appunto, dalle slot-machine. Nel
1899 il «Los Angeles Times» raccontava: «In quasi ogni bar
si trova una mezza dozzina di queste macchine, attorno cui
staziona giorno e notte una folla di giocatori… L’abitudine,
una volta acquisita, diventa una sorta di mania. Si vedono
giovani armeggiare con queste macchine in sessioni che durano
ore, dalle quali alla fine usciranno sicuramente perdenti».2
A quel punto gli organi di controllo entrarono in azione.
Le slot-machine stavano mandando in rovina un numero
di individui troppo elevato: dovevano essere messe fuori
legge, o almeno regolamentate, così come il gioco d’azzardo
in generale. Sono quindi sparite dalla vita pubblica, relegate
quasi del tutto ai margini, in appositi luoghi, chiamati
«casinò», o nel permissivo Nevada, dove è possibile
trovarle nei supermercati, dai benzinai, negli aeroporti e
dove l’adulto medio spende in giochi d’azzardo il 4% del
suo reddito, nove volte la media nazionale americana.3 Ma
anche in Nevada le limitazioni non mancano: nel 2010 il
Nevada Gaming Control Board, locale organo di controllo
per le attività da gioco, ha respinto la proposta di consentire
ai clienti dei convenience stores (i minimarket a orario continuato
molto diffusi negli Stati Uniti) di utilizzare le slot-machine
con la carta di credito, anziché con le solite monete.4
Con la computerizzazione la slot-machine ha aperto un
nuovo capitolo. Come ben nota il titolo di un libro pubbli-
cato nel 2012 da Natasha Schüll, del mit, le nuove macchine
sono progettate per dare assuefazione. Mollie, incontrata
dalla Schüll alla Gamblers Anonymous (l’associazione
Giocatori Anonimi) di Las Vegas, rivela il lato umano di tale
dipendenza. Mollie ha tracciato per Schüll uno schizzo che
rappresenta il suo modo di vedersi. Vi si è stilizzata come
un’esile figura solitaria, in piedi davanti a una slot-machine,
chiusa – intrappolata – in una strada circolare. La strada è
collegata a sei dei più importanti luoghi della vita di Mollie:
l’mgm Grand, dove lavora all’ufficio prenotazioni; tre posti
in cui va a giocare; la sede di Gamblers Anonymous, dove
cerca di curarsi dalla dipendenza da gioco; e infine il luogo
in cui si procura i farmaci per contrastare i suoi disturbi
d’ansia. Mollie è del tutto conscia del suo problema: quando
si reca alle slot-machine, lo fa senza aspettarsi di vincere.
8 Sa bene che perderà. Ci va per una sorta di coazione. E
quando la sua frenesia la porta là, si trova sola, a compiere
un’azione rapida e continua. Mollie è allora in quella che
lei chiama «la zona». Preme il pulsante rosso. Si accendono
le luci e lo spettacolo ha inizio. Lei vince o perde. Preme di
nuovo il pulsante. Poi un’altra volta, e un’altra, e ancora, e
ancora, e ancora… finché il denaro non è esaurito. Mollie
non è un caso eccezionale a Las Vegas. Dieci anni fa le morti
dovute ad arresto cardiaco erano diventate un problema
serio nei casinò. Le squadre di pronto soccorso non sapevano
più come fare. Alla fine, i casinò fecero addestrare propri
gruppi di defibrillazione. Un filmato di videosorveglianza
mostra perché quello speciale addestramento si è reso necessario:
vi si vede un gruppo del casinò che defibrilla un
giocatore in arresto cardiaco, mentre gli altri clienti continuano
a giocare, imperturbati nella loro trance, nonostante
il poveretto sia letteralmente ai loro piedi.

Che cosa fanno per noi i mercati
La storia delle slot-machine buone e delle slot-machine
cattive, dalla fine dell’Ottocento a oggi, esemplifica molto
bene la duplice visione che abbiamo dell’economia di mer-
cato. Al livello più essenziale siamo entusiasti dei mercati.
I liberi mercati sono frutto di pace e libertà, realtà che fioriscono
nei periodi stabili, quando la gente non vive nella
paura. Ma la stessa spinta al profitto da cui erano nati
gli sportelli che aprendosi ci davano questo o quell’oggetto
del nostro desiderio ha prodotto anche le slot-machine,
che a colpi di manovella generano dipendenza e si prendono,
per questo privilegio, il nostro denaro. Pressoché la
totalità di questo libro si occupa, per restare in metafora,
di slot-machine cattive, non di slot-machine buone: questo
perché in quanto riformatori sia del pensiero economico
sia dell’economia noi puntiamo a cambiare non ciò che
va bene nel mondo, ma ciò che non va.
Prima di cominciare, però, dobbiamo spendere qualche
considerazione su quello che i mercati fanno per noi. Per
farlo, conviene partire da lontano, tornando a fine Ottocento
– inizio Novecento. Nel dicembre 1900 l’ingegnere civile
John Elfreth Watkins Jr si dedicò, dalle pagine del «Ladies’
Home Journal», alla dilettosa attività di predire come sarebbe
stata la vita di lì a cent’anni. Profetizzava che avremmo
disposto di «aria calda e aria fredda [erogate] da ugelli
». Navi veloci ci avrebbero portato «in Inghilterra in due
giorni». Sarebbero esistite «aeronavi», principalmente di
uso militare, ma a volte anche per merci e passeggeri. «L’opera
lirica [sarebbe stata] trasmessa via telefono alle nostre
case, con la qualità sonora di cui si può godere in un palchetto
a teatro.»10 E avanti con altre previsioni.
Watkins ammetteva che i suoi pronostici potevano suonare
«strani, se non inverosimili». Ma i liberi mercati – con
la loro spinta a produrre, nella misura in cui se ne può cavare
profitto, ciò che la gente vuole – hanno trasformato tali
previsioni, e molto altro, in concreta realtà.
I liberi mercati, tuttavia, non si limitano a offrire in abbondanza
ciò che la gente chiede, ma creano anche un equilibrio
economico idoneo a mettere le imprese economiche
in condizione di manipolare o distorcere la nostra facoltà
di giudizio con pratiche commerciali paragonabili alle cellule
cancerose che si insinuano nel normale equilibrio del
corpo umano. La slot-machine ne è un chiaro esempio. Non
a caso, prima di essere regolamentate e messe al bando le
slot-machine erano talmente diffuse da essere onnipresenti.
Nella misura in cui la conoscenza di ciò che realmente vogliamo
presenta qualche fragilità, e nella misura in cui tale
debolezza può essere suscitata e alimentata a fini di profitto,
i mercati sfrutteranno l’occasione per abbindolarci. Vi
faranno leva per avere la meglio su di noi. Ci raggireranno
come degli sciocchi.

(Riproduzione riservata)

© Mondadori libri

Robert J. Shiller, economista e professore all’Università di Yale, ha vinto il premio Nobel nel 2013. È autore del best seller Euforia irrazionale, pubblicato in Italia dal Mulino nel 2000.
Insieme a George A. Akerlof è autore di Spiriti animali. Come la natura umana può salvare l’economia, pubblicato in Italia da Rizzoli nel 2009.

George A. Akerlof, economista e professore all’Università di Georgetown, ha vinto il premio Nobel per l’economia nel 2001.
Insieme a Robert J. Shiller è autore di Spiriti animali. Come la natura umana può salvare l’economia, pubblicato in Italia da Rizzoli nel 2009.

 

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