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L’ULTIMA MENZOGNA di Giovanni Pannacci (un estratto)

giugno 28, 2016

Pubblichiamo un estratto del romanzo L’ULTIMA MENZOGNA di Giovanni Pannacci (Fernandel)

L’ultima menzognaQuando ritrovarono l’uzbeko sugli scogli, io stavo finendo il turno alla pompa di
benzina.
Il mio è un lavoro semplice, di quelli ovvi. Di quelli che la gente quasi non si
accorge che lo stai facendo e va via senza salutare. Una cosa banale, che se non la
fai tu la fa qualcun altro, dunque che c’è da ringraziare. Mica mi hai venduto un
appartamento o progettato un grattacielo. Mica mi hai guarito il cane, fatto vincere
una causa, sistemato il computer. Macché.
Io questi lavori non li posso fare, perché sono straniero.
Ma io la tua lingua l’ho studiata, me la sono pigiata dentro al sangue da quando
ero un bambino di dieci anni e ne parlavo un’altra, di lingua, buona solo a farmi
sopravvivere in un posto freddo e rinsecchito che ricordo appena.
Non ho fatto altro, in questi vent’anni, che aggrapparmi alle parole nuove,
chiedendo loro di farmi diventare me.
Però il punto è questo: io non sono italiano, io sembro italiano. E qualcosa, non
chiedermi cosa perché non lo so, però qualcosa di ostile e maligno, ma in modo
anche un po’ distratto, l’essere straniero me l’ha sempre fatto pagare.
Tutto normale, in apparenza, ma se butto un occhio alla mia vita c’è sempre
stato qualche intoppo, piccole storture che hanno finito per intralciare e rallentare il
corso della mia esistenza.
C’è una sorta di tranquilla ferocia, sempre in agguato, nella natura degli italiani.
Cani allegri e mansueti pronti però a ringhiarti contro appena sentono che il tuo
odore è diverso.
Alla fine mi sono arreso e pian piano sono diventato quasi invisibile.
Quando ritrovarono l’uzbeko morto ammazzato, era un freddissimo giorno di febbraio.
La nebbia era calata sulla città dalla mattina presto, rendendo tutto opaco e distante.
Le insegne, le sagome delle auto, i lampeggianti della polizia. Appena entrato in casa posai sul tavolo la misera spesa che ero riuscito a fare, poi accesi la caldaia e mi spogliai. I vestiti se ne stavano accartocciati sul pavimento, intrisi di umidità e tristezza. Mi infilai sotto la doccia e aspettai che l’acqua bollente mi riscaldasse. Solo dopo una decina di minuti allungai il braccio verso lo shampoo e me lo versai in testa. Avevo già deciso che le mani che mi avrebbero massaggiato non sarebbero state le mie. Le mani di Olga erano lunghe e forti ma pur sempre le mani di una donna. Dalla testa era passata al collo e poi al petto e al ventre. Quando lo aveva afferrato, il pene era già durissimo. Ho amato Olga di un amore così abissale da provare un senso di stordimento ogni volta che facevamo l’amore. Era come se il piacere fisico, per i pochi minuti che durava, prendesse il sopravvento, allontanandomi dalla lucidità che mi serviva per analizzare e trattenere ogni singolo istante che passavo con lei.
Così ogni orgasmo era un sollievo, perché dopo, finalmente, potevo rimettermi a pensare al mistero di noi due. O forse dovrei dire di noi tre. Ma adesso l’uzbeko era morto, per un attimo immaginai il suo cadavere steso sul tavolo dell’obitorio, poi tornai a concentrarmi su Olga cercando di strappare al mio corpo un orgasmo che – quando arrivò – non procurò al mio corpo alcun sollievo. Ormai niente poteva alleggerire il peso della mia condanna.

(Riproduzione riservata)

© Fernandel

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Il libro
L’ultima menzognaNikel ha trent’anni, è originario dell’est ma vive in Italia da quando era bambino. La sua vita è spartana e solitaria, nessun amico e nessuna relazione stabile. L’unica persona che frequenta è Attilio, un anziano bibliotecario che gli dà lezioni di italiano e gli consiglia i libri da leggere.
La vita di Nikel cambia radicalmente quando conosce Olga Kersten, un’affascinante scrittrice con un passato oscuro e doloroso molto simile al suo. I due iniziano a frequentarsi ma la relazione è turbata dalla presenza di Lyubim, l’ex compagno di Olga, un uzbeko che lavora come guardia del corpo, che non intende rinunciare a quella che considera la sua donna.
Attraverso minacce e provocazioni Lyubim si insinua nella vita della coppia, finché fra i tre si instaura un rapporto erotico molto forte e ambiguo, che s’interrompe solo quando l’uzbeko viene ritrovato morto sugli scogli.
L’ultima menzogna è un romanzo sul potere della scrittura, sul confine invisibile che separa la realtà dall’invenzione, sul patto che lega lo scrittore al lettore; ma è anche un romanzo che ruota attorno a un desiderio ambiguo e pericoloso che finisce col portare i protagonisti lungo strade inaspettate ed estreme.
Foto di copertina di Dorin Mihai.

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Giovanni Pannacci vive fra Rimini e Città di Castello, insegna lingua italiana agli stranieri e si occupa di certificazioni linguistiche. Per l’editore Giulio Perrone ha pubblicato Siamo tutte delle gran bugiarde. Conversazione con Paolo Poli (2009) e il romanzo La canzone del bambino scomparso (2012).

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© Letteratitudine

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