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Archive for luglio 2016

OMAGGIO A ANNA MARCHESINI

OMAGGIO A ANNA MARCHESINI (Orvieto, 19 novembre 1953 – Orvieto, 30 luglio 2016)

Ho già adocchiato una vetrinetta in sala riunioni con un piccolo cofanetto verde di porcellana, credo.
Ritengo sia ideale per contenere le mie ceneri. È una aspirazione che piano piano troverò il coraggio di far uscire alla luce. Che detto di un mucchietto di ceneri non è appropriato.
Posso tentare…. e se mi ribocciano?
E se poi l’Accademia trasloca?
E se durante il trasloco il cofanetto verde si rompe? No eh! essere spazzata via dall’Accademia no mai più!

Anna

(dal sito ufficiale di Anna Marchesini)

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Approfondimenti su: la Repubblica, Il Corriere della Sera, La Stampa, Ansa

I libri di Anna Marchesini

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LETIZIA TRICHES racconta I DELITTI DELLA LAGUNA

LETIZIA TRICHES racconta il suo romanzo I DELITTI DELLA LAGUNA (Newton Compton)

di Letizia Triches

Molti anni fa, per motivi di studio, ho vissuto qualche mese alla Giudecca. Trascorrevo buona parte delle giornate dentro la biblioteca Marciana, riservando il tempo restante alla frequentazione di chiese, gallerie e musei – come si conviene a un’inguaribile studiosa d’arte –, ma la sera non vedevo l’ora di riprendere il vaporetto per tornare a casa. Mi piaceva l’idea di restare a Venezia pur allontanandomi da lei, e la Giudecca era l’ideale per quello scopo. Dalle sue rive potevo godere di un perfetto skyline della Serenissima. Fu allora che, per la prima volta, venni attraversata da un’intuizione, in apparenza scontata.
«Venezia è un’isola!», ricordo di avere esclamato all’improvviso, sotto lo sguardo ironico del cameriere. Mi aveva appena portato uno spritz, mentre avevo gli occhi fissi sul grande canale della Giudecca, attratta dal tramonto viola che si adagiava sulla laguna. La consapevolezza dell’isola mi accompagnò per tutto il tempo della mia permanenza lì, riservandomi una leggera inquietudine, di cui solo io conoscevo la natura.
Almeno fino al momento in cui non ho deciso di trasferirla in Giuliano Neri. Ma cosa direbbe il protagonista dei miei romanzi in un’improbabile intervista? Leggi tutto…

Editori lasciano l’AIE: la lettera di dimissioni

Alcuni editori si dimettono dall’AIE per via della questione connessa al Salone del libro di cui si è tanto discusso in questi giorni

Di seguito pubblichiamo la lettera di dimissioni degli editori e una precisazione della stessa AIE

A seguito della cattiva gestione dell’affaire Salone del libro dieci case editrici hanno deciso di dare le proprie dimissioni, con una lettera congiunta, dall’associazione italiana editori dalla quale non si sentono più rappresentati.

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La lettera di dimissioni

28 luglio 2016

Spett.le AIE

Gentile Presidente Federico Motta

Il modo in cui è stato gestito l’affaire Salone del libro ha creato un forte malcontento da parte di molti editori soci. Leggi tutto…

LE GRAFORECENSIONI di Alberto Zuccalà

LE GRAFORECENSIONI di Alberto Zuccalà: libri che diventano immagini e immagini che sono libri

Intervista al “graforecensore” Alberto Zuccalà

di Simona Lo Iacono

Guizzi di matita lievi, che all’inizio non sembrano che ombre. Poi, lo spazio che va colmandosi come la crescita di un figlio nel ventre della madre.
I tratteggi che pian piano diventano forma. I chiari che evolvono in scuri, i corpi che affiorano dalla nudità del bianco. E la figura completa, finita, che – proprio come la gestazione di un fibrillo di niente –  viene alla luce.
Sono questo i disegni di Aberto Zuccalà. Creature movimentate e pietose, che nascono dalla mano ma che sembrano, anche, avere una stranissima indipendenza.
E sono più di questo.
Perchè, dopo averli visti affiorare  (anzi quasi ricomporre  dalla abilità di un espertissimo prestigiatore), l’osservatore incantato scopre che sono anche libri.
E sì, perchè Alberto Zuccalà, medico per professione, ma visionario e artista per vocazione, disegna la recensione di un libro.
Raffigura cioè, dopo attentissima lettura, ciò che di un libro è il cuore, e lo racchiude in una immagine che si va formando velocemente grazie alla leggerezza delle sue mani.
Subito dopo, in una successione video in cui riecheggia anche musica, palpitano le parole del libro raffigurato.
Sono le “graforecensioni”, una sua geniale invenzione che fonde estro da disegnatore, talento da letterato e sensibilità da narratore.
Un modo fresco, fantasioso e fiabesco di immettere i lettori nel mistero delle pagine di un libro.
Strabiliata dalla scoperta, chiedo ad Alberto:

– “Alberto, raccontaci come è nata l’idea delle graforecensioni”. Leggi tutto…

L’INTELLIGENZA È UN DISTURBO MENTALE (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo L’INTELLIGENZA È UN DISTURBO MENTALE di Paolo Bianchi (Cairo)

Chiamatemi Emilio. Emilio Rivolta. Sono un malato… Sono un malvagio. Sono un uomo odioso. Credo d’aver male al fegato. Del resto non so un corno della mia malattia e non so con precisione dove ho male. Non mi curo e non mi sono mai curato, sebbene tenga in gran conto la medicina e i medici. Sono un uomo malato… sono un uomo maligno. Non sono un uomo attraente. Credo che mi faccia male il fegato. Del resto, non me n’intendo un’acca della mia malattia e non so con certezza che cosa mi faccia male. Sono un uomo malato… Sono un uomo cattivo […].

Richiudo il Quaderno. È il mio Quaderno della Cura. Lo tengo sul comodino vicino al letto, insieme a pile di libri instabili, alcuni iniziati e mai finiti, altri finiti da tempo e che non voglio condannare al purgatorio degli scaffali. E quando mi sveglio la mattina dai sogni che a poco a poco si sono tradotti in incubi, e sento che la Bestia morde tanto che non vorrei neanche svegliarmi, io prendo il Quaderno e ci scrivo sopra. Ci scrivo delle frasi che a leggerle dopo, nei momenti di lucidità, non hanno senso. La scrittura non è terapeutica. Di certo non mi guarirà. Ma è l’unico strumento che conosco per lasciare testimonianza, e io dall’inizio di questo mese di dicembre ho cominciato a riempire il mio quaderno perché di una cosa sono certo: finché scrivo, sto ancora vivendo, e se scrivo non sono più malato e io non voglio più essere malato. Questo è il mio Quaderno della Lotta, della Lotta e della Cura. Dimostra che una terapia, se c’è stata, ha avuto effetto. È lo spiraglio sul mio futuro incerto ed è la finestra fuori dalla notte. Ho cominciato a scrivere su pagine nuove perché presto mi schiacceranno il Natale e le Feste, con la loro forza d’urto inesorabile e il loro senso distorto, disattese, non annunciate dal freddo solito, abitate da religioni esotiche e folk, in digitale, con abeti sintetici in fibra ottica, presepi prefabbricati, stelle elettriche… Il tempo di un bilancio può essere solo questo, adesso che i fili delle mie tentate guarigioni si sono incontrati in un unico snodo. E ci scrivo gli inizi dei libri che leggo, che sanno raccontare gli affanni. Ricopio dai grandi. Poi non sono soddisfatto nemmeno così, perché non sono neanche abbastanza piccolo da tacere sempre. Per i due terzi della mia vita ho scritto, però adesso, dopo le tempeste, scrivo per agire e allora agirò e tutto il mio agito lo scriverò qui, perché la nostra lotta, si sa… Emilio, dicevo, mi chiamo Emilio. Non sto un granché bene. Ho avuto dei problemi di salute. Tutti nella testa, in realtà. Che poi quando sono nella testa per molta gente che li vede da fuori non sono problemi veri. Ma invece lo sono. Chissà se le paure sono un’impronta chimica, e vai a sapere quale. Le paure piccole, le fobie, che ragione hanno di esistere? Perché possono diventare cose che non smettono mai? Le mie annunciano il disastro. Sono i primi leggeri morsi della Bestia. Sono la piccola, triste nevicata di forfora del mattino, quando non mi va di alzarmi, e so che tornerò sotto le coperte, rannicchiato, fino a sera. Sono quei cani che abbaiano in lontananza, chissà dove in città, quando è venuto buio. Leggi tutto…

IL SALONE DEL LIBRO: tra Torino e Milano

Salone Libro, editori rompono gli indugi: "Addio Torino, vogliamo farlo a Milano"

L’associazione italiana editori (nella foto in alto il Presidente Federico Motta) lascia il Salone del Libro di Torino e organizza una nuova manifestazione a Milano. Nel Consiglio hanno votato in 32: 17 sì, 7 no e 8 astenuti. Approfondimenti su: la Repubblica, Il Corriere della Sera, Il Libraio.

Dieci editori lasciano l’Aie: add editore, Edizioni e/o, Iperborea, LiberAria Editrice, Lindau, Minimum fax, Nottetempo, Nutrimenti, SUR, 66thand2nd. L’articolo su l’Ansa.

Di seguito pubblichiamo il comunicato diramato dall’AIE e la posizione (molto critica) degli editori Sandro Ferri e Sandra Ozzola delle Edizioni E/O

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Il comunicato dell’AIE
Il Consiglio Generale dell’Associazione Italiana Editori (AIE) – espressione di tutte le sue componenti: gruppo di varia, gruppo piccoli editori, gruppo accademico professionale, gruppo educativo -, ha dato mandato al Presidente di procedere alla realizzazione di una joint venture con Fiera Milano per l’implementazione del “Progetto Promozione del Libro”. La nuova società si occuperà di sviluppare attività di promozione del libro a livello nazionale, anche mediante l’organizzazione di eventi fieristici in tutto il territorio nazionale, valorizzando l’intera produzione editoriale.
L’AIE si augura di poter continuare con le Istituzioni piemontesi e la Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura una collaborazione tesa all’individuazione e alla realizzazione di eventi per lo sviluppo della lettura.

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Il comunicato di Sandro Ferri e Sandra Ozzola delle edizioni E/O Leggi tutto…

GESUINO NÉMUS racconta LA TEOLOGIA DEL CINGHIALE

GESUINO NÉMUS racconta LA TEOLOGIA DEL CINGHIALE (Elliot edizioni), Premio Campiello Opera Prima 2016 (e il nuovo romanzo: I bambini sardi non piangono mai)

di Gesuino Némus

«I libri mi hanno salvato la vita e mi hanno reso umano; e, quando vi sentite giù di morale, prima di andare in farmacia, entrate in una libreria. Provateci! Spendete di meno e vi divertite di più».

Quando, il 14 maggio del 1970, scrissi la prima paginetta della Teologia del Cinghiale, mai avrei immaginato che non ci sarebbe mai più stato un solo giorno della mia vita in cui non avrei scritto qualcosa sul mio quaderno “cinese”, così bello, nero, con la copertina in Bristol rigido e bordato di rosso. Compivo 12 anni e, solo al mondo, nel dormitorio di un collegio in un paesino dell’Ogliastra, Sardegna Orientale, firmai quella paginetta sul mio quaderno, in “bella e ornata grafia”, come Gesuino Némus; perché “nessuno” ero allora, a rappresentare le vite dei bambini emarginati, che sognavano di andare sulla luna, vestiti da astronauti. Scrivere era diventata la mia intima e privata felicità: non far leggere mai niente a nessuno, un dogma. Perché così è stata la mia vita: una continua, nevrotica, ossessiva ricerca dell’anonimato più totale.

«Perché questa è la vita degli scrittori. Passare la metà della propria esistenza a cercare spasmodicamente di farsi conoscere dall’umanità e, quando ci si è riusciti, trascorrere l’altra metà a nascondersi e maledire per sempre il momento in cui si è desiderata la notorietà. Ma tu, Gesuino, non farai mai questo errore, vero? Fregali tutti. Fai il contrario. Non far leggere mai niente a nessuno, neanche a me. È un dogma, hai capito? Vedrai che dopo morto diranno che eri un genio. Non si discute. Stai solo attento ai parenti, che spuntano come funghi a reclamare diritti».

«Ma don Co’, io solo al mondo sono… non ho padre né madre».

«Nella realtà, Gesuino. Ma in letteratura può succedere di tutto!».

Me la disse don Co’, questa frase, uno dei protagonisti del romanzo, il prete gesuita che si prese cura di me e dell’unico amico che abbia mai avuto, Matteo Trudìnu, il “piccolo tordo”, che mi sorrise sempre e mai mi disprezzò per il fatto di essere figlio di un pastore analfabeta e d’essere nato poverissimo in una casa senza acqua, luce né gas, e del mio ritardo mentale. Leggi tutto…