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LE GRAFORECENSIONI di Alberto Zuccalà

luglio 29, 2016

LE GRAFORECENSIONI di Alberto Zuccalà: libri che diventano immagini e immagini che sono libri

Intervista al “graforecensore” Alberto Zuccalà

di Simona Lo Iacono

Guizzi di matita lievi, che all’inizio non sembrano che ombre. Poi, lo spazio che va colmandosi come la crescita di un figlio nel ventre della madre.
I tratteggi che pian piano diventano forma. I chiari che evolvono in scuri, i corpi che affiorano dalla nudità del bianco. E la figura completa, finita, che – proprio come la gestazione di un fibrillo di niente –  viene alla luce.
Sono questo i disegni di Aberto Zuccalà. Creature movimentate e pietose, che nascono dalla mano ma che sembrano, anche, avere una stranissima indipendenza.
E sono più di questo.
Perchè, dopo averli visti affiorare  (anzi quasi ricomporre  dalla abilità di un espertissimo prestigiatore), l’osservatore incantato scopre che sono anche libri.
E sì, perchè Alberto Zuccalà, medico per professione, ma visionario e artista per vocazione, disegna la recensione di un libro.
Raffigura cioè, dopo attentissima lettura, ciò che di un libro è il cuore, e lo racchiude in una immagine che si va formando velocemente grazie alla leggerezza delle sue mani.
Subito dopo, in una successione video in cui riecheggia anche musica, palpitano le parole del libro raffigurato.
Sono le “graforecensioni”, una sua geniale invenzione che fonde estro da disegnatore, talento da letterato e sensibilità da narratore.
Un modo fresco, fantasioso e fiabesco di immettere i lettori nel mistero delle pagine di un libro.
Strabiliata dalla scoperta, chiedo ad Alberto:

– “Alberto, raccontaci come è nata l’idea delle graforecensioni”.
Equazione di un amore - graforecensioneAvevo terminato la lettura del romanzo di Simona Sparaco “Se chiudo gli occhi” (Giunti) e nei giorni seguenti mi ritornava in mente “Eikasia”, una scultura, che rompendosi rivela una meraviglia importante per il lettore. Mosso da questo richiamo intenso ho riletto quelle pagine. Avevo il libro nelle mie mani, spalancato: il fronte della copertina in un palmo, il retro in quello dell’altra mano e al centro le parole, il suono, lo splendore della scena più bella: -Questo è il cuore del libro!- mi sono detto senza pensarci due volte. Si rivelava a me, come la statua di “Eikasia”, frantumata, mostrava il suo contenuto speciale alla protagonista del romanzo.
Dalla fusione di queste due immagini ho pensato si potesse intercettare e poi ritrarre quel particolare di un libro che lo caratterizza e resta oltre il tempo della sua lettura (cliccare sull’immagine per avviare il video della Graforecensione del nuovo romanzo di Simona Sparaco “Equazione di un amore” (Giunti) – n.d.r).
E se uno dei libri stupendi di Simona Sparaco mi ha ispirato l’idea, non dimentico “Il negativo dell’amore” (Mondadori), romanzo d’esordio della bravissima Maria Paola Colombo, che mi ha condotto alla realizzazione del primo video.

– “Dietro la tua agilissima mano che disegna le immagini si intuisce studio, fatica, progettualità. Hai seguito studi particolari?”
Non ho studiato materie artistiche, ma ho imparato che il disegno, come altre arti, professioni e passioni si nutre di tanta pazienza ed esercizio. Ciò comporta fatica e rinunce, ma è questo il punto cruciale: non siamo più disposti a “sbagliare, cancellare e riprovare” per tendere alla bellezza.
In questi anni chiedevo consigli ad alcuni amici appassionati e leggevo libri che parlavano di tecnica del disegno, ma posso dire di aver appreso sbagliando, cancellando e riprovando.

– “Le graforecensioni sono quasi un linguaggio mescolato: disegno, parole, musica ma anche evocazione, perchè l’immagine con cui tu raffiguri il libro ha anche l’afflato poetico di un sogno. Come nascono queste immagini? Prepari un progetto o ti affidi al tuo istinto?”
Mi lascio ispirare dal libro, mi accosto con la speranza che mi possa suscitare qualcosa, senza pretese e aspetto.
Talvolta l’idea si sviluppa durante la lettura, altre volte dopo giorni o mesi.
Se non si crea un feeling leggo, ma non disegno. Le Graforecensioni impegnano tantissimo tempo, mettono in gioco la passione, il sentimento, l’attesa e sarebbe faticoso lavorare tante ore senza la gioia di condividere con l’autore la storia che ho sotto gli occhi.
Sottolineo i passaggi che più mi incuriosiscono, ma fino alla fine non saprò mai se quell’intensità evidenziata verrà superata da un’altra pagina o sarà, di per sé, sufficiente a guidarmi.
Lavoro esclusivamente sul testo cartaceo: ho bisogno di ripensare le scene, ritrovarle con facilità. Non preparo nulla, siedo e “ascolto” il testo.

– “E poi il montaggio dei video. Un’altra arte nell’arte. Oltre all’effetto rapido che regala la velocità nella formazione del disegno, è anche suggestiva la musica con cui accompagni il lavoro e l’effetto finale del testo scritto. Raccontaci questa fase delle graforecensioni”
E’ la fase del “ricamo”, che si compone di due parti: il disegno e le frasi estratte dal libro. Il disegno richiede proporzioni accurate e le fasi preliminari sono molto lunghe e noiose per chi osserva, ricche di cancellature e nuovi tentativi. Sono perciò costretto a rimuovere le parti in cui tempero le matite, in cui cade la telecamera, va via la luce, squilla il telefono, mi allontano dal foglio per cambiare frequenza alla radio che sta trasmettendo una canzone non conciliante… .
Le frasi aggiunte alla fine del video, invece, sono quelle a me rimaste impresse e scelte con l’intento di suscitare la curiosità nel lettore.
Un programma al PC poi crea un corpo unico.

– “Caro Alberto, credo che tu abbia davvero inventato un nuovo modo per parlare dei libri! Progetti per il futuro?”
Il mio progetto quotidiano è ringraziare per la vita che mi è stata data, attraverso l’amore per qualcuno e con qualcuno. Se manca questo, tutto il resto non ha senso, non regge, è vuoto. Tintinna.
A medio e lungo termine, invece, ti confido questo: sono sopravvissuto al terremoto dell’Aquila. Ai vigili del fuoco impegnati nel recuperare i miei effetti personali dallo stabile inagibile, piangendo, chiedevo di lasciare tutti i miei vestiti e di cercare i fogli del mio primo romanzo. Scrivo da quando avevo quindici anni e non ho mai smesso, elaborando storie nuove che non ho mai proposto ad un editore. Il mio sogno per il futuro, è incontrare un editor paziente, con cui riprendere questi scritti e realizzare un libro vero.

“Grazie di cuore delle risposte!”

Tanti “grafograzie” a te, Simona. E’ un onore essere stato accolto da voi.

grafoletteratitudine

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Qui la graforecensione al romanzo Ciò che inferno non è di Alessandro D’Avenia (Mondadori)

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