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LETIZIA TRICHES racconta I DELITTI DELLA LAGUNA

luglio 29, 2016

LETIZIA TRICHES racconta il suo romanzo I DELITTI DELLA LAGUNA (Newton Compton)

di Letizia Triches

Molti anni fa, per motivi di studio, ho vissuto qualche mese alla Giudecca. Trascorrevo buona parte delle giornate dentro la biblioteca Marciana, riservando il tempo restante alla frequentazione di chiese, gallerie e musei – come si conviene a un’inguaribile studiosa d’arte –, ma la sera non vedevo l’ora di riprendere il vaporetto per tornare a casa. Mi piaceva l’idea di restare a Venezia pur allontanandomi da lei, e la Giudecca era l’ideale per quello scopo. Dalle sue rive potevo godere di un perfetto skyline della Serenissima. Fu allora che, per la prima volta, venni attraversata da un’intuizione, in apparenza scontata.
«Venezia è un’isola!», ricordo di avere esclamato all’improvviso, sotto lo sguardo ironico del cameriere. Mi aveva appena portato uno spritz, mentre avevo gli occhi fissi sul grande canale della Giudecca, attratta dal tramonto viola che si adagiava sulla laguna. La consapevolezza dell’isola mi accompagnò per tutto il tempo della mia permanenza lì, riservandomi una leggera inquietudine, di cui solo io conoscevo la natura.
Almeno fino al momento in cui non ho deciso di trasferirla in Giuliano Neri. Ma cosa direbbe il protagonista dei miei romanzi in un’improbabile intervista?

undefined«Non so se esserle grato. Non è facile stabilire un giusto equilibrio fra i nostri due ruoli e il rischio di prevaricarci a vicenda è sempre in agguato, anche se, lo ammetto, lei ha la tendenza a scomparire, cosa che apprezzo infinitamente. Una storica dell’arte che sceglie un restauratore per protagonista ha deciso di rischiare e, di conseguenza, accetta di vivere in bilico.
Quando ho capito che aveva in mente di mandarmi a Venezia, per risolvere un caso piuttosto complicato, riguardante la morte di un chitarrista afroamericano, ho avuto più di una perplessità. Avrebbe saputo rinunciare al solito elenco di itinerari artistici? Ai musei, alle passeggiate romantiche lungo i canali? Venezia può trasformarsi in una pericolosa tentatrice. Per fortuna non è andata così. Il primo sospiro di sollievo l’ho tirato nello scoprire che avrei collaborato con un commissario donna. Chantal Chiusano veniva da Napoli, io da Firenze: due non veneziani spaesati in cerca di un assassino. Il secondo l’ho tirato subito dopo, nel preciso istante in cui l’autrice ha scelto di descrivere le esperienze fisiche ed emotive che provavo a contatto con quell’anomalia urbanistica che si chiama Venezia. Lo riconosco, è riuscita a calarsi perfettamente nel mio corpo, registrando ogni sussulto visivo, olfattivo, uditivo, tattile da cui sono stato attraversato. E se a qualcuno venisse la voglia di chiedermi come ne sono uscito? Con il cuore spezzato, risponderei».
Avrei potuto farlo io, senza paura di travisare i suoi pensieri, perché ormai credo di conoscerlo bene, ma ho lasciato che fosse lui a parlare. In fondo glielo dovevo, e poi ero curiosa di sentire cosa avesse da dire. In quanto a me, trattandosi di un giallo, eviterei di raccontare il contenuto de I delitti della Laguna, anche se sarei tentata di soffermarmi su tanti altri aspetti del mio romanzo. Vorrei indugiare sulla nota blu, sulle isole e sui giardini veneziani, sulle distese di acqua e di cielo presenti in alcuni quadri di veduta della città… ma è meglio dedicare il poco spazio rimastomi a Giuliano Neri.
Appena l’ho incontrato a Firenze, tre anni fa, ho capito che sarebbe stato il mio investigatore ideale perché possiede una prerogativa speciale: dietro l’artista o l’assassino scopre l’uomo. Si interroga continuamente sulla natura della mente umana ed è convinto che noi viviamo in una perenne scissione dell’anima. Un’inclinazione che gli permette di sentirsi a proprio agio sia davanti a un’opera d’arte che davanti a una scena del crimine.
Giuliano Neri non è un detective, si limita a collaborare con le forze dell’ordine. È un intellettuale prestato al crimine. Prima di lui, non avevo preso in considerazione l’ipotesi di scrivere romanzi seriali. Poi mi sono resa conto che ritornare a parlare dello stesso protagonista poteva essere un modo per tornare a parlare anche delle mie radici e delle mie ossessioni, aumentandone l’intensità. Non c’è un piano preciso. È qualcosa che evolve. Tuttavia ho bisogno di cambiare ambientazione e personaggi. Con Giuliano Neri sono riuscita a combinare le due esigenze. Lui è il perno intorno a cui ruota ogni volta un’altra città, un cast di nuovi personaggi, un’atmosfera diversa dalla precedente. E, infine, devo confessare che entrambi utilizziamo la stessa password per entrare nel programma della nostra vita. Una parola chiave alla base di qualsiasi storia gialla o noir, e non solo, che ci spinge a conoscere qualsiasi tipo di realtà: indagare.

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Il libro
Dall’autrice del bestseller Il giallo di Ponte Vecchio e Quel brutto delitto di Campo de’ Fiori, una nuova indagine di Giuliano Neri.

La giallista e critica d’arte Letizia Triches in un nuovo avvincente viaggio dentro i luoghi oscuri di una straordinaria città.

Febbraio 1990. Giuliano Neri, restauratore fiorentino, arriva a Venezia per lavorare sui dipinti della collezione di Alvise Volpato, un noto psichiatra con la passione per la pittura. Questo è il motivo ufficiale. Quello reale, invece, è l’indagine condotta da Chantal Chiusano: alle orecchie del commissario è giunta l’eco della fama di Neri nel risolvere casi complicati. E quello che ha tra le mani è senza dubbio complicato: Otis Moore, un magnetico bluesman afroamericano, soprannominato “il Moro di Cannaregio”, si era trasferito in città di ritorno dal Vietnam ma, soggiogato dalla laguna, non era mai riuscito a ripartire. E ora è morto. Scavando nella vita di Otis, il commissario è spinto ben presto a indagare sulla criminalità legata al mondo dell’arte. Forse il musicista non era estraneo a certi affari illeciti. Così come non lo erano le famiglie dei Favero, dei Volpato e dei Luni, tutte legate in qualche modo alla band di Moore. Proprio quando Chantal e Giuliano pensano di aver trovato una via per risolvere il caso, ecco che le acque restituiscono il corpo seminudo e straziato di una donna…

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Letizia Triches nata e vive a Roma. Docente e storica dell’arte, ha pubblicato numerosi saggi sulle riviste «Prometeo» e «Cahiers d’art». Autrice di vari racconti e romanzi di genere giallo-noir, ha vinto la prima edizione del Premio Chiara, sezione inediti, ed è stata semi‑finalista al Premio Scerbanenco. La Newton Compton ha pubblicato Il giallo di Ponte Vecchio, Quel brutto delitto di Campo de’ Fiori e I delitti della laguna.

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© Letteratitudine

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