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ULISSE SONO IO di Gabriella Rossitto

agosto 1, 2016

Ulisse sono ioPubblichiamo la Prefazione della silloge ULISSE SONO IO di Gabriella Rossitto (Akkuaria).

A seguire, alcune poesie selezionate dalla silloge

“Il più difficile è vedere di che si tratta” scrive Valéry (Monsieur Teste) e ciò si adatta perfettamente alla  scrittura di G. che non è di immediata decodificazione, sostanziata  com’è da un non detto sottostante la linearità dell’enunciato.
Tema esterno della silloge è il nostos di Ulisse, ricostruito attraverso le esperienze sofferte delle donne incontrate dall’eroe: fin dai primi versi però si avverte la prevalenza della sfera affettiva, oscillante tra desiderio e rimpianto, su quella narrativa.
Per G. scrivere è cercare la propria metafora, che si attua attraverso un sistema di personaggi,  che altro non sono che il traslato di se stessa.
I protagonisti del testo, persa la loro classicità (da qui la richiesta di perdono a Omero!), sono transitati nel vissuto quotidiano dell’autrice, che li ha trasformati nel suo doppio, in un continuo rincorrersi, in cui ognuno vuole affermare la propria unicità, ma poi si ritrova a non avere più consistenza, se non nella dimensione altra in cui l’autrice lo ha voluto ingabbiare.
Calipso, Circe, Penelope e lo stesso Ulisse, sospesi come in un crinale di evanescenza psicologico-esistenziale, sono diventati epifania della condizione moderna che vive straniata  tra realtà e desiderio di superamento della miserevole banalità in cui l’uomo è incastrato.
In un contesto storico e umano deludente, la scrittura diventa allora il punto di fuga eroica, l’unica  sehnsucht capace di offrire salvezza e prospettive di vita:

 

Esisti solo

nelle mie parole

e sei reale

solo nel ricordo.

 

In questa silloge, inoltre, l’autrice sperimenta l’uso di parole composte, in scarto significativo con la lingua grammaticale e poetica. I composti “maniamanti, mezzolimbo, cerchiodesiderio, carneamante” risultano certo molto più suggestivi e semanticamente più ricchi delle loro corrispettive espressioni linguistiche.
I versi, quasi  sempre,  presentano una forte suggestione, emblematica e segreta, con un Ulisse che fa da controcanto a tutti gli altri personaggi, che vivono in uno streben  destinato al fallimento e svuotato dalla consapevolezza di ciò che sarà, ribadita dal coro delle donne di tutto il mondo che riconfermano quella risposta ultima che essi  portavano già pietrificata  dentro di loro .
L’impianto generale del testo testimonia la formazione culturale classica di G., arricchita e vivificata dalla conoscenza delle letterature moderne: tra questi due mondi non c’è però iato e questo grazie alla  bravura stilistica, alla sensibilità umana e alla finezza intellettuale dell’autrice.
“Sicuri, come il fiore vive di luce, così vivono della loro bella immagine, paghi, sognando e felici, e di null’altro ricchi, i poeti” (Hölderlin).

prof. Rita Specchiale

* * *

Poesie selezionate dalla silloge

*

Come fosse facile
ammaliare
con canti di sirena
e poi invogliare
al viaggio
vestire l’incognito
di aneliti
spedizioni
verso il nulla

fammi credere
convincimi
che sia io la meta

*

Smemorato
tra mille isole
e mille donne
distratto
dalla smania di sapere
confuso dai gorghi
del presente
ho sabbia di ricordi
tra le dita e alghe
si intrecciano ai capelli

il viaggio mi seduce
come femmina vorace
e mai
sarà ritorno

*

Scrutando il cielo
percorro il litorale
aspetto Ulisse
ogni giorno all’alba
l’agognato attracco
avverrà d’estate
all’imbrunire niente
recano le nuvole
ma arriverà la nave
sfuggita al suo destino

*

Usassi tecniche
di seduzione sortilegi
lacci catene
nastri di velluto
manette gioghi
filtri incantamenti
e tattiche segrete
strategie
colpendo l’amigdala
che ignara registra
piaceri primordiali…
chiuderti in gabbia
prigioniero

*

Abbraccio il padre
che non ricordo
uomo di una guerra
che non condivido
perduto da un’eternità
eroe disfatto
d’avventure

come vorrei
i suoi occhi per me

*
Ulisse sono io

e parto
inquieta
mai sazia
dell’inconoscibile
insofferente al giogo
enigmi cerco
e non ho pace
dell’inarrivabile
la sete mi divora
è il mio intelletto
a rifiutare il porto

* * *

Gabriella Rossitto è nata a Catania nel 1961, vive e insegna a Palagonia. La sua prima raccolta di poesie, Il bianco e il nero, è stata pubblicata quale vincitrice del premio letterario I Siracusani nel 2002. Ha vinto inoltre i premi letterari: Katana 1986, Formisano 1989, La Tammorra d’argento, I Veli della Luna 2008, Donna semplicemente donna 2010. Ha pubblicato la silloge Segrete stanze nel 2008 (ed Akkuaria ), in formato e-book la silloge Atelier nel 2009 (ed Arpanet, Milano). La silloge dialettale Russània è stata pubblicata quale vincitrice del Premio Nino Martoglio, nel 2010. Con la silloge dialettale Çiuscia (ed. Prova d’autore) ha vinto nel 2013 il Premio Città di Marineo. La guerra altra, silloge in italiano, ha vinto nel 2013 il Premio All’insud ed è stata pubblicata dalla casa ed. Disoblio.

* * *

 

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