Home > Articoli e varie, Brani ed estratti > ECCOMI di Jonathan Safran Foer (un estratto del libro)

ECCOMI di Jonathan Safran Foer (un estratto del libro)

settembre 9, 2016

ECCOMI di Jonathan Safran Foer (Guanda, traduzione di Irene Abigail Piccinini)

Risultati immagini per Jonathan Safran Foer 2016

Di certo è uno dei libri più attesi dell’anno, il nuovo romanzo di Jonathan Safran Foer (pubblicato a 11 anni di distanza dal precedente) edito in Italia da Guanda per la traduzione di Irene Abigail Piccinini (intitolato Eccomi – titolo originale: Here I am).
Jonathan Safran Foer è nato a Washington nel 1977 e vive a New York. Attualmente insegna Scrittura creativa alla New York University. Ha esordito a venticinque anni con Ogni cosa è illuminata (2002), best seller internazionale e vincitore del National Jewish Book Award e del Guardian First Book Award; ugualmente fortunato il secondo romanzo, Molto forte, incredibilmente vicino (2005); infine, ha scritto il saggio-reportage Se niente importa. Perché mangiamo gli animali? (2010).

Di seguito, per gentile concessione della casa editrice Guanda, pubblichiamo un estratto del romanzo.

* * *

Un estratto di ECCOMI di Jonathan Safran Foer (Guanda

C’erano cose che Jacob voleva e che voleva da Julia. Ma la possibilità di condividere i desideri diminuiva mentre il bisogno di Julia di sentirseli dire aumentava. E viceversa. Amavano sinceramente la compagnia reciproca, più che stare soli o in compagnia di chiunque altro, ma più stavano bene insieme, più vita condividevano, più si estraniavano dalle rispettive vite interiori.
All’inizio era tutto un consumarsi a vicenda o consumare il mondo insieme. Tutti i bambini vogliono vedere le tacche salire sullo stipite della porta, ma quante coppie sono in grado di considerare un progresso il semplice rimanere uguali? Quanti sono capaci di guadagnare di più senza fantasticare su quello che potrebbero comprarsi? Quanti, quando si avvicina la fine degli anni di fertilità, possono dire di avere il giusto numero di figli?
Jacob e Julia non erano mai stati di quelli che si oppongono per principio alle convenzioni, ma non si erano neppure mai immaginati di diventare così convenzionali: avevano preso una seconda macchina (e l’assicurazione sulla seconda macchina); si erano iscritti in una palestra con un’offerta di corsi di venti pagine; avevano smesso di fare la dichiarazione dei redditi congiunta; ogni tanto avevano mandato indietro una bottiglia di vino; avevano comprato una casa con i doppi lavandini (e l’assicurazione sulla casa); avevano raddoppiato saponi e dentifrici; si erano fatti costruire uno steccato di tek per i bidoni della spazzatura; avevano sostituito la cucina con una più bella; avevano fatto un figlio (e avevano fatto l’assicurazione sulla vita); avevano ordinato vitamine dalla California e materassi dalla Svezia; avevano comprato vestitini bio il cui prezzo, diviso per il numero di volte in cui erano stati indossati, in pratica rendeva necessario fare un altro figlio per ammortizzarli. Avevano fatto un altro figlio. Avevano valutato se un tappeto avrebbe conservato il suo valore, imparato qual era il meglio di tutto (aspirapolvere Miele, frullatore Vitamix, coltelli Misono, vernice Farrow and Ball), consumato quantità freudiane di sushi e lavorato di più per potersi permettere i migliori baby-sitter a cui affidare i loro figli mentre lavoravano. Avevano fatto un altro figlio.
Le loro vite interiori erano schiacciate da tutto quel vivere: non solo per il tempo e l’energia richiesti da una famiglia di cinque persone, ma per i muscoli che erano costretti a potenziarsi e quelli costretti ad atrofizzarsi. L’incrollabile padronanza di sé che Julia dimostrava con i figli era cresciuta fino a sembrare onnipazienza, mentre la sua capacità di esprimere pulsioni con suo marito si era ridotta agli sms con la poesia del giorno. L’abilità con cui Jacob toglieva il reggiseno a Julia senza mani era stata rimpiazzata dalla straordinaria e deprimente abilità nel montare il box dei bambini mentre lo portava su per le scale. Julia sapeva tagliare le unghie di un neonato con i denti e allattare mentre preparava le lasagne e togliere schegge senza pinzette né dolore e farsi implorare dai bambini perché li pettinasse con il pettine contro i pidocchi e imporre il sonno con un massaggio del terzo occhio, ma aveva dimenticato come toccare suo marito. Jacob insegnava ai bambini la differenza tra altro e altrui, ma non sapeva più come parlare a sua moglie.
Alimentarono le loro vite interiori in privato. Julia progettava case per se stessa; Jacob lavorava alla sua bibbia e si era comprato un secondo telefono, e tra loro si era innescato un ciclo distruttivo: con l’incapacità di Julia di esprimere pulsioni, Jacob era diventato sempre meno sicuro di essere desiderato e sempre più timoroso di rischiare il ridicolo, e così la distanza tra la mano di Julia e il corpo di Jacob era ulteriormente aumentata, senza che Jacob avesse parole per definirla. Il desiderio era diventato una minaccia – un nemico – nella loro vita domestica.

(Riproduzione riservata)

@ 2016 Jonathan Safran Foer

@ 2016 Ugo Guanda Editore

 

 

* * *

Il libro
«Eccomi.» Così risponde Abramo quando Dio lo chiama per ordinargli di sacrificare Isacco. Ma com’è possibile per Abramo proteggere suo figlio e al tempo stesso adempiere alla richiesta di Dio? Come possiamo, nel mondo attuale, assolvere ai nostri doveri a volte contrastanti di padri, di mariti, di figli, di mogli, di madri, e restare anche fedeli a noi stessi?
Ambientato a Washington nel corso di quattro, convulse settimane, Eccomi è la storia di una famiglia sull’orlo della crisi. Mentre Jacob, Julia e i loro tre figli devono fare i conti con la distanza tra la vita che desiderano e quella che si trovano a vivere, arrivano da Israele i cugini in visita, in teoria per partecipare al Bar Mitzvah del tredicenne Sam. I tradimenti coniugali veri o presunti, le frustrazioni professionali, le ribellioni e le domande esistenziali dei figli, i pensieri suicidi del nonno, la malattia del cane, anche i previsti festeggiamenti: tutto rimane in sospeso quando un forte terremoto colpisce il Medio Oriente, innescando una serie di reazioni a catena che mettono a repentaglio l’esistenza stessa dello stato di Israele. Di fronte a questo scenario imprevisto, ognuno sarà costretto a confrontarsi con scelte a cui non era preparato, e a interrogarsi sul significato della parola casa.
L’attesissimo ritorno di Jonathan Safran Foer alla narrativa dopo oltre dieci anni travolge con l’energia e l’impatto emotivo del suo libro d’esordio, confermando il talento di uno scrittore unico. Ironico e irriverente, commovente e profondo: un romanzo-mondo che affronta in una prospettiva universale i temi cari all’autore – i legami famigliari, le tragedie della Storia, l’identità ebraica – e insieme apre squarci di grande intimità.

* * *

Jonathan Safran Foer è nato a Washington nel 1977 e vive a New York. Attualmente insegna Scrittura creativa alla New York University. Ha esordito a venticinque anni con Ogni cosa è illuminata (2002), best seller internazionale e vincitore del National Jewish Book Award e del Guardian First Book Award; ugualmente fortunato il secondo romanzo, Molto forte, incredibilmente vicino (2005); infine, ha scritto il saggio-reportage Se niente importa. Perché mangiamo gli animali? (2010). Da entrambi i romanzi sono stati tratti film di successo. I libri di Jonathan Safran Foer sono pubblicati in Italia da Guanda.

* * *

© Letteratitudine

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

Seguici su Facebook e su Twitter

Advertisements
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: