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PICCOLE E POVERE, LE BIBLIOTECHE SCOLASTICHE

ottobre 27, 2016

PICCOLE E POVERE: QUESTO IL QUADRO DESOLANTE DELLA PRIMA FOTOGRAFIA AIE E AIB DELLE BIBLIOTECHE SCOLASTICHE PER #IOLEGGOPERCHÉ

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Hanno meno libri di cinque anni fa, spazi che rasentano lo zero e meno di 4 libri in media a studente

Piccole e povere. Potrebbe riassumersi così il quadro che emerge dall’indagine (scaricabile qui) a cura dell’Associazione Italiana Editori (AIE) e dell’Associazione Italiana Biblioteche (AIB) per #ioleggoperché e realizzata dall’Ufficio studi AIE sulla situazione delle biblioteche scolastiche italiane, così come evidenziato dalle risposte di 1.222 scuole aderenti al progetto che hanno accettato di partecipare all’indagine per fotografare la situazione.
Il 97,4% delle scuole italiane ha oggi una biblioteca scolastica, certo, ma con una dotazione di libri notevolmente inferiore rispetto a solo 5 anni fa: in media 2.501 volumi per scuola, nel 2.011 erano 3017. Pochi? Pochissimi se consideriamo che in media questo significa 3,9 libri per studente, mentre nel 2011 erano 4,7.
La situazione è peggiorata, non solo come offerta ma anche in termini di spazi: esiste quasi un 10% di scuole tra le intervistate che rispondono di avere sì una biblioteca ma con posti a sedere zero.
Emerge una situazione non certo rosea:
la spesa complessiva per il funzionamento della biblioteca nel 2016 è di 441 euro, in pratica si è più che dimezzata rispetto ai 1.189 euro investiti nel 2011. Questo si traduce in una spesa media complessiva di 1,18 euro per studente nel 2016 (era di 1,56 euro nel 2011).
Non va meglio neppure se si osserva la spesa media per l’acquisto di libri per studente. La biblioteca di ogni istituto ha investito 0,37 euro nel 2016, in calo rispetto al 2011 quando era di 0,57 euro.
Calano anche i libri entrati nel patrimonio delle biblioteche: nel 2016 sono 113 in media, erano 130 nel 2011.
A rimanere costanti sono le ore giornaliere di apertura della biblioteca: nel 2016 sono 3 ore e 34 minuti in media mentre nel 2011 erano 3 ore e 44 minuti.
Una conferma arriva dalle persone addette alle biblioteche che nel 2016 come nel 2011 sono 1,5. Ma quali sono le tipologie professionali che fanno funzionare le biblioteche scolastiche? La maggioranza è rappresentata dagli insegnanti (57,9% nel 2016, erano il 63,5% nel 2011) seguiti dai volontari (nel 2016 sono il 37,1%, erano il 34% nel 2011) mentre solo il 5% è rappresentato da bibliotecari (nel 2011 erano il 2,5%).
Nessun dubbio almeno sullo scopo della biblioteca che è la promozione della lettura tra gli studenti (per il 94,7%), il prestito e la consultazione individuale (per il 70,2%) e il supporto alla programmazione didattica (per il 22,8%).
Del tutto mancante invece l’inserimento delle biblioteche nel sistema bibliotecario territoriale. Ne fanno parte solo l’11,3%, mentre nel 2011 erano il 10,4%.

L’iniziativa di #ioleggoperché per le biblioteche scolastiche è dunque necessaria e secondo le scuole che hanno partecipato al sondaggio “per avere effetti concreti dovrà replicarsi per più anni”: “Il quadro che ne emerge è davvero desolante – ha sottolineato Federico Motta, Presidente dell’AIE -. Contiamo davvero che #ioleggoperché possa essere una prima risposta. Per questo, lo ribadiamo, la partecipazione di tutti i cittadini che vorranno donare un libro fino al 30 ottobre alle biblioteche scolastiche può fare la differenza. In gioco non c’è una posta piccola, di qualche decina di migliaia di libri, ma il nervo scoperto del nostro Paese, la nostra crescita”.

“Gli esiti dell’indagine non ci sorprendono particolarmente; purtroppo la fotografia che se ne ricava è sconfortante, anche se conosciamo bene diversi casi che si collocano in controtendenza – ha commentato Enrica Manenti, Presidente dell’AIB -. I punti di massima debolezza sono la mancanza di obiettivi chiari e la conseguente scarsità di risorse finanziarie e umane. Sottolineiamo come le biblioteche scolastiche spesso non colgano l’occasione della presenza nei territori delle biblioteche civiche e dei sistemi bibliotecari , spesso lavorando da sole, il che è sempre sbagliato. Altra criticità è che la mancanza di personale professionale o ‘professionalizzabile’, sommando debolezza a debolezza, impedisce il governo e lo sviluppo di queste strutture, che invece sono fondamentali in un Paese civile”.

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