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IL MANDARINO MERAVIGLIOSO di Aslı Erdoğan (un estratto)

novembre 15, 2016

Pubblichiamo un estratto del romanzo IL MANDARINO MERAVIGLIOSO di Aslı Erdoğan (Keller editore) – Traduzione dal turco di Giulia Ansaldo

In occasione della Giornata mondiale dello scrittore in prigione celebrata ogni 15 novembre dalla ong PEN (al fine di sensibilizzare la pubblica opinione in favore di quegli scrittori che per le loro idee sono costretti ad affrontare una ingiusta detenzione).

Arrestata tre mesi fa in Turchia, Aslı Erdoğan, scrittrice, giornalista e attivista per i diritti umani, è accusata di legami con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), considerato da Ankara “organizzazione terroristica”

La Casa del Libro Rosario Mascali di Siracusa, organizza un LIBRO VIVENTE il 14 dicembre 2016 alle h. 18. Il libro vivente sarà per l’appunto “Il mandarino meraviglioso” narrato dallo scrittore turco Gunduz Vassaf.

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Titolo: “Il mandarino meraviglioso” di Aslı Erdoğan (Keller editore)
Traduzione dal turco di Giulia Ansaldo

Estratto (pp. 13-14)

Da bambina – in realtà è comico sentirlo, ma anch’io un
tempo sono stata una bambina – mi domandavo se il mondo
apparisse diverso agli occhi castani. I miei occhi sono
blu-grigi, piuttosto grigi che blu. Gli eroi dei best seller
d’amore e di spionaggio, dallo sguardo duro e penetrante,
“che sanno dominarsi”, hanno gli occhi grigi in ogni caso.
Statisticamente parlando, anche nei romanzi polizieschi si
può forse considerare che gli assassini abbiano in maggioranza
gli occhi grigi; il grigio è presentato come il colore
del sospetto, del mistero, di un cervello dal pensiero incessantemente
mortale. Ormai sono cresciuta abbastanza,
almeno da sapere che se vedo il mondo diversamente dagli
altri, il motivo non sta nel colore degli occhi. Crescendo si
sono trasformati da blu a grigio. Bambina dagli occhi blu,
ora una donna dagli occhi di fumo; come quelli degli eroi
dei romanzi gialli, soprattutto occhi pieni di dubbio.
C’è un altro punto a proposito della mia infanzia che
è necessario sottolineare apertamente; ovvero, che già a
quell’età mi portavo dietro un barlume di follia. Non sono
di quelli che non sopportando le disillusioni del nostro
vecchio mondo fertile e complesso si rifugiano nella consolazione
durevole dei tormenti della follia, insomma di
quelli che diventano folli dopo. La mia follia non potendo
essere inserita in categorie di tipo oggettivo o scientifico,
non è classificabile. I pazzi aristocratici, prima di vendere
la propria follia, fanno ricerche di mercato e di immagine,
impazziscono a forza, considerando la follia una condizione
essenziale per la creazione… Per quanto mi riguarda, sono
tra coloro che non hanno avuto il coraggio di attraversare
un campo minato, pur girandoci intorno ogni tanto.
La follia non è una storia che racconterò. Non è neanche una storia.
Ormai non sono più una bambina, ma non ho ancora
imparato come gli occhi degli altri guardino il mondo. Se
non che l’occhio destro, l’occhio sano, rispetto ad altri occhi
che non hanno perduto il loro pari, è molto più sapiente,
espressivo quantomeno, come un vecchio fucile esperto.
Si potrebbe persino dire che sia troppo sapiente, si appropria
della realtà dell’altro occhio – che è, con un calcolo
superficiale, la metà del reale.
“Edipo re aveva un occhio di troppo”. Così pare abbia
detto Hölderlin quando era ricoverato in un ospedale psichiatrico.
Negli ultimi mesi la domanda che mi assilla la
mente è questa: Edipo aveva un occhio di troppo, prima
o dopo che gli venisse trafitto? Non posso commentare
questa misteriosa, eccezionale frase di Hölderlin, certo,
ma posso riconoscere che il mio occhio perduto, l’occhio
sinistro, ha risolto l’indovinello senza l’aiuto dei miti, della
memoria o dell’intelligenza, ha scoperto il segreto da solo.
“L’amore ha un occhio di troppo” dice il Mahâbhârata.
“L’amore ha un occhio di troppo”.

(Riproduzione riservata)

© Keller editore

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Il libro
Una giovane donna turca cammina nell’oscurità della notte, lungo le vie solitarie e misteriose della Città Vecchia di Ginevra.
Dopo la partenza del suo amato passa le serate nei caffè. In questi luoghi troppo luminosi, fumosi, qualche volta accoglienti, scrive e riflette sulla gioventù sprecata, ripercorre la propria vita fino al luogo delle origini, sulle rive del Bosforo, lì dove la paura è cominciata.
Perché nella sua terra natia essere libera significava infrangere i divieti e le restrizioni, e l’unico modo per farcela era andar via…
Una storia di emigrazione, di identità perse e ritrovate, di spaesamento. Una novella iniziale e una manciata di brevi racconti per farci conoscere la voce originale di una scrittrice che si pone a cavallo di continenti e culture tra loro molto diversi.
Unanimemente definita come una delle autrici più interessanti di questi ultimi anni, è stata inserita dal magazine francese «Lire» nella classifica dei 50 Writers of Future.

Aslı Erdoğan è nata a Istanbul. Laureata al Robert College nel 1983 e presso il Dipartimento di Ingegneria Informatica di Boğaziçi University nel 1988, ha lavorato in varie parti del mondo prima di tornare in Turchia e diventare scrittrice a tempo pieno. Il suo primo romanzo, “Kabuk Adam”, è stato pubblicato nel 1994; in seguito esce “Il mandarino meraviglioso”, una serie di racconti legati uno all’altro. Nel 1998 vede la luce il romanzo “Kirmizi Pelerinli Kent” che viene tradotto in varie lingue guadagnandosi il riconoscimento della critica e dei lettori.

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© Letteratitudine

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