Home > Articoli e varie > IL SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2017: il discorso integrale di NICOLA LAGIOIA

IL SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2017: il discorso integrale di NICOLA LAGIOIA

novembre 25, 2016

Pubblichiamo il discorso integrale di NICOLA LAGIOIA (Direttore Editoriale Salone Internazionale del Libro) nell’ambito della presentazione ufficiale della XXX edizione del SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TORINO

Risultati immagini per Nicola Lagioia

di Nicola Lagioia

Direttore Editoriale Salone Internazionale del Libro

«Un’idea luminosa, con un pizzico di follia». Sono le parole che il grande poeta, premio Nobel, Iosif Brodskij pronunciò alla cerimonia inaugurale del primo Salone del Libro di Torino al Teatro Regio il 18 maggio del 1988. Il 18 maggio del 2017, quando la nuova edizione aprirà le porte, saranno trent’anni da allora.

Brodskij era nato a Leningrado ed era stato praticamente costretto ad abbandonare l’Unione Sovietica all’inizio degli anni Settanta. Mentre qui a Torino pronunciava quelle parole, il Muro di Berlino era ancora in piedi, ma lo sarebbe stato solo per poco.

Nel 1988 vengono pubblicate le Lezioni americane di Italo Calvino e I versetti satanici di Salman Rushdie. Gesualdo Bufalino vince il Premio Strega. Patty Smith cavalca l’onda lunga della new wave e i Public Enemy hanno già capito che, a più di 30 anni dall’impresa di Rosa Parks, razzismo e xenofobia sono cattive piante che il mondo non è ancora riuscito a estirpare da se stesso.

Nel 1988 c’era la prima edizione del Salone del Libro di Torino. Un anno dopo sarebbe praticamente finito il Novecento. Saremmo entrati nel cosiddetto sciopero degli eventi, quel lungo periodo (gli anni Novanta) durante il quale ci si illuse che, crollato il mondo diviso in due blocchi, la Storia fosse finita, e una lunga fase di pace, prosperità e fratellanza avrebbe attraversato il mondo.

Eppure, a Torino, al Salone del Libro, nel 1992 e 1996 arrivò per esempio lo scrittore Predrag Matvejevic, nato a Mostar, una città che testimoniava come anche negli anni Novanta, nel cuore dell’Europa, il lato più brutale della Storia continuava a fare la sua parte.

Il XXI secolo non è iniziato come ci aspettavamo avrebbe fatto. Viviamo una nuova età dell’ansia, che al proprio interno, da qualche parte, nasconde forse una nuova età della speranza.

Di questo per esempio, l’anno scorso, qui a Torino, al Salone del Libro, vennero a parlare due donne e pensatrici eccezionali, come il Premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi e la scrittrice Premio Pulitzer Marilynne Robinson.

Non solo sembra passato molto tempo da quel lontano 1988, ma molte cose sono cambiate nel mondo persino rispetto all’anno scorso. Non c’è bisogno di un meterologo per sapere da che parte tira il vento», cantava Dylan in un pezzo di Bringing it All Back Home. «Ah, se l’amore per la disciplina facesse nascere il passo del soldato che non vince ma si ritira senza colpo ferire», potremmo idealmente rispondergli citando i versi di una delle più belle poesie di Amelia Rosselli.

Il Salone del Libro di Torino, dal 18 al 22 maggio 2017 proverà a farci capire – attraverso il mondo del libro – in che mondo, anzi in che mondi viviamo.

Sarà il Salone dei lettori e degli editori, italiani e stranieri.

Al Salone è passata, si è fatta e continua a farsi la storia dell’editoria italiana. A pochi giorni dal comunicato stampa che annuncia l’apertura delle iscrizioni per gli espositori, stanno arrivando le richieste delle case editrici che vorranno essere protagoniste di questa XXX edizione.

Ringrazio gli oltre cento editori che hanno creduto in noi dalla prima ora, e che hanno creato l’Associazione Amici del Salone Internazionale del Libro. Ma ringrazio ovviamente anche gli altri editori – piccoli e grandi – che nelle ultime settimane si stanno avvicinando al progetto di quest’anno. Qualcuno ci ha addirittura chiesto di raddoppiare lo spazio rispetto all’anno scorso. Sono molti gli editori che amano il Salone, e la gente ama vedere gli editori al Salone. Noi non tradiremo questo affetto. E non tradiremo l’affetto dei lettori.

Ma sarà anche il Salone delle scrittrici e degli scrittori, che raccontano il selvaggio dolore di essere uomini attraverso il romanzo e le poesie del XXI secolo.

Sarà il Salone degli insegnanti e dei ragazzi. Il Salone delle librerie e delle biblioteche, presidi avanzati di difesa della lettura. Sarà il Salone della scienza e del digitale. Il Salone dove si discuterà anche di politica in un mondo in cui democrazia fa troppo spesso rima con «democratura»: il Salone in cui si parlerà di economia e di diritti la cui conferma è sempre precaria, e troppo spesso fittizia.

Daremo ampio spazio alla fotografia, al giornalismo culturale su carta e sul web: indagheremo il rappporto fra libri e cinema e libri e web. E poi il graphic novel: un genere cui io stesso devo un felice shock culturale quando dagli X-men sono passato a Pentothal di Andrea Pazienza. Sarà il salone del cibo, inteso non solo come abbuffate ma anche come cultura e come battaglie politiche da combattere. Il Salone delle religioni e della spiritualità. Parleremo di radio, di serie tv, di tutto quello che ha a che fare con il linguaggio. E parleremo naturalmente di Italia, poiché siamo al centro di un grande racconto ma non sempre riusciamo a costruirlo bene, e di Europa, quando l’Europa da culla rischia di diventare tomba della civiltà. Anche l’International Book Forum verrà potenziato rafforzando le relazioni fra editori italiani ed editori esteri.

Perché il Salone possa aprirsi al mondo, è fondamentale il rapporto che cercheremo di avere con questa magnifica città e che la città, spero, vorrà avere con noi. A Torino ci sono grandi realtà culturali. Penso al Museo Egizio, al Tff e al Museo del Cinema, alla rete delle biblioteche civiche, alla Scuola Holden che ha già aperto il dialogo con noi, a Club to Club, Narrazioni Jazz, Torino Comics, la Biennale Democrazia, Artissima, Torino Spiritualità, il Circolo dei lettori con cui collaboreremo…

Prima e meglio di tante altre città, questa ha saputo puntare sulla cultura e sulla cosiddetta economia immateriale, cioè le vere risorse del mondo in cui stiamo vivendo. Non si può non essere orgogliosi di questo patrimonio, e non si può non difenderlo e valorizzarlo. Non è un patrimonio solo cittadino. È un patrimonio cittadino che appartiene al Paese. Insomma, il Salone dialogherà con la città, e la città dialogherà con il Salone. E quando la sera, alle 20, chiuderà, si trasferirà dal Lingotto alla città per animare il cosiddetto Salone Off.

Se dovessimo trovare una parola che individui il metodo con cui stiamo lavorando al XXX Salone potrebbe essere Partecipazione. Una parola che separa chi sta dentro da chi sta fuori, i sommersi e i salvati: il senso di esclusione sociale genera un senso di risentimento e rabbia che è oggi la vera polveriera sociale. Nella vita pubblica, Partecipazione è sinonimo di democrazia. Ma anche nella nostra vita interiore, associata a un libro, la parola Partecipazione è importante, perché leggere ci fa partecipare ad altre vite che non sono la nostra. Ci fa entrare nei panni delle vittime, ma anche dei carnefici: non solo dei nostri simili ma anche di quelli con cui empatizzare è più difficile. Nei Miserabili siamo portati a empatizzare con Cosette, simbolo dei buoni oppressi. Ma in Delitto e Castigo empatizziamo con l’assassino Raskolnikov: questo è il potere vertiginoso dei libri.

Ho trascorso queste ultime settimane a fare la squadra, in giro forsennatamente per l’Italia e fuori dall’Italia, a incontrare una serie di persone che lavorano nel mondo della cultura e dell’editoria, persone che stimo e di cui apprezzo moltissimo il lavoro. La loro risposta è stato un sì convinto e pieno di passione. In questa squadra ci sono donne e uomini, e ci sono persone provenienti da ogni angolo d’Italia e anche dall’estero, perché il Salone si fa a Torino ma è un Salone nazionale, come testimonia la partecipazione attiva del Ministero della Cultura e quello dell’Istruzione, con cui collaboreremo.

Queste persone amano il Salone di Torino, per come l’hanno frequentato negli anni e per come vorrebbero che fosse in futuro. Credono in questo modello culturale, in una certa idea di cultura.

Così, raccogliendo idealmente l’eredità di Ernesto Ferrero, Guido Accornero e Angelo Pezzana lavorerano al Salone del trentennale Giuseppe Culicchia, Loredana Ljpperini, Fabio Geda, Andrea Bajani, Valeria Parrella, Mattia Carratello, Rebecca Servadio, Alessandro Grazioli, Ilide Carmignani, Eros Miari, Giulia Blasi, Giorgio Gianotto, Alessandro Leogrande, Vincenzo Trione.

Questo gruppo, insieme a quello presente in Fondazione, per ciò che mi riguarda, è una gran bella squadra, la migliore in cui potessi sperare.

* * *

© Letteratitudine

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

Seguici su Facebook e su Twitter

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: