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CANDORE di Mario Desiati (intervista all’autore)

dicembre 16, 2016

CANDORE di Mario Desiati (Einaudi) – Intervista all’autore

di Massimo Maugeri

C’era molta attesa per il nuovo romanzo di Mario Desiati, che seguo da molti anni. Ricordo con nostalgia questo dibattito sul suo romanzo “Il paese delle spose infelici”, edito da Mondadori nel 2008 (con la partecipazione dello stesso Desiati, ma anche con la “partecipazione” speciale di Maurizio de Giovanni). E ricordo anche l’ottimo “Ternitti“, (Mondadori, 2011) romanzo finalista al Premio Strega: ho avuto piacere di discuterne con l’autore nell’ambito del mio programma radiofonico “Letteratitudine in Fm” (è possibile riascoltare la puntata radiofonica cliccando qui).

Il nuovo romanzo è uscito da qualche settimana per i tipi di Einaudi e si intitola “Candore“. Il tema è quello della pornografia. Lo sguardo è quello di un diciottenne: Martino Bux.

Roberto Saviano ne ha parlato in questi termini: «Candore è il romanzo dei romanzi e racconta come mai è stato fatto finora la mia generazione, la generazione di quegli italiani del Sud al tramonto d’ogni altra speranza se non quella di galleggiare, sognando amori romanticamente immorali capaci di assorbire e cancellare lo squallore».

Ne discuto con l’autore…

mario-desiati– Caro Mario, partiamo dall’inizio con la mia solita domanda introduttiva. Come nasce “Candore”? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte di ispirazione?
Un’idea di sfida. Volevo raccontare in modo onesto e libero da moralismo una storia di ossessioni e tagliarla con la pornografia, una delle più complicate sfaccettature del postmoderno. Un luogo pericolosissimo che ha un sacco di rischi, in primis la morbosità. Una delle prime persone a cui confidai che ero affascinato da questo mondo che volevo raccontare era Antonio Franchini, all’epoca anche il mio capo in Mondadori. Lui aveva scritto un capitolo nelle Cronache della Fine che parlava di Riccardo Schicchi ed Eva Henger. Era un romanzo su editoria, ambizioni perdute e ossessioni. Trovai che era riuscito in quel capitolo a mettere tante cose che pensavo e non riuscivo ancora a ordinare sul porno. Mi colpì la sua chiarezza, il fatto che aveva ammesso di guardare porno e che da lì nasceva una riflessione sul mondo che vivevamo.

– Se non sbaglio questo tuo romanzo ha avuto una gestione piuttosto lunga. Cosa puoi dirci da questo punto di vista? Hai svolto un’attività di ricerca, di “indagine”, propedeutica alla scrittura? O cos’altro?
È un mondo che conosco molto bene per mille ragioni, personali anche, è ovvio che c’è sempre un’indagine e una ricerca in ogni romanzo, non esistono romanzi che nascono senza un minimo di studio, anche un semplice sguardo deve essere elaborato in un raffinamento dello stile. Proprio perché si parla di sesso, lati oscuri, confini del senso del pudore, personali e comuni.

– Il titolo del romanzo, a prima vista, potrebbe sembrare paradossale. In che modo la parola “Candore” si può accostare a una problematica come quella della pornografia? A quale tipo di candore si riferisce il romanzo?
È lo sguardo, credo che uno sguardo senza doppi fini, candido, nella sua essenza era uno dei modi con cui potevo raccontare questa storia e per me la pornografia più che una problematica è stata un’opportunità.

– A proposito di possibili (apparenti) paradossi… può sembrare paradossale il fatto che in questo tuo romanzo non ci siano descrizioni di scene di sesso. Come mai questa scelta?
Non mi interessava fare un romanzo erotico, credo di non esserne capace, avevo intenzione di raccontare altro, molti lettori sono rimasti delusi perché si aspettavano scopate in gran quantità e invece. Si legge con due mani invece che una.

– Aiutaci a conoscere meglio il protagonista del romanzo. Che genere di persona è Martino Bux?
Un genere disperato, romantico. Chi legge il romanzo conoscerà il rapporto di Martino con un mondo che lui guarda come i bambini quando guardano gli adulti giocare a calcio. Sanno di non poterne fare parte e possono solo sognare di farne parte.

– Martino ha ancora il “il coraggio di scandalizzarsi”. In cosa consiste, oggi, un coraggio di questo genere?
Non so se è coraggio, ma sicuramente nel suo scandalizzarsi c’è anche la ragione principale del suo candore.

– Un altro personaggio importante di questa storia è Fabiana. Parlaci un po’ di lei…
Fabiana non poteva durare con Martino, non avendo mai indossato un reggicalze, era una liason senza futuro.

– A tuo avviso, in che modo la pornografia può influire sullo sviluppo personale e sociale nei giovani di oggi? E cosa è cambiato, da questo punto di vista, rispetto al passato?
La pornografia non è per tutti. Bisogna saperla guardare, e io ho un’idea molto snob e radicale su questo. Il porno è libertà, ma solo per persone libere, per le persone che non sono libere (parlo ovviamente di vedute mentali) il porno è una maledizione.

– Un’altra relazione interessante, potrebbe essere quella tra la pornografia e la distorsione della realtà. Cosa puoi dirci da questo punto di vista?
Credo che ogni raffigurazione mediatica o artistica di un aspetto reale ponga questi quesiti. Nel caso del porno c’è anche un elemento in più, ossia che si sta vedendo qualcosa che devia da un percorso prestabilito, nel primo porno che vedi ci sarà sempre una forma di stupore, sia ammirazione, o repulsione o disgusto o altro. Certo è che il porno di questi anni assomiglia al wrestling, è davvero irripetibile, e non è un caso che molti film cominciano con un disclaimer “Non fate questo a casa vostra”. Non abbiamo mai visto un film “normale” cominciare con un disclaimer, questo perché la pornografia è forse l’unico ambito del postmoderno dove lo spettatore sospende la sua incredulità anche quando il film è finito.

– Il ruolo di Internet è importante rispetto alle problematiche narrate nel libro?
Carmelo Bene disse che il porno ha una componente solipsistica che l’erotismo non ha. Lo disse nel 1995 quando ancora internet era usato da una percentuale molto bassa della popolazione mondiale. Oggi direi che internet ha aumentato notevolmente questa componente e direi che Carmelo Bene ci aveva visto giusto.

– Torniamo in maniera più diretta al romanzo. Un ruolo importante, in un certo senso, è svolto dalla capitale. Che tipo di città racconti? Qual è la Roma che fa da sfondo a “Candore”?
La Roma che conosco da sempre, con le sue mille contraddizioni, la periferia, il suo magma che la rende sporca, violenta, culla di illusioni perdute, piena di trappole, ma anche una città che accoglie tutti, che illude tutti e io ho bisogno di illudermi ancora.

– Facciamo un gioco. Hai la possibilità di entrare nella storia e di incontrare Martino Bux in carne e ossa. In quale punto del romanzo vorresti incontrarlo? E cosa gli diresti?
Ai tempi del suo primo locale dove lavora, il Bluebelle per potermi far raccontare una serie di cose che solo lui ha visto dietro le quinte di quel teatrino e poi per dargli un consiglio su Luisa Montieri, una cosa che ho imparato dopo che ho finito di scrivere il libro e Martino ancora non poteva sapere.

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Il libro
Martino Bux è l’ultimo dei romantici: il suo sogno erotico è una diva del porno bianca splendente in abito da sposa, il suo immaginario è popolato di reggicalze e corsetti, e già durante i titoli di testa di un film hard è in preda a stordimento e batticuore. Privo di moralismo e morbosità, Candore è un viaggio ironico e avventuroso nel mondo della pornografia. Il romanzo sul desiderio e sulla trasgressione che non era ancora stato scritto. Ma soprattutto il romanzo di chi almeno per un giorno ha desiderato essere estremo, perverso, senza avere la forza di andare fino in fondo.

Martino Bux è un diciottenne in libera uscita durante la visita di leva quando scopre che i sogni possono diventare realtà. Le donne irraggiungibili sono lí davanti ai suoi occhi in un cinema a luci rosse, può guardarle senza essere visto, può goderne senza dover rendere conto a nessuno. Ma ben presto per Martino la pornografia diviene un’ossessione. Invece di frequentare l’università, si perde bighellonando nei locali più equivoci della capitale. E soprattutto perde Fabiana, esasperata dalla sua inconcludenza, dalla sua pervicace inadeguatezza alla vita adulta. Fabiana studia per diventare medico, mentre per Martino quel suo camice bianco è soprattutto un dettaglio che accende le fantasie erotiche. Le donne in carne e ossa, quelle che si potrebbero abbracciare, perdono via via consistenza e verità. Si innamora solo di ragazze che somigliano ad attrici hard, lavora solo in posti in cui regnano libertinaggio e sensualità esplicita, si affida a chiunque possa concedergli un attimo di felicità del corpo. Attraversa cosí un trentennio di storia del porno, passando per i giornaletti, i film di Rocco Siffredi, i locali di striptease, e poi internet e i privé, fino ad arrivare a oggi. Sullo sfondo, la città di Roma e l’Italia, fatta di cialtroneria, finta opulenza, in continua oscillazione tra bigottismo e trasgressione, moralismo e voyeurismo. Un po’ soldato Svejk, un po’ il protagonista di Shame, un po’ Fantozzi, in questa danza del vizio, Martino si ritrova a guardare e non toccare, è un bambino che guarda gli altri giocare a pallone senza riuscire a buttarsi nella mischia. Mario Desiati ha scritto un romanzo pudico e divertente, a tratti commovente, sulla fascinazione del proibito, sull’industria del desiderio e sulle debolezze di tutti gli uomini.

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Mario Desiati è originario di Martina Franca, ha pubblicato sei romanzi. Da Il paese delle spose infelici è tratto l’omonimo film di Pippo Mezzapesa, e con Ternitti (Mondadori 2011) è stato finalista al Premio Strega. Le sue opere sono tradotte in sei lingue. Per Einaudi ha pubblicato Candore (Supercoralli, 2016).

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