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ANDATA E RITORNO di Elena Ciurli

dicembre 22, 2016

Pubblichiamo alcuni estratti di ANDATA E RITORNO, romanzo d’esordio della giovane piombinese Elena Ciurli pubblicato dalla casa editrice Il Foglio letterario di Gordiano Lupi (sempre attento a scovare giovani talenti letterari)

INCIPIT

Caffè all’italiana

Quanti fornelli ho condiviso negli ultimi anni? Angoli incrostati dalle più svariate pietanze, schizzati da mani sconosciute che parlavano lingue sempre diverse. Odori, gesti e volti che si sono mescolati con i miei per una piccola parentesi; occhi che sono rimasti impressi, o bocche sbiadite come una maglietta lavata troppe volte. Con qualcuno di loro mi sono tenuto in contatto, altri non li sento più, forse perché non li ho ascoltati mai.

(…)

CAPITOLO 2

Panzanella

Apro gli occhi e mi ritrovo appoggiato al finestrino del treno, con la guancia infuocata; mentre dormivo devo averci sbattuto diverse volte la testa, perché è tutta indolenzita. Mi è sempre piaciuto assistere alle apnee di sonno degli altri sui mezzi pubblici, vederli indifesi con la boccia senza controllo ondeggiare da una parte all’altra fino allo strike sul vetro, o sulla spalla dello sconosciuto seduto accanto. E poi gustarmi la loro espressione sorpresa, come se si fossero svegliati per la prima volta, accorgendosi un secondo dopo che invece non è stata un’esperienza mistica o di rinascita, e che hanno fatto solo una bella figura di merda, con una firma di saliva secca sul viso a far da ciliegina sulla torta.
Stavolta è toccato a me essere guardato e la donna che ho seduta davanti, mi analizza con disgusto, nemmeno fossi uno sgombro andato a male. Lei e i suoi occhi indagatori, che mi giudicano sicuri dietro a spesse lenti da vista. Mi spia dietro a un giornale di gossip e fa finta di leggere, ma lo fa male.
In effetti ho la maglietta baciata dal sugo di pomodoro, i pantaloni decorati da gemme di olio grosse come zucchine, e mi sa che puzzo pure di fritto, ma che ci posso fare se prima di partire i miei colleghi inglesi mi hanno voluto salutare con una cena tipica? Di quale origine non lo so, ma di vino e altri intrugli etilici ne scorrevano parecchi e alla fine ricordo di aver visto polpette volanti ed esplosioni di ketchup sulle pareti. Che alla fine forse non abbiamo nemmeno mangiato, una cena tipica senza cena.
Poi guardo fuori: il mare, il Romito, i miei scogli, casa. Bentornato a Livorno Marco, benvenuta tristezza.

 

(…)

È sempre stata corteggiata dagli uomini e temuta dalle donne, che si attaccavano ai pantaloni dei mariti quando la domenica mattina la vedevano passare di fronte alla chiesa con la sua bicicletta rossa e le lunghe gambe dorate. Io me ne rimanevo rannicchiato nel seggiolino, e all’inizio non capivo perché la fissavano tutti. Pensavo volessero rubarci la bici, perché mamma appena li vedeva cominciava a pedalare più veloce, in una fuga senza inseguitori.
Ricordo che quando ero piccolo e mi lasciava con nonna per andare a lavorare al negozio di scarpe in città, io mi prendevo il suo cappotto e ci sprofondavo dentro, perso nel suo odore.
Mi ha salutato con un biglietto decorato da cuori glitter, che ho tempestivamente fatto bruciare e disperso in mare.

* * *

Il libro
Dopo alcuni mesi trascorsi a Londra a lavorare, all’inizio dell’estate, Marco torna a casa, Livorno, dove è nato e cresciuto; il luogo che racchiude tutti i suoi affetti più cari. Una casa troppo piccola per lui, che scappa all’estero appena può, con l’illusione di un’esistenza migliore. Questo ritorno, però, lo travolgerà in pieno: rischierà di perdere il suo migliore amico e navigherà in un mare melmoso e scuro. Lotterà con forza per riemergere, riscoprendo se stesso come una persona diversa.

* * *

LA MUSICA DI ANDATA E RITORNO (segnalata dall’autrice)

La connessione fra musica e linguaggio letterario è un territorio che vale la pena esplorare.
Attraverso la musica, il protagonista racconta i suoi ricordi, comunica le sue emozioni e paure; si mette a nudo trovando conforto nelle note che lo hanno svezzato.
Si tratta del mondo abitato dagli artisti e dalle canzoni che Marco canta o ascolta durante tutto il romanzo. I pezzi che hanno scandito la sua adolescenza e hanno marcato il passaggio all’età adulta.
La musica lo accompagna fino alla fine, segnando il suo profondo cambiamento.
Il libro ha una vera e propria colonna sonora da ascoltare.

Ecco la playlist, in ordine cronologico:
1. Should I stay or should I go, The Clash
2. Foxy Lady, Jimi Hendrix
3. Sheena is a punk rocker, The Ramones
4. Chop Suey!, System Of A Down
5. Linoleum, NOFX
6. Bro hymn, Pennywise
7. Time bomb, Rancid
8. Tragic vision, Lagwagon
9. Rock the Cashbah, The Clash
10. Pet Sematary, The Ramones
11. Pop Songs, Suicidal Tendencies
12. American Jesus, Bad Religion
13. Digging the grave, Faith No More
14. Once in a Lifetime, Talking Heads
15. People of the Sun, Rage Against the Machine
16. One Step Beyond, Madness
17. The Guns of Navarone, Skatalites
18. Pretty Noose, Soundgarden
19. Piece of My Heart, Janis Joplin

C’è poi il rock&roll dei Giaguari, la band di Libero, il nonno del protagonista, personaggio fondamentale per la sua formazione. Sono presenti le sonorità tekno che fanno pulsare le parole di un momento della storia. Ci sarebbe anche Julio Iglesias, che ascolta Piero, il padre di Marco, e la musica da balera che accompagna la festa del suo matrimonio. E alla fine risuonano le note del violoncellista Rostropovich, nel suo concerto a Berlino di fronte al muro appena caduto.

 * * *

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