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FABIO STASSI racconta LA LETTRICE SCOMPARSA

dicembre 29, 2016

FABIO STASSI racconta il suo romanzo LA LETTRICE SCOMPARSA (Sellerio) – vincitore del Premio Scerbanenco 2016

Le prime pagine del romanzo sono disponibili qui

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di Fabio Stassi

Vince Corso somiglia a Gérard Depardieu, fuma le Gitanes e, nel tempo libero, suona il clarinetto e ascolta solo musica francese e maghrebina. È nato a Nizza, ma dall’amore di una notte tra una cameriera italiana e uno sconosciuto. Dopo un’infanzia vissuta negli alberghi e nelle pensioni della Costa Azzurra, dove sua madre lavorava, passa l’adolescenza a Genova e si laurea in Lettere a Roma. Per vent’anni figura nelle graduatorie di Scuola secondaria e superiore, per l’insegnamento delle materie letterarie. Ma un settembre si ritrova senza nessun incarico. Prima di lasciare l’Italia, tenta allora una disperata scommessa con sé stesso. Un’anziana ma energica signora gli affitta per due mesi una soffitta a via Merulana e Vince, grazie all’esperienza fatta per qualche mese su una rivista femminile, vi apre uno studio di biblioterapia.
Ha un amico libraio, Emiliano, e un’amica bibliotecaria, Marta. Ogni tanto si siede nel cortile a parlare di boxe con un ex allenatore, il sor Gigi. Il portiere del suo palazzo è peruviano e si chiama Gabriel, ma di cognome. Serena lo ha lasciato prima dell’estate, ma lui ci pensa ancora.
Ogni giorno esce con il suo cane, un weimaraner muto di nome Django, per spedire una cartolina al padre all’unico indirizzo dove sa che, almeno per una volta, quell’uomo è transitato: Hotel Le Negresco, Promenade des Anglais. Come un contabile, vi scrive sopra il resoconto di tutti i suoi fallimenti, delle tante storie che le donne gli raccontano e della sua feroce volontà di farcela.
Comporre la sua storia è stato un azzardo, un’incoscienza e un divertimento. L’idea era quella di riportare tutto al territorio della letteratura, giocare con i generi, anche con il giallo e il noir, dilatare i confini tra finzione e realtà, come ho sempre cercato di fare, fino al punto che fosse impossibile distinguere tra loro. In questo romanzo ci sono personaggi di altri romanzi che vi entrano e vi escono da una porta magica, discussioni su racconti enigmatici come Wakefield di Hawthorne, l’indizio risolutivo è una lista di letture, i protagonisti sono dei lettori, il detective per caso è un biblioterapista, un libraio e una bibliotecaria sono i suoi aiutanti, letterari anche i temi del mistero: la scomparsa, l’impostura, il doppio, la morte per acqua. Con questo mazzo di carte, la soluzione non poteva che essere una versione ipotetica della verità, soltanto una diceria, una domanda. E, alla fine, un ritorno a casa.

(Riproduzione riservata)

© Fabio Stassi

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Il libro

Un nuovo personaggio letterario, un precario dei nostri giorni che allevia i malanni delle persone consigliando loro buone letture. È così che i libri, i romanzi, la poesia, finiscono di essere pagine e inchiostro e sembrano diventare tutt’altro: medicamenti, terapie, e persino strumenti di indagine nell’oscurità di un delitto.

«Non c’è nessuna coerenza nelle nostre vite» pensa il protagonista di questo romanzo. «Ci siamo solo noi, che la reclamiamo. A creare l’universo non può che essere stato uno scrittore fallito». Ma se è così che stanno le cose, può un essere umano vivere la propria vita come se scrivesse un racconto che qualcuno deve leggere?
Vince Corso è un professore precario, non più giovanissimo. È nato dalla relazione fugace della madre, che lavorava in un hotel a Nizza, con un viaggiatore e, ogni volta che ne sente il bisogno, Vince manda una cartolina al padre sconosciuto all’indirizzo dell’albergo. L’unico ricordo che ha di quell’uomo sono tre libri lasciati nella stanza come un’eredità che gli ha segnato l’esistenza: Vince ora è un’anima di letterato che ha letto forse troppo, convinto che la scrittura sia una strana menzogna capace di manipolare la vita, perché, come dice Céline, «se si immerge un bastone in un lago per vederlo intero bisogna spezzarlo» e per lui i romanzi sono quel lago.
Per sbarcare il lunario, si inventa una professione, la biblioterapia. Qualcuno gli parla del proprio male, nello spirito o nel corpo, drammatico o ridicolo, e Vince gli consiglia un libro come medicina. Da principio lo fa con timidezza ma, poco a poco, si conquista una clientela, fatta di sole donne. E intanto lo prende un’intrigante curiosità per l’enigma del rapporto fatale tra la letteratura e la vita. E quando scopre che la vicina di casa che lo salutava sul pianerottolo è scomparsa, e che il marito è accusato di omicidio, comincia a studiarla attraverso i libri che la donna leggeva e di cui un libraio solitario e saggio aveva conservato traccia nei suoi schedari. Fino a convincersi che quella donna, con la sua scomparsa, sta scrivendo una storia che soltanto lui potrà decifrare. Forse, la verità che emerge da quella lettura-investigazione sarà una mesta vittoria della vita sulla sua adescatrice: la letteratura.
Fabio Stassi è stato ispirato dall’aver curato per questa casa editrice l’edizione italiana di Curarsi con i libri di Berthoud ed Elderkin. Ne è venuto un romanzo avvolto in un’atmosfera di mistero fantastico, pieno di malinconia perché ha a che fare con l’illusorio e l’effimero, carico di intelligenza perché vaga nel labirinto circolare vita-scrittura.

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Risultati immaginiFabio Stassi (Roma 1962) ha pubblicato con Sellerio: L’ultimo ballo di Charlot, tradotto in diciannove lingue (2012, Premio Selezione Campiello 2013, Premio Sciascia Racalmare, Premio Caffè Corretto Città di Cave, Premio Alassio), Come un respiro interrotto (2014), un contributo nell’antologia Articolo1. Racconti sul lavoro (2009), Fumisteria (2015, già Premio Vittorini per il miglior esordio) e La lettrice scomparsa (2016, con cui ha vinto il Premio Scerbanenco 2016). Ha inoltre curato l’edizione italiana di Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno (2013).

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