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SCHIAVI DI UN DIO MINORE di Giovanni Arduino e Loredana Lipperini (un estratto)

gennaio 24, 2017

Pubblichiamo l’introduzione del volume SCHIAVI DI UN DIO MINORE di Giovanni Arduino e Loredana Lipperini (Utet)

Introduzione

Questo non è un saggio ma una storia che ne racconta altre. Quelle di un mondo del lavoro allo sfascio. Di schiavismo. Di inganni, soprusi, beffe, sfruttatori e sfruttati, intere generazioni cancellate o rassegnate, giovani dipendenti “schizzinosi” e aziende che sono “grandi allegre famiglie”. Di perdita della dignità, umiliazioni, mancanza di rispetto, disprezzo per esperienza e cultura, guerre tra poveri innescate e fomentate da chi ci ride sopra contando monete d’oro come il dio bulimico di una cosmogonia minore. Questo non è un saggio ma una storia che racconta di quando ogni diritto acquisito viene calpestato incolpando la “crisi mondiale”, “lo stato attuale delle cose”,  “le richieste del mercato” o dichiarando con uno sberleffo che “oggi va in questo modo, in fondo siete già fortunati”.
Questo non è un saggio ma una storia che non si potrebbe aprire se non così, con la frase dell’«ultimo esemplare di una razza di uomini duri ma puri come bambini» (la definizione è del fumettista Andrea Pazienza). Con un’affermazione che ormai rischia di suonarci strana, lontana, quasi risalisse agli albori della rivoluzione industriale e non a meno di trentatré anni fa: «La libertà senza giustizia sociale non è che una conquista fragile e si risolve per molti nella libertà di morire di fame» (Sandro Pertini, discorso di fine anno, 31 dicembre 1983).

(Riproduzione riservata)

© Utet

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Il libro
Schiavi di un dio minore (Utet) – di Giovanni Arduino, Loredana Lipperini

Sfruttati, illusi, arrabbiati: storie dal mondo del lavoro oggi

cover.SCHIAVIGli schiavi di un dio minore vivono tra noi, anche se non li vediamo. Ne rimangono tracce sui giornali: il trafiletto su un bracciante morto di stenti in un campo di raccolta, l’editoriale sui magazzinieri che collassano a fine turno. Quelli che invece vivono lontani sono ridotti a numeri, statistiche: il tasso di suicidi nelle aziende asiatiche dove si producono a poco prezzo i nostri nuovi device, la paga oraria delle operaie cinesi o bengalesi che rendono così economici i nostri vestiti. D’altra parte si sa, l’abbattimento dei prezzi, senza intaccare i guadagni, si ottiene sacrificando i diritti e a volte la vita dei lavoratori, a Dacca come a Shenzhen o ad Andria.
Ma non si tratta solo di delocalizzare o impiegare manodopera immigrata. La schiavitù si insinua nelle pieghe della modernità più smagliante: non c’è in fondo differenza tra i caporali dei braccianti e i braccialetti elettronici, i microchip, le telecamere e le cinture GPS, strumenti pensati per la sicurezza ma votati al controllo. Per non parlare della mania del feedback, del commento con le stellette, l’ossessione per il costumer care che mentre coccola il cliente dà un altro giro di vite alla condizione dei lavoratori.
E dove manca il padrone, c’è lo schiavismo autoinflitto dei freelance, che sopravvivono al lordo delle tasse, senza ferie pagate, contributi, tempo libero. Indipendenti, sì, ma incatenati alle date di consegna e al giudizio insindacabile dei committenti, ai loro tempi biblici di pagamento.
Nella trionfante narrazione dell’oggi, tutta sharing economy, start up e “siate affamati, siate folli”, non c’è spazio per questi schiavi moderni. Ed è proprio raccogliendo le loro storie, le loro voci soffocate, che Giovanni Arduino e Loredana Lipperini smascherano gli inganni del nostro tempo, in cui la vita lavorativa si fa ogni giorno più flessibile, liquida, arresa: se la struttura legislativa del lavoro si smaterializza, tornare a parlare di corpi, a far parlare le persone, è un modo per non rassegnarsi e resistere.

 

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Giovanni Arduino è scrittore, traduttore, consulente editoriale e script doctor per case cinematografiche straniere. Tra i suoi lavori più recenti, la traduzione degli ultimi romanzi di Stephen King e, con Loredana Lipperini, Morti di fama (Corbaccio)
Il suo sito è: www.giovanniarduino.com

Loredana Lipperini è giornalista e scrittrice. Collabora con le pagine culturali de “la Repubblica” e conduce “Fahrenheit” su Radio Tre. Ha pubblicato, tra gli altri, Ancora dalla parte delle bambine (Feltrinelli, 2007), «L’ho uccisa perché l’amavo» – Falso! (Laterza, 2013, con Michela Murgia), Morti di fama (Corbaccio, 2014, con Giovanni Arduino) e Questo trenino a molla che si chiama il cuore (Laterza)
Il suo sito è: www.lipperatura.it

 

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