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LA DURA MEMORIA DELLA SHOAH (un estratto) – Giorno della Memoria 2017

gennaio 25, 2017

la-dura-memoria-della-shoahPubblichiamo un estratto del volume LA DURA MEMORIA DELLA SHOAH (Navarra editore)
a cura di Carmelo Botta e Francesca Lo Nigro
Contributi di Rosa Cuccia e Michelangelo Ingrassia

In occasione del Giorno della Memoria, 27 gennaio, un testo pensato per parlare della Shoah in modo diverso, anche nelle scuole

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Elvia, eri una ragazzina quando i nazifascisti vennero ad arrestarti.

Sì, avevo appena diciassette anni quando quella mattina arrivarono i nazifascisti, con il mitra e con una mia foto, per arrestarmi.

Dove ti trovavi?

Nella fabbrica di munizioni dove lavoravo, a San Giovanni al Natisone, in Friuli.

Perché ti hanno arrestata?

Perché ero colpevole, senza saperlo, di essere una “staffetta” partigiana.

Perché “senza saperlo”?

Perché non avevo l’esatta consapevolezza di quello che facevo: ricevevo lettere da parte dei partigiani e le recapitavo all’interno del posto di lavoro. Il gruppo dei partigiani che agiva all’esterno era interessato a sabotare la produzione di munizioni della fabbrica e a dirottarne una parte verso di loro.

Dove ti portarono?

Fui portata a Cormons, in una caserma militare, scortata con un mitra davanti e uno dietro. Lì ho trovato altre otto persone del mio paese, arrestate prima.

Come mai avevano tue notizie e addirittura una tua foto?

Perché sono convinta che qualcuno del luogo aveva fatto la spia, infatti le altre persone che erano arrestate con me erano partigiane della zona. In questa caserma ho assistito al primo fatto sconvolgente, di vera cattiveria: i nazisti avevano individuato il capo del gruppo partigiano e lo avevano tirato fuori dalla fila. In un istante lo immobilizzarono e con delle grosse tenaglie gli strapparono le unghie delle mani, davanti a noi.

E poi cosa avvenne?

Caricati su un pulmino, uomini e donne, siamo stati portati alla caserma di Gorizia per il processo. Fui condannata a morte, ma per intercessione del vescovo di Udine e della baronessa Cordelli riuscii ad ottenere la condanna ai lavori forzati.

La tua famiglia era al corrente della tua condanna?

La mia famiglia… io non avevo il padre… mia madre, convinta che andassi a lavorare all’estero, mi portò la biancheria migliore, un cappotto color panna, di moda allora, un braccialetto e gli orecchini d’oro.

Come avvenne il trasporto verso la nuova destinazione?

Ci caricarono su un lungo treno, chiusi in un vagone bestiame; eravamo un centinaio di persone in uno spazio che ne poteva contenere una cinquantina, in condizioni igieniche terribili (per fare i bisogni usavamo una “mastella” messa in un angolo). Un terribile viaggio di dodici giorni in cui mangiammo soltanto quello che ci avevano dato le nostre famiglie alla partenza e bevevamo quell’acqua che avevano messo in un’altra “mastella”. In quel vagone, in quelle afose giornate di agosto, prevaleva, sugli altri odori, quello di morte!

(Riproduzione riservata)

© Navarra editore

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la-dura-memoria-della-shoahIl libro

Nonostante rappresenti l’evento più drammatico e catastrofico della storia del Ventesimo secolo, la Shoah corre oggi il rischio di trasformarsi in un ricordo lontano, distante da noi. Un evento del passato che non siamo più in grado di riconoscere come nostro. La banalizzazione della tragedia, la sua narrazione distaccata, è la sfida con cui dovranno confrontarsi le nuove generazioni di questo Ventunesimo secolo. Da qui la necessità di un nuovo approccio, dentro e fuori la scuola, per trattare dello sterminio nazifascista di milioni di persone in una veste nuova, maggiormente empatica, meno retorica.

La dura memoria della Shoah è composto da tre sezioni – una dedicata alla ricostruzione storica del contesto, una alla testimonianza diretta di alcuni internati italiani nei lager, un’ultima alla didattica della Shoah – che contribuiscono a creare un testo completo che si rivolge a studenti e docenti, ma anche a tutti gli appassionati di Storia e a chi desidera conoscere la dura realtà dei campi di concentramento nazisti dalla voce di chi ha subito quel tragico destino in prima persona.
Un approccio nuovo alla storia della Shoah, costruito con anni di studi specifici e di esperienza didattica dedicata all’argomento.
Un testo per le scuole, pensato per studenti e docenti, ma anche per tutti gli appassionati di Storia

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Gli autori: Carmelo Botta è docente di Filosofia e Storia nei licei. Ha realizzato progetti didattico-educativi di tutela dei diritti umani e della lotta per la legalità. Per Navarra Editore ha già pubblicato “Il sogno negato della libertà”.

Francesca Lo Nigro lavora come dirigente scolastico a Palermo. Ha pubblicato articoli e saggi d’inchiesta su riviste e periodici, nonché testi didattici di storia. Per Navarra Editore ha già pubblicato “Il sogno negato della libertà”.

 

Rosa Cuccia è docente di Scuola Primaria a Palermo. Ha partecipato al Corso Nazionale di Formazione della storia della didattica della Shoah, organizzato dal MIUR; e al Corso di Formazione sulla Storia e Didattica della Shoah presso Gerusalemme – Israele, in rappresentanza delle scuola delle regione Sicilia.
Michelangelo Ingrassia è docente di storia dell’età contemporanea all’Università di Palermo. Collabora con quotidiani e riviste, pubblicando numerosi articoli e saggi, tra cui “Lotta di classe e utopia socialista nel giovane Mussolini (2014).

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