Home > Recensioni e segnalazioni > SOLO SE C’È LA LUNA di Silvana Grasso (recensione)

SOLO SE C’È LA LUNA di Silvana Grasso (recensione)

febbraio 1, 2017

solo-se-ce-la-lunaSOLO SE C’È LA LUNA di Silvana Grasso (Marsilio)

di Lorenzo Marotta

Un romanzo potente “Solo se c’è la Luna“, Marsilio Editore 2016, come potente è lo stile della scrittrice che ha il dono del ritmo narrativo, l’estro immaginifico del forte, del sanguigno, dove la parola vibra, si contorce, si placa a seconda del flusso del pensiero e del cuore che Silvana Grasso vi trasferisce. La storia apparentemente è semplice, essenziale. Un emigrato siciliano che ritorna nella sua terra completamente americanizzato con il pallino del bisinès. A questo con lucido cinismo consacra ogni cosa: affetti, sentimenti, la stessa malattia della figlia, Luna, nata per sbaglio da Gelsomina, una ragazza sconclusionata, che amava crearsi il suo mondo lavorando con un coltellino pezzi di legno e di sughero ricavandone volti bellissimi di cui innamorarsi. «Una volta finito, bellissimo lì davanti a lei, proprio nelle sue stesse mani, se l’era baciato tanto il suo Toni, da procurarsi lividi enormi sulle labbra: Piccole conche di sangue quagliato, stimmate per come furiosamente se l’era sbattuto sulla bocca, il suo Toni di legno, a rischio anche di rompercisi i denti, nell’illusione della carne, nell’illusione della lingua, nell’illusione di scoprire, infine, che fosse proprio un uomo»(pag. 10).
Da una parte, lui, Girolamo trasformato in Gerri l’americano, preso dalla creazione di una moderna fabbrica di saponette, con la sorella Ciccina Frensis, storpiando l’originario cognome Franzò, che incarna il sogno d’oltre Oceano del successo, degli affari, della ricchezza esibita, del grandioso, della forza della pubblicità; dall’altra il misero mondo del paese d’origine fatto di fame, di miseria, di rozzezza, di sudditanza nei confronti di chi è capace di dare un lavoro. In mezzo due ragazze le cui vite il destino riunisce e rende paradossalmente speculari e diverse: Luna, la figlia di Gesolmina e Gerri, affetta da una rara malattia che la costringe a vivere di notte, essendo mortale per lei la luce del Sole, e Gioiella, una bimba sottratta sotto finta benevolenza da Gerri alla madre, illusa e ingannata anch’essa dal miraggio della grande Mela. Due bellezze Luna e Gioiella una volta cresciute. La prima di carnagione chiara, bionda, minuta, con gli occhi celesti; la seconda alta con occhi e capelli scuri, la pelle ambrata. Due personaggi femminili fortemente caratterizzati dalla penna della Grasso, che sa penetrare nelle pieghe dei sentimenti più riposti, descrivendone i tumulti, le fantasie, i desideri, le passioni. Luna che si nutre di libri, di letteratura, di poesia, affidando all’immaginazione la vita del giorno che non può avere. Gioiella che, ignara della sua travolgente carnale sensualità, mentre turba i sensi degli uomini che lavorano nella fabbrica di Gerri, vive il tormento nascosto di un sentimento saffico nei confronti di Luna. Ma non è solo questo. Silvana Grasso non solo si distingue per l’originalità della sua scrittura, il cui periodare ha l’andatura del grande spartito musicale, ma anche per i messaggi di pensiero che il lettore vi ritrova. Dal confronto di due stili di vita, di concezione famigliare, di cultura: quella cosiddetta moderna, sofisticata, americana, e quella vera genuina siciliana, anche se attraversata da pregiudizi e da ipocrisie, al rapporto non risolto tra vita vissuta nella sua concretezza e vita narrata dalla letteratura, dal sogno, dalla poesia. E ancora al nesso, anche questo enigmatico e sfuggente della verità e della finzione; al gap esistente tra ruvido maschilismo e liberazione reale della donna. E poi la solarità mediterranea fatta di mare, di stelle, di luna, perché «Anche il cielo in Sicilia sembrava d’una altra qualità, più leggero, più chiaro, attraversato da brividi di luce rossa bruna viola, come se vi riflettessero tutti i pensieri degli uomini, se ad ogni uomo, se a ogni pensiero, si assegnava un colore” (pag. 63). Infine i picchi lirici disseminati nel romanzo, come quello che riguarda la luna. «È luna selvaggia, questa nostra, non teme luce di brillantezza, né di diamante. Non prende ordini di nessuno. Non ha paura di niente. Una cavalla pazza, codesta nostra luna, e fa come vuole, corre dove vuole, smanìa, pazzìa, furrìa. S’accìma in capo alla montagna come una regina, e solo un attimo dopo, invece, si tuffa a mare, e fa la guardia a scogli vecchi e innamorati, di lei innamorati, senza speranza. E tutto a suo capriccio. La Luna non è mai la stessa, pare». Che dire? Chapeau!

 * * *

Solo se c'è la lunaIl libro

Luna è l’unica figlia d’un produttore di saponette che partito dalla Sicilia pezzente vi torna ricco e col pallino del marchetinghi. Per una rara malattia la bimba non può vivere alla luce del sole, ma solo se c’è la luna. Il padre le compra una quasi sorella, Gioiella, figlia d’una ragazza madre, in cambio d’un biglietto per l’America. Luna legge molto e studia Poesia, ma a 18 anni capisce che quelle della letteratura sono solo menzogne. È tempo di conoscere un maschio vero: basta con i nudi dei libri d’arte. La ragazza vive il suo unico amplesso con disincanto, disprezzo, ironia, mentre Gioiella vive come una malattia rara, discriminante, accusatoria il nascente desiderio sessuale della sua quasi sorella.

 * * *

Silvana Grasso è nata a Macchia di Giarre, in Sicilia. Vive tra Gela e Giarre. È filologo classico, scrive racconti, romanzi, pièce teatrali e collabora con diverse testate. È stata assessore alla cultura del comune di Catania. Le sue opere sono state premiate con importanti riconoscimenti, tra cui: il Premio Mondello, il Premio Brancati, il Premio Vittorini, il Premio Flaiano Narrativa, il Premio Grinzane Cavour Narrativa italiana. Ha pubblicato: Nebbie di ddraunàra (La Tartaruga 1993), Il bastardo di Mautàna (Anabasi 1994, Einaudi 1997, ripubblicato da Marsilio nel 2011), Ninna nanna del lupo (Einaudi 1995, ripubblicato da Marsilio nel 2012), L’albero di Giuda (Einaudi 1997, ripubblicato da Marsilio nel 2011), La pupa di zucchero (Rizzoli 2001), Disìo (Rizzoli 2005), 7 uomini 7. Peripezie di una vedova (Flaccovio 2006), Pazza è la luna (Einaudi 2007), L’incantesimo della buffa (Marsilio 2011), Il cuore a destra (Le Farfalle 2014).

* * *

© Letteratitudine

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

Seguici su Facebook e su Twitter

 

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: