Home > Brani ed estratti > LA FIGLIA FEMMINA di Anna Giurickovic Dato (un estratto)

LA FIGLIA FEMMINA di Anna Giurickovic Dato (un estratto)

febbraio 2, 2017

Pubblichiamo un estratto del romanzo LA FIGLIA FEMMINA di Anna Giurickovic Dato (Fazi editore, pp. 192, euro 10)

* * *

Mercoledì 15 Febbraio – alle ore 18:00 – presso la Feltrinelli Libri e Musica di Catania (via Etnea 285) a Catania, Anna Giurickovic Dato presenta “La figlia femmina” (Fazi editore). Intervengono Marina Cosentino, Rosa Maria Di Natale e Mavie Parisi

* * *

Ogni volta parlare con Giorgio era come non parlare. Possedeva una vera e propria dote nel confondere l’interlocutore con parole prive di un significato concreto, alle quali non si poteva rispondere se non con il silenzio e che, in qualche modo, facevano apparire lui nel giusto e chi gli parlava nell’errore. Questa incomunicabilità non faceva altro che alimentare il mio amore. Se è vero che in una coppia quello che bisogna condividere non è la verità ma il mistero, allora Giorgio non aveva mai rotto questo precetto. Sentivo sempre di essere io a dover recuperare.
Pensai di tornare a casa di corsa e svegliare mio marito con l’umile dolcezza di una donna che non pretende nulla in cambio, ma è solo pronta a dare. Avremmo portato Maria sulla costa, tra le bancarelle dove si prendono i pesci arrostiti, le enormi chele di granchio da spolpare, le sardine, molto più grandi di quelle dei nostri mari, fatte alla brace. Avremmo pranzato lì, sui tavolini apparecchiati con le tovagliette di carta. Le donne che riempivano d’acqua le brocche, il sole forte che trapassava i tendoni. Anche Maria, speravo, ne sarebbe stata felice. Aveva nove anni, ma mentre gli altri bambini giocavano tra le risa e le urla nel cortile della scuola, lei faceva del silenzio la sua invincibile arma. Era smagrita, imbruttita, grigia, con lo sguardo bianco e cerchiato da profonde occhiaie viola. Prendeva sonno a fatica, «non dormi?», «vado a fare pipì», «vado a bere dell’acqua», rispondeva quando la incontravo nella notte, con le palpebre semichiuse e la fronte incerta che sbatteva sui muri. La sorprendevo a lavarsi le mani col sapone più volte, strofinando forte, con eccessiva cura e minuzia.
Pochi giorni prima mi avevano chiamata con urgenza a scuola, perché Maria aveva avuto una crisi. Diana, l’amica piccola e bionda con cui andava dal venditore di fichi che ogni volta gliene regalava due a testa, nonostante fosse minuta, con le ossa gracili e i polsetti fini, sembrava rassicurare con la sua presenza Maria che spesso la invitava a dormire a casa. Quel giorno Maria, come poi mi raccontò, aveva visto Diana darsi un bacio sulla bocca con il suo fidanzatino: lei in punta di piedi con i fronzoli rosa e il cerchietto a pois; lui francese, con i pantaloncini di velluto, che la teneva per mano e chiudeva gli occhi. A quella vista Maria, morta di rabbia, aveva buttato via tutti i sassi che avevano raccolto quel pomeriggio nel giardino di scuola. Poi ne aveva preso uno ferendosi il volto, poi un altro ferendosi di nuovo. Quando arrivai a prenderla, gli altri bambini erano stati riportati in classe: «Sono tutti agitati!», «Elle est folle!». Maria aveva la camicia sporca di sangue e il volto dolorante per i graffi. Provai a pulirla, per non dovermela portare in giro così conciata. A casa trovammo Giorgio seduto sul bracciolo del divano, con il suo violino in mano. Non ci aveva sentite entrare: il mento era abbandonato sulla mentoniera, gli occhi erano chiusi e li strizzava a ogni acuto come per raccogliersi in una sua intima sofferenza. Nello scandire le ultime note d’un tratto li riapriva. Quando finalmente ci vide, fece cenno a Maria di sedersi al suo fianco. Lei rimase con la giacca indosso, per non mostrare il sangue al papà. Lui non chiese dei graffi, ma continuò a suonare senza battere ciglio. Maria iniziò a cantare sottovoce, come ricordo bene quel momento!, ed entrambi sorrisero. Nonostante i loro corpi fossero distanti, sembrava si stessero abbracciando. Terminata la canzone, Giorgio uscì in silenzio dalla stanza e Maria rimase lì a guardare il violino, come si aspettasse che, da un momento all’altro, potesse uscirne un suono. Le fasce in legno d’acero curvato sembravano consumate. Pensai alla sua voce morbida, desiderai ascoltarla di nuovo. La guardai, era così magra, una matassa arruffata intorno al viso, le labbra secche.

(Riproduzione riservata)

© Fazi editore

© Anna Giurickovic Dato

* * *

Il libro

«Una storia disturbante, raccontata con tatto e maestria,  che si legge tutta d’un fiato».
Simonetta Agnello Hornby

Sensuale come una versione moderna di Lolita, ambiguo come un romanzo di Moravia, La figlia femmina è il duro e sorprendente esordio di Anna Giurickovic Dato.
Ambientato tra Rabat e Roma, il libro racconta una perturbante storia familiare, in cui il rapporto tra Giorgio e sua figlia Maria nasconde un segreto inconfessabile. A narrare tutto in prima persona è però la moglie e madre Silvia, innamorata di Giorgio e incapace di riconoscere la malattia di cui l’uomo soffre. Mentre osserviamo Maria non prendere sonno la notte, rinunciare alla scuola e alle amicizie, rivoltarsi continuamente contro la madre, crescere dentro un’atmosfera di dolore e sospetto, scopriamo man mano la sottile trama psicologica della vicenda e comprendiamo la colpevole incapacità degli adulti di difendere le fragilità e le debolezze dei propri figli. Quando, dopo la morte misteriosa di Giorgio, madre e figlia si trasferiscono a Roma, Silvia si innamora di un altro uomo, Antonio. Il pranzo organizzato dalla donna per far conoscere il nuovo compagno a sua figlia risveglierà antichi drammi. Maria è davvero innocente, è veramente la vittima del rapporto con suo padre? Allora perché prova a sedurre per tutto il pomeriggio Antonio sotto gli occhi annichiliti della madre? E la stessa Silvia era davvero ignara di quello che Giorgio imponeva a sua figlia?
La figlia femmina mette in discussione ogni nostra certezza: le vittime sono al contempo carnefici, gli innocenti sono pure colpevoli. È un romanzo forte, che tiene il lettore incollato alla pagina, proprio in virtù di quell’abilità psicologica che ci rivela un’autrice tanto giovane quanto perfettamente consapevole del suo talento letterario.

* * *

 

Anna Giurickovic DatoAnna Giurickovic Dato è nata a Catania nel 1989 e vive a Roma. Nel 2012 un suo racconto si è aggiudicato il primo posto al concorso Io, Massenzio in seno al Festival Internazionale delle Letterature di Roma. Nel 2013 è stata finalista al Premio Chiara Giovani. La figlia femmina è il suo primo romanzo.

Courtesy ©2016 Rino Bianchi

* * *

© Letteratitudine

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

Seguici su Facebook e su Twitter

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: