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JACKIE

febbraio 17, 2017

Il mito di JACKIE approda al cinema e in libreria

Dal film di Pablo Larrain con Natalie Portman, al libro di Elfriede Jelinek pubblicato da “La nave di Teseo”

di Massimo Maugeri

Risultati immagini per Jackie locandinaIl mito di Jacqueline Kennedy, detta Jackie, (Southampton, 28 luglio 1929 – New York, 19 maggio 1994) risplende più che mai.
Il 23 febbraio uscirà in Italia, al cinema, il film a lei dedicato: Jackie” di Pablo Larrain, con un cast d’eccezione che vede nei panni di Jackie una splendida Natalie Portman (candidata agli Oscar 2017 come miglior attrice protagonista) attorniata da attori del calibro di Peter Sarsgaard, Greta Gerwig e John Hurt.
Ne aveva parlato così, su “Letteratitudine Cinema“, la critica cinematografica Ornella Sgroi (nell’ambito della 73esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia): “Pablo e Natalie. Multipli e molteplici. Con classe, maestria e immaginazione. Rispettivamente, regista e attrice protagonista di un ritratto di donna che fugge tutti i rischi del biopic e mette a segno un Larrain “doc”, senza mai ripetersi. Sempre nuovo, sempre diverso, sempre lui. Maneggiando una materia incandescente come incandescente può essere la ricostruzione di ciò che accadde nel cuore, nella mente e nella vita di Jacqueline Kennedy nei tre giorni immediatamente successivi l’assassinio di suo marito, l’amato e compianto presidente degli Stati Uniti JFK, ucciso a Dallas il 22 novembre 1963. (…) Un film rigoroso e solenne, con uno sguardo dinamico e originale che passa attraverso il punto di vista di una donna diventata icona contro ogni sua aspettativa”.

Ma “Jackie” è anche il titolo di un libro uscito in questi giorni per i tipi de La nave di Teseo. Si tratta di un monologo scritto nel 2002 dal Premio Nobel per la Letteratura 2004 Elfriede Jelinek. Come scrive Luigi Reitani nella prefazione del libro: “il monologo Jackie, pur avendo una forte autonomia estetica e concettuale, è la quarta parte di una pentalogia dedicata a miti e figure femminili, raccolta in volume nel 2003 con l’allusivo titolo La morte e la fanciulla I-V. Drammi di principesse (di prossima pubblicazione per La nave di Teseo).
Jacqueline Kennedy si rivolge al lettore situata in un altrove che non è la vita, dalla quale si è già congedata, e nemmeno un tradizionale aldilà trascendente, ma piuttosto l’indistinto immaginario in cui questa figura continua a esistere nell’epoca della comunicazione di massa. Nel dramma non troviamo infatti un personaggio colto in un momento centrale della sua esistenza, e nemmeno la coerente narrazione retrospettiva, svolta in prima persona, di una vita giunta al suo termine.
Jackie parla al presente, come se gli avvenimenti a cui ha preso parte continuassero a svolgersi incessantemente. In un certo senso la sua voce sembra un commento fuori campo a una serie di celebri sequenze filmiche e fotografiche presenti nell’immaginario collettivo, fondamento della diffusa costruzione mitografica di Jacqueline Kennedy“.

Jackie è dunque un mito attualissimo. Un mito (come evidenziato dalla Sgroi) divenuto tale probabilmente contro la stessa volontà di colei da cui è nato: «Non ho mai voluto la celebrità», dice la Jackie interpretata da Natalie Portman al suo prete confessore. «Sono solo diventata una Kennedy».

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