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UN ANNO DALLA MORTE DI UMBERTO ECO

febbraio 27, 2017

Ricordiamo Umberto Eco (Alessandria, 5 gennaio 1932 – Milano, 19 febbraio 2016) a un anno dalla sua scomparsa 

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Leggi l’intervista impossibile a Umberto Eco dedicata a “Pape Satàn Aleppe. Cronache di una società liquida”.

Partecipa all’omaggio di Letteratitudine dedicato a Umberto Eco

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di Massimo Maugeri

Il 19 febbraio 2016, ci lasciava Umberto Eco. Desidero ricordarlo nell’ambito di questo articolo mentre sono appena giunti in libreria l’edizione economica di Pape Satàn Aleppe. Cronache di una società liquida” (La nave di Teseo, euro 12, collana I Delfini best seller) e il volume Non sperate di liberarvi dei libri” (La nave di Teseo, euro 13): una conversazione sui libri tra Umberto Eco e Jean-Claude Carrière.
Intanto, nei mesi scorsi, sempre per i tipi de La nave di Teseo, sono stati ripubblicati i seguenti volumi di Eco: “Kant e l’ornitorinco“, “Dalla periferia dell’impero“, “La struttura assente“, “I limiti dell’interpretazione“, “Come viaggiare con un salmone“, “Il superuomo di massa. Retorica e ideologia nel romanzo popolare“, “Arte e bellezza nell’estetica medievale“, “A passo di gambero. Guerre calde e populismo mediatico“, “Trattato di semiotica generale“.

Dedico uno spazio particolare al volume “Non sperate di liberarvi dei libri” che è stato definito come “Un libro sui libri, una conversazione divertita e divertente, un’appassionata passeggiata lungo duemila anni di storia del libro, attraverso una discussione contemporaneamente erudita e ironica, colta e personale, filosofica e aneddotica“.

Un libro sui libri, dunque. Le tematiche in esso affrontate non possono, di conseguenza, che ruotare intorno al libro: al suo passato, al suo presente, al suo futuro. In tal senso sono molto indicative le numerose domande contenute nella prefazione del volume (ne riporto di seguito qualcuna): Ma cos’è un libro? Cosa sono i libri che, sui nostri scaffali, su quelli delle biblioteche del mondo intero, racchiudono le conoscenze e le fantasticherie che l’umanità accumula da quando è in grado di scrivere? Che immagine abbiamo attraverso di essi della umana odissea dello spirito? Quali specchi ci offrono? E nel limitarci a considerare solo il meglio di questa produzione — i capolavori attorno ai quali si stabilisce il consenso culturale — restiamo fedeli alla loro funzione, che è semplicemente quella di mettere al sicuro ciò che l’oblio minaccia continuamente di annientare? O forse dobbiamo accettare un’immagine meno lusinghiera di noi stessi, riflettendo sulla straordinaria indigenza che comunque caratterizza anche questa profusione di scritti? Il libro è necessariamente il simbolo di quei progressi su noi stessi che ci fanno dimenticare le tenebre da cui crediamo ormai di essere usciti per sempre? Di cosa ci parlano esattamente i libri?
E ancora: I libri sono il riflesso fedele di ciò che il genio umano, ispirato più o meno bene, ha prodotto? (…) Come a un tratto non ricordarci dei roghi in cui tanti libri continuano a consumarsi?
Viene giustamente fatto osservare che: “tutti i nostri sforzi di archiviazione e di conservazione non sono riusciti a impedire che alcune Divine commedie siano comunque per sempre sconosciute“. E dunque “ciò che chiamiamo cultura è in realtà un lungo processo di selezione e di filtraggio. Intere collezioni di libri, di quadri, di film, di fumetti, di oggetti d’arte sono state bloccate dalla mano dell’inquisitore, o sono scomparse nelle fiamme, o si sono perdute per semplice negligenza. Erano la parte migliore dell’immenso lascito dei secoli precedenti? Erano la parte peggiore? Nel tal campo dell’espressione creativa, abbiamo raccolto pepite o fango? (…) Ciò che abbiamo perso era meglio, più rappresentativo del teatro greco, di ciò che abbiamo conservato? Chi ci toglierà a questo punto un tale dubbio? Ci consoleremo pensando che, tra i rotoli di papiro dispersi nell’incendio della biblioteca di Alessandria, e di tutte le biblioteche andate in fumo, sonnecchiavano probabili B-movie, capolavori di cattivo gusto e stupidità? Di fronte ai tesori di nullità che nascondono le nostre biblioteche, sapremo relativizzare le immense perdite del passato, questi omicidi (volontari o meno) della nostra memoria per soddisfarci di ciò che abbiamo conservato e che le nostre società, forti di tutte le tecnologie del mondo, cercano ancora di mettere al sicuro senza riuscirci in modo duraturo?

A un anno dalla sua scomparsa, rimpiangiamo con ancora più vigore Umberto Eco. Ma il disagio per la sua assenza è mitigata dalla forza della sua presenza ancorata ai libri che ci ha lasciato e che costituiscono un’eredità culturale e di pensiero di cui bisogna essere grati.

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