Home > Articoli e varie, Recensioni e segnalazioni > ZERO K di Don DeLillo (recensione)

ZERO K di Don DeLillo (recensione)

marzo 10, 2017

ZERO K di Don DeLillo (Einaudi – Traduzione di Federica Aceto)

 * * *

di Massimo Maugeri

L’eterna battaglia dell’uomo contro l’ineluttabilità della propria fine. Il tentativo indomito di oltrepassare i limiti. I nuovi scenari offerti dall’evoluzione della scienza e della tecnologia. Sono queste alcune delle tematiche fondamentali trattate in “Zero K” (Einaudi, pagg. 248, euro 19), il nuovo romanzo del maestro della letteratura americana Don DeLillo. Una parola chiave su tutte: criogenesi (o crioconservazione). Molti lettori ricorderanno il caso – di un paio di mesi fa – della ragazza britannica di 14 anni morta di cancro la quale, in virtù di una sentenza del giudice dell’Alta Corte di Londra giunta a seguito di una battaglia legale tra i genitori (la madre, contrastata dal padre, voleva assecondare il desiderio espresso dalla stessa ragazza), ha ottenuto l’autorizzazione legale a farsi ibernare in una struttura statunitense predisposta alla conservazione dei corpi a bassissima temperatura, anche per centinaia di anni, nella speranza che i progressi della scienza possano, un giorno, consentirne il risveglio (la procedura di ibernazione inizia appena il cuore smette di battere e prima che sia dichiarata la morte cerebrale). Quando questa notizia ha fatto il giro del mondo, il romanzo di DeLillo era uscito da settimane. La storia dello scrittore americano è narrata dal punto di vista di Jeffrey, figlio del magnate della finanza Ross Lockhart. La seconda moglie di Ross, Artis, è malata terminale. Ross, essendo uno dei finanziatori di Convergence (struttura kazaka che pratica la crioconservazione) decide, in accordo con l’interessata, di sottoporla al progetto di ibernazione del corpo. Di più: Ross esterna al figlio il desiderio di voler seguire l’amata moglie e di volersi sottoporre contestualmente al procedimento, sebbene le sue condizioni di salute siano ancora buone. C’è un’unità speciale, all’interno di Convergence: si chiama Zero K. «Si basa sulla volontà del soggetto di essere sottoposto a un certo tipo di transizione per passare al livello successivo», dice Ross a suo figlio. «In altre parole ti aiutano a morire», risponde Jeffrey sconvolto.
Con una scrittura “straniante” DeLillo ci porta dentro le pieghe di una storia che qualche anno fa avremmo catalogato nel genere della fantascienza e che oggi apre spiragli inesplorati, ma reali, della nostra contemporaneità. La buona letteratura non fornisce risposte, ma sollecita domande. E questo romanzo è infarcito di domande (solo apparentemente retoriche). Il lettore ne troverà centinaia. Alcune di esse sono concentrate tra pag. 59 e pag. 62. Estrapolo la seguente. Una volta che avremo imparato a dominare il prolungamento della vita e ci saremo avvicinati alla possibilità di diventare eternamente rinnovabili, cosa sarà delle nostre energie, delle nostre aspirazioni?

(articolo pubblicato sulla pagina cultura del quotidiano “La Sicilia”)

 * * *

Il libro
Zero KIl padre di Jeffrey Lockhart, Ross, è un magnate della finanza sulla sessantina, con una moglie piú giovane, Artis Martineau, gravemente malata. Ross è uno dei finanziatori di Convergence, un’azienda tecnologica con una futuristica sede ultrasegreta nel deserto del Kazakistan. Attraverso le ricerche biomediche e le nuove tecnologie informatiche, a Convergence possono conservare i corpi e le coscienze fino al giorno in cui la medicina potrà guarire ogni malattia. Decidono cosí di affidarsi a Convergence: prima Artis poi lo stesso Ross, incapace di continuare a vivere senza l’amata compagna. Cosí Jeff si riunisce con il padre e la moglie per quello che sembra un addio – o forse un arrivederci. Jeff è turbato: non capisce se a Ross è stato fatto il lavaggio del cervello dagli uomini di Convergence (un gruppo che ha non poco in comune con una setta religiosa o un manipolo di body artist) oppure se è la decisione consapevole e radicale di un uomo tanto ricco e potente che ha deciso di possedere anche la morte. Ma questa è anche l’occasione per ristabilire un rapporto – ammesso che non sia troppo tardi – con il padre: una relazione incrinata anni prima, quando il genitore decise di lasciare la madre di Jeff. Zero K possiede la potenza solenne e ricapitolativa dei libri che sanciscono un’epoca e aprono al futuro. È come se con questo libro DeLillo ripercorresse, attraversandola, tutta la sua produzione: da Rumore bianco – le immagini dei disastri come unica, grande narrazione del nostro tempo – a Underworld – certe scene, di struggente dolcezza, di vita quotidiana nel Bronx -, dalla Stella di Ratner a L’uomo che cade, da Mao II a Cosmopolis. Ma, come mai prima, in Zero K DeLillo affronta direttamente quella «cosa» indefinibile che da sempre ossessiona la sua ricerca letteraria, quel mistero proteiforme che di volta in volta, semplificando, chiamiamo tempo, identità, linguaggio, memoria, morte. Zero K è una riflessione vertiginosa sullo scontro – che nella nostra epoca ha assunto nuovi, violentissimi sviluppi – tra scienza e religione per il controllo della vita umana. Una guerra il cui campo di battaglia è l’assoluto. Allo stesso tempo Zero K è un delicato concerto da camera, intimo e riflessivo, sui sentimenti di un figlio di fronte all’estrema decisione di un padre; sull’impossibile ma ineludibile necessità di dirsi addio. Nessun libro, finora, aveva saputo mantenere uno sguardo tanto lucido e allo stesso tempo visionario sul pianeta Terra ad altezza del ventunesimo secolo.

 * * *

Don DeLilloDon DeLillo è nato nel 1936 nel Bronx da una famiglia di origine italiana. Nella sua lunga carriera ha vinto il National Book Award, il PEN/Faulkner Award e il Jerusalem Prize ed è considerato il grande maestro della narrativa postmoderna americana. Presso Einaudi ha pubblicato: Underworld, Libra, Body Art, Valparaiso, Cosmopolis, Mao II, La stanza bianca, Giocatori, Running Dog, Rumore bianco, Love-Lies-Bleeding, I nomi, L’uomo che cade, Americana, Contrappunto, Great Jones Street, Punto omega, La stella di Ratner, L’angelo Esmeralda, End zone e Zero K. (Foto accanto: © Effigie)

 * * *

© Letteratitudine

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

Seguici su Facebook e su Twitter

 

Advertisements
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: