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Uno scrittore allo specchio: AGATHA CHRISTIE

marzo 15, 2017

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di Simona Lo Iacono

Quando mi guardo allo specchio non sono mai sola, ho sempre due figure ai lati, un uomo e una donna.
L’uno ha baffetti neri, abiti impeccabili, la cravatta annodata sotto un mento pendulo e perfettamente sbarbato. L’altra ostenta un’aria svampita, i capelli grigi con onde demodè sul davanti, mani artritiche che si ostinano a sferruzzare un maglione colorato.
Se sorrido, sorridono. Se sollevo le sopracciglia, fanno altrettanto. Se parlo, mi infestano le orecchie con le loro chiacchiere, assennate, petulanti, morbose.
Lei mastica un inglese ordinario e poco ricercato, che copre con un tono pigolante. Lui ostenta un accento belga sfarzoso, e non nasconde un certo compiacimento.
Mi sono detta che devo sopportare, d’altra parte è risaputo che ciascuno di noi ha almeno un’anima… averne due, però, è troppo.
Colpa mia, d’altronde. Qualsiasi bravo scrittore si limita a inventare un solo personaggio, ad affezionarglisi e a cucirgli addosso almeno la metà dei propri difetti. Io ne ho creati due, e adesso è inevitabile che mi ossessionino con la loro presenza, sovrapponendosi di continuo alla mia vita e pretendendo di dettare legge.
Per di più si tratta di un uomo e di una donna che si tollerano poco e fanno a gara per mettersi in mostra l’uno a scapito dell’altra.
Lui rimprovera a lei una certa tendenza al pettegolezzo, che mal si addice a una indagine minuziosa ed efficace. Lei sorride delle sue fisime e gli insinua il dubbio di non essere un buon detective.
Quando si accapigliano così alle mie spalle, creando un cicaleccio insopportabile, devo ricorrere a un atto estremo: mi allontano dallo specchio all’improvviso e li lascio lì a fare i conti con la loro vanità, tipica dei personaggi letterari che hanno avuto un eccesso di fortuna.
Ma dura poco. Appena si accorgono della mia scomparsa, ecco che mi sono alle spalle, il fiato raso sul collo, l’invadenza dei loro litigi a seguirmi dappertutto.


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Ed io non ho scampo, volente o nolente devo passeggiare per le strade di Londra a braccetto di miss Jane Marple ed Hercule Poirot.
A voi sembrerà un onore, ma – credetemi – nulla è più odioso, per uno scrittore, che essere ostaggio dei propri personaggi, dipendere dalle loro svagatezze, dai loro momenti e dal loro umore.
Certo, non nego che mi abbiano anche aiutata, a volte.
Nel 1926, ad esempio, quando il mio primo marito mi lasciò, fu Hercule Poirot a salvarmi dalla pazzia.
Mi raccontano, infatti, che vagai per dieci giorni e che fui ritrovata ad Harrogate, una località termale dell’Inghilterra settentrionale, dove soggiornavo in un albergo registrata con il nome dell’amante del mio coniuge.
Un beffardo scherzo, lo so. Ma fu Hercule a condurre la polizia nel posto giusto.
E nel 1930, durante un viaggio in treno verso Bagdad, feci la conoscenza dell’archeologo Max Mallowan, che sarebbe diventato il mio secondo marito, grazie alle insistenze di Miss Jane Marple.
E’ per questi gesti pieni di premure che li sopporto ancora, perchè so che – nonostante le loro negligenze – continueranno a fare il dovere di tutti i personaggi letterari: ingannare la morte, salvare dall’oblio, dal dolore e dall’impazienza.
Mi piego ai loro capricci solo per questa compassione che trasuda a dispetto delle imperfezioni, per la fedeltà con cui seguiteranno a raccontare storie dopo la mia fine, e per l’allegria con cui hanno affrontato il male del mondo e la frenesia del dolore.
D’altra parte non ho mai voluto narrare altro che la mia pietà per il mistero delle azioni umane, e se ho potuto farlo è stato solo perchè ho avuto la loro complicità dolente e beffarda.
Quando, alla fine della stesura di un romanzo, vergavo l’ultima pagina con il mio nome, cessavano di contraddirsi, rinunciavano a ogni litigio e – pur non eccedendo in confidenze – credo si sorridessero per un istante.
Subito dopo, però, si contendevano la gloria letteraria ed era allora che – esasperata – mi concedevo il lusso di azzittirli, chiudendo con un tonfo le pagine del libro e dicendomi soddisfatta che, almeno per qualche minuto, sarei stata soltanto me stessa: Agatha Christie.

(articolo pubblicato sul quotidiano “La Sicilia”)

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