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TABUCCHI DOPO TABUCCHI

marzo 22, 2017

tabucchi-dopo-tabucchiTABUCCHI DOPO TABUCCHI di Gioia Pace (Morrone editore)

[Il 25 marzo ricorrerà il quinquennale della morte di Antonio Tabucchi (Pisa, 23 settembre 1943 – Lisbona, 25 marzo 2012)]

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di Raffaele Mangano

Il saggio di Gioia Pace in realtà è un viaggio, un lungo, piacevole, intenso viaggio attraverso l’opera di un grande della letteratura come è stato Antonio Tabucchi. Si parte dalle riflessioni del raffinato artista sul pensiero debole che domina il mondo e sulla letteratura come arma capace di influenzare, nello stesso tempo, sia il passato che il futturo. “Una freccia con due punte e due direzioni” è una definizione di letteratura di una bellezza estetica ineguagliabile e di un’efficacia impareggiabile.
Il compagno di questo viaggio ipotetico non poteva che essere il tempo, la sua circolarità, il suo essere dinamico, il suo mescolare di continuo la memoria con il presente, ciò che è stato con ciò che sarà. E il “passeggero” Tabucchi chiama testimoni del suo errare, personaggi come Borges, Calvino, Drummond, usando Gioia Pace come interprete delle sue riflessioni.
Ma nello scompartimento di questo treno di parole, si accomodano anche Sant’ Agostino e Freud. Una lunga pausa del viaggio è dedicata alla Saudade, e come poteva essere diversamente? E allora, per discutere con passione della Saudade, si accomodano attorno al tavolo Pessoa, Reis, Saramago, Soares.
Ma il “viaggio” di Gioia Pace non è solo allegorico. A un certo punto il lettore viene accompagnato da Tabucchi in persona lungo le sue numerose escursioni in luoghi e città visitate, dove non annota mai riflessioni banali, ma sempre legate alla sua profonda capacità di speculazione e alla sua infinità curiosità. Viaggi reali e viaggi immaginati.
Un inno alla scrittura questo lavoro di Gioia Pace, perché scrivere è come “ moltiplicare la propria esistenza”. Come darle torto?

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Un estratto del libro

Perché Tabucchi

Cercare una parte o un’altra in noi stessi può fare la differenza e nella memoria non si tratta solo del tempo e dei ricordi. La memoria è  l’attitudine a conservare una traccia dell’azione dell’eccitante, dopo che questo ha cessato di agire[1], è la capacità di immagazzinare informazione e di avere accesso ad essa.[2] Senza la memoria saremmo incapaci di vedere,di udire o di pensare e nei solchi scavati dal trascorrere del tempo vediamo tremolare spesso l’incanto o meno dei segni. La memoria è rapida nell’avvolgerti con i suoi fili, è dinamica quando vuole trasportarti nel suo retroterra. In realtà i ricordi  talvolta bruciano e, se in disuso durante gli anni, sono sempre attivi e continuano a bruciare senza sosta giorno e notte. All’apparenza restano alcuni tratti o tracce che un tempo abbiamo vissuto, ma poi le barriere cedono e la dolcezza o l’amarezza diventano protagonisti della nostra vita intima e noi siamo inermi perché abbiamo vissuto.

tabucchi-dopo-tabucchiHo ancora nella memoria un dolce ricordo : mia madre amava cantare una canzone di Gabriella Ferri, nota artista degli anni ’80 in Italia, il cui testo faceva “ anche tu così presente, così solo nella mia mente,tu che sempre mi amerai, tu che giuri e giuro anch’io, anche tu amore mio, così certo e così bello, anche tu diventerai come un vecchio ritornello che nessuno canta più, come un vecchio ritornello, che nessuno canta più”. Ciò è vero, probabilmente non c’è bisogno di ricordare perché la globalizzazione ci fa correre veloci e ci spinge ad  eludere il tempo necessario per mettere in pratica i nostri progetti e qualsiasi persona viene facilmente dimenticata e non ha respiri neanche la memoria foscoliana. Forse però mi sbaglio: Antonio Tabucchi scrive che di tutto resta un poco : una presenza, un ricordo, l’assenza di un legame, la clownerie del vivere, un residuo,anche la sola parola. I suoi romanzi risentono di invenzione e di storia politica, ma egli scrivendoli vi mette qualcosa di suo : un sapore, un odore, un colore, la predilezione per la Grecia,  per la Spagna, per la fotografia, per  la  musica, per la pittura,  per la pianura toscana,  per Pessoa. E il suo ruolo nella letteratura è sintomatico, perché di lui rimangono i personaggi emblematici, le donne surreali, i ricordi simbolici, i dubbi esistenziali, i luoghi magici, la saudade, la sua scrittura. Scrittore instancabile, viaggiatore altrettanto instancabile, ci accostiamo  alle sue pagine che ci incantano per la sua versatilità, per la sua vena artistica, per il suo raccontare temi fondamentali come lo scorrere inesorabile del tempo.

E la letteratura, come  sostiene Tabucchi, è una visione del mondo differente dal pensiero dominante, dal pensiero al potere, qualunque esso sia e, come la scienza, è  creativa, nel senso che produce qualcosa che prima non c’era, vale a dire che inventa. Ma al pari della scienza non si limita a questo, che è già straordinario : scopre. Nel senso che rivela qualcosa che esisteva già prima che non conoscevamo.[3] Essa non è a senso unico, non è lineare e progressiva, ma funziona nei due sensi : influenza il futuro ma anche il passato, è una freccia geometrica con due punte e due direzioni.[4] La modernità riconosce che la letteratura è una forma di conoscenza, una conoscenza pre-logica di origine puramente intuitiva e che la sua natura non è sostanziale, è nomade. Non solo perché ci fa viaggiare attraverso il mondo, ma soprattutto perché ci fa attraversare l’animo umano. Inoltre è correttiva, è l’unica possibilità che ci è concessa di modificare gli avvenimenti e di correggere la Storia più matrigna. E’ il territorio del possibile, della libertà assoluta.[5] E in questo Tabucchi è un grande maestro, non solo perché ci ha donato capolavori, ma perché ci ha insegnato che il ruolo dello scrittore è quello di inquietare, di cercare i perché e di  “ficcare il naso dove cominciano gli omissis”, cioè deve avere il coraggio di essere libero e sincero con se stesso : Je considére l’écrivain engagé quand il est sincére avec lui même, c’est – à – dire quand il ècrit une chose qu’ il ressent vriment.[6]  Io considero lo scrittore  impegnato quando egli è sincero con lui stesso, vuol dire quando egli scrive una cosa che lui sente veramente. E rifacendosi a Pasolini scrive: Pour l’auteaur de Io so, un écrivain est quelqu’un, je le cite, “ qui met en relation des faits même éloignés, qui rassemble les morceaux désorganisés et fragmentaires de toute une situation politique cohérente et qui rétablit la logique là où semblent  régner  l’arbitraire, la folie et le mystére”. Per l’autore di Io so, uno scrittore è qualcuno, io  lo cito, “ che mette in relazione dei fatti anche lontani, che unisce dei passi disorganizzati e frammentari di ogni situazione politica coerente e che ristabilisce la logica là dove sembra regnare l’arbitrio, la follia, e il mistero”.[7] Tabucchi è  stato una icona per il ‘900, un secolo che ha visto grandi sconvolgimenti  politici,quali  le due guerre mondiali,i totalitarismi,  la bomba atomica, la nascita di repubbliche,la caduta del muro di Berlino, la creazione dell’Unione Europea, la minaccia aspra del terrorismo e del fondamentalismo islamico, il fenomeno  complesso e coinvolgente dell’immigrazione. Il ‘900  è stato il secolo della psicoanalisi, della relatività, del neorealismo, della contestazione, della neoavanguardia, del  neosperimentalismo, del modernismo e del postmoderno. Un secolo in cui gli scrittori, andando dietro la   scienza, hanno cercato di entrare nei meandri della mente e della conoscenza per fornire al lettore un frammento di verità, che dura fin quando è pensato.

E Tabucchi sin dall’inizio ha obbedito al  frammento, al tempo, al gusto degli equivoci, al doppio e rimane,  fino all’ultimo, legato al gioco prospettico della vita, alle ragioni della memoria, alla illuministica intelligenza dell’uomo che sa trovare le sue risposte, seppur monche, negli  indizi e nelle coincidenze. Tuttavia l’ uomo è credibile nelle passioni e nei sentimenti in quanto vissuti con verità, quindi “  genuini” e direi, avanzando per logica, poiché niente è possibile in assoluto nell’epoca che ci è data da vivere, che Tabucchi offre un buon pretesto per parlare di letteratura :  egli, che  ha saputo credere nel mestiere di romanziere “ Je reste optimiste. Peut-être pas sur le monde, mais sur l’écriture “ [8] Io rimango ottimista. Può darsi, non sul mondo, ma sulla scrittura, egli, che ha saputo sospettare della verità mediante la finzione, che ha saputo trasformare in racconti le nostre vite ipotetiche, clandestine e misteriose, rende i suoi libri piccoli universi in espansione, narrando i nostri sogni con libertà per farci ritrovare la bussola.

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[1] G. De Montpellier, Conduites intelligente set psychisme chez l’animal et chez l’homme, Louvain, Istitiut Supérieur de Philosophie , 1949,  pag.52

[2] A. Baddeley, La memoria Come funziona e come usarla, Laterza, Roma-Bari,1993, p.3

[3] A. Tabucchi, Di tutto resta un poco.  Letteratura e cinema , Feltrinelli,Milano, 2013, p.14

[4] A. Tabucchi, Doppio senso, in Alfabeta, 69,Febbraio 1985, pp. III-IV

[5] A. Tabucchi, Di tutto resta un poco, op. cit., p. 16

[6] A. Tabucchi, Etre engagé avec soi-même, Le Monde, 10 Novembre 2006.

[7] A. Tabucchi, Etre engagé avec soi-même, Le Monde, 26 Marzo 2012.

[8]  A. Tabucchi, Etre engagé avec soi-même, Le Monde, 10 Novembre 2006

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