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L’EVIDENZA DELLE COSE NON VISTE di Antonio Monda (articolo e intervista)

aprile 6, 2017

L’EVIDENZA DELLE COSE NON VISTE di Antonio Monda (Mondadori)  

recensione e intervista a cura di Francesca G. Marone

Con un sorriso garbato e sincero Antonio Monda, alla presentazione del suo L’evidenza delle cose non viste alla Feltrinelli di Napoli, si rivolge al pubblico dicendo: è una storia d’amore, semplicemente una storia d’amore. Come se fosse semplice parlar d’amore e farlo senza cadere in stereotipi, luoghi comuni o storie melense. Come se fosse semplice calarsi nella mente e nel cuore di una donna innamorata, diventare il suo pensiero e il suo sentire le emozioni scorrere. Monda riesce a concretizzare perfettamente sotto forma di un flusso di pensiero questo percorso che confluisce in riflessioni universali. Un pensiero intimo che si concretizza nel mondo del lavoro, del quotidiano, dei personaggi che lo popolano seguendo regole precise, ed infine ma in maniera preponderante in quello degli aspetti visivamente più significativi dello spazio circostante. È una storia d’amore quella narrata ma non è soltanto la storia di Audrey e Warren (che dura da sette anni, due mesi e nove giorni, e che lei ha pudore a definire “amore”), questa è anche la storia d’amore per una città: New York. I suoi grattacieli, la sfida perenne delle costruzioni verso l’alto, i locali più alla moda dove si possono incontrare Frank Sinatra, Jacqueline Kennedy, le celebrities e l’élite dorata del bel mondo newyorkese che si muove disinvolta fra i tavoli mentre fra gli stessi tavoli la giovane donna olandese sembra avvertire un senso di inadeguatezza e al contempo di attrazione. Vuole amare quel mondo con tutta se stessa perché è il mondo di Warren: l’uomo di cui si è innamorata.
Brillante avvocato dell’alta società newyorkese Warren dirige uno degli studi più in vista della città dove è costantemente seguito da una segreteria che si chiama Greta – e nella scelta accurata dei nomi uno dei tanti omaggi all’amore per il cinema da parte dell’autore – e dove lo status dei clienti in sala d’attesa si riconosce dall’acqua minerale che scelgono di bere fra le varie offerte. Il focus della narrazione sembra essere: lui lei e l’altra. Il pensiero tuttavia sposta l’attenzione verso l’alto, come un grattacielo della città dalle mille promesse svetta verso il cielo dove l’amore cerca le risposte al suo stesso esistere. Allo stesso tempo Audrey coltiva sentimento disperazione e pudore, quella pulizia morale che non le consente di buttare all’aria le vite degli altri o di smantellare “la casa sulla roccia”, perfetta metafora della vita familiare, della vita di Warren, di sua moglie Beth e dei suoi figli. È questo il punto in cui il lettore attento sa che la storia si ricongiunge con un precedente libro di Monda, quello in cui si narra appunto il sospetto da parte di Beth del tradimento di suo marito. Il libro si inserisce infatti in un progetto più ampio che consiste nel raccontare la città di New York in dieci storie diverse, ambientate anche in epoche differenti. Ma – attenzione – l’evidenza non è in ciò che semplicemente ci appare, le geometrie degli angoli di strade e i palazzi disegnano una geografia interiore  che è disegno dell’anima, New York, la città cuore del mondo, è un deserto pieno di gente e di luci che regala illusioni e tanta solitudine. Non è sufficiente essere uno degli uomini più potenti e ricchi né avere numerose relazioni che contano, c’è una disperazione che serpeggia nell’evidenza delle cose non viste. La frase del titolo del libro è tratta da una definizione che San Paolo dà alla fede e la ricerca di un appiglio nella spiritualità percorre come un fiume carsico tutta la storia.
“La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono. Per mezzo di questa fede gli antichi ricevettero buona testimonianza. Per fede noi sappiamo che i mondi furono formati dalla parola di Dio, sì che da cose non visibili ha preso origine quello che si vede.” Questa la frase completa di San Paolo. Quali sono le cose non viste per noi? Cosa esiste sotto la patina dell’evidenza? Da una parte la terra, il restare ancorati alla materia: il successo, i soldi, i vestiti eleganti, le bretelle firmate che sono uno status symbol di un ruolo potente, i legami che contano, i cibi che distinguono l’elite dalla massa, i ristoranti che suddividono in spazi differenti gli individui come caste. Dall’altra un pensiero che ci eleva verso un’evidente riflessione sulla presenza di Dio e sulle forme che può prendere nelle nostre esistenze. Respiro, paesaggio, arte, bellezza, un sorriso in un piccolo posto modesto e senza pretese: un localino carico di odori di fritto e dolci mescolati ad energia, un amore che si nutre solo del suo sorridere alla vita. Una vita che si muove in una città dove il silenzio non esiste e la disperazione dell’anima è disturbata soltanto dalle sirene che vanno in soccorso di chi sta peggio di te. Dove forse al di là dell’evidenza del giudizio fra le cose giuste  e quelle sbagliate c’è spazio per coltivare il dubbio e la ricerca delle parole di una preghiera solo in parte dimenticata. Tutti abbiamo bisogno infine di qualcosa che faccia luce.“Quella luce che sento entrarmi in petto quando vedo te non è forse una goccia della luce creata il primo giorno, dal profondo assetata d’esistenza” (pag.145).

Antonio Monda si è prestato molto gentilmente a rispondere ad alcune mie domande qui di  seguito:

Risultati immagini per antonio monda mondadoriCome ti è sembrato scrivere una storia interpretando il pensiero di una donna innamorata?
Non è la prima volta che uso una voce narrante femminile, l’ho già fatto nella Casa sulla roccia e in Ota Benga. E racconto sempre storie d’amore.

– Che rapporto hai oggi con la città di New York e con il tuo paese d’origine, l’Italia? Senti mai la nostalgia dell’Italia?
Certo che sento nostalgia dell’Italia, il paese più bello del mondo, ma New York è la città della mia vita.

– Il tuo romanzo nonostante l’acuto scavo psicologico dei personaggi colpisce per essere una narrazione fortemente visiva, che rapporto hai con la fotografia e le arti visive in genere? (Ricordiamo ai lettori che la bellissima foto in copertina è tua)
Nasco nel cinema e parto sempre dalle immagini. Una volta ho letto che Márquez ha scritto L’autunno del patriarca sulla suggestione del protagonista in un luogo dove ci sono delle vacche, senza voler fare paragoni. Nel mio caso mi sono venute in mente alcune immagini, come ad esempio la nevicata.

– In ultimo ti chiedo se vuoi darci qualche anticipazione sul prossimo tuo progetto di scrittura:
Sarà ambientato negli anni Quaranta ed avrà per protagonista Baldur, il padrone di casa di Audrey de L’evidenza delle cose non viste.

– Ti ringrazio di cuore Antonio per aver risposto ad alcune delle mie curiosità! Aspettiamo con ansia il prossimo libro.
Grazie a te!

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La scheda del libro

È il 1986. A New York il benessere non è più un sogno ma una realtà alla portata di tutti, e Audrey è appena arrivata in città dall’Olanda, dopo un breve periodo passato a Chicago. È giovane, affascinante, e ha la distinta sensazione di trovarsi nel cuore del mondo. L’eccitazione dell’arrivo a Manhattan diventa incontenibile quando Audrey trova lavoro presso lo studio legale Barron: Warren, il titolare, è il più importante avvocato di New York, e tra i suoi clienti ci sono i finanzieri, i politici e le star più in vista d’America e di ogni parte del mondo. È un uomo di grande successo, rispettato, invidiato, per la vita professionale e per la solidità del rapporto con la moglie Beth, elegante e bellissima: un matrimonio talmente saldo da essere definito, da tutti, “la casa sulla roccia”. Eppure tra Audrey e Warren qualcosa succede. Finché un giorno Warren invita Audrey a seguirlo a Las Vegas, per chiudere un affare e assistere al match di pugilato tra il campione in carica e Mike Tyson, un giovane pugile tanto brutale da sembrare imbattibile. Dopo l’incontro, passano la loro prima notte insieme. Una notte che segna l’inizio di una relazione clandestina, tanto impossibile quanto irrinunciabile. Con L’evidenza delle cose non viste Antonio Monda aggiunge un tassello al suo grande progetto di raccontare New York in dieci romanzi, assumendo l’inattesa prospettiva di una donna innamorata, costretta a vivere, nell’invisibilità e in solitudine, una passione più forte della vita. Il risultato è un romanzo sorprendente che, muovendo dalla complessità dello sguardo della protagonista, indaga i sentimenti e racconta in modo intimo e profondo una meravigliosa e struggente storia d’amore.

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Antonio Monda vive a New York con la moglie Jacqueline, giamaicana, e i figli Caterina, Marilù e Ignazio. Insegna alla New York University ed è il direttore artistico del festival letterario “Le Conversazioni”. Prima dell’Evidenza delle cose non viste ha scritto altri cinque romanzi e cinque testi di saggistica. I suoi libri sono tradotti in undici lingue.

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