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LE NOSTRE ANIME DI NOTTE di Kent Haruf (recensione)

aprile 12, 2017

LE NOSTRE ANIME DI NOTTE di Kent Haruf (NN editore)

di Massimo Maugeri

Bisogna essere grati a NN Editore per aver fatto conoscere al pubblico italiano dei lettori uno scrittore del calibro di Kent Haruf, il cui libro (postumo) “Le nostre anime di notte” (NN editore, p. 176, euro 17, traduzione di Fabio Cremonesi) è riuscito a raggiungere la vetta della classifica dei libri di narrativa straniera pubblicati in Italia. D’altra parte Kent Haruf (1943-2014) è considerato dalla critica come uno degli scrittori americani di maggiore talento e spessore e ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti di grande prestigio. I protagonisti di questo nuovo romanzo, ambientato a Holt (immaginaria cittadina statunitense del Colorado, dove Haruf aveva ambientato i precedenti libri), sono due persone anziane che conducono esistenze solitarie a causa della morte dei rispettivi coniugi. Lei si chiama Addie Moore, il nome di lui è Louis Waters. Sono vicini di casa, il loro rapporto è sempre stato cordiale anche se non hanno mai avuto modo di approfondire in maniera particolare la loro conoscenza. Un giorno, spinta dai morsi della solitudine, Addie decide di andare a trovare Louis. Non è una visita finalizzata a consolidare i rapporti di buon vicinato. Addie ha qualcosa di ben specifico da chiedergli. Si tratta di una richiesta inattesa e sorprendente. Una sorta di proposta. Perché vivono entrambi soli. Perché se ne stanno per conto loro da troppo tempo. Perché la solitudine è un animale capace di corrodere il cuore e lo spirito.
“Da anni io mi sento sola”, dice Addie. “Penso che anche tu lo sia”. Da qui la proposta che può riassumersi nella seguente domanda: vuoi passare le notti da me? Addie precisa subito che non sta parlando di sesso (“credo di aver perso qualsiasi impulso sessuale un sacco di tempo fa”, dice). Sta parlando di “attraversare la notte insieme”. Di starsene al caldo nel letto, come buoni amici. A parlare. A raccontarsi.
Inizia così. Louis accetta e, per queste due anziane persone, si avvia una fase nuova e impensata della loro esistenza. Si ritrovano la sera, al caldo del letto di lei, stesi l’una di fianco all’altro, a tenersi mano nella mano. A dare spazio alle loro anime di notte. Nasce così un amore che oltrepassa qualsiasi vincolo, o interferenza, di natura sessuale. È un’esperienza dolcissima e intensa. Ognuno dei due si racconta all’altro, donandosi senza veli. L’altro accoglie. E, a sua volta, vuole essere accolto in uno scambio di genuina reciprocità. È molto significativa la porzione di dialogo che viene riportata sulla quarta di copertina del romanzo.
«Che altro vuoi sapere?
Da dove vieni. Dove sei cresciuta. Com’eri da ragazza. Com’erano i tuoi genitori. Che rapporti hai con tuo figlio. Come mai ti sei trasferita a Holt. Chi sono i tuoi amici. In cosa credi.
Ci divertiremo un sacco a parlare, eh? disse lei. Anch’io voglio sapere tutto di te.
Non abbiamo fretta, disse lui.
No, prendiamoci il tempo che ci serve».
Ma il tempo non è per sempre. E ci sono ostacoli da superare. I commenti della gente, per esempio. Beffardi, insinuanti. Perché, si sa: la gente, per sua natura, è malpensante. Lo è sempre (con le dovute eccezioni), soprattutto in cittadine piccole come Holt. Ma il problema reale è determinato dalla disapprovazione dei figli, soprattutto quella del figlio di Addie.
Kent Haruf tesse la sua tela narrativa basandola su un impianto fortemente dialogico costruito in maniera invidiabile, senza fronzoli né sbavature, dove perfino il “non detto” incide le pagine riuscendo a tenere incollato il lettore dall’inizio alla fine di questa storia.
Chiuso il libro, viene subito voglia di rituffarsi nelle atmosfere tracciate da Haruf. Ed è quasi inevitabile – per superare la nostalgia letteraria – cercare (e trovare) rifugio nella cosiddetta Trilogia di Holt pubblicata da NN, che raccoglie i tre precedenti romanzi dello scrittore americano: “Benedizione”, “Canto della pianura” e “Crepuscolo”.

(Articolo pubblicato sul quotidiano “La Sicilia”)

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Il libro

È nella cittadina di Holt, Colorado, che un giorno Addie Moore rende una visita inaspettata al vicino di casa, Louis Waters. I due sono entrambi in là con gli anni, vedovi, e le loro giornate si sono svuotate di incombenze e occasioni. La proposta di Addie è scandalosa e diretta: vuoi passare le notti da me?
Inizia così una storia di intimità, amicizia e amore, fatta di racconti sussurrati alla luce delle stelle e piccoli gesti di premura. Ma la comunità di Holt non accetta la relazione di Addie e Louis, che considera inspiegabile, ribelle e spregiudicata. E i due protagonisti si trovano a dover scegliere tra la propria libertà e il rimpianto.

Dopo la Trilogia della Pianura, Le nostre anime di notte è il sigillo perfetto all’opera di Kent Haruf, uno dei più grandi interpreti della letteratura americana contemporanea.

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Kent Haruf (1943-2014) è stato uno dei più apprezzati scrittori americani, ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui il Whiting Foundation Award e una menzione speciale dalla PEN/Hemingway Foundation. Con il romanzo Il canto della pianura è stato finalista al National Book Award, al Los Angeles Times Book Prize, e al New Yorker Book Award. Con Crepuscolo, secondo romanzo della Trilogia della Pianura, ha vinto il Colorado Book Award. Benedizione è stato finalista al Folio Prize.
NN Editore ha pubblicato tutti i libri della trilogia ambientata nella cittadina di Holt.

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