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GLAM CITY: lo spettacolo teatrale (recensione)

maggio 1, 2017

GLAM CITY AL TEATRO ERWIN PISCATOR DI CATANIA (28-30 APRILE 2017)

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Recensione dello spettacolo teatrale andato in scena al Teatro Piscator di Catania dal 28 al 30 aprile 2017, tratto dal romanzo di Domenico Trischitta, “Glam City”, tratto dal romanzo omonimo (Avagliano editore).

Glam City racconta la rivoluzione mancata di Gerry Garozzo, artista diverso e trasgressivo che ha portato una ventata di novità e colore nella buia e carnale Catania degli anni Settanta.
A due anni dall’uscita, il romanzo è approdato in teatro. È stato Silvio Laviano a dare corpo e anima al protagonista, evocando tra i molti fantasmi anche il suo alter ego, Marc Bolan, padre del glam rock inglese.
Lo spettacolo è stato diretto dal Regista Nicola Alberto Orofino.

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recensione di Alessandro Russo (foto di Gianluigi Primaverile)

È minimalista ma carnale la scenografia di Glam City di Domenico Trischitta, in teatro con la regia di Nicola Alberto Orofino. Un pannello di legno accerchiato dall’acqua con sopra un uomo in precario equilibrio; infine un mantello sagomato, un lampadario di cristallo e due stivaletti rossi a tacchi alti. Nondimeno, codesta messa in scena cavalca un’onda ribelle inzuppata di travestimenti e trasgressioni. Se Gerry Garozzo è lo splendido protagonista del romanzo edito da Avagliano, Silvio Laviano ne è la superba incarnazione drammaturgica. Glam City non è solo la narrazione della vita intensa di Gerry, ma un testo di valore che ripercorre la storia d’una città piena zeppa di pregiudizi. Il tavolato legnaceo schiacciato dall’Etna e carezzato dal mare è la Glam Catania d’una quarantina d’anni fa. Colà vivono Gianni Bella, Cristiano Malgioglio e Franco Battiato: un luogo risvegliato da fermenti musicali che ostenta costumi appariscenti. Tra incantesimi e sdolcinatezze germoglia uno spettacolo incandescente che si carica di pathos. In questo quadro visionario fa capolino il sogno stravagante d’un adolescente che crede di star a Carnaby Street; frattanto tra moine e ammiccamenti Glam City cattura e commuove. È inquieto e provocatorio Gerry mentre sogna la swinging London, ondeggia con fare ruffiano e rompe la “carta costituzionale” della Sicilia. Prova ad abbatter le convenzioni e, segregato da preconcetti, rimane vivo ma soffre. A sè tiene strette le sue aspirazioni: vezzeggiandosi canta e danza. «Sugnu puppu, malirittta natura, sugnu puppu, malirittta Catania» ripete ad alta voce «Tagghiati i capiddi, arrusu do culu» gli strilla contro una folla inferocita in via Etnea.
Gerry sta perennemente in bilico; anela verso un’irrefrenabile libertà ma pare messo in croce. Il capo è rivolto alle sue variopinte passioni, un braccio è orientato verso Londra, l’altro è proteso su Milano. Epperò vive inchiodato nella sua tormentata Catania che puzza di piscio e sperma, una città forse ironica e sfacciata ma provinciale di sicuro.
Le tematiche si fanno più forti: si passa dalla prostituzione nel quartiere di San Berillo alla rivoluzione sessuale degli anni Settanta, dalla violenza dei poliziotti ai morti ammazzati per le strade. Silvio Laviano è strepitoso e dà corpo a tutti loro trasfigurandosi con astuzia. In piedi sulla piattaforma piange e ride e intanto dipinge il cuore pulsante d’una città che vuol riscattarsi ma non è pronta per certi cambiamenti. Ecco un lento camminamento di figure essenziali: la mamma di Gerry, poi Pippo Pernacchia, quindi i puppi di via delle Finanze, Mina e la Vanoni, infine Marc Bolan e David Bowie.
Scene e costumi sono di Vincenzo La Mendola, l’assistente alla regia è Gabriella Caltabiano. Le fotografie sono firmate da Gianluigi Primaverile, il progetto grafico è di Maria Grazia Marano, il tecnico delle  luci è Simone Raimondo.
Chapeau !

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