Home > Autoracconto d'autore (l'autore racconta il suo libro) > CHIARA MARCHELLI racconta LE NOTTI BLU

CHIARA MARCHELLI racconta LE NOTTI BLU

maggio 13, 2017

CHIARA MARCHELLI racconta il suo romanzo LE NOTTI BLU (Giulio Perrone editore)

Tra i 12 romanzi candidati alla LXXI edizione del PREMIO STREGA

* * *

di Chiara Marchelli

La distanza è il filtro attraverso il quale ogni scrittore sta al mondo. Osserva, ascolta, registra. È un modo anche strano di vivere: per quante relazioni, vita, viaggi, mestieri, figli, traslochi tu scelga di fare, ti senti sempre un po’ ai margini. Ti mescoli, ti strappi, sanguini e ti sporchi, perché poi sai che tutto servirà a scrivere. Ami, e sai che servirà. Soffri, e sai che servirà. Alcuni rimangono scandalizzati da questo fenomeno, quando se ne accorgono. Gli pare mostruoso. Altri soffrono. Sfuggi, ti dicono, la scrittura viene sempre prima. Non deve essere facile, sentirsi dall’altra parte di quella distanza. Non lo è nemmeno per noi che la mettiamo in atto. Non sentirsi mai davvero “dentro”, perché, se sei troppo dentro, non vedi più. Diventiamo quasi freddi nell’adoperare pure noi stessi, anzi, noi stessi innanzitutto, perché siamo i primi che servono alla scrittura. Non è una mancanza, è una modalità. Mettiamo in atto una distanza più fredda possibile per entrare nel centro incandescente della natura umana. Pare una contraddizione, e invece è lo strumento necessario a non far scempio di ciò che, delicato e vivo, merita un rispetto chirurgico.
Spesso mi chiedono consigli da indirizzare a chi vuole scrivere. Penso che questo sia, oltre ai più consueti (leggi, lavora sodo, riscrivi), quello più onesto e necessario. Dimenticati di te, sviluppa una forma di osservazione quasi disumana, e porta rispetto. Per la storia che stai raccontando e per chi la leggerà. Cancellati, levati di mezzo, a meno che tu non sia necessario alla storia. Nella scrittura le regole vanno al contrario: tu non conti, o meglio, conti perché servi, senza di te la storia non passa. Sei importante, essenziale, nella misura in cui diventi capace di trasmettere la voce dei tuoi personaggi e i loro destini senza che si senta un fiato provenire da te.
Intendiamoci: non ce l’ho con la letteratura autobiografica (tutta la letteratura in qualche misura lo è, ma questo è un altro discorso). Un intero libro scritto dal nostro più intimo e privato punto di vista può essere capitale – penso ad Annie Ernaux – purché, come lei stessa dice, si diventi funzione del tempo, della storia, della civiltà, dell’essere uomini. E, per far questo, bisogna trattare noi stessi come fossimo plastilina in mano a un bambino.
Il risultato, se ci si riesce, è in grado di dare senso a tutti i nostri fallimenti. Perché ciò che stiamo raccontando diventa un fascio di luce che illumina la storia di chi legge: la espone, la avvolge, la soccorre. Anche a questo serve, la letteratura: sostenersi, perdonarsi. Nei libri più importanti c’è sempre tutto ciò che cerchiamo, perché in quelle pagine è distillata l’esperienza umana. E se penso ai grandi scrittori, che non si sono magari risparmiati in vita (difficile pensare che Hemingway, per dire, fosse uno che si è sottratto), trovo, comune, l’elemento della distanza, attraverso cui lo scrittore filtra la vita per se stesso e per noi, consegnandola alla pagina nella sua essenza e nudità.
Ora, ai libri più importanti si deve guardare con lucida deferenza, e cercare di imparare qualcosa. Li si deve studiare, imitare, dimenticare. Bisogna esserne attraversati, travolti, maltrattati. E poi, una volta guariti, tentare la nostra strada.
Dei molti arnesi che la letteratura mette a disposizione, proprio la distanza è stata la chiave che mi è servita per scrivere Le notti blu. Lo scarto indispensabile, lo spazio messo in mezzo al mio sguardo e al dolore che andavo esplorando. Il dolore, di cui sempre scelgo di scrivere. Il territorio dove l’esistenza è complessa e si trasforma, la dimensione dove accadono le cose, mentre invece nella felicità non succede mai nulla (lo diceva Tolstoj, non io). Ma anche la scelta, le parole, l’affetto, la portata enorme della vita che d’un tratto irrompe nell’esistenza di due persone che sulla vita non facevano più conto.
Il libro comincia il giorno del quinto anniversario della morte del figlio di Michele e Larissa, Mirko, che si è ucciso. Sono cinque anni che questi genitori non hanno più il nome che li ha definiti per quasi quarant’anni, uniti da una resistenza cieca: il loro affetto e cura per l’altro, che mai basterà a riparare alla devastazione lasciata da un figlio che si è ammazzato senza permetter loro di impedirglielo.
Era rischioso entrare in un dolore così. E, visto che mi era necessario, ho dovuto cercare un modo. Così ho immaginato l’assurdo: la vita che sfonda, attraverso il tradimento, la sorpresa, la vergogna, l’impossibile. L’ipotesi di un bambino. Il figlio di Mirko. Un pezzo del loro, di bambino, un corpo dentro il quale potrebbe scorrere il sangue di Mirko, il suo amore, il suo passato, la sua storia, la sua memoria. La memoria, appunto. Il dilemma di fronte al quale si trovano Michele e Larissa adesso: fidarsi di questa notizia imprevista e, più in profondità, della vita che dà loro un’opportunità quasi oscena tanto è sconvolgente ed eccessiva. Oppure no, tenersi stretta la memoria, l’unica cosa rimasta viva, la memoria di chi era Mirko per loro. Una memoria tradita già una volta da un suicidio che nessuno si aspettava, così lontano da quello che di Mirko loro avevano sempre saputo e capito. Impiegare cinque anni per riuscire a dirsi che no, non sapevano davvero nulla in fondo, e adesso fare un altro salto, abbandonare tutto, anche quel filo smozzicato che ancora glielo fa sentire loro, questo figlio.
Ho osato perlustrare un dolore e un’opportunità inimmaginabili.
Avevo a mia disposizione questo strumento essenziale, la distanza, acquisito attraverso la vita sin qui, la lettura e un lavoro feroce sulla scrittura.
Ma d’altronde non invento nulla: nell’incipit del Principe, Machiavelli ha scritto che per conoscere il popolo bisogna essere principe, e per conoscere il principe bisogna essere popolo.
Attraverso questa distanza io non sono mai stata così vicina.

(Riproduzione riservata)

© Chiara Marchelli

 * * *

La scheda del libro

Tutti crediamo di conoscere le persone che amiamo: Larissa e Michele si conoscono da una vita, così come pensano di conoscere Mirko, il figlio che lascia gli Stati Uniti, dove è nato, per vivere in Italia e sposare Caterina. Un colpo di fulmine che non hanno mai approvato pienamente.
Larissa e Michele sono sposati da oltre trent’anni, vivono a New York, hanno una vita agiata e hanno saputo costruire un rapporto solido, basato sulla cura reciproca, sulle piccole e generose attenzioni e sulle affettuose abitudini della loro quotidianità.
Le notti blu racconta, come una sorta di lastra raggi X, il matrimonio di Larissa e Michele e la loro vita che sembra normalissima, se non fosse per un dolore tremendo che accompagna, e regola, le loro esistenze. È una notizia dall’ Italia a rompere l’equilibrio che la coppia ha faticosamente costruito.
Con una scrittura chirurgica e lucidissima, Chiara Marchelli ci accompagna attraverso i pensieri della coppia e ci svela confessioni che avremmo preferito non ascoltare: segreti ingombranti, dolorosi, che leggiamo con avidità, rassicurati dal fatto che l’autrice ha intenzione di dirci proprio tutto e di tenere con mano ferma tutti i fili di questa storia che va indietro nel tempo.

 * * *

Chiara Marchelli, nata ad Aosta e laureata in Lingue Orientali alla Ca’ Foscari di Venezia, durante gli anni dell’università vive in Belgio e in Egitto, dove si specializza nello studio della nascita del nazionalismo arabo e del fondamentalismo islamico. In Italia insegna presso l’Università Cattolica di Milano, l’Università di Pavia e la John Cabot University di Roma. Dal 1999 si trasferisce a New York e dal 2004 insegna alla New York University.  Nel 2003 pubblica il suo primo romanzo, Angeli e cani (Marsilio) che vince il Premio Rapallo Carige Opera Prima; nel 2007 la raccolta di racconti Sotto i tuoi occhi (Fazi). Ha pubblicato L’amore involontario e Le mie parole per te (Piemme Open) e il suo nuovo romanzo, Le notti blu, è pubblicato da Perrone Editore.

 * * *

© Letteratitudine

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

Seguici su Facebook e su Twitter

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: