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FREE ZONE

maggio 22, 2017

Il 26 maggio alle 19:00 alla libreria “Catania libri” di piazza Verga a Catania, Nuela Celli e Domenico Trischitta presentano l’antologia di racconti erotici “Free Zone” (Echos edizioni). Liliana Nigro dialogherà con gli autori. Letture di Gisella Calì.

L’antologia sarà presentata anche il 28 maggio a Nicosia all’interno del festival “Le tre giornate di Davì” diretto da Aldo La Ganga.

Di seguito pubblichiamo la prefazione firmata da Marilù Oliva e il racconto di Domenico Trischitta

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Prefazione

Di Marilù Oliva

«Si può dire che non ci sia nessun individuo sano che non aggiunga al normale scopo sessuale qualche elemento che si possa chiamare perverso; e la universalità di questo fatto basta per sé sola a farci comprendere quanto sia inappropriato l’uso della parola perversione come termine riprovativo»: con queste parole Sigmund Freud conferiva legittimità alle pratiche già ampliamente diffuse nelle alcove otto e novecentesche, a riprova che le perversioni sono soltanto diramazioni che l’immaginazione, componente invisibile ma vitale per ogni incontro erotico, può regalare. Se c’è un elemento di cui questa preziosa raccolta non manca è l’immaginazione, appunto, la capacità di sorvolare le vicende strappandole al tram tram, anzi: mostrando quanto il mondo del piacere – mai abbastanza sondato – si possa dispiegare dietro alla quotidianità, in maniera imprevedibile: basta cercarlo, basta volerlo.

Nuela Celli, curatrice del progetto, è stata molto attenta a selezionare storie differenti tra loro, ma unite da questi leit-motiv: da un lato la possibilità di spaziare consentendo ai sensi di sconfinare (manca un articolo forse?) in dimensioni senza recinti, dall’altro una forma stilistica connotativa per ogni autore e qualitativamente interessante.

Esplorazione, tentazione, sorpresa, voluttà, fisicità, desiderio, sensualità, sottomissione – del resto Justine del Marchese de Sade e Histoire d’O di Pauline Reage sono i libri maestri del genere – e un pizzico di violenza: il piacere diviene quasi un gioco d’azzardo per i personaggi che attraversano questo libro, un gioco che spesso si risolve con l’apice, ma passa anche per lo sfinimento e la rinascita. L’atto sessuale si pone come istanza di disordine, inizialmente, un caos esistenziale o situazionale che però rivela ben presto la sua altra intrinseca essenza, ovvero quella opposta: di ridonare equilibrio all’universo. Il linguaggio del corpo, le liturgie che si mettono in atto, perfino quello che la morale perbenista definirebbe come osceno concorrono assieme alla danza della narrazione, in un tripudio di fantasia e i racconti si susseguono fedeli alla lezione di AnaïsNin che, nella prefazione a Il Delta di Venere chiariva:

«Il sesso non prospera nella monotonia. Senza sentimento, invenzioni, stati d’animo non ci sono sorprese a letto. Il sesso deve essere innaffiato di lacrime, di risate, di parole, di promesse, di scenate, di gelosia, di tutte le spezie della paura, di viaggi all’estero, di facce nuove, di romanzi, di racconti, di sogni, di fantasia, di musica, di danza, di oppio, di vino».

Il bolognese Gianluca Morozzi, in “Qualcosa di delicato” conduce il lettore all’apice di una serata che dispiega qualcosa di molto inaspettato, complici due fanciulle che scoppiano di desiderio. E lo fa con il suo linguaggio deciso, impeccabile, a volte sornione. Ne “Il club delle libellule”, Cynthia Collu racconta con simpatia di un centro di dimagrimento esclusivo, più unico che raro, che ha come fine non tanto la perdita di peso quanto l’inusitata modalità di consumo delle calorie: sesso a volontà e non necessariamente monogamo. L’abruzzese Romano de Marco con “Tutto il sesso è noia” ribalta le aspettative sorte nel protagonista dopo che ha visitato un sito specializzato in escort e lancia suggestivi quesiti sull’eccitazione che può provocare la prospettiva di appuntamenti sconosciuti, anche se mercenari. Quello di Nuela Celli, autrice di San Benedetto del Tronto, è un racconto lungo che ci lascia in bocca la dolcezza dello stupore. “L’apicoltore” è un incontro onirico: quello di Anastasia quando si addormenta e sfugge alle delusioni della quotidianità, ma la Celli, con una straordinaria scrittura che si rivela sapientemente riga dopo riga, ci insegna che la retta via è inseguire l’amore e il piacere, ovunque essi ci portino, soprattutto lungo strade che capovolgono i cliché. Altro racconto imprevedibile è quello della pescarese Caterina Falconi, cheinaugura la storia con un’immagine – uno scrittore dentro a un gabbiacarro trainato da una Harley Davidson – ad altissimo livello scenografico che acquisirà, pagina dopo pagina, potenti valenze simboliche. Andrea Coffami e Angelo Zabaglio, romani, in “Amarla e onorarlo” si inoltrano in territori di esplorazioni immaginifiche in cui non esistono dogane né etichette, mentre la bolognese Paola Rambaldi racconta, ne “La frusta di Sciucaren”, di un ritrovo ravvicinato e lo caratterizza con il suo stile personalissimo capace di coniugare schiettezza, realismo e comicità. “La rosa del deserto” di Leonarda Morsi, bolognese, concilia la parte più oscura dell’anima di un attempato professore con il suo profondo richiamo alla tenerezza. “Dell’infedele” di Domenico Trischitta, che vive a Catania, indaga sulla confusione tra piacere, senso di colpa e desiderio: cosa sarà mai di un quarantenne atletico e aitante, sposato ma desiderato da giovanissime e non solo? Gli scritti di Ariase Barretta trasudano spesso un tocco partenopeo, perfino in questo luogo esotico e lontano, che nulla ha di Napoli, ambientazione di “Donne e trame d’acqua”. Il narratore si concede, in chiusura, una delle sue fortissime sterzate, non prima, però, di aver ordito un ricamo prezioso attorno all’iniziazione di un ragazzino condotto, tra suoni di liuto e cantilene d’acqua, in una stanza segreta. “Lettera d’amore dalla galassia” di Andromeda, di Roberto Gavelli è un bagno siderale nel mare stellare di galassie remote, dove l’apice del godimento si sa articolare in estensioni molto più complesse e composite del nostro orgasmo terreno. Che quest’antologia abbia il coraggio di sfatare i luoghi comuni lo dimostra anche “Mammina”, della napoletana Letizia Vicidomini, un finale mozzafiato per una storia che ripercorre le fatiche (e le ingiustizie) della quotidianità cui siamo sottoposti (più spesso: sottoposte). Il tocco storico alla raccolta lo dà invece la dotta Giada Trebeschi, di origini bolognesi ma ora residente in Germania, con “La punta di fuoco”: e che meraviglia quando le descrizioni d’epoca si coniugano al sublime artistico. Chiudono questo straordinario progetto due narratrici di razza, capaci di intraprendere nuove avventure senza perdere mai di vista l’etica della scrittura, Laura Costantini e Loredana Falcone: “Regalo di compleanno” trasporta il lettore nella New York degli anni Venti. E non è un caso che questo sia l’ultimo racconto. Come a dire: il sesso non ha barriere segnate dalla geografia né dai secoli.

In questi contributi l’imperativo è che ogni collegamento tra sessualità, impensato, scoperto e profanato contribuisca a fare del mondo del piacere un campo di magia. Che siano sguardi sensuali, ammiccamenti, iniziative ardite, penetrazioni sfrontate: chi brama vuole appropriarsi dell’altro oltre il possibile, alternando la realtà, dell’atto sessuale in sé, all’iperrealtà, ovvero alla rappresentazione dell’atto, alla rappresentazione del limite, all’esposizione dei corpi e delle loro piacevolissime derive.

Con un’estetica dello spazio corporeo che si sposa con le potenzialità della psiche, il discorso sul sesso si tinge anche di sfumature gioiose, in quest’antologia, attraverso fotografie animate e vividissime propone una varietà fantasiosa di tendenze sessuali attivate da una pulsione o da una disinibizione che nulla ha di costruito, anzi: sembra seguire soltanto il richiamo di una natura troppo spesso castigata dalle leggi umane e morali. Perché, per dirla alla maniera di Woody Allen, «Il sesso è sporco solo se è fatto bene».

 

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Dell’infedele

Domenico Trischitta

 

G.S. entrò un giorno d’aprile in banca per fare un versamento. Non si era mai accorto di quella ragazza sinuosa che si districava con noia tra il computer e le carte. Se avesse potuto definire la sua bellezza avrebbe detto greca, ma era troppo concentrato a osservare la giovane donna dai grandi occhi neri, dal seno prorompente e dai capelli arruffati che le sfioravano le spalle. Attese il suo numero ventisette e alla fine, per ironia della sorte, finì da lei, nella sua trappola di sportello bancario. E la trappola scattò. Manuela si lamentava di certi disturbi intestinali che la assillavano da due settimane, il suo collega la guardava stupito accennando un sorriso malizioso.

S.G. ha quarant’anni, sposato con un figlio, è un uomo atletico e affascinante, non solo perché è un insegnante di educazione fisica. Anche se fosse stato droghiere avrebbe avuto lo stesso aspetto. Sua moglie insegna musica al liceo e il figlio di sette anni studia pianoforte. Tutti i presupposti di una famiglia felice e borghese, eppure è lì l’intoppo che lo porta a rimuginare sulla sua sessualità, sul fatto che le ragazzine lo attraggono fino al punto di importunarle con parole adolescenti del tipo: “Se non fossi sposato farei pazzie per te”. La moglie è bella ma non riescono a fare l’amore da un mese, lei non raggiunge l’orgasmo da un anno, fino a credere che il suo è un problema fisico. Lui la scoperebbe tutti i giorni ma pian piano l’aspetto fisico di sua moglie è stato sostituito da circa venti ragazze che nella sua mente si alternano continuamente fino a farlo impazzire.

Esordì con tono paternalistico, consigliandole di stare attenta alla scelta dei cibi, un po’ banalmente, per poi dirottare la sua attenzione sull’operazione bancaria del giorno. Trascorsero circa cinque minuti, gli occhi di lei puntavano il computer e gli occhi di S.G., lui  guardava l’orologio e gli occhi di lei. Poi lui firmò e scrisse il numero del suo cellulare e una frase: “Chiamami stasera, dopo le nove”.

Mezzogiorno, giusto il tempo per fare un salto al supermercato per comprare carni e birra, con le mani umide di sudore “peccaminoso”. Infine la scuola, il figlio che gli somiglia in maniera esagerata, la bella moglie che lo attende dinanzi alla scuola come tutti i giorni, come sempre. Quel giorno S.G. aveva il turno pomeridiano dalle tre alle cinque, dunque dovettero mangiare in fretta, parlarsi velocemente, guardarsi distrattamente, troppo poco per capire una sofferenza o un’anormalità nel volto dell’altro.

Sono arrivato a scuola da cinque minuti e non riesco a pensare ad altro, all’eventualità che lei mi possa chiamare alle nove, al fatto che potremo subito vederci e magari scopare fino a notte fonda, fino a morire. Le ragazze che mi stanno attorno in questo momento corrono a cerchio distrattamente, hanno tute blu aderenti e culi solidi, notano la mia assenza e ridono rumorosamente creando un effetto rimbombo per tutta la palestra.

Sono già le sette, rientra quando i raggi del sole stanno per scomparire, va alla doccia rimanendo a lungo sotto le gocce calde che gli picchiano il viso sudato. Non sgombra i pensieri disordinati che gli affollano la mente, non riuscendo a concentrarsi su ciò che lo attende per le nove. Un po’ di esercizi muscolari per tenere in forma il suo corpo tre volte a settimana; ma questa sera tutto questo gli gioverà d’alibi per mascherare l’eventuale telefonata e soprattutto l’incontro con la ragazza della banca. La sua mente corre veloce.

Paura e desiderio per quella telefonata che arrivò puntuale, che smorzò la sua voce, che colse di sorpresa quella di lei che accettò il suo invito di vedersi dopo mezz’ora in piazza Università. Manuela si presentò con una minigonna nera e una maglietta bianca attillata al grosso seno. Parlarono di cazzate ridendo attorno al tavolo di un bar, i discorsi di S.G. erano affascinanti e ammalianti, seducenti ed erotici come non gli capitava da più di dieci anni. Si sorprese per la sua energia vitale, la maniera vorticosa di bruciare le tappe, di immaginare il corpo di lei voluttuoso alle sue richieste e alla sua rabbia fisica. Andarono all’appartamento di lei e non persero tempo per baciarsi, per toccarsi con volgarità, subito, nelle parti intime, usando modi di disprezzo.  Scoparono insaziabili esagerando le loro pratiche, fregandosene dell’amore e di tutte quelle stronzate ad esso collegate. Non parlavano, i suoni che emettevano sembravano lamenti di sofferenza. Poi S.G. cominciò a sudare, lo stesso sudore fastidioso di cui si era liberato nel primo pomeriggio, e non lo abbandonò più.

Il tragitto che mi separa da casa mi disturba con luci e suoni nella notte, sembrano indagare sulla mia ansia. Mi sento colpevole, colpito da una malattia incurabile che non mi lascerà più. Ho dovuto più di una volta riprovare con la chiave della porta d’ingresso, come se anche la chiave sapesse, la porta sapesse, il buio del corridoio sapesse. Da quel giorno le mani mi si inumidiscono spesso, quell’odore acre invade sempre le mie narici e non riesco a togliermi di torno quell’atmosfera esterna ostile che pervade anche il mio sesso. Come se lei sapesse.

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