Home > Articoli e varie, Recensioni e segnalazioni > GIORNI DI MAFIA di Piero Melati

GIORNI DI MAFIA di Piero Melati

maggio 23, 2017

GIORNI DI MAFIA. Dal 1950 a oggi: quando, chi, come” di Piero Melati (Laterza)

di Massimo Maugeri

C’è un libro importante uscito in questi giorni per i tipi di Laterza. Un libro capace di tracciare il percorso della storia della mafia (dal 1950 a oggi) unendo qualità di scrittura a precisione giornalistica, completezza a essenzialità (binomi che non bisogna mai considerare come “scontati”). Un libro che auspico possa entrare nelle case di molti italiani e possa essere adeguatamente divulgato nelle scuole. Si intitola “Giorni di mafia” (il sottotitolo è: “Dal 1950 a oggi: quando, chi, come”) e lo ha scritto Piero Melati che – tra le altre cose – ebbe modo di seguire, già ai tempi del giornale “L’Ora” di Palermo, la guerra di mafia e il primo maxiprocesso.

Qualche mese fa ho avuto il piacere di discutere con Melati (nell’ambito del mio programma radiofonico “Letteratitudine in Fm”) del suo precedente libro scritto a quattro mani con Francesco Vitale e intitolato “Vivi da morire” (Bompiani 2015).
Adesso gli chiedo di raccontarmi qualcosa sulla nascita di questo nuovo volume.

L’idea è stata del dottor Laterza“, mi spiega Melati. “Una storia concepita in cento date che non fosse un elenco di caduti ma trovasse sincronicità cronologiche tra politica, cultura, società e storia della mafia. Ho trovato così un inizio (Portella) è una fine (Provenzano) che fossero parziali certamente ma significative. Alla fine la concatenazione degli avvenimenti ha creato quasi da sola un forte filo conduttore. E i singoli quadri sintetici mi hanno consentito di attenermi ai fatti. Anche se ho cercato sempre di rovesciare i luoghi comuni più diffusi“.

Sfogliando l’indice del libro è facilmente intuibile l’intento dell’autore di non volersi limitarsi a “elencare” nomi, fatti e circostanze che ruotano intorno al fenomeno criminale di Cosa Nostra. Ci sono, in effetti, molti riferimenti di natura sociale e culturale (relativi a romanzi, film, ecc.). Mi piace citare qui di seguito i titoli di alcuni dei capitoli a essi dedicati:Il giorno della civetta di Sciascia”, “Il giorno della civetta diventa film”, “Il Caravaggio rubato”, “Il caso Mattei vince a Cannes”, “La prima puntata della Piovra in tv”, “Sciascia, Falcone e Gesualdo Bufalino”, “I Soprano: la mafia in crisi di panico”, “Il primo videogame su Cosa Nostra”, “Camilleri studia Sciascia e Provenzano”, Pif, “La mafia uccide solo d’estate“, “I 25 anni del film Quei bravi ragazzi“, “L’inaugurazione del museo Falcone-Borsellino”.
Non mancano naturalmente i capitoli dedicati ai Fatti (con la effe maiuscola): chi volesse, può scaricare l’indice del libro cliccando qui.

Nella premessa del volume si evidenzia – tra l’altro – che “molti dei nodi irrisolti dell’attualità italiana provengono dalla Sicilia, oppure è nell’isola che sono diventati estremi ed evidenti: l’omicidio come strumento di pressione, il traffico internazionale della droga, la corruzione elevata a sistema, le speculazioni urbanistiche, il rapporto conflittuale tra magistratura e politica, le lotte intestine tra apparati dello Stato, l’uso criminale dell’economia e della finanza, i grandi ricatti, il ruolo delle sètte segrete, la gestione spericolata e senza regole del potere, il voto di scambio, l’uso spregiudicato dei media, il valore civile dei prodotti culturali, il ruolo degli intellettuali, il peso degli equilibri internazionali” (…). Per poi precisare che lo scopo del libro è “«Fare memoria» avendo come stella polare non più la schiavitù verso un «passato che non passa», ma la costruzione di un futuro. Forse così, dalla Sicilia, potrà venire qualcosa di buono anche per l’Italia. Qualcosa che si chiama far resuscitare la speranza“.

Chiudo citando uno stralcio della pagina di “Giorni di mafia” dedicata alla strage di Capaci (di cui oggi, 23 maggio 2017, ricorre il venticinquennale) che fa male al cuore: “Il giudice Antonino Caponnetto, che era stato capo del pool antimafia per quattro anni e quattro mesi, ricorderà: «Dopo i funerali di Giovanni abbracciai Paolo all’aeroporto. Ci vediamo presto, gli dissi. Lui mi rispose: Nino, ne sei proprio sicuro? Imbarazzato replicai: ma cosa dici? Certo. E lui mi abbracciò, mi strinse così forte fino a farmi male. Fu l’ultima volta che lo vidi».

* * *

La scheda del libro
Dalla strage di Portella della Ginestra fino alla morte di Bernardo Provenzano, i cento giorni che hanno cambiato per sempre il volto della Sicilia e dell’Italia intera.
Tutta la nostra storia repubblicana può essere letta anche attraverso la chiave dei fatti di mafia perché molti dei nodi irrisolti dell’attualità italiana trovano lì la loro radice. I cento giorni raccontati in questo libro ne sono la prova. Pagina dopo pagina scorrono decenni di delitti e stragi in gran parte perpetrati in Sicilia, ma emergono intrecci che superano decisamente i confini regionali: dall’omicidio come strumento di pressione al traffico internazionale della droga, dalla corruzione elevata a sistema alle speculazioni urbanistiche, dal rapporto conflittuale tra magistratura e politica alle lotte intestine tra apparati dello Stato, dall’uso criminale dell’economia e della finanza al ruolo delle sette segrete, per arrivare al voto di scambio e all’uso spregiudicato dei media. Al centro del libro non ci sono solo cadaveri eccellenti e grandi processi, ma anche figure spesso trascurate, i romanzi, i film, il costume, il cibo, il gergo, gli avvenimenti politici, sociali e di ‘colore’ che, legati cronologicamente ai grandi fatti di criminalità organizzata, ne sono stati la cornice o hanno rappresentato la ricetta per il suo contrasto. La storia sanguinaria della mafia può essere infatti compresa solo in uno sguardo più ampio che comprenda l’intera vita politica, istituzionale e culturale italiana. Una rilettura originalissima che sollecita a riflettere ancora sui grandi misteri, sui segreti ben custoditi, sui gialli mai risolti che costellano la nostra storia recente.

 * * *

Piero Melati, palermitano, per molti anni viceredattore capo de “Il Venerdì di Repubblica”, si occupa di attualità e cultura. Ha seguito per il giornale “L’Ora” di Palermo la guerra di mafia e il primo maxiprocesso a Cosa Nostra. Con “la Repubblica” ha aperto le redazioni locali di Napoli e Palermo ed è stato viceredattore capo della cronaca di Roma.Èautore, con Francesco Vitale, del libro Vivi da morire (Bompiani 2015).

 * * *

© Letteratitudine

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

Seguici su Facebook e su Twitter

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: