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TANGO DELL’ANIMA

giugno 12, 2017

TANGO DELL’ANIMA di Daniela Spalanca (Medinova)

di Alessandro Russo

Buongiorno.
Non sempre né spesso, insomma talvolta, l’autore d’un libro -poco prima di prender per mano il lettore- incomincia col guardarlo fisso negli occhi. Grazie al Cielo, è quello che accade allorquando si sfoglia “Tango dell’anima” della scrittrice agrigentina Daniela Spalanca (Medinova Ed, pg 94, €12), una lunga meditazione dallo stile pacato e mai aggressivo dedicata alla resilienza dell’essere umano. Come già Enzo Biagi, anche l’autrice di “Tango dell’anima” crede che il peccato più diffuso al mondo sia l’indifferenza; denota ella una prorompente sensibilità e pronuncia un grido di rancore contro il finto buonismo e le sue sfaccettature.
All’interno d’un fine quadro letterario, si snodano centoquarantanove riflessioni intervallate da dodici disegni di Mauro Fornasero, artista innovativo di Caltanissetta che all’essenza narrativa aggiunge un’atmosfera misteriosa. Docente di lettere e speaker televisiva, Daniela vanta numerose collaborazioni con riviste e siti web. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti letterari tra cui l’encomio speciale al Premio “Racalmare Leonardo Sciascia Edizione 2012” e il Premio nazionale “I libri dell’anno 2012”.
La sua scrittura è piana e senza fronzoli ma imbevuta d’una imponente forza evocativa; il bersaglio è l’ipocrisia d’una umanità che troppe volte s’identifica con il male e con la cattiveria. “Raccontare –lo sa bene la Spalanca- è far vedere”; senza ricorrere a un linguaggio aulico, impregna così d’inchiostro scene e inquadrature. La grafia si fa penetrante e fiorisce un variopinto connubio tra lemmi e segni pittorici, un’intrigante raccolta d’assonanze poetiche, un’opera ricca di tracce concrete di letteratura. Scandito da un lungo percorso di rimbalzi che paiono rintocchi di campane, il ritmo ora accelera ora rallenta, ma la penna prosegue senza vincoli né restrizioni. Nondimeno il pavimento si fa scivoloso e c’è il pericolo d’inciampo, epperò la trama è ben espressa e di rimando “Tango dell’anima” sta in piedi.
«Ci sono libri –così Daniela Spalanca- che scrivi perché hanno un valore storico, altri perché alimentano la ricerca e altri ancora perché ti permettono di fare esperimenti con la parola che si fa saggio o testo narrativo, poesia o romanzo. Poi ti capita di raccogliere dei “pensieri sparsi” che nascono dalla tua anima e, come un fiume in piena, si dispongono l’uno dietro l’altro, filtrano il tuo sentire e raccontano profumi, sapori, pennellate di colore, ricordi, dolori, senso di inquietudine e di abbandono, e ancora  incomunicabilità, bellezza e meraviglia, amore e ballo di passione, emozioni e fede, semplici parole e fotografie che ti restano dentro, per sempre. “Tango dell’anima” è un po’ tutto questo, per me forse molto di più».

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