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ALLA RICERCA DI MR DARCY (un estratto)

giugno 29, 2017

In vista del bicentenario della morte di Jane Austen (18 luglio 1817), pubblichiamo un estratto del volume ALLA RICERCA DI MR DARCY di Giovanna Pezzuoli (Iacobelli)

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Capitolo I

Un intramontabile (sex) appeal

La prima impressione, si sa, non e quella che conta: lui, bello ed enigmatico, con la sua immensa proprietà nel Derbyshire, se ne sta impalato e risponde freddamente all’amico che lo spinge a invitare lei a ballare: «sì e passabile ma non abbastanza bella per tentare me, e al momento non sono affatto in vena di intrattenere le signorine trascurate dagli altri giovanotti» (JA, 2016, p. 65)1. Altero, sprezzante, presuntuoso, ma chi si crede di essere… sono tutti pensieri legittimi, ricordandosi però che è solo la prima impressione.

Siamo a Meryton, immaginario villaggio dell’Hertfordshire: un ballo campagnolo con simpatiche ragazze di buona famiglia non è esattamente l’ambiente dove Mr Fitzwilliam Darcy, nobile d’aspetto e con una rendita di diecimila sterline all’anno – come sa tutta la sala cinque minuti dopo il suo ingresso trionfale – si sente a proprio agio.

Serio, imbronciato, anzi decisamente scostante diventa subito impopolare, spegnendo gli iniziali entusiasmi per la sua “virilità” e bellezza; ed è tanto più sgradito a Elizabeth (Lizzie) Bennet, la fanciulla oggetto del commento assai poco gratificante, e neppure fatto sottovoce. Lei, avendo un carattere allegro e giocoso, riferisce con spirito l’episodio alle amiche. Ma il giorno dopo, a casa del vicino, Sir William Lucas – che ha conquistato qualche blasone grazie ai suoi fortunati commerci –, Elizabeth, commentando la festa, mentre giura che non ballerà mai con lui, è costretta ad ammettere: «[…] potrei facilmente scusare il suo orgoglio, se non avesse mortificato il mio» ( JA, 2016, p. 72).

Eppure circa sei mesi e 150 pagine dopo accade l’impensabile. Lo stesso signore, altero, bello e non più impossibile, chiede la mano di Elizabeth confessandole: «Ho lottato invano. E inutile. Dovete permettermi di dirvi che vi ammiro e vi amo ardentemente» ( JA, 2016, p. 224). Singolare dichiarazione, formulata con ansia e apprensione ma anche con l’orgogliosa certezza di una risposta favorevole che suscita in lei uno «stupore indicibile» unito a una buona dose di rabbia e di indignazione.

Perché Mr Darcy, accusato di gravi colpe per infondati pregiudizi, le confessa si il suo amore e la sua dedizione ma al tempo stesso, aborrendo ogni finzione, ammette «con onestà» gli scrupoli «giusti e naturali», come l’evidente inferiorità sociale della famiglia Bennet, che gli hanno a lungo impedito di pensare seriamente a lei. Non sono obiezioni irrilevanti visto che siamo nell’Inghilterra a cavallo tra Sette e Ottocento, quando la ricca proprietà terriera con posizioni di prestigio non amava affatto mescolarsi con la gentry di provincia e la borghesia nascente.

La confessione scatena un rifiuto all’apparenza irrevocabile, provocando un grandissimo tumulto nell’animo di Darcy. Il quale ascolta con incredulità mista a mortificazione le accuse di Elizabeth: «Fin dal principio, fin dal primo momento, posso quasi dire, i vostri modi mi hanno rivelato tutta la vostra arroganza, la vostra superbia e il vostro egoistico disprezzo dei sentimenti degli altri. Questo è bastato a formare la base di quella disapprovazione sulla quale i successivi eventi hanno costruito un’irremovibile antipatia; e non vi conoscevo neppure da un mese, che già sentivo sareste stato l’ultimo uomo al mondo che avrei pensato di sposare!» ( JA, 2016, p. 227).

Che cosa è accaduto, quali fraintendimenti, quali sommovimenti interiori hanno impedito la comprensione fra i due protagonisti? E come reagisce un tipo orgoglioso come Darcy all’innegabile umiliazione? Scopriamo man mano che è un uomo complesso, riservato, responsabile, saggio amministratore, amabile e protettivo nei confronti della sorella minore…

Ma soprattutto è leale, giusto, mai meschino.

[…]

Quale donna non vorrebbe incontrare un uomo cosi? Forse è questo il segreto dell’intramontabile appeal del personaggio: è il perfetto maschio eterosessuale,

proiezione dei desideri femminili.

(Riproduzione riservata)

© Iacobelli

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La scheda del libro

In vista del bicentenario della morte di Jane Austen (18 luglio 1817), pubblicato nella collana “I Leggendari”, il testo di Giovanna Pezzuoli Alla ricerca di Mr Darcy che mette a fuoco il protagonista più smagliante e imitato del famoso romanzo della scrittrice, Orgoglio e pregiudizio. Pezzuoli ripercorre i film e le serie Tv che hanno dato corpo al più orgoglioso dei personaggi letterari, vera icona della mascolinità eterosessuale, oggetto del desiderio di milioni di donne nel mondo e modello di una possibile relazione tra i sessi basata sulla reciprocità di virtù e sentimenti, più che su una supposta complementarietà.

Gli interpreti, le trasposizioni, i remake e le riscritture del celebre romanzo fanno emergere la finezza e la profondità della penna di quella “zitella illetterata” che è una colonna del canone letterario occidentale (e non solo) e allo stesso tempo icona di un fenomeno popolare di crescente successo dagli anni Novanta del secolo scorso.

Giovanna Pezzuoli, con penna lieve e divertita, si interroga anche sul perché sia proprio Mr Darcy il personaggio maschile di Jane Austen di gran lunga preferito, mettendolo a confronto con gli altri usciti dalla penna della scrittrice – e con l’altro modello che ha spopolato dall’Ottocento in poi: il romantico, problematico, iroso, imperfetto Mr Rochester di Jane Eyre (Charlotte Brontë), capostipite della tradizione “io ti salverò”, vale a dire di quella “trappola” sentimentale per cui generazioni di donne si sono immolate sull’altare dell’amore.

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© Letteratitudine

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