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IL TUO NEMICO di Michele Vaccari (recensione)

giugno 29, 2017

IL TUO NEMICO di Michele Vaccari (Frassinelli)

recensione di Eliana Camaioni

Costruito con la mano di regista, cesellato con l’accuratezza di editor, raccontato con la forza dirompente delle storie vere, “Il tuo nemico” (Frassinelli) unisce le tre anime di Michele Vaccari, regalando al lettore pagine coraggiose.
Sarebbe ingiusto ridurlo alla sua trama: un ragazzo di nome Gregorio, genio dell’informatica con una situazione familiare difficile alle spalle, oppone al mondo una singolare forma di ribellione chiudendosi in casa; una ragazza di nome Gaia, con una situazione familiare difficile alle spalle, oppone al mondo una singolare forma di ribellione entrando in Anonymous, incrociando la sua lotta con quella di Gregorio.
Per comprendere quella trama – raccontata da chi scrive in modo provocatoriamente riduttivo – è nel cuore del romanzo che bisogna scendere; bisogna usare un bisturi per sezionarlo e scoprire quanti tesori possieda al suo interno, il caleidoscopio straordinario in cui le vicende narrate si uniscono indissolubilmente al modo in cui sono narrate, e da esso prendono forza e diventano straordinarie.
Fermo immagine, flash back, avanti veloce.
Fermo immagine, ellissi, scena.
Avanti veloce, analessi, stop.
Gorghi di metafore si attorcigliano a labirinti di sinestesie, shock linguistici danzano con scossoni sintattici, linguistici; cambi di registro sono tamponamenti al semaforo di una narrazione mai prevedibile, che procede a salti pur senza essere mai discontinua, anzi, che nella discontinuità trova la sua omogeneità, la sua ragion d’essere, la voce dell’autore. Che prende per mano il lettore e poi lo lascia precipitare, lo riprende al volo e lo confonde di nuovo; che anticipa ma non spiega, racconta ma non dice.
I dettagli narrano più delle parole: i mobili décapé, il piano in okite della cucina, l’intonaco spugnato: spie di opulenza e benessere che creano un doppio perturbante con il dramma che in casa Menclasi si consuma in “frammenti di miasma terminale”, nello “stato di abbandono in cui riversa la cucina”, nei “vuoti di bottiglia che sii accumulano agli angoli dei mobili”.
Michele Vaccari ti coinvolge e ti sconvolge, si fa beffa di te con l’uso da giocoliere di uno strumento linguistico che gli appartiene come un braccio, una gamba, un corredo anatomico che risponde all’istante ad ogni suo comando.
Nel confronto con la morte emerge la forza del romanzo, il grido sordo che lega i personaggi: sono tutti condannati a sopravvivere a sé stessi. E il loro sopravvivere equivale alla pena da scontare: il dottor Menclasi per la gogna sociale ‘dopo ciò che è successo’, Chiara per aver sposato un marito che la vuole funzione e non persona, e per l’impotenza di non riuscire a salvare Gregorio, Gregorio per aver chiuso fra quattro mura sé stesso e il proprio talento, preservando con la negazione estrema la propria identità.
Ma il motore immobile del romanzo è il voler “essere come lui”: i protagonisti si proiettano gli uni sugli altri a vicenda, e così distruggono negli altri – o pretendono di far vivere – le proprie ombre: per Menclasi il figlio Gregorio “era superbo e ambizioso, e odiava quanto questo gli ricordasse se stesso”, e dal canto suo “Chiara non perse molte settimane a rendersi conto che, per sopravvivere, sarebbe dovuta diventare come lui”. Anche Gregorio non sfugge a questo gioco proiettivo: riferendosi al padre, “sogna di comprenderlo, di poterlo rendere fiero, di capire perché faccia di tutto per essere disprezzato da lui”. E perfino la Tribuni, la professoressa che come un angelo sembra discendere dal cielo per salvare la vita di Gregorio, non sfugge a questo karma: “Io ero come te” gli dice “e vorrei esserlo ancora, se me lo permetterai”.
Margherita Tribuni è ‘l’anello che non tiene’ fra il Gregorio pubblico e quello privato, fra il suo essere e il suo non-essere, e irrompe nella narrazione come elemento perturbante, è il serpente inconsapevole che offre la mela di una redenzione che diventa distruzione al contempo, nel gioco delle opposizioni leitmotiv del romanzo: “Mi farebbe davvero piacere poterti fare da mentore per il tuo iter scolastico futuro”.
Gregorio invece finisce per diventare il sacco da pugile su cui ciascuno degli altri personaggi combatte la propria battaglia e scarica il pattume della propria vita, accoltellato dalle parole del padre che gli toglie quasi geneticamente ogni speranza di redenzione: “Nella migliore delle ipotesi, risulteresti una nostra copia patetica, un indigente interprete carnascialesco, il replicante fallito”.
Ma sono le opposizioni semantiche:
Onnipotenza vs Impotenza
Morte vs essere costretti a sopravvivere
Famiglia vs Comunità aperta
Democrazia vs Anarchia
i veri trama e ordito del romanzo, all’interno dei quali i personaggi si muovono, al contempo dentro e fuori di sé, riuscendo ad essere in ogni istante sé stessi e il proprio contrario. C’è tutto un gioco di rimando, di specchi di Archimede, perché nello specchiarsi i personaggi si autodistruggono e si distruggono a vicenda, in un carosello mortale che non conosce fine.
Che lascia a terra solo cadaveri: il lettore in ogni istante non fa che chiedersi se non abbiano tutti torto e ragione al contempo, rispettivamente e reciprocamente. Hanno vinto tutti o non ha vinto nessuno?
Più che dare risposte, Il tuo nemico crea domande. Non è un libro di genere, perché è un libro che inaugura un genere. Ed è questo il genio di Michele Vaccari, ed è questo che rende il suo romanzo una scelta coraggiosa e rivoluzionaria.
Come lui.

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La scheda del libro

Gregorio è un ragazzo prodigio, un genio dell’informatica, il bersaglio preferito dei bulli della scuola. Quando la professoressa di economia gli comunica l’intenzione di sostenere la sua candidatura al MIT di Boston, Gregorio vorrebbe gioire per la notizia ma non può: c’è un ostacolo, e sono i suoi genitori. Il padre, un genetista fallito afflitto dal peso di una colpa che da trent’anni lo soverchia, e la madre, una personalità ambigua, educata alla sottomissione e alla vendetta, sono una coppia borghese alla deriva, che sembra vivere per mantenere lo status quo acquisito e frustrare le speranze del figlio. Mentre la crisi incomincia a diventare una peste letale per chiunque, tra combattere contro un orizzonte di odio e ricatto o arrendersi e soccombere, Gregorio sceglie l’esilio, diventando un NEET (giovani che non studiano e non lavorano). Nel frattempo, dall’altra parte della città, una sua coetanea, Gaia, è stata arrestata per aver hackerato il sito di un noto esponente politico, sperando di farsi notare da Anonymous, in cui sogna di entrare. La madre, una marziale ex dirigente del ministero dell’Istruzione, per sfruttare le sue abilità e nel contempo punirla, la obbliga a partecipare a un’operazione governativa segreta senza precedenti nella storia del web. Grazie a una lingua originale ed espressionista che evolve e cambia di capitolo in capitolo, l’opera vive in perenne tumulto, come i suoi protagonisti, nati appena dopo la caduta del Muro di Berlino; con le loro esistenze, sembrano fotografare la situazione sociale e politica del nostro Paese, dove tutto pare ruotare intorno alla stessa, ossessiva domanda: «chi è il tuo nemico?».

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Michele VaccariMichele Vaccari si occupa di editoria e comunicazione dal 1999. È consulente per la narrativa italiana di Chiarelettere ed è copywriter per Paramount Channel. È stato direttore editoriale di Transeuropa Edizioni. Ha scritto tre romanzi: Italian fiction (ISBN Edizioni), Giovani, nazisti e disoccupati (Castelvecchi Editore), L’onnipotente (Laurana Editore). È nato a Genova nel 1980.

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