Archivio

Archive for luglio 2017

LE OTTO MONTAGNE: le ragioni del successo (secondo l’autore)

Le otto montagneUlteriore approfondimento dedicato a LE OTTO MONTAGNE di Paolo Cognetti (Einaudi): romanzo vincitore dell’edizione 2017 del Premio Strega

Le ragioni del successo secondo l’autore

 * * *

di Massimo Maugeri

L’effetto Premio Strega lancia in vetta alla classifica “Le otto montagne” di Paolo Cognetti (Einaudi). E tuttavia il successo del romanzo (che, tra le altre cose, è un omaggio dichiarato a Primo Levi e a un suo racconto “Ferro” a cui l’autore si è ispirato) precede la vittoria del più celebre premio letterario italiano (senza dimenticare, peraltro, la vittoria del Premio Strega Giovani e del Premio Strega Off). Un successo che, già da tempo, ha ampiamente varcato i confini nazionali (poiché il romanzo è tradotto o è in fase di traduzione in oltre trenta paesi).

– Caro Paolo, a che cosa è dovuto secondo te il successo che ha riscontrato e sta ricontrando questo tuo romanzo (anche a livello internazionale)?
Paolo Cognetti vince il Premio Strega Giovani 2017Penso che ci sia qualcosa di universale in questo ritorno ai luoghi che abbiamo abbandonato con i boom economici, con la modernità, con quello che è successo un po’ in tutto il mondo occidentale dopo la seconda guerra mondiale. È una storia che ci accomuna: la grande attrazione delle città, la fuga dalle montagne, dalle campagne, dalle provincie, in cerca di un modello di vita che sembrava l’unico modello vincente e che poteva andare bene per tutti. Oggi viviamo in un’epoca di crisi e di ritorno verso i luoghi abbandonati. Credo sia universale il bisogno di adottare modelli di vita diversi, nuovi, di ricominciare da un’altra parte. E questa è la montagna del mio romanzo, una montagna che può essere capita e amata anche da chi non ci è mai stato.

– Un’altra possibile ragione del successo? Leggi tutto…

LE OTTO MONTAGNE di Paolo Cognetti (articolo/intervista)

LE OTTO MONTAGNE di Paolo Cognetti (Einaudi): un articolo/intervista sul romanzo vincitore dell’edizione 2017 del Premio Strega

di Massimo Maugeri

Le otto montagneHa appena vinto la settantunesima edizione del Premio Strega con il romanzo “Le otto montagne” (Einaudi), beneficiando di 208 voti. Si dichiara esultante, Paolo Cognetti. Quasi sopraffatto dalla gioia. «Sento tanto entusiasmo che arriva prima di tutto dai lettori», precisa «e che poi si è tradotto in questo riconoscimento bellissimo».
La sua gioia ha avuto modo di manifestarla pochi minuti prima, tracannando – come da tradizione – l’ambìto e stregato liquore dal bottiglione e prendendo in braccio – fuori da copione – Paola Gallo, la direttrice editoriale della Einaudi.
“Le otto montagne” è un romanzo che ha origini antiche per l’autore e affonda le radici nei suoi ricordi di ragazzo. «Sono nato e cresciuto a Milano, da genitori emigrati che erano giunti da altrove. E c’erano queste estati in montagna che per loro erano come un ritorno ai luoghi che avevano abbandonato per venire in città e per me una scoperta meravigliosa. Parliamo della montagna della Valle d’Aosta, sul finire degli anni Settanta. Una montagna che poi ho abbandonato nell’adolescenza e che ho quasi dimenticato, seppellito sotto altre esperienze. L’ho poi riscoperta dopo i trenta. E sono andato a viverci per buona parte dell’anno. Oggi vivo per metà in montagna, per metà in città. “Le otto montagne” è una storia che segue più o meno questi movimenti. Non è un’autobiografia, ma nasce in maniera molto chiara dalla mia vita e dal rapporto con questi luoghi».
Ed è la storia di un’amicizia maschile tra Pietro, che è un po’ l’alter ego dell’autore, e Bruno, un ragazzo delle Alpi. «Mi hanno sempre affascinato questi ragazzini degli alpeggi: sporchi, timidi, che vestivano con abiti da adulti e scappavano via quasi come animali selvatici appena ti avvicinavi. Avrei tanto voluto superare la loro timidezza e la mia e provare a diventare amico di uno di loro. Ho realizzato questo desiderio raccontandolo nel libro». Leggi tutto…

COMUNICARE L’ANTICO

COMUNICARE L’ANTICO: tre appuntamenti ad agosto al Parco archeologico di Naxos

Dal mese di Agosto, il Parco archeologico di Naxos e il festival Naxoslegge propongono un nuovo progetto “Comunicare l’ antico. Conversazioni al Parco archeologico di Naxos“, che vede come centro tematico la modalità variegata di proporre l’antico, in ambito teatrale, archeologico, antropologico, performativo, etc.., con particolare attenzione alla persistenza di modelli, archetipi, segni ravvisabili nel contemporaneo. Leggi tutto…

OMAGGIO A ENZO BETTIZA

ADDIO A ENZO BETTIZA, giornalista e scrittore italiano scomparso oggi (Spalato, 7 giugno 1927 – 28 luglio 2017)

Lo ricordiamo pubblicando la recensione apparsa sul quotidiano “La Repubblica” dedicata a “Esilio” (con cui Bettiza vinse il Premio Campiello nel 1996): memoria dell’infanzia e adolescenza nella natia Dalmazia dagli anni venti alla Seconda guerra mondiale

Enzo Bettiza è stato corrispondente prima da Vienna e poi da Mosca della “Stampa” dal 1957 alla fine del 1964 . Per dieci anni inviato e fondista del “Corriere della Sera”, e nel 1974 ha dato vita, con Indro Montanelli, al “Giornale”, di cui è stato condirettore vicario fino al 1983. Ha dedicato gran parte della sua attività narrativa e saggistica alla riflessione sul destino dell’Europa moderna. Ha pubblicato fra l’altro: “La campagna elettorale” (1953), “Il fantasma di Trieste” (1958), “Il diario di Mosca” (1970), “Il mistero di Lenin” (1982), “L’anno della tigre” (1987), “I fantasmi di Mosca” (1993), “Esilio” (1996, premio Campiello), “L’ombra rossa” (1998), “La cavalcata del secolo” (2000), “Il libro perduto” (2005), l’introduzione al Meridiano dedicato a Guido Piovene (1976), “Corone e maschere”, “Viaggio nell’ignoto”, “1956”, “La primavera di Praga”, “La distrazione” (2013).

 * * *

di Pietro Veronese (da “La Repubblica” del 14 febbraio 1996) Leggi tutto…

Categorie:Articoli e varie

CUENTOS FRÍOS di Virgilio Piñera (un estratto)

Pubblichiamo il primo racconto della raccolta “CUENTOS FRÍOS. Racconti freddi” di Virgilio Piñera (Edizioni Il Foglio – Traduzione di Gordiano Lupi)

Una raccolta di racconti di Virgilio Piñera, scrittore cubano, tradotti e pubblicati da Gordiano Lupi (da sempre promotore, tra le altre cose, della letteratura cubana di qualità)

* * *

La caduta (1944)

Abbiamo già scalato la montagna alta tremila piedi. Non per piantare sulla vetta la bottiglia e neppure per piantare la bandiera degli alpinisti intrepidi. Dopo alcuni minuti cominciamo la discesa. Come accade in casi simili, il mio compagno mi seguiva legato alla stessa corda che circondava la mia cintura. Avevo contato esattamente trenta metri di discesa quando il mio compagno, dopo aver sferrato con la scarpa munita di punte metalliche una pedata a una pietra, perse l’equilibrio e, dopo aver fatto una capriola, venne a fermarsi proprio davanti a me. La corda, aggrovigliata tra le mie gambe, tirava con una certa violenza e mi obbligava, per non precipitare nell’abisso, a incurvare le spalle. Lui, a sua volta, prese lo slancio e spinse il corpo in direzione del terreno che io, invece, mi lasciavo alle spalle. La sua decisione non era strampalata né assurda; tutt’altro, dimostrava una profonda conoscenza di certe situazioni che ancora non sono state scritte nei manuali. L’entusiasmo messo nel movimento fu causa di una lieve alterazione; subito mi resi conto che il mio compagno passava come un bolide tra le mie gambe e che, in un secondo momento, lo strappo dato dalla corda, come ho detto legata alla sua schiena, mi riportava di spalle alla mia primitiva posizione di discesa. Da parte sua, lui, obbedendo senza dubbio alle mie identiche leggi fisiche, una volta percorsa la distanza che la corda gli consentiva, si girò di spalle rispetto alla direzione seguita dal suo corpo, cosa che, logicamente, ci fece incontrare fronte a fronte. Leggi tutto…

ABIGAIL di Magda Szabò (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo ABIGAIL di Magda Szabò (Edizioni Anfora – Traduzione di Vera Gheno)

 * * *

Magda Szabó è considerata la più importante scrittrice ungherese del XX secolo. Di recente, per i tipi di Edizioni Anfora, una piccola casa editrice fondata nel 2003, specializzata nella pubblicazione di letteratura del Centro Europa, giunge in libreria il romanzo “Abigail“. Tempo fa abbiamo avuto modo di discutere con Mónika Szilágyi, la direttrice editoriale, del progetto della casa editrice (l’intervista è disponibile qui) parlando anche della Szabó e di questo libro.

 * * *

Abigail fu scritto nel 1970 come romanzo per giovani adulti, ma ben presto divenne  una lettura per tutte le età, un successo nazionale. Nel 2005, al concorso dello show televisivo Big Read (A nagy könyv), Abigail è stato proclamato il terzo libro più amato in Ungheria. (Al secondo posto è finito “I ragazzi di via Pál” di Ferenc Molnár). Di seguito, un ampio estratto del romanzo

 * * *

(…) “Il profumo delle torte e delle creme, il profumo modesto e ridente del paradiso dei bambini si collegò per sempre, nel ricordo di Gina, al momento in cui il generale si risedette accanto a lei e piano le disse: “Bambina mia, non puoi venir via di qui né ora né mai, finché dura la guerra.”
La voce con cui parlò era bassa e tristemente ufficiale, come quella che aveva quando il generale si ricordava della madre di Gina. Gina adesso cominciò ad avere davvero paura. Suo padre le voleva bene, le voleva bene più di ogni altra cosa al mondo; se non la portava a casa anche dopo aver saputo che era miseramente emarginata, nemmeno dopo aver sentito che era scappata, e che anzi si preparava a rifarlo, allora c’era qualcosa che lei non sapeva, che il generale stava per dirle adesso, e che sarebbe stato come quando annunciano una condanna che rinchiude un innocente in galera per un periodo indeterminato. Senza che ancora ne fosse stata fatta parola, lo sentiva, questa decisione era definitiva, non c’era cascata di lacrime che potesse cambiarla.
– Da quello che ti dirò adesso dipendono vite umane. Non volevo che lo sapessi, non che non mi fidi di te, ma non volevo spaventarti, oppure scaraventarti addosso problemi per sopportare i quali ti ritenevo giovane. Solo che se io ti lascio di nuovo qui senza una spiegazione, e semplicemente ti ordino di rimanere, senza che tu sappia perché, forse scapperai davvero di nuovo, oppure inizierai a dubitare di me e dell’affetto che ci unisce. Quindi adesso parlerò, ma avrà il suo prezzo. Da questo momento finisce la tua infanzia, Gina. Sarai un’adulta, e non potrai mai più vivere come gli altri bambini. Metto tra le tue mani la mia vita, la tua e quella di altre persone. Su cosa giuri di non tradirci mai? Leggi tutto…

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI FRONTIERA 2017

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI FRONTIERA 2017

A Marzamemi: dal 24 al 30 luglio 2017

L’intero programma della manifestazione è disponibile qui

Il Festival Internazionale del Cinema di Frontiera, che quest’anno festeggia la diciassettesima edizione, è ormai un appuntamento irrinunciabile, e fa da apripista al periodo clou dell’affluenza turistica a Marzamemi. Ogni anno a fine luglio, in coincidenza del festival del Cinema di Frontiera, considerato oramai uno degli eventi principali dell’estate siciliana, piazza Regina Margherita a Marzamemi diventa la sala cinematografica più a Sud e più grande d’Europa. Leggi tutto…

FRANCESCA MANFREDI racconta UN BUON POSTO DOVE STARE

FRANCESCA MANFREDI racconta la sua raccolta di racconti UN BUON POSTO DOVE STARE (La nave di Teseo) – vincitrice del Premio Campiello Opera prima 2017

 * * *

di Francesca Manfredi

Credo che la prima idea di Un buon posto dove stare sia nata molto presto, annidandosi da qualche parte quando ancora non pensavo ne avrei scritto un racconto, tantomeno undici. Era il 2011 ed ero ad Amsterdam. Camminavo per le vie del centro, i quartieri residenziali, senza una meta precisa. Mi capitò di notare un aspetto ricorrente, un’abitudine che accomuna molti Paesi del Nord: quella sorta di reticenza ai tendaggi. Gli appartamenti, anche quelli al piano terra, affacciati sulla strada, non avevano tende alle finestre. Il che saltava ancora di più all’occhio di sera, col buio, la luce delle case a illuminare le vie. Camminavo tra questi edifici sconosciuti e non riuscivo a fare a meno di guardare all’interno, dove era ora di cena e le famiglie si sedevano a tavola. Quasi a favore dello spettatore, come un presepe vivente, come un dipinto di Jan Steen o un catalogo Ikea.
Ho pensato – forse in quel momento, forse più tardi – che nulla si avvicinava di più al racconto, alla definizione di racconto in sé. Uno sbirciare dalla finestra. Ricordo che mi sono fermata, senza farmi vedere, e ho pensato a tutte le storie che potevano contenere quelle stanze. Ho provato a immaginarle, a ricostruirle da ciò che potevo osservare. Case affollate di studenti, famiglie con bambini; appartamenti abitati da coppie silenziose, che cenano l’uno di fronte all’altro, senza guardarsi mai. Leggi tutto…

NUVOLE DI FANGO di Inge Schilperoord (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo NUVOLE DI FANGO di Inge Schilperoord (Fazi – traduz. di Stefano Musilli)

Deglutì con fatica, come se qualcosa di duro e appuntito – una spina di pesce – gli si fosse incastrato in gola. Si schiarì la voce, sospirò, chiuse gli occhi e dilatò le narici. Si concentrò sul respiro prima che la tensione gli raggiungesse le spalle, come aveva imparato a fare in pre-terapia. La chiamavano così, o anche “terapia individuale del reo”: terapia che aveva inizio in prigione e doveva prepararlo al trattamento riabilitativo in clinica. Era stata avviata alcune settimane prima con lo psicologo del carcere. La fase uno.
«Ora respira con calma», bisbigliò fra sé e sé guardando il contorno indistinto della sua faccia riflessa nel vetro: il mento sporgente, gli zigomi affilati, la fronte. «Inspira dal naso». Chiuse gli occhi e li riaprì. «Trattieni, e poi espira piano piano dalla bocca». Lo ripeteva dieci volte, sempre dieci. «Così rilassiamo il diaframma e ci sbarazziamo di tutto lo stress. Piedi per terra». Continuò a parlare sottovoce, pur essendo l’unico passeggero dell’autobus. Sentì il diaframma rilassarsi, il respiro calmarsi, e nel frattempo si massaggiò con le nocche i muscoli indolenziti della nuca.
L’autobus fece l’ultima curva prima del paese, che lambiva il nuovo quartiere di cui Jonathan aveva tanto sentito parlare. Le case se ne stavano immobili alla luce del mattino; le finestre riflettevano i raggi del sole mandandoglieli dritti negli occhi, come per disturbarlo. Il quartiere era stato costruito nei mesi scorsi a ridosso del vecchio paese ed entro qualche settimana ci si sarebbero trasferiti anche lui e la madre. Lei ne parlava in continuazione nelle sue lettere. Nuovi vicini, nuova casa: ne era contenta («facce nuove, compagnia, più rapporti umani»). Lui no, non amava i cambiamenti.
Quel che vide era perfino peggio di come se lo aspettava. Schiere su schiere di casette anguste, tutte uguali. Ombre corte in mezzo ai tetti. Lì avrebbero vissuto ancora più ammassati che nelle vecchie stradine a cui era abituato. Il loro quartiere, il più vecchio del paese, era sulla lista delle demolizioni da mesi prima che Jonathan se ne andasse, ma il Comune era così lento che non ci credeva più nessuno. Mentre lui era in prigione, le cose erano andate speditamente. I primi residenti si erano trasferiti durante il suo secondo mese di detenzione e gli altri li avevano seguiti un po’ per volta. Sua madre era l’ultima rimasta nella loro casa nell’area vuota. Gli aveva scritto che negli ultimi mesi la sua asma era peggiorata di nuovo e che non aveva la forza di affrontare il trasloco da sola. Leggi tutto…

RADICEPURA GARDEN-IN-MOVIES 2017

RADICEPURA GARDEN-IN-MOVIES: L’«ESSENZA MEDITERRANEA» SUGLI SCHERMI CINEMATOGRAFICI

Risultati immagini per RADICEPURA GARDEN-IN-MOVIES

Dal 4 al 6 agosto, ore 20.30, a Giarre (CT) nell’ambito del Festival sul paesaggismo

I edizione della rassegna, a cura di Ornella Sgroi, sul tema delle “Radici”

* * *

Una sala cinematografica sotto le stelle, nel cuore di un salotto botanico a cielo aperto ai piedi dell’Etna. Sarà questa la nuova e inedita veste che per tre giorni, da venerdì 4 a domenica 6 agosto 2017, trasformerà un luogo suggestivo come Radicepura nella location della prima edizione della rassegna cinematografica Garden-in-Movies. Il fine è raccontare attraverso il mondo delle immagini il leitmotiv che ispira il Radicepura Garden Festival – evento internazionale dedicato al garden design e all’architettura del paesaggio del Mediterraneo – immergendo gli spettatori nelle atmosfere che il Cinema sa creare attraverso il linguaggio dello specifico filmico. Leggi tutto…

GIORDANO TEDOLDI racconta TABÙ

GIORDANO TEDOLDI racconta il suo romanzo TABÙ (Tunuè)

di Giordano Tedoldi

Ho scritto “Tabù”, come gli altri miei libri, per me stesso, “a mio beneficio” come si diceva delle Accademie musicali (così si chiamavano i concerti) al tempo di Beethoven, per stare meglio. “La letteratura è terapeutica?” si sente spesso chiedere. Molti non hanno voglia di dichiararsi in cura, sia pure la cura non ortodossa della letteratura, e quindi respingono la domanda con ingiustificata sicurezza. Per me non è un problema, e dunque rispondo di sì. Ho scritto i racconti di “Io odio John Updike” contro la solitudine, e i miei due romanzi, “I segnalati” e “Tabù”, rispettivamente, contro il dolore e contro la mancanza. Inutile girarci attorno: la vita mi sembra un inferno (su questo dirò qualcosa più avanti), e devo difendermi. La difesa è largamente inadeguata alla minaccia, ma è l’unica efficace, l’unica che mi faccia stare meglio. Da questo punto di vista la scrittura di “Tabù”, per utilizzare un (controverso) concetto di Daniel Dennett a proposito della coscienza, si è svolta secondo il motto competence without comprehension. Ho fatto qualcosa perché la sapevo fare, in ultima analisi per sopravvivere, senza sapere cosa stavo facendo. In un certo momento della mia vita, sopravvivere ha voluto dire scrivere “Io odio John Updike”, in un altro momento più recente, scrivere “Tabù”. E potrei chiudere il discorso qui, quanto ai motivi, perché non li conosco e non li conosco perché probabilmente non ne avevo, l’unica cosa che so è che sono stato, inaspettatamente per me (e non solo per me, vi assicuro) in grado di scrivere i miei libri: ne avevo evidentemente la competence, la capacità anche semplicemente fisica, nonché le condizioni materiali, e queste potrebbero mancare da un momento all’altro e dopo un breve respiro io non sarei più uno scrittore, esito che del resto è nel mio destino. Leggi tutto…

VENTO TRAVERSO di Anna Pavone

VENTO TRAVERSO di Anna Pavone (edizioni Le Farfalle)

“Le idee migliori non vengono dalla ragione, ma da una lucida, visionaria follia” Erasmo da Rotterdam

“Noi gente pazza ragioniamo con il cuore” Jim Morrison

 * * *

di Alessandro Russo

Catania centro, poco fa: stazione della metropolitana.
L’incrocio con un’affascinante giovinetta in attesa del treno mi accompagna delicatamente verso lo stato di grazia che ricercavo. Seduta sulla banchina e intenta a sfogliar un piccolo libro bianco, la ragazza ha riccioli chiari e un non so che di angelico. A dirla tutta non legge e basta, bensì divora avidamente le pagine. «Questo volumetto –attacca ella bottone- vola alto perché ci fa riscoprire il gusto della parola. È stato pubblicato in una collana rossa di narrativa dall’editore-poeta Angelo Scandurra per “Le farfalle edizioni” di Valverde. S’intitola “Vento traverso” e la sua autrice è Anna Pavone, una donna perennemente in viaggio tra Catania e Milano. Pur nondimeno il cuore di ”Vento traverso” cela un segreto: non è stato scritto da Anna Pavone o meglio non solo da lei. Grazie ad un acuto espediente, il racconto mette insieme dialoghi e discorsi d’altre genti ma sta in piedi in prima persona. È un’opera incantata e polifonica e l’hanno buttata giù gli spostati, i disadattati, insomma i matti, propriamente loro. È nata dall’ascolto giornaliero ed è stata elaborata durante anni di osservazione nelle sale d’attesa di ambulatori di salute mentale e nei centri diurni di psichiatria. Tra quei corridoi Anna ha trovato un’umanità eccezionale, ma il suo lavoro non riporta luoghi, nomi o diagnosi. “Vento traverso” non scivola sul pietismo e non inciampa sui luoghi comuni ma indaga in modo lieve il vertiginoso rapporto tra follia e letteratura». Leggi tutto…

MATTEO STRUKUL vince il PREMIO BANCARELLA 2017

Matteo Strukul con “I Medici ” vince il 65esimo Premio Bancarella

Ascolta la puntata di “Letteratitudine in Fm” dedicata alla saga de “I Medici” con Matteo Strukul in conversazione con Massimo Maugeri

* * *

La premiazione è avvenuta ieri a Pontremoli, in Piazza della Repubblica, al termine di una votazione che ha visto il vincitore prevalere con 39 lunghezze di scarto sul secondo classificato.

Molto vicini invece tutti gli altri partecipanti. Se, infatti, Matteo Strukul ha trionfato con 109 voti, il secondo classificato, ” Il giardino dei fiori segreti ” scritto da Cristina Caboni ed edito da Garzanti, che ha ricevuto 70 preferenze, ha lottato scheda dopo scheda per staccare Alessandro Barbaglia e Valeria Benatti che hanno chiuso a 62 e Jung-myung Lee (59) e Lorenzo Marone (55).

Seguono: l’elenco completo dei libri finalisti e altre informazioni sulla serata della premiazione. Leggi tutto…

In viaggio con Tomasi

In viaggio con Tomasi, il progetto ideato da   Fulvia Toscano  e Maria Antonietta Ferraloro per Naxoslegge. Per la nuova tappa si ritorna a Ficarra. Gli eventi si svolgeranno il 22/23 luglio

In stretta collaborazione con l’Amministrazione di Ficarra e  in particolare d’intesa con il suo  Assessore alla cultura, Mauro Cappotto, il 22 e il 23 luglio, infatti,  nel borgo, dove amava dimorare Lucio Piccolo e che dove trovò rifugio e ospitalità  Tomasi di Lampedusa in un’estate di guerra del 1943, è programmata una due giorni  ricca di eventi.  Studiosi, scrittori, giornalisti, artisti,  editori, esperti di economia della cultura e  del marketing del territorio, saranno coinvolti  in un percorso di riflessione e approfondimento che ruota intorno al tema dei luoghi letterari come strumento di promozione del territorio. La data prescelta non è casuale, poiché il 23 luglio ricorre la data del sessantennale della morte del grande scrittore. Leggi tutto…

FESTIVALETTERATURA 2017

 Festivaletteratura

 

FESTIVALETTERATURA

A MANTOVA DAL 6 AL 10 SETTEMBRE

 VENTUNESIMA EDIZIONE

Festivaletteratura

Di seguito, tutte le informazioni sul Festival…

Leggi tutto…

GIANFRANCO MANFREDI racconta SPLENDORE A SGHANGHAI

GIANFRANCO MANFREDI racconta il suo romanzo SPLENDORE A SGHANGHAI (Skira)

di Gianfranco Manfredi

La storia del mio romanzo, in breve.
Anno 1925. Giannetto, detto Doremì, è un pianista di nemmeno vent’anni. Vive a Senigallia (Ancona) e suona al cinema Eden improvvisando colonne sonore sui film muti. Doremì è rimasto orfano di entrambi i genitori e il cinema riempie la sua solitudine e dà sfogo ai suoi sogni di evasione dalla provincia. Il conte Paolini, magnate e protettore degli artisti, amico di Giacomo Puccini, frequenta regolarmente Senigallia nei periodi di vacanza. Incuriosito dallo stile pianistico di Doremì, lo ingaggia per accompagnare al pianoforte una soprano sua protegée che deve tenere un concerto presso il consolato italiano di Shanghai. Doremì si ritrova così catapultato dalla sua piccola città e una metropoli internazionale dove, in quegli anni turbinosi, furoreggiano i locali da ballo e tutti i generi musicali si mescolano grazie alla composita umanità che popola le concessioni straniere. Quel mondo cosmopolita, unitamente alla complessa, inafferrabile realtà sociale e culturale della Cina, il suo dislocamento improvviso e assoluto, lasciano Doremì totalmente smarrito. La musica diventa per lui l’unico appiglio cui afferrarsi per dare un senso alla sua nuova vita. Le figure femminili che incontra, le fugaci relazioni amorose che intreccia, con la soprano stessa, con una cantante di colore e trombettista jazz americana, con una poetessa e pittrice cinese, sono avventure che continua a vivere idealizzandole quasi facessero parte di un sogno dal quale non riesce a svegliarsi. Finché conosce Olga una giovane cantante russa e con lei approfondisce un diverso tipo di relazione: sulle prime puramente sessuale, poi di intensissima collaborazione artistica perché si mette a comporre canzoni per lei. Gradatamente , e non senza inciampi e incomprensioni, i due cominciano a conoscersi come persone, contraddittorie, dai trascorsi oscuri, alla ricerca di una non facile accettazione reciproca. Si afferrano a quest’amore come a un’ancora di salvezza, perché nemmeno più lo spettacolo ormai può distrarli dalla tragica realtà sociale della Cina che precipita nella guerra civile e nell’imminente guerra contro il Giappone. Può lo spettacolo continuare mentre intorno ai dorati recinti dell’International Settlement scorre il sangue e mentre anche all’interno di questo recinto protetto affluiscono masse di profughi e si coltivano intrighi di spie internazionali, si scontrano opposte fazioni in lotta, si scatena la criminalità d’ogni genere, anche quella degli affari, e dilaga la miseria? Può ancora la musica rappresentare una difesa dalla violenza del mondo e l’amore un argine alla disumanizzazione di ogni rapporto sociale?

Perché ho scritto questo romanzo. Leggi tutto…

FOUND IN TRANSLATION

‘Found in translation’: La tua voce in un’altra lingua

Risultati immagini per Catherine Dunne

di Francesca G. Marone

Il processo creativo nasce e si sviluppa passando per diverse strade, seguendo percorsi che molti studiosi hanno cercato di individuare, suddividendo quello stesso processo in più fasi. Chi in quattro fasi, chi in sette, sempre evidenziando che alla base debba esserci “la nascita di un’intenzione”, seguita da una fase di preparazione e di incubazione, poi di illuminazione: lo stadio del sorgere improvviso di una luce, e infine la fase della verifica dove è necessario avere un feedback, un confronto su ciò che si è creato. Ma cosa accade se in questo processo creativo si inserisce il passaggio all’uso di una lingua che non è la nostra? Molti scrittori asiatici, africani, indiani si sono rivolti al francese e all’inglese per scrivere le loro storie, alcuni autori hanno utilizzato anche la nostra lingua, fra cui Jhumpa Lahiri che ha scritto in italiano il suo primo libro autobiografico, qualche anno fa, spiegando l’esigenza della scelta con la metafora dell’immagine del triangolo: nel difficile conflitto fra l’inglese e il bengalese fa capolino l’italiano e vince, diventando la lingua della creatività sciolta dai vincoli dell’abitudine. Molti autori provano a uscire da quella zona fatta di certezze e di routine creativa scompigliando le carte e sfidano la loro stessa capacità espressiva cimentandosi nella scrittura di un’opera in un’altra lingua.
L’iniziativa di cui ho chiesto a Federica Sgaggio di parlarci è un singolare corso di scrittura in inglese con le già conosciute autrici Catherine Dunne (foto in alto) e Lia Mills che si svolgerà a Dublino dal 31/7 al 4/8/2017.

Cara Federica vorresti raccontarci come nasce quest’idea del corso e con quali finalità? Leggi tutto…

LA CATTIVERIA DEL SILENZIO (un estratto)

Risultati immagini per la cattiveria del silenzioPubblichiamo un estratto del romanzo LA CATTIVERIA DEL SILENZIO di Raimondo Raimondi (edizioni Il Foglio)

(capitolo 11)

11

Per raggiungere la Valle del Bove il percorso più facile partiva da Piano del Vescovo e saliva verso la Serra del Salifizio per poi, oltrepassata la cima, imboccare una discesa costituita da un canalone parzialmente ricoperto di faggi. Dopo alcuni chilometri fummo costretti a lasciare la macchina al Piano del Vescovo, accanto ad alcune costruzioni in rovina sul lato destro della strada, e a piedi imboccammo il sentiero del Parco dell’Etna, piuttosto ombroso a causa dei numerosi alberi che lo contornavano. Dopo circa una mezz’ora di camminata incontrammo la Rocca degli Zappini, un antico cratere caratterizzato da una cascata di basalto che precipitava per una cinquantina di metri verso il basso. All’ombra di un maestoso faggio secolare si trovava una limpida sorgente d’acqua ridotta al lumicino, come sempre nella stagione estiva. Attorno al sentiero pulvini di astragalo e macchie di ginestre ci accompagnarono fino a una cima da cui potemmo osservare dall’alto la Valle del Bove, spettrale e segnata dalle numerose colate di lava oramai solidificata e da spettacolari dicchi vulcanici, formati a seguito del raffreddamento del magma che si era intrufolato nelle fessure delle rocce sedimentarie, una sorta di muraglioni che erano i residui degli antichi canali interni di alimentazione delle colate, poi portati all’esterno dall’erosione. Attraversammo quindi un canalone e arrivammo dentro un bosco di faggi, percorrendo tutta una discesa per arrivare fin dentro la valle, che aveva la forma di un ferro di cavallo, con un fondo tutto pianeggiante ricoperto dalla polvere di lava accumulatasi per le innumerevoli colate, storiche e preistoriche, che avevano quasi sempre interessato la parte orientale della montagna. Leggi tutto…

ANIME E ACCIUGHE di Achille Mauri (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo “ANIME E ACCIUGHE. L’aldilà come non l’avreste mai immaginato” di Achille Mauri (Bollati Boringhieri)

Il romanzo sarà presentato dall’Associazione Amici della Casa del Libro Rosario Mascali, in collaborazione con l’omonima libreria, nell’ambito del secondo appuntamento della Rassegna Letteraria “Je suis au Jardin”, presso il Cortile dell’ex Convento di San Francesco d’Assisi, via Gargallo 67, Ortigia, Siracusa, venerdì 14 luglio alle ore 19. Ospiti eccellenti il dottor Achille Mauri presidente di Messaggerie Italiane, autore del libro “Anime e Acciughe. L’aldilà come non l’avreste mai immaginatoBollati Boringhieri 2017, di cui parlerà con Lucrezia Reichlin, economista, docente alla London Business of Economics, nonché advisor di diverse istituzioni politiche e di ricerca sull’economia mondiale. Leggeranno alcune pagine gli attori diplomati all’Inda Danilo Carciolo e Arianna Vinci e la socia Silvia Ferrigno.

 * * *

Un estratto del romanzoANIME E ACCIUGHE. L’aldilà come non l’avreste mai immaginatodi Achille Mauri (Bollati Boringhieri)

[Milano. Camera da letto di Achille, mattina presto]

achille Buongiorno.

maresciallo radetzky Buongiorno a lei.

achille Ma cosa ci fa in camera mia? Non ci conosciamo.

maresciallo radetzky Sono le cinque di domenica mattina, lei è mancato tre minuti fa.

achille Non ho contato i minuti ma lo so, anche se non mi sono ancora reso conto di come sia realmente avvenuto…

Non stavo proprio dormendo, sono passato dal dormiveglia a questo nuovo stato… Ma lei chi è? Il mio Caronte?

maresciallo radetzky No, sono il maresciallo Radetzky. Abito in questa casa da tantissimo tempo, sono qui per darle il benvenuto e fornirle alcune istruzioni per l’uso riguardanti il suo nuovo stato di Pura Anima.

achille Be’, grazie, ne sono onorato.

maresciallo radetzky Tanto per cominciare si alzi, si tolga da questa situazione. Tra poco sua moglie si sveglierà e si renderà conto del suo decesso, cominceranno a organizzare le esequie… Lo vuole un consiglio? Le eviti!

achille Va bene, le evito, ma come faccio a uscire dal mio corpo? Leggi tutto…

GIULIA CAMINITO VINCE IL PREMIO BERTO 2017

GIULIA CAMINITO, CON “LA GRANDE A”, VINCE IL PREMIO BERTO 2017

Leggi l’Autoracconto d’Autore di Giulia Caminito (dedicato a “La grande A”)

 * * *

Giulia Caminito, con La Grande A, Giunti è  la vincitrice della XXV edizione del Premio Letterario nazionale Giuseppe Berto. È stata proclamata e premiata sabato 8 luglio a Mogliano Veneto, città dove è nato lo scrittore cui il Premio è intitolato, dalla Giuria presieduta da Antonio D’Orrico, critico del Corriere della Sera. 

 

Giulia Caminito era nella cinquina dei finalisti assieme a Nicola De Cilia, con Uno scandalo bianco, Rubbettino, Andrea Inglese, con Parigi è un desiderio, Ponte alle Grazie, Francesca Manfredi, con Un buon posto dove stare, La nave di Teseo e Athos Zontini, con Orfanzia, Bompiani.

Ispirato a ricordi di famiglia, il romanzo “”La Grande A” di Giulia Caminito è storia di italiani costretti a emigrare e nel contempo confronto tra due donne fuori dal comune, che cercano la propria realizzazione lontano dagli schemi ristretti dell’educazione ricevuta tra gli inizi del Novecento e l’epoca fascista. Alla prima, Adi, madre dura e intraprendente, interessa la concretezza economica trafficando con camion e alcolici; Giadina, la figlia, aspira invece a una felicità sentimentale. L’Eldorado di meraviglie rappresentato dall’Africa apre ad entrambe una diversa porta dei sogni”. Questa la motivazione della Giuria, in occasione della scelta di inserire il romanzo di Giulia Caminito tra i finalisti. Leggi tutto…

LETTERATITUDINE 3 a Messina (martedì 11 luglio, h. 18:30)

LETTERATITUDINE 3 a Messina: martedì 11 luglio, ore 18:30, presso il Lido Gli Irrerammare – Via Consolare Pompea (Messina)

Sarà il volume “Letteratitudine 3: letture, scritture e metanarrazioni” (LiberAria) a inaugurare la rassegna “Unconventionally Summer 2017” dell’Associazione Culturale Demetra, in collaborazione con la Libreria Doralice, il Lido Gli Irrerammare, la Star Music Academy e il gruppo di lettura La Setta dei Lettori Estinti.
All’insegna dell’anticonformismo, e moderato da Fabrizio Palmieri, sarà un evento che vedrà la narrativa e la critica letteraria trasformarsi in spettacolo: assieme a Massimo Maugeri, curatore del volume, e agli scrittori Eliana Camaioni e Guglielmo Pispisa –autori presenti nel volume rispettivamente col saggio critico “Quei frammenti della luna: Lunaria 2.0” e con la “Lettera a Dracula”- interverrà infatti la Star Music Art Academy (direttrice Marianna Attinà, coordinatrice dell’evento Mariangela Campochiaro). Lo spettacolo, ispirato ai testi di Camaioni e Pispisa, vedrà in scena gli attori della scuola Valentina Allegra, Ilenia Nostro, Ambra Princiotto, Annalaura Princiotto, Marco Rotella, Annalisa Turchi, Claudia Rizzo. Leggi tutto…

JENNY ERPENBECK vince il PREMIO STREGA EUROPEO 2017

È la scrittrice tedesca Jenny Erpenbeck ad aggiudicarsi l’edizione 2017 del Premio Strega Europeo con il romanzo, “Voci del verbo andare” (Sellerio), tradotto da Ada Vigliani

Nata a Berlino Est nel 1967 da padre di origini russe e madre polacca, Jenny Erpenbeck ha una formazione accademica musicale e teatrale. Il suo esordio letterario, Storia della bambina che volle fermare il tempo (1999, Zandonai 2013) l’ha consacrata come astro nascente della letteratura tedesca contemporanea. Il pluripremiato Di passaggio (2008, Zandonai 2011) la impone definitivamente sulla scena letteraria internazionale, ottenendo un sorprendente successo di pubblico e di critica anche oltreoceano. Con E non è subito sera (2012) ha vinto il prestigioso Hans Fallada Prize. Voci del verbo andare (2015), tra i finalisti del Deutscher Buchpreis, è stato tra i libri più venduti nella classifica dello Spiegel.

Berlino, un uomo si mette in ascolto di chi è arrivato in Europa, in cerca di una nuova vita. Un romanzo su chi accoglie e chi si rifugia, sul futuro e l’attesa. «Un’utopia poetica ed emozionante, una sorta di antidoto alla “sottomissione” di Houellebecq» (Die Welt). Leggi tutto…

BENEDETTI TOSCANI di Massimo Onofri (recensione)

BENEDETTI TOSCANI di Massimo Onofri (La nave di Teseo)

Fumo dada e prodigiose creature nel libro di Massimo Onofri “Benedetti Toscani”

di Daniela Sessa

Infuria la battaglia tra i ghirigori di fumo di un Antico Toscano. La Petra con il suo esercito di bestie orride avanza, lorda, capitola, garrisce, sfregia. Puzza la Petra dalle viscere piene dei liquami della rabbia e dell’invidia, delle carni dei suoi stessi figli; ha le membra piagate e scorticate dallo zoster, artigli e becco di ferro, mammelle e chiappe flaccide. Un prodigio rabelesiano è l’esercito della Petra: alla compagna Becchina e alla madre Figottera si uniscono i generali Pantegano dalle pinne mozze, Penicottero dal membro scipito, Bucefalo col cervello attorcigliato, Rudeddu il coglionpazzo e poi la soldataglia di psicotarli, ontotacchino, sanguizecche e  gabbiani malarici. La Petra, laida come un’arpia e maligna come l’Empusa, si getta vorace e linguacciuta sulle prede Beatrice, Laura, Teresa, Jana perché il nemico è lui, l’etrusco estinto che le ama. Creatura maschile placida e ironica, traspirante fragranze di Kentuchy e Creed, l’etrusco estinto è un sognatore e un flaneur stanziale. Passeggia le notti di un anno su una panchina sotto una palma nana o su un balcone, contando nelle inquietudini i passi. La sua durlindana è l’Antico Toscano, i suoi compagni di fumate il malincogatto sardo e il cantacane viterbese. In battaglia come il gigante Margutte agitava le sette braccia così l’Antico Toscano inarca volute di fumo rampicanti, disegna architetture gotiche in cielo, sale e fa capriole; talvolta è distratto e smarrito, insolente e riottoso, più spesso è guascone soprattutto quando fa giungere alle orecchie e ai crucci del suo eroe assiso l’eco delle formidabili débacle della bieca Petra. Perché Petra, dal cuore d’inverno e deserti, ha vinto le battaglie contro l’etrusco –sorprendente vittoria fu quella per Beatrice, rovesciata immagine dantesca rinserratasi nel sepolcro insieme al Pantegano- ma non la guerra. Soffiata da un fumo ruffiano e romantico arriva la dea Jana Fulvia scarmigliata e stanca, dalla voce di miele. E l’amore trionfa. Non c’è re senza principessa, non c’è castello (pardon, panchina) senza incantamento e allora si scateni il fragore delle armi. Le sorti della guerra si rovesciano e Petra sconfitta invecchierà nel risentimento derisa dalle giovani fere delle Egadi, continuerà a leccarsi le pustole dello sfogo di Sant’Antonio circondata dalla sua orribile corte. Leggi tutto…

OMAGGIO A PAOLO VILLAGGIO

Un pensiero a Paolo Villaggio (Genova, 30 dicembre 1932 – Roma, 3 luglio 2017): narratore principe della realtà tragicomica e kafkiana che attraversa le nostre vite.
Ed è un puro caso, o un segno del destino, il fatto che Villaggio sia morto nel giorno della nascita di Franz Kafka (Praga, 3 luglio 1883 – Kierling, 3 giugno 1924)?

Di seguito, alcuni video (interviste) selezionati da YouTube

Leggi tutto…