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BENEDETTI TOSCANI di Massimo Onofri (recensione)

luglio 5, 2017

BENEDETTI TOSCANI di Massimo Onofri (La nave di Teseo)

Fumo dada e prodigiose creature nel libro di Massimo Onofri “Benedetti Toscani”

di Daniela Sessa

Infuria la battaglia tra i ghirigori di fumo di un Antico Toscano. La Petra con il suo esercito di bestie orride avanza, lorda, capitola, garrisce, sfregia. Puzza la Petra dalle viscere piene dei liquami della rabbia e dell’invidia, delle carni dei suoi stessi figli; ha le membra piagate e scorticate dallo zoster, artigli e becco di ferro, mammelle e chiappe flaccide. Un prodigio rabelesiano è l’esercito della Petra: alla compagna Becchina e alla madre Figottera si uniscono i generali Pantegano dalle pinne mozze, Penicottero dal membro scipito, Bucefalo col cervello attorcigliato, Rudeddu il coglionpazzo e poi la soldataglia di psicotarli, ontotacchino, sanguizecche e  gabbiani malarici. La Petra, laida come un’arpia e maligna come l’Empusa, si getta vorace e linguacciuta sulle prede Beatrice, Laura, Teresa, Jana perché il nemico è lui, l’etrusco estinto che le ama. Creatura maschile placida e ironica, traspirante fragranze di Kentuchy e Creed, l’etrusco estinto è un sognatore e un flaneur stanziale. Passeggia le notti di un anno su una panchina sotto una palma nana o su un balcone, contando nelle inquietudini i passi. La sua durlindana è l’Antico Toscano, i suoi compagni di fumate il malincogatto sardo e il cantacane viterbese. In battaglia come il gigante Margutte agitava le sette braccia così l’Antico Toscano inarca volute di fumo rampicanti, disegna architetture gotiche in cielo, sale e fa capriole; talvolta è distratto e smarrito, insolente e riottoso, più spesso è guascone soprattutto quando fa giungere alle orecchie e ai crucci del suo eroe assiso l’eco delle formidabili débacle della bieca Petra. Perché Petra, dal cuore d’inverno e deserti, ha vinto le battaglie contro l’etrusco –sorprendente vittoria fu quella per Beatrice, rovesciata immagine dantesca rinserratasi nel sepolcro insieme al Pantegano- ma non la guerra. Soffiata da un fumo ruffiano e romantico arriva la dea Jana Fulvia scarmigliata e stanca, dalla voce di miele. E l’amore trionfa. Non c’è re senza principessa, non c’è castello (pardon, panchina) senza incantamento e allora si scateni il fragore delle armi. Le sorti della guerra si rovesciano e Petra sconfitta invecchierà nel risentimento derisa dalle giovani fere delle Egadi, continuerà a leccarsi le pustole dello sfogo di Sant’Antonio circondata dalla sua orribile corte.
lorenza-mazzettiQuesta è l’epopea bellica che fa da contraltare onirico al diario intimo di pensieri e fumo di Massimo Onofri. Si intitola “Benedetti Toscani”, è uscito da pochi giorni per La nave di Teseo e si prepara a replicare i successi di altri due viaggi particolari, in Sicilia e in Sardegna del suo autore, cui piace tantissimo baloccarsi con le intermittenze del cuore. Il cuore è un muscolo impressionabile: batte all’impazzata al primo abbaglio- chissà se truffaldino- di bellezza, si lascia condurre dai brividi di pelle, simula e dissimula in un passo a due con la mente. Sbocca nel libro di Onofri in nuvole di fumo e fa deliziosi capricci. Mette i baffi all’amore come Duchamp li mise alla Gioconda: così la Petra con il suo esercito dall’onomastica insensata può scorrazzare tra gli amori del suo romantico nemico per finire poi a pancia all’aria perché nessuna ingiuria può essere la ferita mortale a un artista qual è l’etrusco estinto. Artista dei sentimenti: è un fumo erotico quello di Onofri che dichiara “E’ inutile dire che io sto con Ovidio”. Il poeta latino dei prontuari eleganti dell’amore è qui una sorta di maschera: l’eros scompone la vita in arte, l’arte mette al riparo la vita finché tutto si addensa nella figura della donna attesa, la principessa nuragica, l’unico specchio di un sentimento superlativo di esclusività e intensità. Il dadaismo tabaccone di Onofri conduce dritto dritto il lettore dentro il mondo plurale di sogni di una “frivola divinità minore” (cosi si vede in una notte d’agosto l’autore, maestro  d’autoironia). Una voluta di fumo narciso finisce per avviluppare lo stesso autore e lo dissimula quale emulo di Stendhal, dell’egotismo critico che Onofri ravvisa nel grande scrittore francese come spassionamento e conoscenza di sé. Anche in questo diario notturno di pensieri minimi Onofri non manca di regalare al lettore fugaci ritratti di tempi, luoghi persone. Come? Semplicemente agitandoli nel fumo come i ritagli della poesia di Tristan Tzara “ Ritagliate poi con cura ciascuna delle parole che formano l’articolo e mettetele in un sacchetto./ Agitate dolcemente./Tirate fuori ciascun ritaglio uno dopo l’altro disponendoli nell’ordine in cui sono usciti dal sacchetto. /Copiate scrupolosamente. /La poesia vi rassomiglierà.

E rassomiglia a Onofri la sua poesia, al critico acuto e allo stilnovista patologico amante dell’amore e della raffinatezza dei sensi. “E quell’uomo sono io: incalzato da un sogno e da un desiderio, concentrato su quello spazio d’utopia che mi scavo ogni giorno tutto per me” o anche “ Ora, però, mi arrampico di buona lena, senza indugi, sul mio filo di fumo: forse per contemplarmi, come sdoppiato e moltiplicato in me stesso, dall’alto d’un cielo sconfinato”. L’intimismo è la chiave per leggere le divagazioni dell’immaginazione di Onofri e pure la zattera con cui si salva dalla deriva divistica del dadaismo di maniera. “Entro il fumo dei sigari odoroso” Onofri lotta con gli incubi dell’esercito delle arpie alla ricerca dei sensi del cuore e dell’arte. Ecco perché non mancano, nemmeno in “Benedetti Toscani” le riflessioni sull’arte figurativa e sulla letteratura, sul cibo e sui profumi in un diluvio di sensi che fa del suo diario un’enciclopedia di curiosità e saperi. Ecco perché l’autore si arrende al lettore raccontandosi nei suoi affetti più intimi (la figlia, gli amici, le donne).  Onofri sceglie la sincerità? In parte, perché ogni Io è un personaggio ossia finzione: lui stesso si ripromette di riflettere sulla letteratura che contrabbanda pizzini di verità. Solo che una finzione può anche essere deliziosa, intrigante, divertente, ruffiana.  La finzione o “Benedetti Toscani” di Massimo Onofri?

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La scheda del libro

Benedetti Toscani è un libro d’ore contemporaneo, letterario e poetico, in cui letture, luoghi, incontri sono scanditi dalle volute dell’onnipresente Toscano. Il sigaro è un amico fidato, a lui l’autore confida le emozioni suscitate dai libri che incontra, dai paesaggi aspri e assolati dell’amata Sardegna, dalla nativa e indimenticata Viterbo, dalle canzoni e dalle opere d’arte che tornano alla memoria. Pensieri immersi in un fumo liberatorio che, come suggeriva Mario Soldati, stendiamo, come un confortevole velo, tra noi e la vita. “Il mero gesto di accendere il sigaro, quando ci si è sistemati comodamente, diventa subito molto di più che l’inizio non eludibile di una bella, rotonda, fumata. L’accensione è, infatti, il primo atto d’un rito da scandire con fedele ripetitività ogni notte e, insieme, un’ostensione del piacere olfattivo e gustativo, seme necessario per un’immaginazione che sia gravida, oltranza di superstiziosa razionalità, di scaramantica riappropriazione, ogni volta diversa, del proprio destino.”

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lorenza-mazzettiMassimo Onofri insegna Letteratura italiana contemporanea all’Università di Sassari. Collabora con “Avvenire”, “Il Sole 24 Ore”, “L’Indice dei Libri del Mese”, “Nuovi Argomenti”. È nella redazione di “Paragone-Letteratura”. Ha pubblicato, tra l’altro, Storia di Sciascia (1994-2004), La ragione in contumacia. La critica militante ai tempi del fondamentalismo (2007, Premio Brancati per la saggistica), Recensire. Istruzioni per l’uso (2008), Il suicidio del socialismo. Inchiesta su Pellizza da Volpedo (2009), L’epopea infranta. Retorica e antiretorica per Garibaldi (2011, Premio De Sanctis per l’Unità d’Italia), Passaggio in Sardegna (2015), Passaggio in Sicilia (2016, Premio letterario Porta d’Oriente).

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