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JENNY ERPENBECK vince il PREMIO STREGA EUROPEO 2017

luglio 5, 2017

È la scrittrice tedesca Jenny Erpenbeck ad aggiudicarsi l’edizione 2017 del Premio Strega Europeo con il romanzo, “Voci del verbo andare” (Sellerio), tradotto da Ada Vigliani

Nata a Berlino Est nel 1967 da padre di origini russe e madre polacca, Jenny Erpenbeck ha una formazione accademica musicale e teatrale. Il suo esordio letterario, Storia della bambina che volle fermare il tempo (1999, Zandonai 2013) l’ha consacrata come astro nascente della letteratura tedesca contemporanea. Il pluripremiato Di passaggio (2008, Zandonai 2011) la impone definitivamente sulla scena letteraria internazionale, ottenendo un sorprendente successo di pubblico e di critica anche oltreoceano. Con E non è subito sera (2012) ha vinto il prestigioso Hans Fallada Prize. Voci del verbo andare (2015), tra i finalisti del Deutscher Buchpreis, è stato tra i libri più venduti nella classifica dello Spiegel.

Berlino, un uomo si mette in ascolto di chi è arrivato in Europa, in cerca di una nuova vita. Un romanzo su chi accoglie e chi si rifugia, sul futuro e l’attesa. «Un’utopia poetica ed emozionante, una sorta di antidoto alla “sottomissione” di Houellebecq» (Die Welt).

 * * *

Link logo alla HomeÈ giunto, dunque, alla sua conclusione la quarta edizione del Premio Strega Europeo, nato nel 2014 in occasione del semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea per diffondere la conoscenza di alcune delle voci più originali e profonde della narrativa contemporanea. Il Premio è promosso dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, dall’azienda Strega Alberti Benevento, dalla Casa delle Letterature, dal Festival Internazionale Letterature di Roma e dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea.

Hanno concorso ad ottenere il riconoscimento, del valore di 3.000 euro, cinque romanzi recentemente tradotti in Italia e provenienti da aree linguistiche e culturali diverse che hanno vinto nei Paesi di provenienza un importante premio nazionale. Da quest’anno, vi è anche un riconoscimento di 1.500 euro al traduttore del libro premiato, offerto dalla FUIS (Federazione Unitaria Italiana Scrittori).

Il Premio Strega Europeo è stato attribuito da una giuria di scrittori vincitori e finalisti del Premio Strega: Laura Bosio, Rossana Campo, Antonella Cilento, Cristina Comencini, Maria Rosa Cutrufelli, Antonio Debenedetti, Paolo Di Paolo, Ernesto Ferrero, Mario Fortunato, Paolo Giordano, Nicola Lagioia, Rosetta Loy, Melania G. Mazzucco, Edoardo Nesi, Lorenzo Pavolini, Alessandro Perissinotto, Romana Petri, Antonio Scurati, Elena StancanelliDomenico Starnone, ai quali si sono aggiunti Beatrice Covassi, capo della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, Lucio Battistotti, consigliere della Commissione europea, Maria Ida Gaeta, responsabile della Casa delle Letterature e del Festival Letterature alla Basilica di Massenzio, Giovanni Soliminine, presidente della Fondazione Bellonci, e Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Bellonci.

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Questi i libri candidati alla quarta edizione:

  • Mathias Enard, Bussola (e/o), tradotto da Yasmina Melaouah
    Francia, Prix Goncourt 2015
  • Jenny Erpenbeck, Voci del verbo andare (Sellerio), tradotto da Ada Vigliani
    Thomas-Mann-Preis 2016
  • Jonas Hassen Khemiri, Tutto quello che non ricordo (Iperborea), tradotto da Alessandro Bassini
    Svezia, Augustpriset 2015
  • László Krasznahorkai, Satantango (Bompiani), tradotto da Dόra Várnai
    Ungheria, Man International Booker Prize 2015
  • Ali Smith, L’una e l’altra (Sur), tradotto da Federica Aceto
    Regno Unito, Goldsmiths Prize 2014

Vince dunque Jenny Erpenbeck, Voci del verbo andare (Sellerio), tradotto da Ada Vigliani (Thomas-Mann-Preis 2016)

Voci del verbo andareTraduzione dal tedesco di Ada Vigliani
Titolo originale: Gehen, ging, gegangen

Richard è un filologo classico in pensione, quasi per caso entra in contatto con un gruppo di africani alloggiati in un campo profughi di Berlino. È un uomo solo, vedovo e senza figli, e ha molto tempo a disposizione; in quel luogo si scoprirà capace di ascoltare le vite degli altri, le peripezie e le vicissitudini di chi viene dal Ghana, dal Ciad, dalla Nigeria, storie di lutto, fame, guerra, coraggio e difficoltà. Nel dialogo con gli esuli Richard scorge un’umanità a tratti capace di essere innocente e integra. La sua cultura classica funge da elemento rivelatore, lo aiuta a immergersi in un mondo e in una diversa visione del mondo, a confrontare valori a volte contrapposti. L’antichità e la modernità, l’universalismo e l’interesse individuale, il difficile bilanciamento tra gli ideali e la sopravvivenza.
Gli uomini a cui pone le sue domande sono riusciti ad arrivare a Berlino nell’autunno del 2013, dopo essere sbarcati a Lampedusa. Sono quattrocento stranieri in terra straniera, e tutto per loro è diverso, difficile, alieno. Prima si accampano in una piazza del quartiere Kreuzberg per chiedere aiuto e lavoro, ma la polizia non perde tempo, li sgombera e li ricovera nella zona orientale della capitale. Vitto e alloggio, una prima conquista, e poi un corso per apprendere la nuova lingua. Ma per loro, come per quasi tutti quelli che sono scappati dai paesi di origine per approdare in Europa in cerca di un rifugio e di una casa, la normalità è una conquista difficile. Prima di tornare a vivere si annuncia un’attesa di anni.
Jenny Erpenbeck, tra le più interessanti e innovative scrittrici tedesche contemporanee, non teme l’ambizione dell’analisi politica, della denuncia sociale, e riflette con un romanzo completamente immerso nel presente, quasi al limite della cronaca, del reportage letterario, sui contrasti paradossali della nostra epoca, l’opposizione tra ricchezza e indigenza, libertà e asservimento, tra la cancellazione delle culture e il disegno di una nuova identità.

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