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GIULIA CAMINITO VINCE IL PREMIO BERTO 2017

luglio 10, 2017

GIULIA CAMINITO, CON “LA GRANDE A”, VINCE IL PREMIO BERTO 2017

Leggi l’Autoracconto d’Autore di Giulia Caminito (dedicato a “La grande A”)

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Giulia Caminito, con La Grande A, Giunti è  la vincitrice della XXV edizione del Premio Letterario nazionale Giuseppe Berto. È stata proclamata e premiata sabato 8 luglio a Mogliano Veneto, città dove è nato lo scrittore cui il Premio è intitolato, dalla Giuria presieduta da Antonio D’Orrico, critico del Corriere della Sera. 

 

Giulia Caminito era nella cinquina dei finalisti assieme a Nicola De Cilia, con Uno scandalo bianco, Rubbettino, Andrea Inglese, con Parigi è un desiderio, Ponte alle Grazie, Francesca Manfredi, con Un buon posto dove stare, La nave di Teseo e Athos Zontini, con Orfanzia, Bompiani.

Ispirato a ricordi di famiglia, il romanzo “”La Grande A” di Giulia Caminito è storia di italiani costretti a emigrare e nel contempo confronto tra due donne fuori dal comune, che cercano la propria realizzazione lontano dagli schemi ristretti dell’educazione ricevuta tra gli inizi del Novecento e l’epoca fascista. Alla prima, Adi, madre dura e intraprendente, interessa la concretezza economica trafficando con camion e alcolici; Giadina, la figlia, aspira invece a una felicità sentimentale. L’Eldorado di meraviglie rappresentato dall’Africa apre ad entrambe una diversa porta dei sogni”. Questa la motivazione della Giuria, in occasione della scelta di inserire il romanzo di Giulia Caminito tra i finalisti.

Giulia Caminito è nata a Roma nel 1988 e si è laureata in Filosofia politica. Suo padre è originario di Asmara, sua nonna e suo nonno si sono conosciuti ad Assab, la sua bisnonna fu guidatrice di camion, contrabbandiera di alcolici e personalità vivace della comunità italiana d’Etiopia ed Eritrea. Giulia oggi vive a Testaccio e lavora per una casa editrice romana. La Grande A è il suo primo romanzo ed è stato ritenuto dalla giuria del Berto 2017 un esordio molto convincente. A lei va il premio di 5.000 euro.

Premio Berto 2017 - Giulia Caminito vincitrice

Innanzitutto la giuria è stata molto colpita dall’ambientazione nel Corno d’Africa. Infatti – a parte le saghe familiari di alcuni scrittori di origine africana e di doppia nazionalità, come Emilia Dell’Oro o Gabriella Ghermandi, che nelle loro opere si interrogano sulla propria autobiografia – raramente il colonialismo italiano in Africa è diventato tema della nostra narrativa, se si escludono la campagna d’Etiopia in Tempo di uccidere di Ennio Flaiano o la Libia prima di Gheddafi in Confini dell’ombra di Alessandro Spina o, ancora, l’Etiopia del recentissimo I Fantasmi dell’Impero di Marco Consentino, Domenico Dodaro e Luigi Panella . Si tratta di vicende storiche che la memoria ha in generale rimosso per la complessità delle  responsabilità politiche,  nonché per i sensi di colpa  causati dallo sfruttamento delle colonie e dai crimini commessi dagli Italiani nel continente africano. Ma Giulia Caminito, attingendo liberamente alle memorie di alcuni membri della sua famiglia, riesce a restituirne al lettore una visione composta e credibile, senza retorica e senza esotismo.  In secondo luogo, la giuria ha apprezzato la ricostruzione del difficile rapporto tra madre e figlia. La scrittrice ci accompagna infatti nella maturazione della protagonista: dalla fatica di crescere nell’Alto Milanese sotto la gretta sorveglianza di parenti avari perfino di affetti, fino alla ventata di indipendenza e di avventure in un universo africano – “la grande A” – profondamente “altro”; per terminare col consapevole ritorno in patria dopo la fine del periodo coloniale.

Bella questa coppia di donne, contrapposte in tutto ma complementari e alla fine profondamente solidali: Giadina, la figlia, apparentemente debole, che si contrappone a una madre fuori dall’ordinario, Adi, libera e perfino avventuriera: come se Adi in un certo senso fosse la vera “grande A” cui allude il titolo. Una storia aperta alle speranze, che mostra come i sogni possano guidare una vita tutta in salita; senza melense consolazioni d’amore.

“Giulia Caminito ha raccontato una lontana e sepolta storia di famiglia per sentito dire. Ascoltando i ricordi di chi c’era spesso in seconda battuta, ritrovando vecchie testimonianze, ripescando cose dimenticate. Il merito del suo libro è che fa rivivere quel passato come se lei fosse stata lì accanto alle sue ave, loro contemporanea. Il suo romanzo è il degno vincitore di una edizione speciale del Premio Berto per quantità, varietà e qualità delle opere proposte”, ha commentato Antonio D’Orrico, Presidente della Giuria, formata da Cristina Benussi, Università di Trieste, Enza Del Tedesco, Università di Trieste, Giuseppe Lupo, Università Cattolica di Milano e scrittore, Laura Pariani, scrittrice, Stefano Salis, critico e giornalista del Sole 24 Ore e Alessandro Zaccuri, critico, scrittore e giornalista dell’Avvenire.

“Supportare le arti è una vocazione naturale per Colorificio San Marco – spiega Federico Geremia–. Siamo orgogliosi di continuare a dare il nostro contributo a questo importante premio letterario, trampolino di lancio per giovani talenti che abbiamo sostenuto sin dall’inizio e che ormai è un punto di riferimento a livello nazionale”.

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I 25 ANNI DEL PREMIO BERTO

Giuseppe Berto - Associazione CulturaleIl Premio Berto, nato nel 1988 su iniziativa di un gruppo di amici ed estimatori, critici illustri come Giancarlo Vigorelli, Michel David, Cesare De Michelis, scrittori come Dante Troisi e Gaetano Tumiati (questi ultimi avevano condiviso con Berto oltre due anni di prigionia in Texas durante la seconda guerra mondiale), ha raggiunto le 22 edizioni tra il 1988 e il 2010 e dopo una pausa è stato rilanciato nel 2014 in occasione del centenario della nascita dello scrittore moglianese e ripreso nel 2015. Il Premio è stato trampolino di lancio per alcuni dei più bei talenti della letteratura contemporanea, tra cui Paola Capriolo con La grande Eulalia (1988), Michele Mari con Di bestia in bestia (1989), Luca Doninelli con I due fratelli (1990), Paolo Maurensig con La variante di Lüneburg (1993), Francesco Piccolo con Storie di primogeniti e figli unici (1997), Elena Stancanelli con Benzina (1999), Giuseppe Lupo con L’americano di Celenne (2001), Antonia Arslan con La masseria delle allodole (2004), Francesco Pecoraro con Dove credi di andare (2007).

 

GIUSEPPE BERTO

Giuseppe Berto nasce a Mogliano Veneto (Treviso) il 27 dicembre 1914, secondo di cinque figli, da un maresciallo dei carabinieri in congedo. Compiuti gli studi liceali nel locale collegio dei Salesiani e nel Liceo di Treviso, si iscrive alla Facoltà di Lettere dell’Università di Padova, e studia con maestri quali Concetto Marchesi e Manara Valgimigli.

E’ nel 1943 durante la prigionia nel campo di internati in Texas che Berto inizia a scrivere. Ha come compagni di prigionia Dante Troisi, Gaetano Tumiati e Alberto Burri, che lo incoraggiano a scrivere nella rivista “Argomenti”. Lì compone Le opere di Dio e Il cielo è rosso; quest’ultimo romanzo, pubblicato da Longanesi nel 1947, su segnalazione di Giovanni Comisso, diviene rapidamente un successo internazionale dopo aver vinto nel 1948 il Premio Firenze. Escono, poi, nel 1948 Le opere di Dio, e nel 1951 Il brigante.

Trasferitosi a Roma, comincia a lavorare per il cinema: in questo periodo escono nel 1955 Guerra in camicia nera e nel 1963 il volume di racconti Un po’ di successo.

Berto nel 1958 cade in una grave forma di nevrosi, ne uscirà dopo tre anni di analisi quando compone Il male oscuro, che vince contemporaneamente nel 1964 il Premio Viareggio e il Premio Campiello. Si aggiungono poi il dramma L’uomo e la sua morte (1963), La Fantarca (1964), e il romanzo La cosa buffa (1966). Nel 1971 scrive il pamphlet Modesta proposta per prevenire e il lavoro teatrale Anonimo Veneziano, ripubblicato come romanzo nel 1976. Con la favola ecologica Oh, Serafina! vince nel 1974 il Premio Bancarella. Dal dramma La passione secondo noi stessi, Berto matura l’idea portante del suo ultimo libro La gloria del 1978.

Si spegne a Roma il 1° novembre 1978. E’ sepolto a Capo Vaticano.

Pubblicate, postume, le seguenti opere: Colloqui col cane edito da Marsilio nel 1986; sempre della Marsilio La colonna Feletti. Racconti di guerra e prigionia usciti nel 1987; del 2003 Il mare dove nascono i miti edito da Monteleone e, pubblicata dalla medesima casa editrice, la raccolta di scritti dal titolo Giuseppe Berto – Critiche cinematografiche 1957-1958, volume in cui sono riunite le recensioni cinematografiche di Berto di quegli anni. Ultima opera pubblicata, nel 2013, L’elogio della vanità, edita da Settecolori.

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