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GIANFRANCO MANFREDI racconta SPLENDORE A SGHANGHAI

luglio 12, 2017

GIANFRANCO MANFREDI racconta il suo romanzo SPLENDORE A SGHANGHAI (Skira)

di Gianfranco Manfredi

La storia del mio romanzo, in breve.
Anno 1925. Giannetto, detto Doremì, è un pianista di nemmeno vent’anni. Vive a Senigallia (Ancona) e suona al cinema Eden improvvisando colonne sonore sui film muti. Doremì è rimasto orfano di entrambi i genitori e il cinema riempie la sua solitudine e dà sfogo ai suoi sogni di evasione dalla provincia. Il conte Paolini, magnate e protettore degli artisti, amico di Giacomo Puccini, frequenta regolarmente Senigallia nei periodi di vacanza. Incuriosito dallo stile pianistico di Doremì, lo ingaggia per accompagnare al pianoforte una soprano sua protegée che deve tenere un concerto presso il consolato italiano di Shanghai. Doremì si ritrova così catapultato dalla sua piccola città e una metropoli internazionale dove, in quegli anni turbinosi, furoreggiano i locali da ballo e tutti i generi musicali si mescolano grazie alla composita umanità che popola le concessioni straniere. Quel mondo cosmopolita, unitamente alla complessa, inafferrabile realtà sociale e culturale della Cina, il suo dislocamento improvviso e assoluto, lasciano Doremì totalmente smarrito. La musica diventa per lui l’unico appiglio cui afferrarsi per dare un senso alla sua nuova vita. Le figure femminili che incontra, le fugaci relazioni amorose che intreccia, con la soprano stessa, con una cantante di colore e trombettista jazz americana, con una poetessa e pittrice cinese, sono avventure che continua a vivere idealizzandole quasi facessero parte di un sogno dal quale non riesce a svegliarsi. Finché conosce Olga una giovane cantante russa e con lei approfondisce un diverso tipo di relazione: sulle prime puramente sessuale, poi di intensissima collaborazione artistica perché si mette a comporre canzoni per lei. Gradatamente , e non senza inciampi e incomprensioni, i due cominciano a conoscersi come persone, contraddittorie, dai trascorsi oscuri, alla ricerca di una non facile accettazione reciproca. Si afferrano a quest’amore come a un’ancora di salvezza, perché nemmeno più lo spettacolo ormai può distrarli dalla tragica realtà sociale della Cina che precipita nella guerra civile e nell’imminente guerra contro il Giappone. Può lo spettacolo continuare mentre intorno ai dorati recinti dell’International Settlement scorre il sangue e mentre anche all’interno di questo recinto protetto affluiscono masse di profughi e si coltivano intrighi di spie internazionali, si scontrano opposte fazioni in lotta, si scatena la criminalità d’ogni genere, anche quella degli affari, e dilaga la miseria? Può ancora la musica rappresentare una difesa dalla violenza del mondo e l’amore un argine alla disumanizzazione di ogni rapporto sociale?

Perché ho scritto questo romanzo.
Vengo da una famiglia in larga parte di musicisti. Io stesso ho esordito come cantautore, una quarantina d’anni fa, eppure non avevo mai scritto prima un romanzo che avesse al centro la musica e le esperienze di vita della gente di spettacolo. Volevo raccontare il mondo dello spettacolo anche nei minuti dettagli: come si compone una canzone, come ci si prepara a un concerto, come si passa dalle prove alla messa in scena di un varietà, ma soprattutto quale rapporto indissolubile possa crearsi tra la vita quotidiana, le esperienze personali e di gruppo, e la creazione di un’opera artistica, di uno show, piccolo o grande che sia. Anche se questa storia è ambientata tra gli anni venti e gli anni trenta, periodo dal punto di vista dello spettacolo (musica, cinema, varietà) fecondissimo, la vita degli artisti era già quella che hanno poi conosciuto le generazioni successive. All’epoca si diceva: Joy, Gin & Jazz, per dire: Sesso, Droga & Rock’n’roll . Le due definizioni, nella vita concreta degli artisti, non sono così lontane come si potrebbe pensare. Quegli anni, soprattutto attraverso la musica e il divertimento popolare, hanno posto le basi del melting pot contemporaneo, e a Shanghai più che in ogni altra città si è espressa una nuova cultura globale grazie all’intreccio di mille diverse influenze e ben al di là dei nazionalismi d’origine. Riscoprire questa radice è stato per me fondamentale e spero possa rappresentare un’esperienza fruttuosa anche per i lettori. Questo è un romanzo musicale che ha una sua colonna sonora. Se lo si legge ascoltando i brani citati di volta in volta e tutti facilmente rintracciabili su Spotify , su YouTube o altri luoghi della rete, si ha l’opportunità di percepire davvero il racconto nella sua intima tessitura musicale. Il plot stesso è in qualche modo, una partitura. Il romanzo contiene anche una ventina di canzoni inedite, cioè i brani che Doremì dedica a Olga, e questi, il lettore può al momento soltanto immaginarseli, ma mi auguro possa presto ascoltarli , composti non soltanto da me, ma da molti amici musicisti che sto coinvolgendo in questa impresa, senza nulla togliere al fatto che “Splendore a Shanghai” resta comunque un’opera letteraria e così è stata concepita.

Perché la Cina.
Avevo già dedicato una serie a fumetti alla storia moderna cinese: Shanghai Devil, edita da Sergio Bonelli e tradotta in molti paesi del mondo. Questa serie, un graphic novel in diciotto puntate, era ambientata nell’anno 1900 durate la rivolta dei boxer, e anche qui esploravo, in una cornice d’avventura, i rapporti tra le maggiori potenze mondiali e la Cina. Dopo la conclusione della serie, ho continuato a studiare fino a trovare nella storia affascinante dei grandi locali notturni di Shanghai , vere cattedrali dello spettacolo internazionale tra gli anni venti e i trenta, lo spunto per un romanzo letterario che senza bisogno di immagini disegnate, trovasse invece nel legame profondo tra linguaggio e musica il suo nocciolo espressivo. In Cina, come ho detto, in quegli anni si pongono le radici del mondo globale quale oggi ci appare non più soltanto annunciato, nel suo complesso intreccio tra affari, politica, cambiamenti del costume, sommovimenti sociali, pulsioni nazionalistiche, e comunicazione culturale oltre ogni barriera. Scrivere un romanzo storico che non sia puramente archeologico, né tantomeno histoire en travesti, ma indagine significativa qui ed ora, nello sforzo di illuminare il presente, è stato per me non soltanto rinfrescante, per la mia esperienza di scrittore: mi ha avvicinato a quello Splendore che a volte, e pur attraverso le esperienze più tragiche della vita personale e della Storia collettiva, ci attrae come un faro aiutandoci a ritrovare orientamento e motivazioni ben al di là del semplice lavoro creativo. Una porta spalancata che nessun “finale” può davvero richiudere.

Le donne in questo romanzo.
Questo romanzo si incentra sui personaggi (perché nessuna storia, credo, è una vera storia, se non è la storia di qualcuno) e tra questi personaggi brilla una galleria di personaggi femminili, la maggior parte dei quali sono persone realmente esistite: l’attrice sino-californiana Anna May Wong; la jazzista e show girl americana Valaida Snow; la poetessa e pittrice cinese Lu Xiaoman; la star australiana del varietà e poi celebre ideatrice e disegnatrice di tappezzerie Florence “Bobby” Broadhurst; la militante internazionalista Agnes Smedley; l’inquietante guerriera sino-giapponese Yoshiko Kawashima; e Edda Ciano, figlia di Benito Mussolini e moglie di Gian Galeazzo Ciano all’epoca ambasciatore italiano in Cina. I personaggi della soprano Maria Teresa Crippa e della cantante russa Olga, l’amante di Doremì, sono invece inventati, eppure anch’esse frutto di incroci tra biografie reali. È mia profonda convinzione che sia impossibile narrare la storia del novecento senza assumerne a protagoniste le donne.

(Riproduzione riservata)

© Gianfranco Manfredi

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La scheda del libro

Tra gli anni Venti e Trenta Doremì, giovane pianista di provincia, improvvisa colonne sonore dal vivo in un piccolo cinema di paese, mescolando la formazione classica alla sua istintiva propensione al jazz e al varietà angloamericano. L’incontro con il conte Paolini e l’inaspettato ingaggio per un concerto in Estremo Oriente daranno una svolta decisiva alla sua vita, fino all’arrivo in una Shanghai internazionale e all’avanguardia, sullo sfondo della guerra civile e dell’incipiente conflitto contro il Giappone.

“Lei gettò indietro i capelli, lunghi, lisci e con le doppie punte. Raccontò la sua vita in sintesi e senza fronzoli, come se stesse facendo un annuncio alla radio. ‘Mio padre è stato ammazzato dai rossi. Io mi sono aggregata a una famiglia di profughi. Il capofamiglia si approfittava di me. Ho trovato lavoro in una sala massaggi. Adesso vivo per conto mio. Mi chiamo Olga’.
Porse la mano. Doremì la strinse e si sentì percorso dalla corrente. Lei lo guardava diritto negli occhi.
I suoi erano grigi e freddi, come il mare del Nord.
‘Avrai il tuo provino, Olga.’
La portò all’Astor, senza indugio. Il pianoforte della dance room era libero. Mancava ancora un’ora al ballo. Nessuno in sala, a parte un paio di camerieri che sistemavano i tavoli.
‘Conosci la Bohème di Puccini?’
Affermativo.
Mi chiamano Mimì…
Gran bella voce. Un po’ rigida, magari, ma nessuno è perfetto a un provino. D’improvviso, gli venne in mente che al conte, se davvero voleva mettere in scena Turandot, mancava Liù.
‘Ho degli spartiti in camera’, disse senza alcuna malizia. ‘Tu leggi la musica?’
Affermativo. Olga riprese la borsa e se la mise a tracolla, come per accompagnarlo.
Non li guardarono neppure, gli spartiti di Turandot.”

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Gianfranco Manfredi (1948) ha al proprio attivo album musicali sia come cantautore che come autore per altri cantanti e interpreti.
Ha sceneggiato film per il grande schermo e per la televisione. È autore e sceneggiatore di popolari serie a fumetti (Magico Vento, Tex, Dylan Dog). Tra i suoi romanzi: Magia Rossa
(1983), Cromantica (1985), Ultimi Vampiri (1987), Il piccolo diavolo nero (2001), Ho freddo (2008), La Freccia Verde (2013).

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