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FESTIVALETTERATURA 2017

luglio 14, 2017

 Festivaletteratura

 

FESTIVALETTERATURA

A MANTOVA DAL 6 AL 10 SETTEMBRE

 VENTUNESIMA EDIZIONE

Festivaletteratura

Di seguito, tutte le informazioni sul Festival…

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La ventunesima edizione di Festivaletteratura si terrà a Mantova da mercoledì 6 a domenica 10 settembre 2017. Dopo la festa grande del ventesimo anniversario, il Festival riprende il suo cammino con rinnovata energia. Mantova torna ad aprirsi a scrittori e a lettori, cittadini di un’epoca che più che in passato richiede disposizione all’ascolto, alla scoperta, alla condivisione delle conoscenze. Già vent’anni fa Festivaletteratura – invadendo i musei, rendendo finalmente accessibili spazi che non lo erano, chiedendo ai privati di aprire le proprie case – mostrava come la città nella sua trama di strade e piazze, palcoscenici teatrali e giardini segreti, memorie archeologiche e costruzioni contemporanee, fosse funzionale a far scaturire il dialogo, a incrociare i pensieri, a costruire percorsi di ricerca individuali eppure in continua intersezione con quelli degli altri.

Oggi che Mantova ospita a settembre una comunità che si estende ben oltre la sua anagrafe e i suoi confini, la sfida è dare a ogni Festival nuovo alimento al dialogo, mantenendolo aperto, fresco, diretto e necessario come negli incontri delle prime edizioni, e cercando allo stesso tempo di farlo crescere. Insieme alla continua proposta di scrittori di valore spesso ancora poco noti al grande pubblico, già da tempo Festivaletteratura caratterizza il proprio programma cercando di far ripartire i discorsi da dove si erano interrotti, di trasformare gli incontri tra scrittori e lettori in momenti formativi condivisi, di creare spazi di esplorazione e ricerca lasciati alla curiosità di ciascuno, di offrire stimoli ai giovani talenti, di mettere in campo azioni che richiedono il concorso diretto del pubblico. In questo senso sono nati negli anni progetti come Scritture giovani, Vocabolario europeo, Meglio di un romanzo, Prototipi, le biblioteche del Festival, le esperienze di public history tenute presso l’Archivio di Stato e infiniti altri, che rappresentano un unicum nell’offerta dei festival letterari italiani.

La ventunesima edizione si mette una volta di più al servizio di questo sempre più sensibile desiderio di ascolto, di rifiuto delle semplificazioni, di partecipazione immersiva, e lo fa dando vita a nuove progettualità (La parola che canta, Atlante, i Processi) e trasformando quelle già avviate nei Festival precedenti, chiamando autori mai passati a Mantova e impegnando chi ritorna in nuovi cimenti, e reinventando – se necessario – spazi e tempi degli incontri.

IL FESTIVAL

Tra gli ospiti internazionali di maggiore richiamo presenti il prossimo settembre vanno senz’altro ricordati Chimamanda Ngozi Adichie, scrittrice nigeriana riconosciuta a livello internazionale come punto di riferimento per la lotta contro il razzismo e per i diritti delle donne, George Saunders, narratore statunitense approdato finalmente al romanzo dopo una esemplare produzione di racconti, la giallista Elizabeth George, il cinese Yu Hua, più volte candidato al Nobel e apprezzata firma del New Yorker, la scrittrice inglese per ragazzi Frances Hardinge, oltre ai ritorni di Arturo Pérez-Reverte, Richard Mason ed Elizabeth Strout: nomi che rappresentano solo alcuni dei punti di riferimento verso i quali orientare la propria navigazione nel mare di Festivaletteratura 2017.

Se si vuole provare a tracciare delle rotte all’interno del programma di quest’anno, una ben distinguibile è quella che segue le storie di chi ha perduto la propria terra. La condizione di profugo, così drammaticamente alla ribalta nella cronaca dell’attualità, accomuna molti degli autori stranieri presenti, che proprio nella narrativa trovano un territorio di approdo per tentare un riscatto, reinterpretare il proprio destino, cercare di disegnare una nuova identità. Tra questi vanno citati il libico Hisham Matar, premio Pulitzer 2017 per l’autobiografia; Kim Thúy, scrittrice naturalizzata canadese fuggita dal Vietnam nella stagione dei boat people; Madeleine Thien, figlia di esuli cambogiani; Tash Aw, giovane autore britannico di origini malesi, le cui storie ripercorrono intere genealogie di migrazioni dall’Oriente profondo verso l’Occidente. Sono le guerre di oggi e di ieri a fare da sfondo a narrazioni sospese tra autobiografia, indagine documentaria, saga familiare, romanzo generazionale e portate al Festival da scrittori come il pluripremiato autore angolano José Eduardo Agualusa, l’indonesiano Eka Kurniawan, il poeta ed esule siriano Faraj Bayrakdar. Le guerre lanciate dall’Occidente contro il terrorismo verranno rilette attraverso gli occhi dei soldati nel dialogo tra l’inglese Harry Parker e lo statunitense Brian Turner, reduci rispettivamente delle campagne in Afghanistan e in Iraq.

Al racconto della guerra e dell’esilio si accompagna all’interno del programma del Festival 2017 una riflessione – condotta da diversi punti di vista – sulle tensioni che attraversano oggi il mondo musulmano e sul variegato fronte dei movimenti terroristici che destabilizzano Oriente e Occidente. Joby Warrick, giornalista del Washington Post e due volte premio Pulitzer, ripercorrerà la vicenda dell’ISIS dalla nascita alla sua affermazione, il politologo Olivier Roy cercherà di individuare i legami tra istanze sociali insoddisfatte delle seconde e terze generazioni di migranti e islamismo radicale, Fethi Benslama tenterà una lettura psicoanalitica della disposizione al sacrificio che anima decine di giovani musulmani; lo scrittore tunisino Shukri al-Mabkhout tornerà sulle speranze tradite della stagione delle primavere arabe. Un confronto sulle società arabe e occidentali a partire dai valori e dai diritti sanciti dalle carte costituzionali verrà condotta da Valerio Onida, padre Ignazio De Francesco della Comunità di Monte Sole e Yassine Lafram.

Il centenario della Rivoluzione d’Ottobre sarà l’occasione per indagare il rapporto incendiario tra letteratura e rivoluzioni. Che fare? si propone come un percorso in tre tappe per rileggere alcuni dei libri che hanno saputo scatenare rivolte e sommovimenti sociali, abbattendo tiranni e finendo – spesso – per favorire nuovi ordini totalitari. Nei tre incontri affidati ad Alessandro Portelli (La capanna dello zio Tom di Harriet Beecher Stowe), Marcello Flores (I diritti dell’uomo di Thomas Paine) e Gian Enrico Rusconi (Mein Kampf di Adolf Hitler) si cercherà di capire come le parole abbiano orientato, costruito e semplificato il pensiero, aperto orizzonti, spinto ad armare la mano in diversi momenti della nostra storia. A memoir, romanzi, poemi e diari che hanno testimoniato in diretta la prime fasi della rivoluzione russa sarà dedicato uno speciale accento alla Tenda Sordello tenuto da Marcello Flores. Sul tema delle guerre civili – lette nella lunga prospettiva della storia dell’umanità – va rimarcata la presenza al Festival di uno dei più importanti storici contemporanei: David Armitage. Piotr M. A. Cywiński, direttore del Memoriale e Museo di Auschwitz-Birkenau, s’interrogherà su come trasmettere alle generazioni future una memoria viva dell’evento che più di ogni altro ha oscurato la storia del secolo passato e che rischia di rimanere assolutamente inattingibile. A una delle icone del Novecento rivoluzionario, Fidel Castro, sarà dedicato l’incontro tra Ignacio Ramonet e Francisco López Sacha.

Cento parole di oltre trenta lingue tra ufficiali e regionali, cento autori coinvolti in dieci anni tra premi Nobel e giovani promesse della letteratura del vecchio continente: il Vocabolario europeo, uno dei progetti di maggiore rilievo lanciati da Festivaletteratura in questi anni, arriva finalmente alla sua uscita in volume. Nato per scoprire le relazioni profonde tra le culture linguistiche che attraversano l’Europa in un’ottica di costruzione di un patrimonio culturale da condividere e riconoscere come comune, il Vocabolario europeo è nel contempo il frutto di scelte d’autore, che rispecchiano il personale attraversamento compiuto da ciascun scrittore nel corpo vivo della propria lingua. Le parole del Vocabolario Europeo e le relative definizioni curate dagli autori verranno raccolte e pubblicate in un volume corredato da mappe che disegnano le famiglie linguistiche, le aree semantiche, le relazioni interne tra i vocaboli. Curato dai due conduttori storici del progetto – Giuseppe Antonelli e Matteo Motolese – il vocabolario sarà distribuito gratuitamente durante i giorni del Festival. Per accompagnare la pubblicazione del Vocabolario europeo, un nuovo e più partecipato vocabolario adottivo verrà compilato grazie agli spontanei contributi del pubblico, per mostrare come parole, memorie e storie europee appartengano ormai all’esperienza comune di ognuno di noi. Attraverso il sito internet e – durante il Festival -nell’installazione dedicata al vocabolario in piazza Leon Battista Alberti, ciascuno potrà inserire in questo vocabolario adottivo una parola straniera che ha assunto un significato speciale nella propria vita e a darne una personale definizione. Nel programma del Festival, oltre agli incontri dedicati agli ultimi lemmi portati da Fernando Aramburu, Velibor Čolić, Nicola Gardini, Laurent Gaudé, Mercedes Lauenstein, Lars Mytting e Olja Savičević, si terrà un momento conclusivo di discussione su parole d’autore e parole adottive che vedrà coinvolti – oltre ad Antonelli e Motolese – Diego Marani e altri autori europei.

Mai forse la “questione europea” è stata così presente a Festivaletteratura. In una stagione in cui il sogno unitario sembra infrangersi contro il risorgere dei nazionalismi, è proprio la letteratura a mostrare la fitta e secolare trama delle relazioni tra le culture e a ribadire per contro l’assurdità dei conflitti e delle divisioni che l’hanno lacerata. Scrittori come Martin Pollack, Jan Brokken, Velibor Čolić raccontano di un’Europa in cui i confini nazionali si fanno labili e le memorie, i dolori, le grandi avventure intellettuali riescono a parlare alle diverse lingue. Alle illusioni e alle ferite ancora aperte del Novecento tornano invece molti dei narratori europei ospiti quest’anno al Festival, per tentare di interpretare il presente: Jachina Guzel’ agli anni del terrore staliniano, Clemens Meyer all’“età dell’oro” della DDR, Fernando Aramburu alla stagione più cruenta del terrorismo basco; Anthony Cartwright e Jonathan Lee al cupo decennio del thatcherismo e alle sue conseguenze. Uno sguardo disincantato, acuto, programmaticamente estraneo ai nazionalismi, caratterizza invece le più giovani generazioni di scrittori europei, rappresentate al Festival da autori come Jonas Hassen Khemiri, Olja Savičević e Mercedes Lauenstein, già presente a Mantova nel 2016 per Scritture Giovani.

Se i confini geografici sono labili e valicabili, ancor più lo sono quelli che delimitano convenzionalmente i generi letterari. Gli scrittori che quest’anno giungeranno a Mantova si dimostrano tra i più propensi a muoversi liberamente tra canoni, forme e registri espressivi, arrivando a esiti narrativi sempre più ibridi e contaminati, meno riconoscibili e straordinariamente efficaci. Jan Brokken, Artemis Cooper e Helena Janeczek, con intenti diversi, conferiscono ritmo romanzesco al consumato genere delle vite di uomini (e di donne) illustri, Helen Phillips e Ayelet Gundar-Goshen trasferiscono il romanzo psicologico nei territori del giallo, Lars Mytting inventa una sorta di noir forestale, Olja Savičević adotta il western per raccontare la Croazia dopo la guerra civile, Melania Mazzucco usa il romanzo come strumento di denuncia e di indagine sociale, Davide Enia – protagonista al Festival di un incontro con il medico di Lampedusa Pietro Bartolo – incardina un racconto familiare in una struttura apparentemente documentaristica, Jonas Hassen Khemiri gioca sulla moltiplicazione dei punti di vista per parlare di un tema di bruciante attualità come l’immigrazione.

Il trasferimento delle storie personali in uno spazio più propriamente di finzione letteraria è senz’altro un altro dei fili rossi che uniscono i narratori presenti a Festivaletteratura 2017: lo si ritrova nella saga familiare in pochi metri quadrati di Christophe Boltanski, nell’elaborazione del lutto di Marianne Leone, nei diari a fumetti di Gusti e Nicoz Balboa, e in autori come Teresa Ciabatti, Michele Mari e Alberto Rollo. Negli scrittori italiani i racconti familiari tendono a tramutarsi in racconti di città – la Milano di Alberto Rollo e Gaia Manzini, la Bologna di Francesca Capossele, la Roma di Luca Giachi e la Napoli di Domenico Starnone –, fino a divenire ritratti urbani legati alla memoria storica (la Trieste di Mauro Covacich) o intima (la Venezia di Andrea Molesini). Uno sguardo puntato verso il territorio profondo che si perde fuori dagli agglomerati cittadini accomuna invece i racconti abruzzesi di Donatella Di Pietrantonio, gli spopolati bar padani di Diego Marani, la riflessione “paesologica” di Franco Arminio, l’isolamento montano dei protagonisti delle storie di Paolo Cognetti, Claudio Morandini, Arno Camenisch.

Ancora una volta potentissima è la voce delle donne a Festivaletteratura. Se Chimamanda Ngozi Adichie è senza dubbio la figura più emblematica da questo punto di vista, di non minore forza vanno considerate le presenze di Naomi Alderman, autrice americana cresciuta in una comunità ebrea ortodossa, e della ghanese Yaa Gyasi, che offre una rilettura dell’imperialismo coloniale attraverso gli occhi delle donne, e ancora, passando al programma ragazzi, quelle di Jennifer Niven e Nina LaCour o di Francesca Cavallo ed Elena Favilli, la cui galleria di rebel girls è divenuta un caso editoriale internazionale. Una vita femminile totalmente fuori dall’ordinario e irriducibilmente anarchica è quella di Gertrude Stein, ricordata nell’omaggio che le verrà attribuito da Laura Lepetit, Giulia Niccolai e Barbara Lanati insieme ad Anna Nogara, in occasione della riedizione della sua Autobiografia di tutti.

E alle donne sarà dedicata l’intera serie dei Processi, la riapertura di storici casi giudiziari attraverso i documenti archivistici che Festivaletteratura inserisce quest’anno a programma in continuità con le iniziative di public historyGenealogie, I soldati negli archivi, La storia della mia casa – tenute con successo nel corso delle precedenti edizioni. Storici, archivisti e narratori – tra cui Federica Ambrosini, Danilo Craveia, Diego De Silva, Michele Di Sivo, Andrea Molesini, Elisabetta Mori, Manola Ida Venzo – assumeranno la parte di procuratori e avvocati difensori di casi scabrosi che hanno suscitato grande clamore al proprio tempo e che hanno visto donne salire sul banco degli imputati. Le vicende di streghe come Giovanna Monduro, di eretiche come Isabella della Frattina, di parricide come Beatrice Cenci, di sedotte e abbandonate come Lidia Cirillo, ci restituiscono la storia di una identità femminile messa costantemente sotto processo e insieme ci permettono ancora volta di guardare agli archivi come fonti inesauribili di narrazioni e strumenti indispensabili per riannodare i fili che legano passato e presente.

Non mancherà lo spazio riservato agli appassionati di giallo. Elizabeth George, vero pezzo da novanta della letteratura del brivido, sarà una delle protagoniste più attese di questa edizione. A lei si associano Patrick Manoukian (autore, con lo pseudonimo di Ian Manook, delle indagini del commissario Yeruldelgger) e, tra gli italiani, Loriano Macchiavelli e Carlo Lucarelli, che celebrano il ritorno in attività dei loro investigatori Sarti e De Luca; Mirko Zliahy, autore della fortunata serie di gialli-splatter con protagonista il commissario Mancini; Marcello Fois e Maurizio De Giovanni.

L’Europa sarà l’ampio perimetro di gioco entro il quale nei prossimi anni Festivaletteratura punta a mettere in campo nuove azioni per soddisfare il prepotente appetito di storie degli adolescenti: un progetto ambizioso, a vocazione sperimentale, per il quale il Festival sta cercando partnership internazionali e che parte dalla convinzione che, nello “sconfinato” spazio europeo, i ragazzi possano meglio scatenare la loro innata curiosità e moltiplicare le esperienze di relazione e conoscenza. In questa prospettiva, nell’edizione 2017 Festivaletteratura offrirà ai giovani adulti diverse possibilità di fare incursione nella letteratura secondo modalità non convenzionali. Blurandevù resta senz’altro una delle poche palestre di formazione al confronto letterario attive nel nostro paese. Un gruppo di una decina di ragazzi dai 16 ai 22 anni anche quest’anno sarà chiamato a salire sul palco di piazza Leon Battista Alberti per presentare autori del calibro di Senel Paz, Marianne Leone, Teresa Ciabatti, in incontri per la prima volta proposti anche in streaming. A curare la loro preparazione saranno due attenti conoscitori del mondo dei giovani adulti come Fabio Geda e Marco Magnone. Un rapporto corpo a corpo con il testo letterario è quello proposto nei laboratori rivolti agli adolescenti che Festivaletteratura ha affidato a due delle più interessanti compagnie emergenti della scena contemporanea italiana: Anagoor e Babilonia Teatri. Anagoor partirà dal sesto libro dell’Eneide per creare una schiera di guerrieri/lettori impegnati in una due giorni di attività laboratoriali e di marcia sui luoghi virgiliani; nel workshop Money money di Babilonia Teatri il testo sarà invece il punto di arrivo di un lavoro di liberazione del linguaggio. Sulla lettura ad alta voce come diversa esperienza del testo si concentra invece l’incontro che radunerà i gruppi di lettura adolescenti di diverse biblioteche italiane: a leggere insieme ai ragazzi saranno Arturo Pérez-Reverte e Davide Enia. Grazie anche a queste presenze prosegue inoltre la scrittura in scena, il percorso di conversazioni sulla scrittura per il teatro che quest’anno vedrà come ospite internazionale Wajdi Mouawad, narratore e drammaturgo libanese naturalizzato canadese, senz’altro uno degli autori di riferimento del teatro contemporaneo a livello internazionale, di cui Festivaletteratura proporrà in esclusiva una mise en scène di Assetati con gli attori della Scuola del Piccolo Teatro di Milano. E sempre a teatro i più piccoli frequentatori del Festival avranno la possibilità di entrare a piedi pari nelle storie: Patchwork e Rosaspina sono i laboratori-spettacolo previsti nel rinnovato spazio del Teatro del Gradaro.

Bambini e ragazzi avranno quest’anno al Festival una casa tutta per loro: tante stanze, un grande giardino, un cortile in cui due forme semplici – il cerchio e il quadrato – si parlano in modo sorprendente. Festivaletteratura trasformerà per cinque giorni la casa di Andrea Mantegna in uno spazio-museo-laboratorio a più piani, in un condominio creativo le cui stanze verranno affittati ogni giorno a scrittori e artisti provenienti da tutto il mondo. Con questa deliberata occupazione di un luogo legato a uno degli artisti che più hanno segnato la storia di Mantova, Festivaletteratura intende non solo rimarcare la centralità che la proposta per i ragazzi riveste nel proprio programma – soprattutto come ambito di sperimentazione continua – ma anche la propria propensione a ridefinire funzioni e valori simbolici degli spazi della città attraverso idee forti e spiazzanti. Tra gli autori che popoleranno rumorosamente le stanze della Casa del Mantegna ci saranno Jordi Sierra i Fabra, lo scrittore catalano che ha creato una fondazione per sostenere gli Under 18 che vogliono mettersi alla prova con la scrittura, la statunitense Nina LaCour, tra le più acclamate autrici internazionali di romanzi per young adults, Marianne Barcilion e Magali Bonniol, amatissime dal pubblico dei più piccoli per le loro storie di bambini e animali, i fiamminghi Bart Moeyaert, Stefan Boonen e Melvin, e il nostro Bruno Tognolini. Pino Costalunga – con l’aiuto di Bart Moeyert, Olja  Savičević – racconterà favole della tradizione europea, mentre Chiara Lagani riaprirà i quattordici libri di Oz pubblicati dopo quello del Mago e totalmente sconosciuti in Italia. Non mancheranno saloni e salette per dare spazio alla vena artistica dei ragazzi: la conduzione dei laboratori dedicati a disegni, collage e altre forme di racconto per immagini saranno affidati all’illustratore argentino Gusti, alla poliedrica Silvia Bonanni e ad Andrea Antinori, che farà giocare i bambini con la Gioconda e altre celeberrime opere d’arte. I Ludosofici si dedicheranno invece a una lettura architettonico-filosofica della Casa del Mantegna, con invito di ospiti a sorpresa.

Dall’ormai lontano 2010 Festivaletteratura apre ogni anno una nuova biblioteca di pubblica lettura. Nate un po’ per il divertimento di portare tra la gente libri noti e meno noti mescolati insieme, un po’ per valorizzare patrimoni letterari sconosciuti ai più, le biblioteche di Festivaletteratura si offrono come bibliografie inedite, che consentono di rileggere la storia della nostra letteratura attraverso il filtro inusuale di un genere o di un tema rivelatore di cambiamenti culturali, sociali e di costume che hanno segnato la storia del nostro paese. Dopo i fasti e i vezzi della moda, protagonista nell’edizione del ventennale, ecco che la biblioteca nel 2017 si converte ai nobili principi della carta olimpica. La palestra letteraria è una biblioteca completamente dedicata ai grandi gesti atletici, ai campioni entrati nell’immaginario collettivo, alla pratica sportiva quotidiana così come raccontata dagli scrittori italiani dall’Ottocento ai nostri giorni. Curata da Luca Scarlini e realizzata in collaborazione con la Biblioteca Sportiva Nazionale del CONI, la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e i sistemi bibliotecari di Mantova e Brescia, la palestra letteraria si comporrà di oltre 400 volumi lasciati in libera consultazione tra attrezzi ginnici, spalliere e quadri svedesi nella Palestra del Seminario di via Cairoli. Oltre alle consuete letture della Compagnia della Lettura, la palestra letteraria troverà continuazione in un programma di incontri con scrittori che guardano allo sport come macchina di storie: ecco dunque Federico Buffa rendere omaggio al mito di Alì, Duncan Hamilton ripercorrere la sfortunata carriera di George Best, William Finnegan raccontare la propria formazione sentimentale attraverso il surf.

Dal Mediterraneo cosmopolita di Alessandria d’Egitto alla malinconia transoceanica di Buenos Aires: la città in libri del Festival numero 21 si sposta in Argentina per celebrare la città vissuta e sognata da Jorge Luis Borges, Julio Cortázar, Ernesto Sabato, Adolfo Bioy Casares e decine di altri autori di tutto il mondo. Sono oltre cento i volumi selezionati da Luca Scarlini, Francisco Amaya e Dante Liano che si offriranno presso la Tenda dei Libri di piazza Sordello come strade per entrare e perdersi nel luminoso e dolente immaginario porteño. Un qualificato servizio di “guide” alla città in libri – formato da giovani ricercatori di letteratura ispano-americana – faciliterà anche quest’anno l’avvicinamento del pubblico ai 150 volumi presenti in biblioteca.

Per i lettori incontentabili Federico Taddia condurrà una serie di brevi incontri dedicati alla ri-lettura nel cortile di Palazzo Castiglioni. Dieci autori italiani e internazionali racconteranno i libri che hanno ripreso in mano perché troppo difficili, perché legati a un momento particolare della vita, perché spuntati fuori per caso, perché indispensabili. E tra gli appuntamenti consacrati alla benefica ossessione della letteratura possiamo ascrivere senz’altro la lezione di Alessandro Piperno su Philip Roth e la conversazione tra Hans Tuzzi e Giuseppe Montesano sugli scrittori che scrivono di scrittori; fino alla testimonianza di Senel Paz sul suo rapporto decennale con Gabriel García Márquez. Un approccio critico completamente innovativo sarà quello proposto da Michele Cometa, in un incontro dedicato all’interpretazione dei testi letterari secondo i principi delle neuroscienze.

Continua la riflessione sulle relazioni tra letteratura, produzione culturale e nuove tecnologie sviluppata negli ultimi anni anche grazie all’officina di Prototipi. Rispetto ai testi prodotti “su ordinazione” nella cabine di storie d’asporto automatiche installate nel 2016 al palazzo dell’INPS e alla Tenda dei Libri, Festivaletteratura compie un passo indietro dedicandosi quest’anno allo studio della lingua dei computer. Lo spazio di Santa Maria della Vittoria sarà interamente dedicato alla logica computazionale, mostrando a giovani e adulti come ragiona un computer, quali sono gli elementi alla base del suo modo di pensare, quali sono i limiti fisici di un’intelligenza che riteniamo spesso illimitata. Un’installazione aperta per tutto il Festival – realizzata in collaborazione con il Museo di Storia dell’Informatica di Verona – insieme a una serie di laboratori tenuti da Corrado Bonfanti, Marco Cristanini, Silvio Henin e Stefano La Caprara, si offriranno come un percorso formativo a più livelli, partendo dal linguaggio di base fino all’elaborazione di operazioni più avanzate. L’intervento di Scott Aaronson, uno dei massimi esperti di teoria della complessità computazionale, mostrerà le connessioni con il pensiero umano e le possibili prospettive di sviluppo interdisciplinare. All’interno degli accenti, la serie prossimamente – finestra sugli argomenti dei Festival di domani con interventi di ospiti a distanza intervistati dai blogger di La Balena Bianca e Il lavoro culturale – sarà interamente dedicata agli scenari futuri e alle trasformazioni in atto nel campo della scrittura e della produzione artistica con l’avvento della nuove tecnologie. Sui temi legati ai mutamenti della percezione e della rappresentazione in campo artistico nell’era di internet dialogheranno Mauro Carbone e Stefano Catucci; mentre sul legame tra creatività e innovazione tecnologica interverrà Jeffrey Schnapp, uno dei massimi esperti mondiali nel campo delle digital humanities.

Rivoluzione dei paradigmi economici, sommovimenti geo-politici, ripensamento della forma città: l’emergenza climatica richiede con sempre maggiore urgenza un nuovo paradigma di pensiero globale, non solo perché le sue conseguenze coinvolgono tutti gli abitanti del pianeta, ma perché una possibile soluzione può venire solo da un cambiamento che tocca tutti gli aspetti della nostra vita. Al centro dell’incontro di Kate Raworth e Leonardo Becchetti sarà l’idea di un’economia circolare e inclusiva, capace di rigenerare i sistemi naturali e di contrastare le crescenti diseguaglianze economiche. Massimiliano Bucchi e Gianluca Ruggieri si interrogheranno invece sugli scenari energetici che si aprono con il progressivo consumo delle risorse minerali; Grammenos Mastrojeni e Antonello Pasini sulle incidenze che i cambiamenti climatici avranno sulle migrazioni e sull’acuirsi delle tensioni internazionali. Nella prospettiva di un ripensamento delle pratiche agricole Salvatore Ceccarelli racconterà della sua esperienza nella selezione partecipata delle sementi come alternativa agli OGM e si confronterà con Jonathan Silvertown sulla magia ancora non del tutto svelata dei semi. Per aiutarci a prestare una maggiore attenzione all’esaurimento delle risorse, attraverso una serie di laboratori e incontri per adulti e ragazzi Mark Miodownik, direttore dell’Institute of Making dell’UCL di Londra, renderà evidente come la nostra vita sia totalmente dipendente dagli oggetti che ci circondano e dai materiali con cui vengono prodotti.

Una sempre più stretta interconnessione tra salute e rispetto dell’ambiente verrà sottolineata negli incontri dedicati al cibo che vedranno protagonisti Franco Berrino e lo stesso Jonathan Silvertown. Nuove ragioni alla dieta mediterranea porterà invece Marino Niola in uno speciale accento con Federica Moro e in un incontro a Casa Slow sulla tradizione della pizza con Antonio Puzzi e Luciano Pignataro, accompagnato dalla degustazione degli ingredienti.

Tra osservazione e invenzione fantastica si pone invece il viaggio nella natura compiuto attraverso i laboratori per ragazzi dedicati al disegno naturalistico da Stefano Torriani, Marianna Merisi e Lucia Scuderi utilizzando matite, serigrafia e acquerelli. Ispirandosi all’ottocentesco erbario Barbieri, conservato al Liceo Virgilio di Mantova, Nadia Nicoletti – insieme alle operatrici della cooperativa Alkèmica – chiederà ai bambini di contribuire alla compilazione di un nuovo catalogo di fiori e piante, cercando e classificando le varie specie. Sul fronte giardini, un gradito ritorno è quello di Ugo Pejrone mentre Veronique Brindeau guiderà il pubblico alla scoperta delle virtù del muschio. Sul fronte scientifico vanno ricordate infine le lezioni magistrali tenute da Guido Tonelli e Carlo Rovatti (con il contributo al violoncello di Mario Brunello), oltre alle tradizionali lavagne di piazza Mantegna.

Un viaggio a piedi per disegnare insieme una nuova mappa della Lombardia: con l’avventura di Atlante, Festivaletteratura prosegue nella sperimentazione di forme di partecipazione diretta da parte del pubblico ai propri eventi. Atlante è un progetto che impegnerà per quattro giorni venti persone nella realizzazione in una guida illustrata e commentata del territorio lombardo tra Brescia e Mantova. A partire dalle segnalazioni che saranno raccolte da luglio attraverso il sito del Festival, il gruppo di redazione si metterà in cammino, cercando di documentare i punti di attrazione nascosti tra pianura, fiumi e colline – piccoli tesori artistici, squarci di paesaggio, ma anche storie locali, personaggi notevoli e altre cose curiose – ad uso dei futuri visitatori. L’impresa partirà da Brescia domenica 3 settembre, e si concluderà in piazza Sordello a Mantova mercoledì 6, giorno di apertura ufficiale di Festivaletteratura. I taccuini compilati dai partecipanti ad Atlante andranno a formare una speciale installazione, allestita presso la Tenda dei Libri e visitabile per tutta la durata del Festival.

Giornalismo e narrazione si ritrovano uniti anche quest’anno per Meglio di un romanzo, il progetto attraverso il quale Festivaletteratura punta a sostenere i giovani aspiranti giornalisti che intendono cimentarsi con la tradizionale forma del reportage, declinandola attraverso linguaggi diversi. Oltre alle abituali sezioni di pitching, nelle quali i ragazzi dovranno difendere i propri lavori davanti al pubblico e a una “commissione” di giornalisti esperti, quest’anno verrà presentato Isole del silenzio di Melissa Magnani, il primo lavoro commissionato direttamente da Festivaletteratura e pubblicato a puntate sul web a partire da marzo 2017. Il racconto giornalistico rimane al centro degli incontri che vedranno sul palco Carolin Emcke, vincitrice del premio della pace assegnato dai librai tedeschi, e gli italiani Domenico Quirico, Ferruccio De Bortoli e Valerio Pellizzari. Una testimonianza che si propone di straordinaria attualità è quella offerta da Pietro Grasso su Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

In un’epoca in cui il compito di testimoniare la contemporaneità viene sempre più demandato all’immagine, tre fotogiornalisti tra i più apprezzati a livello internazionale illustreranno al Festival la profondità di campo sottesa al loro lavoro, che dilata l’istantaneità del singolo scatto in un racconto denso di significati. I protagonisti di questa sezione di narrazione fotografica saranno Buhran Ozbilici, vincitore del World Press Photo 2017 per la foto del killer dell’ambasciatore russo in una galleria di Ankara; Giulio Piscitelli, il fotografo italiano che è salito sulle imbarcazioni dei migranti; e Monika Bulaj, che – in forma di spettacolo – mostrerà le immagini degli ultimi luoghi in cui le diverse fedi parlano ancora insieme. A loro si unisce un artista della fotografia come Ferdinando Scianna, che con il poeta Franco Marcoaldi svilupperà per immagini e parole un confronto sulla condizione umana e animale.

Una nuova serie di film di Pagine Nascoste arriva al Festival dopo l’avvio lo scorso gennaio di una circuitazione di tredici titoli delle edizioni passate che in sedici tappe ha toccato Roma, Milano, Bologna, Napoli, Parma, Pisa, Ravenna, Reggio Emilia, Trieste, Varese e Marsala. Un’iniziativa che – come già le biblioteche del Festival – estende la fruibilità delle produzioni del Festival oltre i cinque giorni della manifestazione, e che è stato possibile realizzare grazie all’attivazione di una rete informale di piccole e grandi realtà culturali, create grazie ai rapporti con autori, editori, operatori culturali, volontari che ogni anno partecipano a Festivaletteratura. Tra i titoli della selezione 2017 di Pagine Nascoste segnaliamo American Anarchist, ritratto di William Powell, autore di un fortunatissimo manuale per la fabbricazione domestica delle bombe molotov; You Never Had It, inedita intervista a Bukowski, e Obit, dedicato al leggendario staff del New York Times addetto alla stesura dei “coccodrilli”.

Anche quest’anno il programma del Festival prevede una stimolante sezione dedicata ad arte, design e architettura. Un bilancio sinestetico della propria carriera di artista vedrà protagonista un instancabile sperimentatore del design e delle arti “pure” e applicate come Ugo La Pietra. Lea Vergine – in dialogo con Luciana Castellina – ripercorrerà il rapporto contrastato e appassionante tenuto con l’arte lungo tutta la vita. Di design anonimo o involontario parlerà Dario Scodeller; Victor Stoichita rivelerà le regole che presiedono al gioco della rappresentazione, tra immagine e sguardo, cinema e arti visive; mentre Antonio Forcellino – con Caterina Volpi – ragionerà sul restauro come occasione di rilettura e reinterpretazione dell’opera d’arte. Per l’architettura, ospite d’onore sarà Kjetil Thorsen, progettista della Biblioteca di Alessandria d’Egitto e del National 9/11 Memorial & Museum di New York, mentre Cherubino Gambardella, attraverso una rilettura di Villa Malaparte, proporrà una riflessione sul Mediterraneo.

Il 2016 letterario si è sorprendentemente concluso con l’assegnazione del premio Nobel a Bob Dylan. Con una decisione che non ha mancato di suscitare irritazioni e polemiche, l’Accademia di Svezia ha inteso premiare la poesia che si fa canto, che erompe in musica per aprirsi al mondo. Intorno a questo connubio che nei secoli è stato motore di arte colta e popolare, Festivaletteratura – in collaborazione con il Centro d’Arte e Cultura di Palazzo Te, il Museo Civico di Palazzo Te, e con il sostegno di Regione Lombardia – ha ideato La parola che canta, un progetto distinto dal programma “ordinario” che si configura come esplorazione in forma di festa dell’ininterrotto dialogo tra musicisti e poeti. Nelle sere di giovedì, venerdì e sabato scrittori, studiosi, artisti di varia esperienza e formazione terranno conversazioni, performance, lezioni, piccoli concerti, letture, improvvisazioni felicemente disperse tra cortili e stanze affrescate. Ogni singolo intervento si offrirà come particolare porta d’ingresso all’universo della parola in musica che, sfuggente nella sua totalità, occuperà idealmente tutto il Palazzo. Come già cinque anni fa con il Furioso in festa, Festivaletteratura sperimenta un utilizzo della villa gonzaghesca che ne reinterpreta la vocazione originaria. Tra gli inviati a La parola che canta segnaliamo tra gli altri Francesco Guccini, Giovanna Marini, i Fanny & Alexander, Mariangela Gualtieri, i Cuncordu e Tenore di Orosei, Umberto Fiori, Giovanni Bietti, Fabrizio Scipioni, Massimo Giuntoli, Michele Spanghero.

Oltre a quella del canto armonicamente dissonante di Palazzo Te, la poesia prenderà la più abituale forma degli incontri alla Sagrestia di San Barnaba. Oltre ai già citati Franco Arminio, Faraj Bayrakdar e Brian Turner – poeta oltre che testimone di guerra – saranno presenti al Festival la poetessa curda Choman Hardi e gli italiani Alberto Bertoni, Roberta Dapunt, Milo De Angelis e Franca Grisoni.

Sempre più folleggianti si preannunciano le notti di Festivaletteratura Music Hall al Museo Diocesano. Il club di piazza Virgiliana propone quest’anno a chiusura di giornata il rap letterario di Murubutu combinato all’immigrazione amplificata in musica di Stregoni (giovedì 7), il post-modern blues di L.A. Salami unito al dream pop notturno di His Clancyness (venerdì 8), una delle band più rappresentative dell’indie-pop italiano – gli Ex-Otago –, con il contorno delle trascinanti melodie dei Welcome Back Sailors (sabato 9). Un laboratorio di creazione musicale su un testo letterario sarà condotto durante il Festival dal musicista Fabrizio Puglisi: cantanti, compositori, strumentisti saranno chiamati per quattro giorni a confrontarsi con Ubik di Philip Dick per trarne materia d’ispirazione per improvvisazioni e scritture di partiture minime, che verranno interpretate in una performance collettiva aperta a tutto il pubblico del Festival. E – cambiando totalmente genere – Festivaletteratura non poteva certo trascurare l’anniversario monteverdiano: saranno Luca Scarlini, attraverso una conferenza/concerto dedicata alle cantatrici di Monteverdi, e Dario Moretti, attraverso una rivisitazione della favola d’Orfeo pensata per i ragazzi, a rendere omaggio al grande compositore barocco con l’accompagnamento musicale dell’Accademia degli Invaghiti.

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