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ABIGAIL di Magda Szabò (un estratto)

luglio 25, 2017

Pubblichiamo un estratto del romanzo ABIGAIL di Magda Szabò (Edizioni Anfora – Traduzione di Vera Gheno)

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Magda Szabó è considerata la più importante scrittrice ungherese del XX secolo. Di recente, per i tipi di Edizioni Anfora, una piccola casa editrice fondata nel 2003, specializzata nella pubblicazione di letteratura del Centro Europa, giunge in libreria il romanzo “Abigail“. Tempo fa abbiamo avuto modo di discutere con Mónika Szilágyi, la direttrice editoriale, del progetto della casa editrice (l’intervista è disponibile qui) parlando anche della Szabó e di questo libro.

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Abigail fu scritto nel 1970 come romanzo per giovani adulti, ma ben presto divenne  una lettura per tutte le età, un successo nazionale. Nel 2005, al concorso dello show televisivo Big Read (A nagy könyv), Abigail è stato proclamato il terzo libro più amato in Ungheria. (Al secondo posto è finito “I ragazzi di via Pál” di Ferenc Molnár). Di seguito, un ampio estratto del romanzo

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(…) “Il profumo delle torte e delle creme, il profumo modesto e ridente del paradiso dei bambini si collegò per sempre, nel ricordo di Gina, al momento in cui il generale si risedette accanto a lei e piano le disse: “Bambina mia, non puoi venir via di qui né ora né mai, finché dura la guerra.”
La voce con cui parlò era bassa e tristemente ufficiale, come quella che aveva quando il generale si ricordava della madre di Gina. Gina adesso cominciò ad avere davvero paura. Suo padre le voleva bene, le voleva bene più di ogni altra cosa al mondo; se non la portava a casa anche dopo aver saputo che era miseramente emarginata, nemmeno dopo aver sentito che era scappata, e che anzi si preparava a rifarlo, allora c’era qualcosa che lei non sapeva, che il generale stava per dirle adesso, e che sarebbe stato come quando annunciano una condanna che rinchiude un innocente in galera per un periodo indeterminato. Senza che ancora ne fosse stata fatta parola, lo sentiva, questa decisione era definitiva, non c’era cascata di lacrime che potesse cambiarla.
– Da quello che ti dirò adesso dipendono vite umane. Non volevo che lo sapessi, non che non mi fidi di te, ma non volevo spaventarti, oppure scaraventarti addosso problemi per sopportare i quali ti ritenevo giovane. Solo che se io ti lascio di nuovo qui senza una spiegazione, e semplicemente ti ordino di rimanere, senza che tu sappia perché, forse scapperai davvero di nuovo, oppure inizierai a dubitare di me e dell’affetto che ci unisce. Quindi adesso parlerò, ma avrà il suo prezzo. Da questo momento finisce la tua infanzia, Gina. Sarai un’adulta, e non potrai mai più vivere come gli altri bambini. Metto tra le tue mani la mia vita, la tua e quella di altre persone. Su cosa giuri di non tradirci mai?
La bambina si appoggiò indietro, ma non evitò il suo sguardo. Adesso erano entrambi pallidi, il generale sentiva le dita della ragazzina farsi sempre più fredde. “È vietato giurare – disse la voce biasimante di Zsuzsanna all’orecchio di Gina –, non pronunciare invano il nome di Dio.” Adesso il Matula e le sue regole apparivano così lontane. “Che cosa risponderà? – si chiese il generale. – Ha solo quindici anni. Che cosa risponderà? E risponderà affatto?”
– Giuro sulla tua vita – disse Gina. – Sei la persona a cui voglio più bene al mondo, e non ho una madre, sei sempre stato tu anche mia madre. Giuro su di te.
Allora aveva capito. Cominciava anche a prendere un po’ di colore, com(e chi ha superato il primo trauma.
– Gina, abbiamo perso la guerra. A dire il vero l’abbiamo persa appena iniziata; è cominciata per un fine sbagliato, con mezzi sbagliati. Abbiamo già perso talmente tanto che Dio solo sa quando questo popolo riuscirà a riprendersi, e non siamo nemmeno ancora in fondo. Ora non possiamo far altro che provare a salvare il salvabile, le persone nelle città e i soldati al fronte, prima che i tedeschi ci invadano. Noi, che abbiamo riconosciuto quello che dobbiamo fare, vogliamo che la guerra finisca. Se ci riusciamo, rimarranno in vita infinitamente più persone, e Budapest e le altre città saranno salve, come pure ciò che rimane dell’esercito. Se invece no, allora continuerà la distruzione di persone e di cose, e forse anche i miei compagni e io periremo.

Adesso non vedeva il suo viso, perché l’aveva girato dall’altra parte, guardava la finestra, la grande vetrina del signor Hajda, sulla quale c’era una tendina di pizzo, una tenda che faceva tornare alla mente pace e felicità e grandi scorpacciate di gelato in famiglia. Ma il generale sapeva che era attentissima, che non era mai stata così attenta in vita sua.
– Nel paese c’è opposizione, sia militare che civile. Uno degli organizzatori dell’opposizione militare sono io. Se ci scoprono, oppure se scoprono me in persona, e arrivano a te…, sono anch’io un essere umano che teme per la sua prole. Se mi ricattano portandoti via, mi torturano, forse non avrò la forza di tacere, l’importante è che tu ti salvi. Non posso rischiare che tu possa diventare uno strumento nelle mani dei nemici della nostra iniziativa. Non dobbiamo trovarci nella situazione che possano costringermi a un’infamia servendosi di te, oppure se io riuscissi a tacere e ti uccidessero, che tu diventi vittima della mia fedeltà al giuramento.
Le labbra della bambina si aprirono, come se volesse replicare qualcosa, ma alla fine non lo fece. Solo strinse la mano al padre, e questo ora fece molto piacere al generale, era una stretta di mano da compagno di sventura, coraggiosa, incoraggiante.
– Mimó non è una persona seria, da lei c’è sempre gente, se mi rintracciassero, in casa di Mimó potrebbe raggiungerti chiunque. Oppure, a Budapest ti possono adescare, portare via dalla strada o anche da casa con una frase menzognera, una telefonata finta oppure magari anche con la violenza. Da mesi cercavo un posto che fosse chiuso come una prigione, finché alla fine ho trovano il Matula, dove non scrivo nemmeno, e da dove nemmeno tu puoi scrivere, in modo che a casa non facciano caso al nome di questa località: Árkod. Ogni sabato ti chiamo da una città diversa, vado alla posta in abiti civili, richiedo così il numero dell’istituto, non dico nemmeno il mio nome quando rispondono, solo che vorrei parlare con Gina. Da qui non puoi uscire senza scorta, qui non può entrare nessuno, è l’unico posto in tutto il paese dove mi puoi aspettare in sicurezza, finché non finisce la guerra e non ti posso portare a casa. Ecco, da qui sei scappata l’altro giorno. Se ci fossi riuscita, e ti fossi lamentata anche con una sola persona a Budapest delle tremende abitudini del Matula, non avrei nemmeno potuto riportartici, perché il segreto sarebbe stato svelato, e se fosse accaduto il peggio e davvero avessero iniziato a sospettare di me, tra un paio di mesi forse saresti diventata un ostaggio, la cui vita poteva essere salvata solo se io commettevo un’ignominia. È questo che vuoi?
Scosse la testa: no, non era questo che voleva. Adesso per la prima volta somigliava a sua madre, eppure aveva ereditato ogni suo tratto dal padre; il suo sguardo era diventato come quello della donna da tempo morta. “È successo – pensò il generale, e guardò la figlia –, come immaginavo, è successo. La tua infanzia è finita, adesso sei adulta, mia povera bambina.”
– Qui, oltre a me, c’è una persona che può disporre di te, ti ho affidato a questa persona già quando ti ho portato qui all’inizio dell’anno. Lui è il capo della resistenza civile in questa città.
– Di nuovo? Dove stavolta?
– Alla statua del Dolore.

NON VERSATE IRRAGIONEVOLMENTE IL SANGUE UNGHERESE! ABBIAMO PERSO LA GUERRA, CONSERVATE I VOSTRI FIGLI PER UN FUTURO PIÙ SENSATO!)

Se questa persona ti chiama, allora puoi andare, anzi devi andare, perché se lei ti manda via dal Matula, vuol dire che in qualche modo sono sulle tue tracce, e sarà lei che continuerà a tenerti nascosta.
– Come farò a sapere chi è questa persona? – sussurrò Gina.
– La conosci da tempo, solo che non sai chi è. Se ti svelerà chi è, ne rimarrai stupita. Vuoi ancora che ti porti a casa?
– Non lo voglio.
– Se per caso non posso telefonare, non provare a scrivermi, non mi cercare. Aspetta. Se posso, tanto ti chiamo ogni settimana, o ti vengo a trovare, e se no, allora ho un motivo per rimanere lontano da te, per cui non posso venire. In ogni caso sta’ tranquilla. Me lo prometti?
– Sì.
– E ora salutiamoci. Avresti ancora tempo, ma io devo tornare a Budapest. Se non mi vedessi più – qui la sua voce non ebbe nemmeno un’esitazione, come chi avesse pensato mille volte a quello che stava dicendo –, allora saprai sempre che ti ho voluto bene, e saprai che sono morto perché volevo liberare il paese da una guerra che non avrà caduti eroici, ma solo vittime. Dammi un bacio, andiamo.”

(Riproduzione riservata)

© Edizioni Anfora

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ABIGAIL di Magda Szabò (Edizioni Anfora – Traduzione di Vera Gheno)

Seconda edizione riveduta con il saggio “Abigail” di Magda Szabó sulla genesi del romanzo in postfazione

Seconda Guerra Mondiale. Gina, ragazza quindicenne dell’alta società di Budapest, orfana di madre e figlia unica di un generale dell’esercito ungherese, per volontà del padre, nell’autunno del 1943 deve abbandonare i luoghi abituali e le persone amate della sua vita e senza poter salutare alcuno, viene portata in una prestigiosa, ma molto lontana scuola calvinista, nell’Istituto di Educazione Femminile Matula.
Le tolgono ogni oggetto personale, è obbligata a indossare un’uniforme scura e semplice, la sua giornata è regolata da un orario molto rigido. La vita nell’istituto è pieno di regole e divieti e Gina per un piccolo tradimento si trova anche emarginata dalle sue compagne di classe. Si ribella, ma verrà a sapere qualcosa per cui decide di rimanere nell’istituto e accettare la sua reclusione.
Come riuscirà Gina ad orientarsi in un mondo difficile e pieno di segreti da adulto?
I suoi passi saranno vegliati dalla misteriosa Abigail, una statua del giardino della scuola che secondo la leggenda diffusa tra le allieve pare avere strani poteri, e da un segreto protettore, l’identità del quale è conosciuta solo dal generale.

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Abigail fu scritto nel 1970 come romanzo per giovani adulti, ma ben presto divenne una lettura per tutte le età, un successo nazionale. È molto popolare anche la versione televisiva (1978), la cui sceneggiatura fu scritta dalla scrittrice stessa. I teatri mettono regolarmente in programma gli adattamenti teatrali del romanzo, il più recente è un musical. Nel 2005, al concorso dello show televisivo Big Read (A nagy könyv), Abigail è stato proclamato il terzo libro più amato in Ungheria. (Al secondo posto è finito I ragazzi di via Pál di Ferenc Molnár.)
A che cosa è dovuto il successo di Abigail? A una reazione ritardata, spiega Magda Szabó nel saggio sulla genesi del romanzo che trovate nella postfazione di questa edizione:

Risultati immagini per Magda Szabó“Durante la seconda guerra mondiale io sbagliai quasi tutto, e non ho nemmeno la giustificazione di non aver saputo quale fosse la verità, perché ne sapevo considerevolmente di più delle persone comuni. (…) Abigail – sia come romanzo sia come film per la televisione – avrebbe voluto mostrare che non esiste comunità che non viene toccata dalla guerra, e solo secondariamente la raffigurazione di una scuola confessionale femminile al tempo di Hitler. (…) In Abigail ho scritto tutto quello che io, che ero stata testimone e coeva, avrei dovuto fare, e invece ero rimasta solo un’osservatrice con senso di colpa. (…) Abigail divenne un successo nazionale. Nemmeno per un attimo credetti che fosse merito mio personale. Semplicemente l’Ungheria, con la maniera in cui l’aveva accolto, aveva votato contro Hitler, contro la guerra e il fascismo, e a favore di coloro che avevano anche fatto qualcosa, non erano solo rimasti a osservare, terrorizzati e schifati, come una scrittrice molto giovane, che scrittrice ancora non poteva definirsi, la quale aveva immagazzinato il materiale grezzo da costruzione: i ricordi.”

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