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LE OTTO MONTAGNE: le ragioni del successo (secondo l’autore)

luglio 29, 2017

Le otto montagneUlteriore approfondimento dedicato a LE OTTO MONTAGNE di Paolo Cognetti (Einaudi): romanzo vincitore dell’edizione 2017 del Premio Strega

Le ragioni del successo secondo l’autore

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di Massimo Maugeri

L’effetto Premio Strega lancia in vetta alla classifica “Le otto montagne” di Paolo Cognetti (Einaudi). E tuttavia il successo del romanzo (che, tra le altre cose, è un omaggio dichiarato a Primo Levi e a un suo racconto “Ferro” a cui l’autore si è ispirato) precede la vittoria del più celebre premio letterario italiano (senza dimenticare, peraltro, la vittoria del Premio Strega Giovani e del Premio Strega Off). Un successo che, già da tempo, ha ampiamente varcato i confini nazionali (poiché il romanzo è tradotto o è in fase di traduzione in oltre trenta paesi).

– Caro Paolo, a che cosa è dovuto secondo te il successo che ha riscontrato e sta ricontrando questo tuo romanzo (anche a livello internazionale)?
Paolo Cognetti vince il Premio Strega Giovani 2017Penso che ci sia qualcosa di universale in questo ritorno ai luoghi che abbiamo abbandonato con i boom economici, con la modernità, con quello che è successo un po’ in tutto il mondo occidentale dopo la seconda guerra mondiale. È una storia che ci accomuna: la grande attrazione delle città, la fuga dalle montagne, dalle campagne, dalle provincie, in cerca di un modello di vita che sembrava l’unico modello vincente e che poteva andare bene per tutti. Oggi viviamo in un’epoca di crisi e di ritorno verso i luoghi abbandonati. Credo sia universale il bisogno di adottare modelli di vita diversi, nuovi, di ricominciare da un’altra parte. E questa è la montagna del mio romanzo, una montagna che può essere capita e amata anche da chi non ci è mai stato.

– Un’altra possibile ragione del successo?
Il tema dell’amicizia, che forse è stato un po’ abbandonato dalla letteratura contemporanea. In particolare quello dell’amicizia tra uomini. Ecco, forse anche di questo c’era bisogno…

– Cosa ha significato per te camminare in montagna?
Andare su dritti, senza fermarsi, senza chiedere quanto manca al raggiungimento della meta, senza dire ho freddo, ho fame, sono stanco. Bisognava prendere un passo e tenerlo, si puntava dritti alla cima della montagna senza troppo badare ai luoghi che si attraversavano. C’era questo senso di sfida con se stessi e con gli altri, un senso di conquista, l’idea che la montagna fosse una scuola di vita. Io sono cresciuto così, con un padre che mi ha insegnato ad accettare le sfide della montagna come valori che sarebbero potuti servire nella vita.

– Ti sono serviti, questi valori?
Sì, devo dire che qualche volta sono serviti davvero. In qualche momento di difficoltà ripensare a quanto era dura arrivare a 4000 metri su una vetta del Monte Rosa vomitando, stando male (perché io ho sempre sofferto di mal di montagna), eppure continuando e arrivando in cima… mi è servito molto, soprattutto quando è stato necessario tirare fuori un po’ di forza, un po’ di coraggio per superare i momenti difficili.

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