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FESTIVAL DELLE LETTERATURE MIGRANTI 2017

ottobre 3, 2017

Si svolgerà a Palermo, dal 4 all’8 ottobre 2017, la nuova edizione del FESTIVAL DELLE LETTERATURE MIGRANTI

Il programma è disponibile qui

Il calendario di eventi del Festival delle Letterature Migranti sarà ricco di incontri e dibattiti cui prenderanno parte 50 autori e altrettanti discussant (una comunità, questi ultimi, di autori, critici, docenti, esperti e giornalisti palermitani o a Palermo residenti).
Il programma, redatto da un comitato guidato da Davide Camarrone, direttore del Festival, giornalista e scrittore, e Giorgio Vasta, scrittore e docente, e suddiviso in sezioni tematiche, costituisce una sorta di guida al Contemporaneo, di canone, di cifrario per l’interpretazione del tempo convulso che stiamo vivendo: percorso da migrazioni di popoli e di culture, sconvolto da un’emergenza ambientale e da crisi e conflitti.

Pubblichiamo, di seguito, il testo del Direttore artistico dell’evento (Davide Camarrone) e altre notizie sul Festival.

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di Davide Camarrone

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Migra per sua stessa natura, la parola. Da una voce ad un orecchio, dalle dita pulsanti su una tastiera allo sguardo del lettore. Da un tempo e da un luogo ad altri. Muta continuamente il senso di ciò che è detto e scritto. E le letterature non possono più esser stese soltanto sulle morbide pagine dei libri. Riescono ad artigliare il nostro pensiero e la realtà muovendo da altri supporti. Entrano in relazione con altre forme espressive. Tante letterature e tutte migranti.
E poi, c’è il tempo. Ci siamo concentrati sui luoghi del cambiamento e abbiamo trascurato il tempo in cui il cambiamento modifica i nostri luoghi. Fino a non molto tempo fa, il cambiamento si misurava in ere, e ciascuna era richiedeva più vite: secoli, millenni. C’era tutto il tempo di comprendere e spiegare.
Oggi, nell’arco di una vita si succedono più e più cambiamenti radicali. L’orizzonte si modifica continuamente dinanzi ai nostri occhi. Non comprendiamo più il mondo. La paura del nuovo ci rende diffidenti. Le Letterature ci aiutano a capire. In questo nostro tempo tumultuoso, le Letterature inducono alla comprensione.

La terza edizione di questo Festival, che dice di tante Letterature, delle migrazioni delle persone e delle idee, delle lingue e delle culture, ha un programma di incontri denso e ricchissimo. Al quale si è lavorato a lungo. Il Comitato di direzione del Festival, pure al di là delle singole curatele, ha condiviso un percorso entusiasmante.
Abbiamo scelto di dare vita non ad un programma di novità letterarie bensì ad una sorta di cifrario, di canone interpretativo del nostro tempo. Un canone lungo un anno e rammentabile, in futuro.
Cinquanta libri, più o meno, giudicati essenziali alla comprensione del presente, non necessariamente recenti, e di altrettanti autori, non necessariamente ancora in vita.
Otto sezioni, conta questo canone.
Alfabeti. Lost (and found) in Translation. Palermo a pezzi. Terre perse. Meticciati. Come stare al mondo. Variazioni e Fughe. Dialoghi.
Per dire della complessità, della transizione di senso, dell’elezione di Palermo a strumento interpretativo del presente. Per dire di ciò che resta del passato nel presente, del meticciamento di culture, delle libertà e dei diritti. Di infinite variazioni e vie di fuga. Del dialogo.
Con alcuni temi forti. Tre, più di altri, direi. Il populismo, che è trasversale a culture politiche differenti e oggi avvertiamo come il più acuto esito della paura dinanzi al cambiamento. Il fondamentalismo culturale, che è forse il corrispettivo dialettico del populismo dei nostri tempi. Le traduzioni, che dicono di un tessuto comune tra le culture.
Alle Letterature della parola scritta, abbiamo accostato i linguaggi dell’arte contemporanea (pure in dialogo con l’arte classica, e in numerosi luoghi deputati, a Palermo), della musica, del cinema e del teatro. Abbiamo lavorato ad una relazione tra i luoghi e tra linguaggi espressivi differenti, in quei luoghi: sottraendo specialismi e aggiungendo contaminazioni.
All’editoria nazionale abbiamo accostato l’editoria locale, che nel luogo del cambiamento, assume nuova centralità.
Un Festival orizzontale, nel quale diverse istituzioni, a cominciare dal Comune di Palermo – primo promotore dell’iniziativa, insieme all’Associazione Festival delle Letterature migranti -, hanno collaborato al medesimo progetto, ciascuna recando pensiero e iniziative: con un cuore pulsante, piazza Bellini, sul limitare dell’antica Giudecca. In una città che è plurale e che, in questa occasione, ha voluto intitolare il suo luogo più antico, il suo approdo, “Lungomare delle migrazioni”. Coincidendo, la storia di questa città, con il suo porto, luogo d’incontro e di relazione e privilegiato punto di osservazione al centro del Mediterraneo, per un’identità migrante di Palermo e dei suoi abitanti.
Far pace col mare, e assumere le migrazioni quale elemento fondante delle nostre identità, ha fatto di Palermo un luogo nuovamente luminoso, ospitale, ricco di speranze.
Troverete, nella cassa armonica di quel liuto che è la Cala, l’incipit della Costituzione americana. We the people: preambolo di un documento importante, oggi più che mai, per i gravi rischi connessi all’ondata populista. A significare che l’antidoto al populismo è il popolo.
Questo programma è introdotto dall’immagine di un’antica metopa selinuntina conservata nel rinato Museo archeologico Salinas, partner del Festival.
La pietra racconta il Mito del Ratto di Europa. Racconta, il Mito, che Zeus si sia innamorato di Europa. Si trasformò – Zeus – in toro: un grande toro bianco. Capace di volare. E fu in volo che condusse Europa a Creta. Da Zeus ed Europa, nacquero Minosse e Radamante. Minosse fu il fondatore della civiltà minoica: la prima europea a darsi una scrittura.
I greci chiamarono Europa il continente che stava a Nord di Creta. L’intero loro orizzonte: il luogo della civiltà ellenica.
Sono passati tanti anni, dal volo che unì Africa ed Europa: che dall’Africa fece nascere Europa. Noi dimentichiamo di frequente le nostre origini. Crediamo che le nuove migrazioni siano un pericolo per il nostro spazio. Ma il tema non è lo spazio: è il tempo, è la comprensione di questo nostro tempo.
Abbiamo smesso di considerare le migrazioni come un semplice evento, un fenomeno, un processo. Le migrazioni sono divenute un criterio interpretativo del Contemporaneo. E condivisione, altro termine decisivo, è esso stesso una forma di migrazione.
Guardiamo a quest’edizione del Festival, la sua terza, pure come ad un traguardo decisivo. E guardiamo al 2018, quando Palermo sarà Capitale della Cultura. Siamo già al lavoro. Con tutti voi.

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LE SEZIONI

Alfabeti
Ciò che ci accade intorno è sempre più complesso, molteplice e sfuggente. E se anche il racconto giornalistico ci mette a disposizione una certa quantità di informazioni, dandoci così la sensazione di sapere cosa effettivamente succede, al cospetto dell’ambiguità del contemporaneo a imporsi è il disorientamento. Provare a decifrare il nostro presente è allora un impegno e una responsabilità. Alfabeti è una sezione in cui ogni incontro, ragionando in chiave letteraria, geografica, politica e sociale, vuole fornire una serie di coordinate utili a una messa a fuoco del tempo che stiamo vivendo.

Lost (and Found) in Translation
L’esperienza migrante determina in modo naturale una riflessione sul linguaggio. Perché insieme ai corpi viaggiano anche le parole: durante il viaggio alcune si perdono mentre altre, fino ad allora sconosciute, compaiono per la prima volta. In questa sezione ogni incontro riflette sul valore fondamentale della traduzione e della mediazione culturale. Sulla loro funzione, che è letteraria ed è etica: fabbricare un ponte di corda tra mondi diversi. Nella coscienza che tradurre vuol dire perdere e trovare, non coincidere ma avvicinarsi, e che la distanza che permane non è un’anomalia ma il luogo in cui l’umano si rivela.

Palermo a Pezzi
Diciamo «Palermo» e, come accade tutte le volte in cui nominiamo l’origine o un luogo al quale siamo legati, stiamo parlando allo stesso tempo di uno spazio reale e di un fantasma. Ogni palermitano – che lo sia da generazioni o da qualche mese – ha la sua città (spazio e fantasma), di solito perché quel pezzo di città coincide con la sua infanzia o perché è il quartiere in cui vive o che percorre tutti i giorni. In questa sezione si costruirà, un incontro dopo l’altro, «un pezzo» dopo l’altro – e utilizzando memoria personale, foto, mappe, cartoline, immaginazione – il racconto eterogeneo e necessariamente parziale di uno spazio (e del suo fantasma) complesso e inesauribile come Palermo

Terre perse
Terre perse è una citazione multipla, con la memoria alle Cere perse di Gesualdo Bufalino, e a quella tecnica di lavorazione dei metalli che procede per sottrazione; alla terra narrata da Émile Zola e Giovanni Verga, e alle terre come colori naturali, non riproducibili artificialmente: non nello spessore, nella grana, nei riflessi. Terre perse potrebbero essere, poi, certi scenari naturali che stingono come fossero dei vecchi colori: luoghi che smarriscono la loro storia e spingono alla fuga verso delle nuove storie, delle nuove identità, e in quelli, stilizzando personaggi fuori dal tempo. La sezione Terre perse dice di un rimpianto e di un esodo, di una storia e di una smemoratezza.

Meticciati
Siamo meticci. Lo siamo per struttura e per istinto. Meticcia è la nostra origine, meticcio è ciò verso cui muoviamo. A partire da questa constatazione, che vede nell’ibridazione non un’improvvisa anomalia ma una condizione naturale, in questa sezione si riflette sull’esperienza concreta della mescolanza – della miscela, del miscuglio, del crossing-over – che si esprime nella letteratura, nella musica, nel cinema, nel racconto giornalistico, nella relazione tra uomo e macchina, tra uomo e mondo vegetale, negli incroci tra fotografia e scrittura. Un itinerario naturalmente impuro all’interno del nostro essere umani.

Come stare al mondo
Stare al mondo – lo sappiamo – non ha nulla di scontato, tanto che ogni giorno cerchiamo di capire come si fa. Perché – essendo il mondo qualcosa che sta tra l’enigma e il mistero – ciò che ci è toccato in sorte è di confrontarci col groviglio e di conoscerlo per farne qualcosa di buono. Questa sezione ospita gli interventi di chi tramite la scrittura narrativa, il saggio o il reportage giornalistico ha raccontato il groviglio delle migrazioni, della politica, dell’economia, della libertà e dei diritti, descrivendo cos’è la paura e cos’è il coraggio, e individuando nelle parole uno tra i modi più profondamente umano di stare al mondo.

Dialoghi
Nella letteratura possibile del quotidiano, i Dialoghi sul profondissimo cambiamento del nostro tempo costituiscono un genere essenziale. Confrontarsi sulla convivenza e l’interazione tra culture differenti, sulla formazione di una cittadinanza matura e consapevole, sulla contaminazione dei linguaggi e delle narrazioni, sulle modalità dell’informazione e sul cambiamento delle città: dei luoghi, dei punti di vista e delle rifrazioni attraverso le quali le città si costituiscono quali filtri per la decifrazione del reale. Nel fiume del cambiamento, i Dialoghi assicurano le condizioni essenziali alla comprensione del Contemporaneo: la migrazione delle conoscenze e la condivisione del giudizio.

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GLI AUTORI

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