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IL MARADAGÀL: intervista a Sara Calderoni

ottobre 20, 2017

Maradagàl.jpgIL MARADAGÀL: una nuova rivista letteraria che intende contribuire al dibattito culturale. Il primo numero, uscito da pochi giorni, ha per titolo: “La critica fra letteratura e editoria”

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di Massimo Maugeri

Quando nasce una nuova rivista letteraria, per me è sempre una festa. Ed è con questo spirito che dedico questo spazio a «il Maradagàl»: nuova rivista letteraria nata a Milano. Si tratta di un quadrimestrale cartaceo illustrato, pubblicato da Marco Saya Edizioni e diretto da Sara Calderoni (foto in basso). Ne discuto, qui di seguito, con la direttrice.

-Cara Sara, perché creare una nuova rivista cartacea nell’epoca dell’esplosione del digitale, quando tante altre riviste chiudono? Cosa spinge a rischiare?
Con una rivista di carta oggi, nell’epoca del digitale multimediale, si intende innanzitutto proporre una diversa idea di lettura: lontana dal sovraffollamento e dai condizionamenti del flusso informativo della Rete. Si vuole offrire la possibilità di una fruizione dei contenuti non parcellizzata – al contrario di ciò che spesso accade in Rete, con l’interconnessione – chiedendo al lettore un tempo più lungo di riflessione. Sono in molti a sottolineare i rischi di perdita della capacità critica in relazione alle modalità di comunicazione dei nuovi media, dove tutto si rapporta a un paradigma di visione e fruizione dell’istantaneità. Difficilmente ci si sofferma a considerare che un certo modo di leggere condiziona il modo di pensare e infine di rappresentarsi a se stessi.
Questo non significa che una rivista digitale non si presti a una lettura complessa, tutt’altro: richiede persino uno sforzo maggiore nell’adattamento della complessità, relativamente al canale di ricezione. Penso alla rivista «Fuori Asse», con cui collaboro, e che ha il grande vantaggio, fra l’altro, in quanto digitale, di avvicinare molti giovani alla cultura.
Tuttavia, una rivista di carta nasce dall’esigenza di colmare un vuoto, perché, come hai sottolineato tu, molte riviste di carta stanno chiudendo – e Marco Saya, il nostro editore, è stato senz’altro coraggioso nel raccogliere questa sfida. Per non dire di come oggi la vita online ci stia portando verso una socialità astratta. Intorno a una rivista cartacea invece si creano occasioni d’incontro con il pubblico, in uno spazio di discussione che non è mai semplificato in quanto confronto diretto con la diversità: una sfida interessante anche per la nostra socialità.
La sensazione della carta poi, le immagini riprodotte su carta, lo stesso gesto del voltare pagina: tutto questo contribuisce a trattenere l’attenzione sulla bellezza dei dettagli, affermando anche uno stile percettivo. Senz’altro si sviluppa un più stretto senso d’appartenenza con l’oggetto. «il Maradagàl», del resto, è un oggetto da collezione.

-Quali sono gli obiettivi del «Maradagàl»? Qual è il suo progetto editoriale?
Ci spinge l’esigenza di rilanciare un dibattito che punti a un più sano interscambio fra editori, critici, autori e lettori. Una rivista è uno spazio di ricerca e discussione che si deve assumere il compito e la responsabilità di una mediazione intellettuale e culturale. Oggi l’editoria è, salvo rari casi, volta al culto spasmodico della novità, che novità non è mai: si vive freneticamente intorno a prodotti serializzati, talenti serializzati. Mentre la letteratura è costante tentativo di innovazione, uscita dai cliché, è un dialogo attivo con le tradizioni per comprendere criticamente il presente.
«il Maradagàl» si pone l’obiettivo di individuare, tra i cliché narrativi più in voga, le linee espressive meno convenzionali e più mature. Punta su una critica che abbia consapevolezza teoretica, sia esercizio di gusto e stile, ma sempre nell’ambito di una problematizzazione concreta.
Nessun generico relativismo, nessuna collezione di belle firme: ogni scelta, tanto degli argomenti trattati quanto degli autori coinvolti, deve poter mettere in gioco valori letterari ritenuti importanti, sui quali ci si vuole confrontare. Come annunciato nel comunicato, trovare un plausibile criterio di valore nella contemporanea Babele dei linguaggi è l’obiettivo principale. E per questo anche un rapporto più interattivo con istituzioni e giornali diventa fondamentale: il farsi della letteratura dipende da una comunità sollecita, dunque sollecitata a osservare da vicino le questioni che più la riguardano.

-In che maniera è strutturata la rivista? E chi sono i collaboratori?
Intanto, ti presento il nostro Comitato di redazione. Oltre alla sottoscritta, Direttore responsabile della rivista, ne fanno parte: Cristina Mesturini, il Direttore artistico – sua la copertina, la grafica e la selezione delle immagini –, Antonino Bondì, Nanni Delbecchi, Fabrizio Elefante, Flavio Santi e Franz Krauspenhaar. A quest’ultimo dobbiamo la scelta del nome «il Maradagàl», di gaddiana memoria.
Lavorare insieme a un’uscita quadrimestrale è molto stimolante, e le diverse competenze in campo – dalla critica letteraria alla filosofia, dalla poesia alla scrittura narrativa, dal giornalismo alla critica televisiva – permettono un confronto di qualità che mi auguro si rifletta nelle varie proposte delle tre sezioni della rivista.
La sezione di Critica è di fatto un dibattito a più voci su un tema diverso a ogni numero; l’area Scritture, una selezione di autori italiani contemporanei, che sappiano guardare alla varietà delle tradizioni letterarie, reinterpretandole anche in nuove sperimentazioni. Le narrazioni spaziano dal racconto al pezzo teatrale all’aforisma o altro ancora; ci sono poi i Territori: rubriche di argomento diverso. Con Gli Oubliés, da me curata, si intende riscoprire e valorizzare un Novecento dimenticato; c’è poi Viaggio in automobile, a cura di Franz Krauspenhaar, dove strade e paesaggi attraversati diventano pretesto per riflettere su vizi e virtù del milieu letterario e editoriale italiano, anche con ironia. La notifica europea, di cui si occupa Antonino Bondì, è una proposta di testi che all’estero (Francia, nel suo caso) fanno discutere e meriterebbero di essere conosciuti anche in Italia. Lo scopo è quello di creare un dialogo con la nostra editoria, di rilanciare un dibattito internazionale. Non manca una rubrica di poesia: Poeticamente abita… a cura di Flavio Santi, che seleziona testi inediti di poeti italiani contemporanei, tracciandone un profilo critico. Le rubriche di poesia e “l’osservatorio sull’estero” sono affidate a un curatore che cambierà annualmente – ogni tre numeri. Questo permette di confrontarsi con diverse interpretazioni critiche e – è il caso di La notifica europea – anche Paesi diversi.
Infine, c’è la rubrica a cura di Cristina Mesturini sulle arti visive, dall’illustrazione alla fotografia fino ai nuovi linguaggi visivi, con sguardo attento alla relazione tra la letteratura e il figurativo.
E qui, a proposito di immagini, mi preme aggiungere che «il Maradagàl» è una rivista letteraria illustrata in cui le immagini non hanno funzione decorativa, né spiegano in modo didascalico quanto si legge. Tutt’altro, ampliano il significato delle parole, spesso producono significati nuovi offrendo nuove possibilità alla stessa lettura. Parole e immagini sono due mondi che si compenetrano.

-A quale pubblico si rivolge «il Maradagàl»?
Non un pubblico generico, ma un pubblico con esigenze complesse. Assecondare passivamente il lettore, considerandolo un semplice consumatore, è la strada sbagliata, forse la più semplice, ma nel tempo la meno appagante. Noi scegliamo invece, prima ancora immaginandolo, un lettore esigente, consapevole del territorio della letterarietà, attivamente partecipe del dibattito delle idee. Un lettore che ha però oggi bisogno di essere orientato a scegliere una letteratura di qualità, affinché anche la sua risposta creativa abbia peso nel processo critico del fare insieme cultura.

-Cosa troveranno i lettori nel primo numero?
Maradagàl.jpgIl tema del primo numero è La critica fra letteratura e editoria. Tentando di ripensare la funzione della critica, si riflette su questi due ambiti, letteratura e editoria, che di rado vengono pensati separatamente, e che tuttavia sono in costante conflitto. Gli interventi dei collaboratori pongono interessanti quesiti sul disorientamento provocato dalla separazione dei differenti sottogeneri della critica, sulla figura del critico militante, spesso troppo acquiescente nei suoi interventi sui giornali, o ancora ci si interroga sull’idea di letteratura e sui criteri di giudizio degli editor il cui ruolo è oggi dominante nella cultura del nostro Paese.
Hanno dato il loro contributo: Mario Baudino, Fabrizio Elefante, Filippo La Porta, Raffaele Manica, Daniela Marcheschi, Alessandro Zaccuri.
Nell’area Scritture, racconti di Nanni Delbecchi, Sandra Petrignani e 43 aforismi sull’arte del racconto di Luca Ricci.
Il lettore troverà ancora – e qui entriamo nei Territori – un mio saggio su Mauriac, da tempo poco ripubblicato in Italia. Del resto, un cristiano radicale, come romanziere, non può essere oggi poi tanto di moda! Sempre nei Territori, Flavio Santi commenta tre inediti di poesia di Paolo Febbraro, fra cui un Ulisse piuttosto insolito, che puzza e suda. Il viaggio in automobile di Franz Krauspenhaar è iniziato invece nel mondo surreale del Maradagàl dove pare vi sia un morto illustre non identificato. Ancora, Cristina Mesturini ci parla dei paesaggi di Tullio Pericoli: terre immaginate, vive nella memoria, in continua trasformazione, dagli acquerelli su carta alla tela. Nella rubrica, una bella selezione di immagini dei lavori di Pericoli.
Se allunghiamo lo sguardo in Francia, Antonino Bondì dedica il suo spazio allo scrittore e artista Camille De Toledo, focalizzando il dibattito intorno al «pensiero potenziale», al centro della riflessione estetologica contemporanea francese che intende mettere in scena e ragionare sulla tipologia di risposte narrative, formali, artistiche, a fronte dell’ideologia dominante nell’ultimo decennio: da un lato un’onnipresenza delle catastrofi e dall’altro una incapacità a trovare nuove forme di narrazione del mondo.

-Cosa puoi anticiparci sui prossimi numeri?
Già dal secondo numero il lettore potrà esplorare un nuovo territorio: Fuori luogo, a cura di Nanni Delbecchi, un modo non convenzionale di raccontare la geografia.
L’area critica si aprirà invece ad altri linguaggi, oltre alla letteratura, nella convinzione che oggi un dialogo interdisciplinare sia il modo più efficace per svolgere una critica intesa come Kulturkritik. Posso farti qualche nome, anticipandoti qualche contenuto.
Franco Ricordi ci parlerà del suo progetto internazionale su Dante, fra filosofia, teatro e poesia. Armando Fumagalli tratterà invece il mondo delle fiction, indagando il “lato oscuro” delle serie tv americane, oggi peraltro dominante, e le interazioni di queste con il cinema, il fumetto e la letteratura di genere. Ma avremo anche poesie inedite di Anna Maria Carpi. Rifletteremo inoltre – a partire dalla pubblicazione di alcuni autori conosciuti in Europa, ma in Italia meno letti – sulla rinascita del romanzo-mondo e delle tecniche di montaggio, e d’immaginazione frammentaria come chiave formale e cognitiva per esplorare il mondo.
Ecco, fra un’esplorazione e l’altra, questo è «il Maradagàl».
Ti ringrazio per avermi offerto ampio spazio per presentare la nostra rivista.

Grazie a te, cara Sara. E lunga vita a «il Maradagàl»

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