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STRABUTTANISSIMA SICILIA di Pietrangelo Buttafuoco (articolo)

ottobre 26, 2017

STRABUTTANISSIMA SICILIA di Pietrangelo Buttafuoco (La nave di Teseo)

Sopra al re, c’è solo il vicerè” nella  Strabuttanissima Sicilia di Pietrangelo Buttafuoco

Pietrangelo Buttafuoco ha presentato il libro a Siracusa a Palazzo Greco il 12 ottobre. Evento organizzato dalla Libreria Mascali e ospitato dall’Associazioni Amici dell’Inda

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di Daniela Sessa

Cominciò con un furto la storia della Liberazione della Sicilia. Un furto concordato: Nino Bixio, quello che si sporcava le mani, trafugò nottetempo (era la notte tra il 5 e il 6 maggio 1860) i due piroscafi “Piemonte” e “Lombardo” (nel nome un destino, povera patria con le tre corna!) che servivano a far sbarcare in Sicilia i 1150 uomini che con i volontari, man mano aggregatisi, e in testa Canibardo (Giuseppe Garibaldi, camicia rossa, barba e capello fulvo: un gran ceffo) avrebbero poi cacciato i Borboni e liberato la Sicilia. Furto, che ha già suggestione tutta di suo, per di più concordato. Altro piano sarà concordato per l’altra Liberazione, che nel 1946 ha portato allo Statuto dell’Autonomia e al ritorno di viceré tutti democrazia e antimafia. Non impostura dunque, perché sarebbe una malizia, ma un piano. C’è una frase attribuita a Francesco Crispi, patriota di Ribera « È a Roma e non a Palermo che si deve e si può sciogliere per l’Italia, il nodo della questione unitaria. ». A Roma e non a Palermo. Il piano appunto. Ripensare alla frase di Crispi  e poi leggere questa di Buttafuoco “Se Roma è, infatti, un manicomio, la Sicilia è l’inferno” a chi abita questa terra fatta di profumi, di sensi e di poesia, terra ricamata “di acqua e di rosi” (per parafrasare Mario Incudine che ha presentato con tocco da maestro la tappa siracusana della campagna lettorale di Pietrangelo Buttafuoco), a chi legge “Strabuttanissima Sicilia” (La nave di Teseo, 2017, in pochi giorni alla seconda edizione) non può sfuggire che Pietrangelo Buttafuoco ci azzecca. Ci azzecca quando ripete che la Sicilia è un laboratorio nazionale “Chiunque vincerà si farà tanto male con la Sicilia, per farsi malissimo dopo, a Roma”. Ci azzecca quando, come un amante dannato di passione, vorrebbe salvarla da se stessa questa terra piena di vizi, e le grida ancora più forte quel buttana che nell’isola capita di dire all’orecchio complice della femmina che ti fa impazzire di desiderio. E ci azzecca Buttafuoco quando, per salvarla dai viceré, si fa Garibaldi, parte da Marsala e prima delle elezioni fa lezioni e nel mentre della campagna elettorale fa campagna lettorale. Perché forse il vero atto rivoluzionario è leggere. Riappropriarsi della conoscenza per schivare la propaganda, leggere per saper riconoscere tra le figurine sorridenti, che tappezzeranno le nostre città fino al 5 novembre, qualche “figura letteraria”: smascherare le maschere, trovare l’inghippo, evitare un altro furto. O riscattarsi dal furto. Perché “Strabuttanissima Sicilia” -col suo sottotitolo disarmante “Quale altra rovina dopo Crocetta?”- è un pamplhet che restituisce la politica al pensiero:  tra le pagine  le p di Pensiero e Politica hanno d’improvviso uno scatto di orgoglio maiuscolo. “Strabuttanissima Sicilia” è un libello satirico che ridisegna il grottesco Crocetta “politicamente imbarazzante al punto di far credere alla più subdola delle illusioni, e cioè che dopo di lui chiunque verrà sarà di certo migliore” ma anche i pupi Alfano e i pupari Miccichè –i Dioscuri eroi del tradimento-, o gli “squagliacquazzina passati nella stanza dei bottoni” di ieri e di oggi. E’ infine un calepino di malinconia quando regala, con tratto di penna pudico, schizzi di Sicilia, dell’unica Sicilia che dovrebbe esistere: quella della silenziosa dignità di Lucia Borsellino e quella dell’ironica voluta di fumo di Andrea Camilleri. Al novantenne scrittore sono dedicate le pagine in cui la scrittura di Buttafuoco si permette un affondo di fioretto. Il lieve e lirico ritratto di Camilleri diventa la soluzione: la cultura come risorsa non è un suggerimento ma occasione e modello. Non il sogno fatto in Sicilia ma il colpo di scena che chiuda con melodrammi e fotoromanzi consumati in TV, con anni d’immobilità  “Chiudete in una stanza cinque siciliani e cinque piemontesi col compito di risolvere un problema. Dopo un quarto d’ora i siciliani avranno una qualche soluzione in testa, e i piemontesi nessuna. Ma dopo un’ora i piemontesi avranno risolto il problema, e i siciliani no” e qui l’omaggio di Buttafuoco a Giuseppe Tomasi di Lampedusa. “Strabuttanissima Sicilia” è scritto con penna d’anima se, a proposito di Lampedusa l’isola, Buttafuoco ricorda il cimitero con le croci che fa terra di tutti senza le ciarle a favore di urna e telecamera sullo ius soli. Ha rafforzato il superlativo Buttafuoco, in quello “stra” ha messo giù il carico, perché questi sono i tempi del carico, e ha scritto un libro scandaloso, irriverente, chissà forse divisivo e non condivisibile (spinoso è giocare di traslato con i fichidindia) ma un libro con dentro una visione. Se altrove la visione politica latita nella perenne campagna elettorale o viene perennemente tradita “Cristo si è fermato a Eboli ma Giuda è scivolato giù a Palermo”, il libro di Pietrangelo Buttafuoco colma il vuoto e fa proposte. Finalmente. Un narratore che non fa storytelling  segna un punto non di straniamento ma di realismo. Buttafuoco ricorre per questi tempi chiacchierini a una sorta di sinestesia, la “maionese di retorica”: senti le urla e ti resta nella bocca dell’orecchio e nelle mani l’unto impazzito della fuffa. Buttafuoco si tiene lontano dalla fuffa, sempre.   Prima di tutto quando attraversa di china e di cuore i tratturi della sua Sicilia così strabuttanissima da battezzarla “ben compiuta tana della bellezza”.

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Pietrangelo Buttafuoco (Catania 1963) è scrittore e giornalista. È autore di Fogli consaguinei (Ar, 2001), Le uova del Drago (Mondadori, 2005), L’Ultima del Diavolo (Mondadori, 2008), Cabaret Voltaire (Bompiani, 2008), Fimmini (Mondadori, 2009), Il Lupo e la Luna (Bompiani, 2011), Fuochi (Vallecchi, 2012), Il dolore pazo dell’amore (Bompiani 2013), Buttanissima Sicilia. Dall’autonomia a Crocetta, tutta una rovina (Bompiani 2014), Il feroce Saracino (Bompiani, 2015), La notte tu mi fai impazzire (Skira, 2016), I baci sono definitivi (La nave di Teseo, 2017).
Scrive inoltre su «Il Foglio», «la Repubblica» e «Il Sole 24 ore».

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