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DI MORIRE LIBERA di Monica Mazzitelli (intervista)

novembre 2, 2017

DI MORIRE LIBERA di Monica Mazzitelli (Santiago)

di Eliana Camaioni

“Sei come tua sorella Michelina. Voi non credete a nisciun padrone-. Ride forte Mimì: -I padroni so’ tutti uguali, che ce sta da crede?-“

E’ così che Monica Mazzitelli presenta la sua Michelina di Cesare, protagonista del romanzo “Di morire libera” (Santiago 2016); è la sua vita che ci regala, non la sua morte – quella foto dal viso sporco e contratto, nuda e sfigurata nella bellezza ancorché nella dignità. E’ della forza e del coraggio di Michelina, brigantessa per amore, che Monica vuole si racconti – una donna fuori dagli schemi, in grado di leggere e desiderosa di vivere, una donna per la quale “andava bene anche di morire, ma di morire libera”, in un momento storico (il 1860 dei briganti e dei Borboni) in cui essere donna era sinonimo di sottomissione prima al padre e poi al marito. Ma Michelina non ci sta, non ci sta a nessuno dei cliché: lei impara a leggere, lei coltiva da sola la terra, vedova giovanissima, lei è madre e donna ma si ribella al padre e ama il suo uomo fino a sacrificare la vita per lui e per la sua causa.
Michelina ha una vitalità che travolge, un sorriso che illumina, e affronta la vita con la freschezza di chi ha consapevolezza di sé e del proprio ruolo. Come l’autrice del libro che la vede protagonista indiscussa: e se un tempo erano terre di lavoro da attraversare e vivande da portare ai briganti nascoste in cesti di biancheria, oggi è una vita fra Italia e Svezia, la forza di documentari coraggiosi e pluripremiati (“Dignity” in Mozambico, “Midsommar”, “The Disney Trap”), lo strumento del cinema e della letteratura come arma da tenere in braccio.
Ma la forza di essere donna in un mondo di uomini, di stare fuori dai cliché, di una personalità travolgente dal sorriso tenace, quelle sono uguali ora come allora.

-Ai menu raffinati e ostentati del cuoco Benoit e dei deschi nobiliari si contrappongono i viveri poveri e nascosti nelle ceste, che nutrono l’esercito popolare nelle terre di lavoro. Sembra una storia antica, ma mutatis mutandis è terribilmente attuale…
Sì infatti, è una storia di diseguaglianze e per questo sempre tristemente attuale. Un distacco che in meridione si è sentito di più, in parte anche come conseguenza dell’occupazione del regno borbonico da parte delle truppe sabaude.

-Michelina che sorride, nutre, protegge; Carlotta che non esita a farsi arrestare per manutengolismo; e così anche Carmela, Anna, Maddalena e le altre: ancor più degli uomini, sono le donne accomunate dal campo semantico del coraggio. È forse vero il vecchio adagio secondo il quale dietro a grandi uomini si nascondono grandi donne?
monica mazzitelliLe donne direi che sono più che altro oscurate dai loro uomini, in verità! Siano essi grandi o piccoli. Nel mio romanzo le figure femminili sono certamente coraggiose (o persino temerarie) quanto i propri compagni, ma al contrario di loro – come spesso accade nella vita – non diventano dei mostri di freddezza efferata nel loro operato.

-Le pagine in sequenza – acquerelli di Terre di lavoro distanti tra loro eppure unite da una missione unica e quasi consapevolmente utopistica: riportare sul trono Francesco II – ritraggono personalità forti eppure diverse e addirittura antitetiche, come quelle di Francesco Guerra e Mimmo Fuoco, che già nel nome portano il proprio destino. Paterno il primo, severo il secondo: sono due archetipi dell’animo maschile? E poi c’è un terzo, Adolfo, che fa la spia…
Non ho fatto uno sforzo di rappresentarli diversi da quelli che appaiono dalle cronache e soprattutto dagli archivi, mi sono limitata a descriverli come emergono dalla Storia, in effetti. Quanto a Adolfo, anche lui è un personaggio storico, ma della sua vera identità non c’è traccia, ma non dico di più su di lui per evitare spoiler…

-Il finale è tragico, ma intensissimo, perché la Storia non fa prigionieri. È la libertà dell’animo la vera vincitrice, o cos’altro?
Penso non ci siano vincitori o vincitrici in questo romanzo, così come non ce ne sono stati nella realtà delle cose. Ma penso che sia importante fare un’opera di restituzione per queste persone (non personaggi, ma persone) che hanno avuto una vita tragica e segnata. Perseguitati in vita e dimenticati dopo la morte. È importante cercare di fare un po’ di giustizia su di loro.

-È interessante la costruzione ‘a stanze’, la narrazione quasi destrutturata che tanto ricorda lo ‘show, don’t tell’ : quanto c’è della tua mano di regista, nella tecnica narrativa che hai scelto?
Ogni capitolo è una scena, quasi sempre a sé stante, e come noti giustamente tu, il procedere è cinematografico. Come scrittrice amo soprattutto la sintesi, l’efficacia scarna di poche frasi e immagini; preferisco dare ai lettori il piacere di creare il loro mondo a partire da uno stimolo, che sia visivo, olfattivo, cromatico o sensoriale. Ho scritto un trattamento per questo romanzo, il mio obbiettivo è quello di portarlo al cinema.

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La scheda del libro

1860. Con l’invasione del Regno delle Due Sicilie l’Italia e stata appena unificata sotto la monarchia sabauda. Quando appare chiaro che Francesco II non tornera piu sul trono di Napoli, tutti coloro che hanno combattuto fino a quel momento credendosi militari clandestini diventano “briganti” e vengono relegati ai margini della societa, braccati e piegati. Tra questi la donna destinata a diventare l’icona di quell’era: Michelina Di Cesare. Di lei si tramandano foto false realizzate con una modella, a soddisfare la vorace curiosita voyeuristica del tempo, che con triste ironia sono diventate il simbolo di una rivolta in chiave femminile agli abusi sabaudi. Ma l’unica sua vera foto e un’immagine terribile che la ritrae dopo l’uccisione, a seno scoperto e incinta. Ma chi era questa donna? Perche e necessario salvarla dall’oblio? Monica Mazzitelli ricostruisce la storia epica e vera di una donna memorabile, in un romanzo incalzante, modernissimo, femminista, a tratti sanguinoso e lurido.

 

 

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