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CARMELO NICOLOSI DE LUCA racconta LA CONGIURA DEI MONACI MALEDETTI

novembre 3, 2017

CARMELO NICOLOSI DE LUCA racconta il suo romanzo LA CONGIURA DEI MONACI MALEDETTI (Newton Compton)

di Carmelo Nicolosi De Luca

Per il mio lavoro, ho speso parte della mia vita in aereo e nelle sale d’attesa degli aeroporti di mezzo mondo. Ma mai solo: sempre in compagnia di un libro, preferibilmente un giallo, la mia passione fin da giovanissimo. Ricordo i lavori di Raymond Chandler, Mickey Spillane, Rex Stout, Peter Cheyney, con i suoi indimenticabili personaggi: Lemmy Caution, spericolato agente dell’FBI e Slim Callagan, investigatore privato.
Gli anni, lo si sa, passano veloci e allorché smisi di fare l’inviato, data l’età non più giovane, continuai a occuparmi di giornalismo in modo più tranquillo. E mi venne il prurito di scrivere qualcosa di più lungo di un articolo o di un reportage: un libro. E così nacque L’Intrigo parallelo, un lavoro sulla Sicilia delle nebbie, dove tutto appare e scompare, dove tutto e visibile e, allo stesso tempo, invisibile. E francamente non mi aspettavo l’attenzione della stampa nazionale. E con i mistery pensavo, allora, di aver chiuso.
Decisi di dedicare il mio tempo alla “ricerca” della storia d’Italia poco conosciuta o addirittura sconosciuta ai più giovani, dall’Unità d’Italia fino ai giorni nostri. La storia del nostro Paese non è mai stata chiara e veritiera: vicende volutamente falsate o coperte, frutto di depistaggi e menzogne.
undefinedL’idea nacque durante una notte insonne, allorché presi a rivedere vecchi appunti di mezzo secolo passato all’interno delle redazioni, vecchi articoli, vecchie inchieste, ritrovandomi a rivivere una girandola di tradimenti, intrighi, ruberie, razzismo. Nacque così L’Italia degli inganni, un lavoro sofferto che la stampa ha definito “Un libro di storia mai scritta”.
Nonostante l’ottima accoglienza di questo lavoro, mi interrogai sulla mia vera passione. La risposta fu univoca: i thriller. Mi dissi che mi divertiva di più scriverli, e che, sotto certi aspetti, potevano rispecchiare storia e cultura. Anche in questo genere era pensabile un lavoro di ricerca e documentazione.
Occorre dire, per capire meglio come nasce La congiura dei monaci maledetti, che mi porto sempre dietro il timore di accorgermi, la sera, di non avere nulla da leggere. Per evitare la “disgrazia”, mi munisco di una scorta di libri. Ma capita che il caso ci metta del suo e il timore una sera si materializzò. Feci scorrere lo sguardo sulla libreria: storia, politica, letteratura di diversi Paesi…  alla fine mi soffermai su un volume, ereditato dalla mia famiglia, insieme ad altri, che non avevo mai preso in considerazione: la vita dell’abate del monastero di San Marco a Firenze, Girolamo Savonarola. Feci l’alba, affascinato dalla personalità di quel frate, e mi ritrovai convinto che il suo pensiero andasse riproposto oggi. Ma come? Ecco che insorse la predisposizione per i thriller. Accanto al quel personaggio si poteva costruire un buon racconto.  Mi recai a Firenze e chiesi aiuto ai domenicani del monastro di San Marco, visitai i luoghi della vicenda, mi soffermai sul posto dove l’abate venne impiccato, il suo corpo arso al rogo e i pochi resti sparsi nell’Arno, perché neanche la minima traccia rimanesse del predicatore che si era opposto alle malefatte di papa Clemente VI, al secolo Rodrigo Borgia.  E passo dopo passo nacque una costruzione letteraria ricca di personaggi.
Nel 1498, anno di morte dell’abate di San Marco, i suoi seguaci e diverse famiglie nobili si schierano a difesa del monaco. Denominati Frateschi, furono sconfitti, e in molti lasciarono Firenze. Mi solleticò l’idea che il desiderio di punizione verso chi aveva commesso e ordito quel misfatto potesse essersi perpetuato nei secoli. Il problema che mi posi fu cosa potesse scatenare, dopo cinquecento anni di silenzio, la furia della setta. Immaginai il ritrovamento di un testamento che l’abate avrebbe scritto prima di essere arrestato dagli uomini della Signoria e affidato a due discepoli perché lo nascondessero per non finire nelle mani dei nemici del domenicano, che lo avrebbero senz’altro distrutto.
Dove ambientarlo? In tre città piene di arte e di fascino: Palermo, Roma, Firenze. E il racconto inizia con l’uccisione del proprietario di una libreria di testi antichi a Palermo, con un pugnale che risale al Cinquecento. Stessa sorte, con un’arma simile, tocca a un cultore di libri antichi a Firenze e a un operaio che si è occupato di lavori di restauro nella basilica di San Domenico del capoluogo siciliano. E la scia di sangue si allunga fino a giungere in Vaticano.
Una vicenda complessa, che ha dell’incredibile, ha bisogno di investigatori di eccezione come Giovanni Barraco ed Ettore Midiri, i due dirigenti di polizia rimasti nel cuore di molti lettori dell’Intrigo parallelo e che ora, nel caso della Congiura dei monaci maledetti dimostrano, ancora una volta, la loro acutezza investigativa che li porta a capire chi muove i fili di un incredibile complotto che affonda le radici in tempi lontanissimi.

(Riproduzione riservata)

© Carmelo Nicolosi De Luca

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undefinedLa scheda del libro

Palermo. Un antiquario, proprietario di una libreria di testi antichi, viene brutalmente assassinato. Il colpo mortale è inferto da un pugnale che pare risalire al 1500. Dopo qualche giorno, nella tranquilla Firenze, viene ucciso un collezionista di libri d’epoca. Lo strano dettaglio è che l’arma del delitto è un pugnale identico a quello dell’omicidio siciliano. Stessa sorte tocca a un operaio che si occupa dei lavori di restauro nella basilica di San Domenico a Palermo: il suo corpo viene rinvenuto privo di vita. Le indagini portano ben presto a una scoperta sconcertante: l’esistenza di una setta, nata in Italia alla fine del 1400, ma sopravvissuta fino ai giorni nostri, quella dei Frateschi. I suoi adepti sono fedeli all’insegnamento di Girolamo Savonarola, il frate predicatore, e cercano da secoli il testamento che egli affidò ad alcuni discepoli prima di essere arrestato. E se tutti i delitti fossero legati a quel manoscritto? La scia di sangue, intanto, sembra destinata a non arrestarsi. Chi muove i fili dell’intricato complotto che affonda le sue radici in tempi lontanissimi?

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Carmelo Nicolosi De Luca è nato a Catania, ma vive a Palermo, dove scrive per il «Giornale di Sicilia». Ha lavorato 23 anni per il «Corriere della Sera». Ha curato inchieste e servizi da Europa, Asia, Africa, Medio Oriente, Sudafrica, Americhe, intervistando molti personaggi che hanno fatto la storia mondiale, tra cui Nelson Mandela. Si è dedicato solo al giornalismo fino a pochi anni fa, quando è ritornato alla vecchia passione di scrittore, pubblicando L’Italia degli inganni. Il genere che preferisce, però, è il thriller. L’autore è stato insignito, nella sua carriera, di numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali.

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