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AMBIENTI SATURI di Fabio Donalisio

novembre 7, 2017

AMBIENTI SATURI di Fabio Donalisio (Amos edizioni – collana A27 poesia)

[L’autore ne parla con Letteratitudine]

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In ambienti saturi assistiamo all’arretramento dell’io, mostrato nel suo ritirarsi negli spazi più angusti di casa: vestibolo, cucinino, ripostiglio. In un contesto in cui ogni gesto e ogni pensiero non fanno che rifrangersi velleitariamente sui muri avvelenando la parola, ridurre al minimo il campo d’azione diventa vitale. Più che un dolore, quello che Donalisio mette in scena, attraverso strofe acide e versi frammentati, è un allucinato fastidio per l’inesorabile emorragia di senso. E, di fatto, la sfida non è trovare un ordine e un significato alle cose, ma cercare riparo, qui dove tutto rifiuta un ordine e un significato.

“Sostanzialmente, trattasi di vuoto”, racconta Fabio Donalisio a Letteratitudine. “Che, come la fisica – con un certo perverso piacere nel convincere le “masse”, o meglio le élite di massa, di cose che vanno pervicacemente contro le percezioni abituali – si prodiga di divulgare a mani basse, non esiste. L’ambiente, quale che sia, è saturo di vuoto. Si tratti di interno, intimo (di chi, nullius interest). O di esterno, deserto quanto più esponenzialmente affollato. In mezzo, la possibilità – o meglio il dovere, biologico, casuale – della vita. Sotto forma di guerra, di fuga, di norma. Nella norma si svolge l’esistenza, che così normata forgia la propria percezione di orientamento, concatenazione, tempo. Altra linea cui la fisica ha rubato il verso. Ovvio corollario il fatto che la parola sia destituita di senso. Inoppugnabile. Eppure qui si abbarbica la stupida – nel senso di palesemente in-utile – nonché vanesia, in ultima analisi, tenacia della disperazione: etimologica (stubborn as those garbage bags that time cannot not decay, cito a memoria). Dire non tanto perché si deve (anzi, in effetti mai si dovrebbe), ma perché piuttosto ancora – nonostante tutto – si può. Lontano dagli entusiasmi: svilenti, con l’onestà – per il poco possibile – di dire le cose come (non) sono. Magari con le parole degli altri, di solito meglio delle proprie. Il soggetto, poi, è del tutto insignificante. Ciò di cui si deve primariamente tacere”.

Di seguito, un assaggio della silloge.

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da Cucinino

 

sommerso, sommessamente dialogato
timido perché scabroso cerca la galla
il gesto del rifiuto

il morso di senso che ti fa, in fine
muto

 

dare fuoco al verbo preservare
incanaglirsi, disimparare: solo così
si dà – a tratti, in pulviscolo, nei denti
dei matti – la tua feroce, sparita
libertà

 

infinite controllate variazioni
dello stesso, semplice angolo
convesso del mondo che conosci
e che non sai; più di questo
non è dato, mai; abbastanza
da perderci la vita: soggetti
di una fuga di portata inaudita

 

e quando l’abisso spalanca non tieni
speranza più nulla che avanza
tranne la terra distrutta dai piedi;
e allora chiedi

 

rovescia disossa riporta la cosa
a prima del montaggio prima
dell’idea stessa di intervento
del pensiero del possesso
di ogni parte – importante – del vento:
basi minerali assuefatte
all’attinenza degli uguali:
sali

 * * *

Fabio Donalisio è nato in provincia di Cuneo, vive a Roma. Cura le pagine dei libri di Blowup e insegna a scuola. Ha pubblicato miti logiche (2007), la pratica del ritorno (2012, in Poesia contemporanea. XI quaderno ita- liano) e nulla più e nulla meno (2013, con i disegni di Marco Corona). È tra i fondatori del progetto editoriale Nervi. Cammina.

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