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MARUZZA MUSUMECI: dal libro di Camilleri allo spettacolo teatrale di Montandon e Ardini

novembre 14, 2017

Il 18 Novembre, con replica domenica 19 alle 17.30, debutterà al Piccolo Teatro della Città: “Maruzza Musumeci” adattamento di Pietro Montandon da un racconto di Andrea Camilleri, per la regia di Daniela Ardini, con Pietro Montandon.

L'immagine può contenere: una o più persone e sMSLa pièce narra d’amore e di vendetta, di magia e di favole. Un’antica leggenda rivisitata e infarcita di simboli e citazioni, tra mito e racconto popolare. Nacque tutto la sera del 1° Gennaio 2008, quando Pietro Montandon ne acquistò una copia in una antica libreria di Torino per regalarlo alla moglie, scrivendole la dedica “il primo libro dell’anno”. «Dopo qualche tempo-  racconta l’attore – lei me lo consigliò a sua volta perché le era piaciuto molto: lo lessi e mi innamorai all’istante. Da subito si fece strada in me l’idea di una trasposizione per il teatro, in forma di cunto, di favola, forte della nota finale scritta dall’autore, che in qualche modo legittima la mia ipotesi interpretativa. Un cantastorie (discendente diretto di Minicu il contadino) moderno, un narratore, che racconti al pubblico la storia di Maruzza Musumeci con assoluta semplicità, talora seduto su una sedia impagliata e che, con l’aiuto di espedienti o materiali di“attrezzeria”, crei la suggestione nel pubblico di eventi naturali quali il vento, lo sciabordio lontano del mare, le atmosfere notturne e così via. Nella messa in scena saranno ovviamente presenti alcune musiche per sottolineare e accompagnare momenti della narrazione, fuorché nel canto delle Sirene».

«È stato un lavoro a quattro mani – continua Montandon – perché ho consigliato il libro anche alla regista, Daniela Ardini, è piaciuto anche a lei e ha accettato di buttarsi in questo progetto».

Non solo Montalbano: Camilleri in questo libro particolare narra un racconto antico ambientato nella sua Sicilia, che a sua volta aveva ascoltato dai contadini, davanti al focolare, la sera. Il protagonista è Gnazio  Manisco, uomo legato più alla terra che al mare, e che finirà per sposarsi con Maruzza, una bellissima ragazza che in realtà è una sirena, con un obiettivo: vendicarsi degli uomini, discendenti di Ulisse, che le aveva offese ai tempi degli antichi dei.

«È un testo ricco di fascino – spiega Daniela Ardini, la regista – perché parla di cultura e tradizione popolare, e Camilleri l’ha impreziosito, aggiungendo citazioni colte e riferimenti alla mitologia e a scrittori come Pirandello».

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Maruzza Musumeci: il “cunto” di Andrea Camilleri

di Salvatore Silvano Nigro

Maruzza MusumeciQuesto «cunto» è una maneggevole storia naturale delle Sirene. E anche una «storia morale». La vicenda si svolge a Vigàta, tra Ottocento e Novecento. In contrada Ninfa, che è una lingua di terra sul mare: un’isola immaginaria, odissiaca, che figura ancora sulle rotte dei mitici navigatori; ed è visitata dai sogni incompiuti dalle metamorfosi di pescatori, naiadi, e cretaure marine. Le Sirene non sono pesci con il rossetto. Sono donne feconde, terribilmente seducenti. Vivono tra gli uomini. Abitano gli stessi luoghi, ma non vivono nello stesso tempo. Vengono da una profondità di millenni: sono troppo vecchie o troppo giovani, al di sopra della vita e della morte. Hanno uno sguardo lungo sul passato. E un’immota fissità di ricordi. Non hanno dimenticato l’offesa di Ulisse. Sono le vestali e le vittime del loro segreto. Il rancore e il desiderio di vendetta risvegliano in esse l’animalità selvaggia. Cercano però un’uscita dalla ferinità, per entrare nel tempo degli uomini. Il «cunto» di Camilleri è una poetica favola vichiana. Maruzza e la sua bisnonna parlano in greco tra di loro. Ed è sui versi dell’Odissea che le due Sirene verificano eventi ed emozioni. Il loro canto è sensuoso. Ma sa essere pure un complotto d’acque, un irresistibile richiamo di onde e scogli. Maruzza e la bisnonna si disfanno dei fantasmi finalmente sconfitti di Ulisse e della sua genìa. E individuano nel bracciante e muratore Gnazio Manisco, che dall’America è tornato nella sua Itaca vigatese, odiando il mare e viaggiando sempre sotto coperta, un anti-Ulisse. Maruzza si sposa con Gnazio. Felicemente. Comincia la vita nuova di una Sirena con marito e figli. La famiglia della Sirena convoglia cielo e mare. Il primogenito Cola diventa astronomo. Scopre una stella. La chiama Resina, con il nome di sua sorella, la Sirenetta. Nel 1940, Cola rientra dall’America nell’Italia in guerra. La sua nave viene affondata. La Sirenetta corre dal fratello. Con lui si inabissa per sempre, là dove si apre una grotta dentro una campana d’aria. In quella grotta la letteratura aveva già portato l’avvocato Motta di un romanzo di Soldati. In quella «dimora» aveva realizzato il suo «sogno di sonno» l’ellenista Rosario La Ciura del racconto La sirena di Lampedusa. La guerra ha i suoi naufraghi. Un giovane soldato americano finisce sull’isola immaginaria di Vigàta. È steso sotto un ulivo saraceno. Prima di morire accosta all’orecchio la grande conchiglia indiana delle Sirene. Muore consolato dal canto della bisnonna e della Sirenetta. Le Sirene non uccidono più. Amano e soccorrono. Come nel racconto di Lampedusa. E come nella Sirenetta di Andersen. Il «cunto» di Camilleri è, infine, e sorprendentemente, un «cunto de li cunti».  

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