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FABIO DELIZZOS racconta IL CACCIATORE DI LIBRI PROIBITI

novembre 17, 2017

FABIO DELIZZOS racconta il suo romanzo IL CACCIATORE DI LIBRI PROIBITI (Newton Compton).

di Fabio Delizzos

«Benvenuti. Siamo nell’anno 1559 e ci troviamo in una sala da pranzo molto rustica e confortevole, in una casa di campagna rinascimentale, appena fuori Roma. Dalla finestra si vedono vigneti e alberi spogli, gli uccelli che veleggiano nel cielo grigio d’autunno. Fa un po’ freddo, ma per fortuna qui c’è un grande camino che crepita e balugina riscaldando l’ambiente. Oggi ho il piacere di partecipare all’Autoracconto d’autore per il blog Letteratitudine e di parlare con me stesso del mio nuovo romanzo, che si intitola Il cacciatore di libri proibiti, edito da Newton Compton. Naturalmente insieme a me e a me stesso ci sono anche i personaggi del libro. Innanzitutto, vi presento Raphael Dardo, il protagonista, nonché agente segreto del duca di Firenze».
«Ciao a tutti».
«E il suo grande amico Ariel Colorni, alchimista e inventore ebreo».
«Buongiorno».
«Poi c’è il capo dei birri, Giusto Leccacorvo…».
«Presente».
«Ci sono le bellissime e conturbanti cortigiane Luna Nova e Selvaggia».
«Ciao, ciao».
«C’è il divino Michelangelo Buonarroti».
«Mm».
«C’è il prete siciliano, don Antonio Lo Duca».
«Pace e bene a tutti i lettori».
«C’è Angelo, il cattivo».
«Eccomi».
«E poi tutti gli altri personaggi: il camerlengo Santa Fiora, i cardinali Carafa, l’oste Cocco Bernardozzo e sua moglie Cornelia, lo stampatore veneziano Menico de’ Madi, fratello Serafino e tanti altri. Fatevi sentire, ragazzi».
«Ciao!!!».
«Comincerei riassumendo brevemente il libro, per chi ancora non lo avesse letto. Questo è il seguito de Il collezionista di quadri perduti. Le vicende si svolgono anche questa volta a Roma, quattro anni dopo, mentre il papa esala l’ultimo respiro e in città esplode la rivolta. L’agente segreto Raphael Dardo è in carcere, condannato a morte per il possesso e il commercio di libri proibiti, ma ha la possibilità di conquistarsi la libertà, a patto di risolvere alcuni casi di omicidio particolarmente efferati e, soprattutto, di recuperare un antico codice contenente verità pericolose, verità antichissime che sono proibite alla maggior parte degli uomini. Dico bene? Lo chiedo a me stesso».
undefined«Sì, dici bene. Dagli archivi del Santo Uffizio è stato rubato un libro molto speciale e pericoloso. Raphael è la persona giusta per cercarlo. Ma non è l’unico sulle tracce del codice. Chi ha il compito di custodire i segreti che contiene è disposto a tutto pur di ritrovarlo».
«Dunque non è un libro proibito qualsiasi, di quelli messi all’Indice e bruciati a montagne sulle piazze dall’Inquisizione».
«No, infatti. Si tratta di un codice che contiene un sapere proibito alle persone comuni. Ma preferisco non dire di più, per non guastare la lettura».
«Possiamo però aggiungere che a Roma stanno accadendo cose strane, apparizioni miracolose, oltre ai delitti misteriosi… e tutto sembra essere collegato a questo libro maledetto, che alcuni chiamano “il codice dei miracoli”».
«Non è propriamente un libro “maledetto”. Ma, certo, si lascia dietro una lunga scia di sangue».
«E anche una bella matassa di domande, che il protagonista dovrà sbrogliare».
Raphael: «Devo dire che stavolta è stata dura. Grazie alle mie conoscenze nel mondo dei librai, delle stamperie e degli appassionati di libri rari e proibiti (non a caso mi hanno incaricato di svolgere le indagini), alla fine sono riuscito a capire cosa stava succedendo, ma ho dovuto vedermela con misteri inammissibili, sconvolgenti e, soprattutto, ho dovuto affrontare un cattivo davvero letale».
Angelo: «Eccomi».
«Tu parli così anche nella realtà?»
«Sì».
«Spero che non vada in giro a uccidere, però».
«Io sono un giustiziere obiettivo e implacabile. Non vado in giro a uccidere chiunque».
«Per fortuna, ad aiutare Raphael Dardo nelle indagini c’è anche il bargello, messer Giusto Leccacorvo».
«Ebbene sì. Lavorare a fianco di messer Dardo, vederlo in azione, è stato per me un vero piacere, seppure sia fuori luogo parlare di piacere, dato l’orrore terribile che ci siamo trovati a vivere. Senza di lui non ne avrei cavato un ragno dal buco. E anche conoscere il suo caro amico, messer Ariel Colorni, e vedere coi miei occhi di cosa è capace, con ogni tipo di serratura… accidenti… Non lo dimenticherò mai».
Ariel: «Vi ringrazio».
«Voi, messer Leccacorvo, siete un birro, maneggiate le armi, arrestate i criminali, ma avete un debole per i libri. Rappresentate colui che anela a trasformare in meglio se stesso attraverso la lettura».
«È vero. Credo che il mio sia un ruolo importante. Vorrei saper leggere con facilità e possedere tanti libri, così da poter imparare molte cose; ma questo desiderio mi spinge per lo meno a provare; e provare mi stura il cervello. Scopro la bellezza di un cervello che funziona meglio. Mi capite, vero?»
«Vi capiamo perfettamente».
«Meglio così».
«Messer Ariel, voi eravate presente anche ne Il collezionista di quadri perduti. Cosa ci raccontate di questa nuova esperienza?».
«È stata molto impegnativa per me. Se avete letto il libro, sapete cosa voglio dire. Ma posso ritenermi soddisfatto. E anche orgoglioso: io sono un ebreo, questi sono tempi molto difficili per noi, riceviamo il disprezzo da gran parte della popolazione, il papa ci ha rinchiusi in un Serraglio come delle bestie. Dunque, sono fiero di aver avuto questa parte nel romanzo. In fondo, ho lottato per la verità e la giustizia».
«A caro prezzo, però».
«Per il mio amico Raphael farei qualunque cosa. E lui era in pericolo. Quindi…».
«In questa storia il pericolo accomuna tutti e tutto. Del resto è un romanzo thriller, con evidenti elementi mystery e qualche venatura horror. A proposito, posso chiedere al maestro Michelangelo Buonarroti come mai è stato inserito in un thriller?»
Michelangelo: «Dite a me?»
«Sì, maestro».
«La mia vita intera è stata un… thriller. Che strane parole usate voi giovani! Ah, basta così. Non mi va di parlare di nulla. Posso andare, adesso? Ho voglia di ritirarmi. Ho da fare. E sono stanco di ascoltare le vostre chiacchiere».
«Come desiderate».
«Arrivederci».
Raphael Dardo: «Scusatelo. È fatto così. È scorbutico, solitario. Ma sotto sotto è buono. E poi… ha un segreto».
«Un segreto?»
«Non posso dire di più. Leggete e capirete».
«È per questo che non vuole parlare?»
«Penso di sì».
«E così Michelangelo nasconde un segreto. Ma qui abbiamo le regine del pettegolezzo e delle trame amorose: le cortigiane Luna Nova e Selvaggia, maestra e allieva, ricchissime, affascinanti, intelligenti, colte».
«Oh, grazie».
«Siete molto gentile».
«Voi due nel romanzo avete un ruolo importante, anche se forse non possiamo definirlo determinante».
Selvaggia: «Perché non è determinante?»
Luna Nova: «Che insolente! Rischiare la vita non basta, secondo voi?»
«Perdonatemi, volevo soltanto dire che…».
Selvaggia: «Io ho fatto cose per amore che voi neppure immaginate».
«Lo so, ma…».
Luna Nova: «Io me ne vado, mi avete offesa».
Selvaggia: «Dove vai? Torna qui».
«Addio».
Don Antonio Lo Duca: «Che temperamento!».
Ariel: «Forse Luna Nova è ancora turbata per quel che le è accaduto nel romanzo. Poverina, c’è da capirla».
Raphael Dardo: «Senza l’aiuto di Luna e di Selvaggia non ce l’avrei mai fatta».
«Lascerei la conclusione a don Antonio Lo Duca: parlateci del rapporto che avete con gli angeli».
«Cosa posso dirvi? Nel 1516, a Palermo, rinvenni un antico affresco nella chiesetta abbandonata in cui insegnavo canto ai fanciulli. Era nascosto sotto la calce, coperto da secoli. Raffigurava i sette arcangeli, con i rispettivi nomi e virtù. Fino a quel momento ne conoscevamo solo tre: Michele, Gabriele e Raffaele. Fu davvero una scoperta incredibile. Da allora i sette principi celesti parlano con me ogni giorno, e io vivo per servirli. Ho il compito di edificare una grande chiesa in loro onore. E devo farlo a tutti i costi, perché i messaggeri di Dio sanno essere tremendi. Cosicché, figlioli, concludo dicendo: se volete conoscere i tremendi e mirabili fatti accaduti a Roma nell’agosto del 1559, leggete Il cacciatore di libri proibiti. E poi pregate, affinché l’ira degli angeli non si abbatta più su di noi».

(Riproduzione riservata)

© Fabio Delizzos

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La scheda del libro

Roma, agosto 1559.
Paolo IV, il papa che ha emanato il primo Indice dei libri proibiti, esala l’ultimo respiro. Il popolo della Città Eterna insorge, abbandonandosi a devastazioni e profanazioni di una brutalità mai vista prima. Ma fatti ben più gravi e inauditi accadono nelle vie della città nelle stesse ore, eventi che hanno del miracoloso e di cui nessuno deve venire a conoscenza. Il cardinale camerlengo vuole che a condurre le indagini su quegli strani episodi sia Raphael Dardo, un agente segreto del duca Cosimo I de’ Medici, che era rinchiuso nelle prigioni di Castel Sant’Angelo per il possesso di una Bibbia giudicata maledetta. Se vuole riacquistare la libertà e avere salva la vita, Raphael dovrà risolvere il caso prima che abbia inizio il conclave che eleggerà il nuovo pontefice. Con l’aiuto di un geniale alchimista, di due bellissime e astute cortigiane, e persino del grande maestro Michelangelo, Raphael inizia una ricerca che lo condurrà sulle tracce di un libro. Il più antico, raro, misterioso e pericoloso che sia mai stato scritto. I pochi che sono a conoscenza della sua esistenza lo chiamano Il Codice dei miracoli, e devono custodirne i segreti a tutti i costi…

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Fabio Delizzos, nato a Torino nel 1969, è cresciuto in Sardegna e vive a Roma. Laureato in Filosofia, creativo pubblicitario, per la Newton Compton ha pubblicato con grande successo e consenso di critica i romanzi La setta degli alchimisti; La cattedrale dell’Anticristo; La stanza segreta del papa; La loggia nera dei veggenti; Il libro segreto del Graal e Il collezionista di quadri perduti. Ha partecipato anche alle antologie di racconti Giallo Natale; Delitti di Capodanno; Sette delitti sotto la neve. Sempre ai vertici delle classifiche di vendita, i suoi romanzi sono stati tradotti in diversi Paesi.

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© Letteratitudine

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