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IL BAMBINO PROMESSO di Massimo Bavastro

novembre 17, 2017

IL BAMBINO PROMESSO di Massimo Bavastro (Nutrimenti)

Un memoir pudico e spietatamente sincero, un manuale di autoaiuto per chi s’imbarca in un’adozione internazionale e, più in generale, un gesto d’incoraggiamento rivolto a tutti i genitori: perché, alla fine, la fragilità di quattro persone che si cercano diventa la forza di una famiglia.

Ne discutiamo con l’autore e pubblichiamo un estratto del libro

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Massimo Bavastro è autore di testi teatrali che hanno ottenuto riconoscimenti prestigiosi (Cecchini, premiato al Festival di Riccione, Naufragi di Don Chisciotte, finalista al Premio Ubu e Premio della Critica) e di serie televisive di successo, tra cui Ultimo 3 – L’infiltrato, 48 ore, Caccia al re – La narcotici. Per il cinema ha scritto, con Benvenuti-De Bernardi, L’ultima stazione (regia di Bogdan Dreyer) e, con Marco S. Puccioni, Quello che cerchi (Premio miglior film al Los Angeles Italian Film Awards). Il bambino promesso è il suo primo. Ne discutiamo con lui…

<<Sei anni fa, io, mia moglie e il nostro bambino di tre anni, Leone, ci siamo trasferiti a Nairobi per adottare Thomas>>, racconta Massimo Bavastro a Letteratitudine.
<<Siamo restati lì nove mesi, perché la legge keniana prevede che i genitori adottivi rimangano per tutta la durata del procedimento legale.
Durante quel periodo, niente o quasi niente è andato come ci aspettavamo: a partire dal momento in cui, nell’istituto dove Thomas era nato, una donna con il camice bianco mi ha offerto quel bambino dicendo “è tuo figlio”, e io ho pensato “no”.
Sapevo che se non fossi riuscito a riconoscerlo e ad amarlo sarebbe andato tutto all’aria: tradire quel progetto avrebbe significato perdere mia moglie, sfasciare ogni cosa. Tanto più che lei e Leone avevano accolto Thomas subito e in maniera naturale.
D’altra parte, c’erano tante cose da fare laggiù, e questo mi permetteva di allontanarmi da quel rovello, o addirittura di rimuoverlo per lunghi momenti. Abbiamo comprato una macchina e ci siamo messi a viaggiare. Dopo un paio di mesi la macchina ha cominciato a rompersi, quasi sempre nei posti sbagliati: per esempio nel bel mezzo della savana, proprio di fronte a un branco di elefanti che procedevano verso di noi. E quando non si spaccava la fermavano i poliziotti ai posti di blocco, e ci si infilavano dentro con i loro Kalashnikov per farci paura e per spillarci pochi centesimi.
È stato un tempo pieno di animali, animali fuori dal finestrino e animali dentro casa, come quella scimmia che era entrata in cucina per fregarci la frutta e che io e Leone abbiamo ricacciato fuori con spade di cartone.
E un tempo pieno di incontri: con altre famiglie adottive, con avvocati e assistenti sociali, o con i fondatori di orfanotrofi che andavamo a visitare, senza mai riuscire a capire se erano santi o farabutti.
Di questo parla “Il bambino promesso”. E di come alla fine l’amore è arrivato: di come sono riuscito a trovare Tommy, e ci siamo salvati, tutti e quattro insieme>>.

Di seguito, un estratto del libro.

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Un estratto di IL BAMBINO PROMESSO di Massimo Bavastro (Nutrimenti)

Piansi, mi rotolai sul pavimento, poi scrissi su tutte le sedie di casa “siediti piano”, nel terrore folle che quel bambino che aveva fatto così tanta fatica ad appicciarsi al ventre di Barbara potesse staccarsi prima del tempo.
Pochi mesi dopo la nascita di Leone, mossa da quella pacata voracità con cui si ostinava a cercare dappertutto la vita, Barbara tornò alla carica.
“Facciamo un altro bambino”, disse una sera, sul divano rosso dove sedevamo in tutti i mo-menti che ci sembravano cruciali.
Mi aveva sempre detto di volere due figli; e io sapevo che ogni mia resistenza sarebbe stata soltanto simbolica.
“Non ti sembra che stiamo benissimo così? Che non potremo essere più felici di come siamo ora?”, dissi.
Lei scosse il capo, come se non fosse quello il punto.
Allora sorrisi e allargai le braccia, in una fulminea capitolazione.
Il gazometro davanti a noi si accese all’improvviso, e ogni pezzo del suo corpo metallico brillò.
“È la notte bianca!”, dissi.
Fino all’anno prima in una notte come quella saremmo stati in giro ad ascoltare musica. Inve-ce eravamo a casa, a parlare sottovoce, e a muoverci lentamente, come astronauti, sprofondati nel tepore incantevole del sonno di un neonato.
“L’intervento è riuscito. Può funzionare di nuovo”, disse.
“Non vuoi più adottare un bambino?”.
“Certo che lo voglio. Ma sei tu quello che non lo voleva fare. Se non vuoi farlo, adesso sappia-mo che la fecondazione assistita può funzionare”.
Il gazometro si spense per un paio di secondi, poi si riaccesero alcune linee oblique, come graffi luccicanti nel cielo nero.
La paura che mi ero fatto da solo raccontando le Storie Terribili di Adozione non mi era passata. Ma a quella si era mescolato un sentimento nuovo: a furia di parlarne, anche solo per dire ‘no’, mi sembrava che quel bimbo remoto in qualche modo noi l’avessimo generato.
“Magari non è ancora nato. Però c’è”, dissi.
“Sì. Lo sento anch’io”.
Dunque eravamo d’accordo: quel bambino esisteva; e gli avevamo fatto una promessa.

(Riproduzione riservata)

© Nutrimenti

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La scheda del libro
Ci sono momenti in cui dobbiamo lasciarci tutto alle spalle e partire. Dentro di noi sappiamo che non è una scelta, ma una necessità: desideriamo qualcosa che ci cambi la vita, che ce la renda migliore. Ma non basta comprendere la ragione del viaggio, la sua promessa, per sapere realmente cosa andiamo ad affrontare, come lo affronteremo, e chi saremo diventati, al ritorno.
Massimo e Barbara, insieme al piccolo Leone, decollano alla volta del Kenya per andare a conoscere il nuovo membro della famiglia: Baby Tom. Li attende una permanenza di nove mesi, come richiede la procedura di adozione. Un tempo durante il quale si perderanno nella bellezza di una natura primordiale, ma dovranno anche confrontarsi con tutte le fatiche che l’Africa impone. Un tempo in cui Massimo si ritroverà a fare i conti con una paura imprevista e sconcertante: che questa avventura, anziché allargare la famiglia, possa finire per sfasciarla.
Il bambino promesso è il romanzo di una crisi, l’autobiografia di un viaggio che – sulle tracce di autori come Emmanuel Carrère, Paul Collins e Lawrence Osborne – si fa racconto universale. Un memoir pudico e spietatamente sincero, un manuale di autoaiuto per chi s’imbarca in un’adozione internazionale e, più in generale, un gesto d’incoraggiamento rivolto a tutti i genitori: perché, alla fine, la fragilità di quattro persone che si cercano diventa la forza di una famiglia.

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© Letteratitudine

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