Home > Brani ed estratti > FIABE DI NATALE

FIABE DI NATALE

novembre 29, 2017

Segnaliamo il volumetto FIABE DI NATALE di Guido Gozzano, Francesca Sanzo (Graphe.it edizioni) proponendo la Lauda anonima del XIV secolo che apre la raccolta e l’incipit del racconto di Francesca Sanzo

Fiabe di Natale

Lauda del Natale
(Anonima, secolo XIV)

Per lo vostro gran valore, Vergine Maria,
ci hai fatto un bambino ch’è la vita mia.

Un dolce bambino voi ci avete fatto,
grand’e picciolino da tenerlo in braccio,
baciando e abbracciando n’averem sollazzo:
non voglio altra gioia, nessuna che sia.

Vergine Maria, chinal nel presepio
quel dolce bambino: goderem con esso;
chi nol sa pigliare stringasse al petto,
che non possa cessare la dolcezza sua.

Del vostro bambino affannati siamo
e colli nostri cuori lo desideriamo;
accattaci grazia che noi lo contempliamo
e tegnamoci sempre in della sua balìa.
Quel dolce bambino gambetta in del fieno,
colle braccia scoperto, non lassa pel gelo;
la madre lo ricopre con gran desiderio,
mettendoli la puppa nella sua bocchina.

Puppava lo bambino la dolciata puppa,
stringeala colla bocca, colle sue labbruccia;
ciuppa ciuppa ciuppa, non vuol ministruccia,
perché non aveva dentucci la bella bocchina.

O vera umanitade, come se’ aggrandita,
colla divinitade tu se’ unita;
la Vergine Maria ne prende letizia
e a noi peccatori ne fa cortesia.

 * * *

Francesca Sanzo, Il Natale di Amalia

La signora Zaniboni vive in quella casa di via Santo Stefano dal 1980. Suo marito è «il Professore del ginocchio»: così lo chiamano i suoi ex pazienti, a Bologna ma non solo, e tutti quelli che – in qualche modo – hanno avuto problemi ai legamenti.
Chi ci ha avuto a che fare lo considera un mago, conosciuto tra giocatori di basket, sciatori attempati e sportivi disarcionati da un qualche cavallo. Il Professore del ginocchio passa molto tempo in ospedale, anche ora che potrebbe andare in pensione. Non gli interessa, non fa per lui, quando pensa al momento in cui sospenderà la professione, gli prende un nodo in gola, si sente mancare l’aria. Preferisce andare ai congressi, discutere casi e sentirsi un deus ex machina per chi poi – ogni Natale – gli porta doni, quasi fosse Gesù bambino.
La signora Zaniboni non ha mai lavorato perché non ne ha avuto bisogno: prima si è occupata della casa – trovarla, arredarla, trasformarla nel loro regno – e poi sono nati Giovanna e Davide; tempo per lavorare non ce n’è mai stato e quando i ragazzi sono cresciuti, ecco che ormai era tardi per recuperare quella vecchia laurea in filologia classica. La mamma ha smesso di farla a tempo pieno da poco, Giovanna e Davide sono partiti, entrambi, per due incarichi – di prestigio, ci tiene a sottolinearlo – all’estero. In Italia non c’era niente che potesse valere la loro laurea con lode. Non che non avessero ricevuto delle proposte, per carità, ma niente alla loro altezza: a trent’anni lui e trentadue lei, quasi si fossero messi d’accordo, sono volati verso la Francia la femmina e in America il maschio. Parigi, quando hai un figlio che vive a Boston, ti sembra davvero dietro l’angolo!

(…)

(Riproduzione riservata)

© Graphe.it edizioni

* * *

Fiabe di NataleLa scheda del libro

Due fiabe natalizie accomunate dallo sfavillio della luce che, però, non riesce a fugare del tutto gli egoismi dell’animo umano.

Ne Il Natale di Fortunato, celebre testo di Guido Gozzano, vediamo come la ricchezza e gli agi possano rovinare anche il più pio degli uomini.

Francesca Sanzo ne Il Natale di Amalia, invece, ci mostra una donna benestante, talmente innamorata della luce natalizia da non rendersi conto che potrebbe rimanerne accecata.

L’anonima Lauda posta in apertura delle fiabe, però, ci riporta all’essenziale: la vita che si apre all’accoglienza.

* * *

© Letteratitudine

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

Seguici su Facebook e su Twitter

Annunci